The Evil Within 2 Oggi alle ore 21:00

Giochiamo in diretta con la nuova avventura di Sebastian!

Hands on Syndicate

Starbreeze al lavoro sull'FPS del futuro

hands on Syndicate
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Con l’uscita nei negozi di The Darkness 2 molti si chiederanno, notando il più volte citato “passaggio di mano”, dove siano finiti i talentuosi Starbreeze. Ebbene, dopo Riddick e The Darkness il team ha voluto impegnarsi in una nuova sfida, rimanendo -se non altro- in ambito First Person Shooter, campo che momentaneamente sembra calzargli a pennello. Sotto l’ala protettiva di Electronic Arts (una vera e propria garanzia) i ragazzi svedesi si sono messi al lavoro recuperando una piccolissima parte delle idee viste in Deus Ex: Human Revolution, unendole al mondo fanta-politico del glorioso Syndicate (1993) e creando un titolo quasi del tutto nuovo.
A meno di un mese dall’uscita, prevista per il 24 Febbraio su PC, Playstation 3 ed Xbox 360, siamo finalmente riusciti a metter mano ad un codice non completo che ci ha permesso di visionare i primi tre livelli del promettente shooter.

Nanotecnologie Nanotecnologie

Los Angeles - 2069. La fusione più imponente nella storia dell’industria moderna ha portato alla nascita dell’Eurocorp, potentissima corporazione che ha fatto da apripista ad un mondo oramai completamente slegato dagli Stati e sostanzialmente “governato” da multinazionali. A fare la differenza, su un Pianeta che conta oramai quindici miliardi di abitanti, il cosiddetto bio-chip: un’innesto cerebrale che, come un sofisticato dispositivo bluetooth, permette a ciascun essere umano ne fosse dotato d’interfacciarsi direttamente con qualsiasi elemento (e soggetto) e migliorare esponenzialmente la propria esistenza. Il 57% della popolazione terrestre possiede un innesto; chi non ce l’ha (o non può permetterselo) è tagliato fuori dalla società, dimenticato come un reietto.
In una siffatta realtà s’ambienta la vicenda di un agente speciale ancora senza nome, conosciuto (almeno nei primi livelli) con l’appellativo di Kilo. Un’esperimento tra i più riusciti della Eurocorp: un essere umano “potenziato” da un chip di ultima generazione denominato DART-6. Una vera e propria arma di distruzione di massa vivente, in grado di penetrare le menti nemiche (dotate di chip) ed indurle al suicidio, o di violare sistemi di sicurezza col pensiero e molto altro ancora.
Con un’esclusiva del genere l’Eurocorp potrebbe quasi avere il Mondo in tasca; l’unico problema è lo spionaggio industriale, vero cancro della società moderna nonché professione tra le più gettonate, tanto che, persino il nostro “eroe” in un certo senso, ne condivide il ruolo. Con il progetto DART-6 apparentemente trafugato il nostro primo compito sarà recuperare il materiale rubato, verificare fino a che punto le informazioni sono trapelate e punirne i colpevoli.
Inizia dunque un’avventura che, per quanto provato, ci ha già dato sensazioni confortanti: nell’immediato abbiamo la sensazione di essere una semplice pedina, ma sul finire del terzo livello, proprio dove siamo stati constretti ad interrompere la prova, un’intercettazione mostra una svolta inaspettata nei fatti. Senza svelar nulla di quel poco che conosciamo possiamo solo dire che sarà lecito aspettarsi un prosieguo fatto di doppi giochi e tradimenti, con il nostro alter-ego sempre più coinvolto in cospirazioni ben più imponenti del previsto.
A sostegno della nostra teoria sulla bontà dell’intreccio, i pochi personaggi incontrati in queste due ore scarse hanno mostrato un piglio recitativo assolutamente non comune, condito da un doppiaggio italiano senza nulla da invidiare al buon Uncharted e un’espressività fuori dal comune. Parlare di caratterizzazione psicologica è certamente prematuro, sebbene già dai primi istanti, soprattutto per quel che riguarda alcuni comprimari chiave (o che, almeno, lo sembrano) un profilo definito e convincente si cominci a delineare.

Shooter atipico

La componente giocabile di Syndicate riserva, almeno per ora, le stesse positive sorprese della componente narrativa. La struttura basica è quella di un moderno shooter in prima persona, con una serie piuttosto nutrita di bocche da fuoco (o almeno si spera dato che ne abbiamo incontrate cinque diverse nei primi tre livelli) ed un sistema di copertura dinamico. Avvicinandoci ad un ostacolo ci metteremo al riparo in maniera quasi automatica, rendendo più agevole anche la fase di fuoco da copertura, che si attiva puntando lo stick verso il riparo o mirando l’avversario con la canonica pressione del grilletto sinistro. Le armi, sorprendentemente “poco futuristiche” (l’unica del genere è parsa un Fucile Gauss in grado di agganciare il bersaglio in modo che i proiettili lo seguano), si comportano in maniera convincente; il sistema di mira, quando sotto pressione, si è invece rivelato un tantino impreciso.
Poco importa, in ogni caso, poiché anche con la fase shooter non perfetta al millesimo Syndicate riesce continuamente a stupire il giocatore, soprattutto grazie a soluzioni di game design davvero riuscite. Grazie al bio-chip integrato nel cervello del protagonista, anzitutto, avremo la facoltà di reperire informazioni in tempo reale da qualsiasi oggetto, notando immediatamente a schermo qualsiasi elemento interattivo, sia esso una tanica di combustibile o un terminale da violare. Se nel primo caso un colpo ben assestato produrrà l’effetto voluto, è proprio nel secondo che sperimenteremo la “magia” della produzione Starbreeze. Con una delicata pressione del dorsale sinistro avremo la facoltà d’inserirci nei circuiti e nelle strumentazioni sparse lungo i livelli, riuscendo -ad esempio- ad attivare o disattivare ascensori per facilitarci il cammino, rivoltare pericolose torrette-sentinella contro il nemico e fare in modo, in ambienti specifici, di spostare elementi legati a meccanismi computerizzati che creino o eliminino fondamentali elementi di copertura. Ma non finisce qui, poiché per ogni obiettivo completato otterremo dei punti da spendere nel potenziamento delle nostre capacità in una struttura da RPG. Tra le molte abilità abbiamo potuto notare (e provare) talenti passivi che rendono più efficace la rigenerazione della salute e talenti attivi che inducono il nemico al suicidio o che provocano una micro-scarica nell’arma da fuoco, stordendo il malcapitato. Le meccaniche non sono però tanto facili ed immediate da renderci un super-eroe. Ogni potere sarà legato all’adrenalina che dovrà di volta in volta ricaricarsi; alla stregua di Gears of War, comunque, saremo in grado di ottimizzarne il consumo (mantenendo la pressione sul dorsale sinistro solo fino ad un certo limite), rendendo ogni azione per nulla scontata. Chiude il quadro l’ultima delle capacità legata al DART-6: la facoltà di rallentare il tempo per qualche istante, durante il quale i nostri occhi evidenzieranno ogni obiettivo sensibile nei dintorni permettendoci di agire di conseguenza.
La struttura ludica di Syndicate, insomma, pare convincere pienamente, e se proprio dobbiamo trovargli un difetto si tratta di una forse eccessiva linearità nella progressione, spalmata (per quanto visto) in livelli piuttosto chiusi e tutt'altro che liberi. La varietà, tuttavia, è garantita dalle numerose possibilità garantite dal design degli scenari; bisognerà solo appurare se si manterrà tale per tutti e quindici i capitoli che compongono l’avventura.

Il titolo Starbreeze appare inappuntabile persino sotto il profilo tecnico, che si mostra già in questa versione preview di ottimo livello. La modellazione poligonale è stupefacente ed oltretutto ricchissima di dettagli, apprezzabili soprattutto nei piccoli particolari degli scenari ed osservando i volti dei comprimari, dall’espressività davvero impressionante. Ad una mole del genere si affianca una texturizzazione di altissimo livello, apparentemente povera di sbavature e ricca invece di effetti all’avanguardia come sofisticate mappe superficiali e, soprattutto, scintillanti shader in grado di far trasparire la consistenza di ogni superficie. Forse leggermente meno d’impatto (ma davvero di un niente) l’effettistica particellare, in grado comunque di corredare al meglio un quadro di siffatta precisione.
Artisticamente una palette di colori spesso asettica ed una sapiente gestione delle fonti d’illuminazione, dipingono un’ambientazione spiccatamente hi-tech, che osa e si spinge ancor più in là rispetto al già citato Human Revolution, risultando gradevo e credibile allo stesso tempo.
Riguardo al comparto sonoro va sottolineata soprattutto la presenza vocale dei doppiatori, magistrale come poche ed in grado di “coprire” anche una non sempre convincente campionatura ambientale.

Syndicate Passato quasi in sordina Syndicate si appresta ad esplodere come un potente ordigno in una line-up primaverile giù piuttosto ricca. Il titolo Starbreeze ci ha convinto a trecentossessanta gradi, mostrandoci un gameplay convincente e vario ed una storyline interessantissima già dalle prime ore. Condendo il tutto con un comparto tecnico di pregevolissima fattura e, non dimentichiamolo, una componente multiplayer che si vocifera ugualmente preponderante, il team svedese pare molto vicino a sfornare l’ennesimo capolavoro.

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