Hands on Tactics Ogre: Let Us Cling Together

Quindici anni dopo le lande di Valeria sono ancora in guerra. Provato il remake PSP di un grande classico

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Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Se vi chiedessero, così per strada, cosa rappresenti Dio per voi, quale sarebbe la vostra risposta? Un'invenzione, uno strumento, qualcuno su cui contare?
Se ancora vi fosse domandato di scegliere tra la vostra famiglia, la donna della vostra vita e gli amici come supporto per una pericolosa avventura?
Chi vorreste avere al vostro fianco tra le braccia dell'ignoto?
Piuttosto quale punizione vi sentireste di comminare a un criminale scegliendo tra il confino, il carcere e la pena di morte?
Un brivido ha percorso la nostra schiena quando simili domande ci sono state poste da Tactics Ogre: Let Us Cling Together, remake del fortunato strategico a turni indirizzato a PSP, disponibile nella versione europea manuale in italiano, testo a schermo in inglese a partire dal 25 Febbraio. Dare risposte ai succitati interrogativi ci ha messo veramente in crisi, nonostante vi fossero solamente tre opzioni tra cui scegliere. Ma come si suol dire, the decision shapes the man. La decisione forma l'uomo, ne tempra il carattere, forgia l'ossatura del guerriero. Alla fine di questo quiz etico sarà fornita una indicazione sull'allineamento del giocatore, a seguire una generosa pacca sulla spalla e via sul campo di battaglia...

There's blood on my hands

Il leit motiv alla base di Tactics Ogre è assolutamente non convenzionale. Conquista: l'ordine consegnato al giocatore. All'uscita nel 1996 su Super Famicom ben pochi giochi di ruolo avevano mai pensato di allestire scontri campali tra affollati plotoni di un esercito: orde di cavalieri scrutano l'orizzonte dall'alto di un promontorio, le città della regione saccheggiate e i civili ammazzati brutalmente, donne e bambini. La speranza, come si conviene in queste occasioni, potrebbe venire di lontano, a dorso di una leggiadria cavalcatura.
Non si salva il mondo da soli, procedendo in punta di piedi sino al temibile tiranno, sembrava dire Yasumi Matsumo quindici anni or sono e, nonostante il genere dello strategico a turni sia tutt'altro che florido, lo vuole gridare con forza anche a 2011 iniziato.
Il remake di PSP che ha già abbracciato il Giappone nel corso dell'anno appena passato giungerà infine anche in Europa, terra desolata che mai vide prima d'ora il capitolo originario. E, lasciatecelo dire, la versione per il portatile Sony è di quelle davvero coi fiocchi: gli sprite su PSP scintillano, lo schermo 16:9 non schiaccia la scacchiera di gioco, anzi la dilata in larghezza mettendo ordine tra le molte barre e le molte statistiche. Si avvertono i non pochi miglioramenti tecnici, nella fattispecie gli effetti luccicanti delle magie, nonché i ritratti dei personaggi a corredo dei (molti) dialoghi. Si è lavorato tanto sulla modellazione dei campi di battaglia, implementando le ombre e introducendo elementi tridimensionali allo scopo di dare maggiore solidità alle strutture di gioco. Passare in rassegna le truppe ora è molto più rapido: attraverso lo stick analogico è possibile esplorare con gran velocità il campo di battaglia, mentre il tasto quadrato consente poderose zoommate o una comoda visuale a volo d'uccello, che però appiattisce la consueta visione isometrica annullando di conseguenza l'importante fattore dell'altezza variabile all'interno degli scenari.

Sul fronte narrativo gli sviluppatori hanno deciso di non insistere più di tanto, eccezion fatta per una rinnovata stesura dei dialoghi, ora più precisi e puntuali nelle spiegazioni: una guerra tra gruppi etnici per l'egemonia sopra Valeria, il giocatore orgoglioso di essere membro della Liberation Army, un fronte nazionalista indirizzato al bene dell'amata terra. Il nome di quest'ultimo è deciso all'avvio della partita, così come le molteplici scelte influenzeranno liberamente il destino del giocatore e il finale dell'avventura.
Ciò che non è nelle facoltà di chi impugna la console è lo scoppio della guerra e, almeno inizialmente, le missioni a cui andare incontro. Sorretto dalle motivazioni dell'amico Vice e dalle apprensioni della sorella Kachua, di mestiere sibilla, il protagonista si unirà alla squadra del cavaliere Lanselot diretta al Castello di Almorica. E' qui che trova segregazione il Duca Ronwey, leader dei Walister: una battaglia dinnanzi al ponte levatoio, un'altra all'interno di una grande sala dirimpetto le prigioni e quindi l'investitura a Cavaliere dell'Ordine di Godscale.
Epico, perfettamente ritmato: l'antipasto a Tactics Ogre è un mix di retorica antimilitarista, senso di cameratismo, tutorial sottoforma di apprendistato. Dalla liberazione di Ronwey in avanti l'avventura addenta quel senso di libertà e vastità che è la cifra indiscussa di ogni JRPG di successo: la possibilità di reclutare nuove forze obbedienti alla causa, la necessità di gestire un ammontare di punti esperienza e punti abilità da dividere equamente tra i membri. Come un tozzo di pane, una caraffa d'acqua, un set di munizioni.
E' innegabile la necessità di cementificare i rapporti tra i fedeli condottieri; sono loro, prima che noi o i nostri amici d'infanzia, a sancire la vittoria o la sconfitta sul campo di battaglia. L'originale permetteva plotoni composti da 10 militi da ambo le parti, il remake alza l'asticella a 12, ma consente alle truppe nemiche di schierarne fino a 18: da venti complessivamente si passa per magia a trenta e tutto si fa insomma più grande, di maggior impatto, una magnificenza di ragione bellica e fine strategia.

Tactics Ogre: Let Us Cling Together Let us cling together, traduzione anglofona del nostrano volemose bene, sembra meno guerrafondaio di Unmei no Wa, La ruota della fortuna. Ma il sottotitolo scelto per la versione occidentale di Tactics Ogre versione PSP forse rende con maggiore efficacia e senso di scoramento una certa idea di guerra che il titolo vuole evocare. Per noi europei che mai prima d'ora abbiamo attraversato le devastato lande di Valeria questo remake rivelerà senza dubbio l'incredibile profondità di questo strategico a turni, autentico antesignano dei Final Fantasy Tactics, dei Jeanne d'Arc, dei Disgaea.

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