Hands on The Darkness 2

Provata con mano la Built già visionata alla GDC

hands on The Darkness 2
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Wii U
  • Pc

The Darkness 2 s’è fatto attendere quattro anni buoni. Laddove all’uscita del prequel la generazione HD aveva ancora la bocca sporca di latte, oggi il solo tripudio tecnico non garantisce l’esborso di pecunia dell’appassionato. Ci vuole stile, o una caratterizzazione particolare, oppure un design ludico a tratti irresistibile. Pur con le dovute cautele, acuite soprattutto dall’accumularsi degli anni, il capitolo firmato Starbreeze Studios incarnava il tris di caratteristiche di cui sopra in maniera quasi esemplare. Per questo è rimasto conficcato nei cuori di chi gioca.
Con il progetto passato nella mani di Digital Extremes, l’apparato originale perde qua e là qualche pezzo per rincarare la dose ferale del protagonista, un Jackie Estacado più maturo e scavato dal dolore, ma soprattutto divenuto un tutt’uno con la Tenebra, ovvero i due bestioni tentacolari che gli spuntano dalla schiena nei momenti del bisogno.
Dopo il primo sguardo alla GDC, abbiamo testato la prima build giocabile negli studi italiani di Cidiverte. Scopriamo insieme perché, pur seguendo direttive antitetiche rispetto al prequel, The Darkness 2 merita di essere ascritto nella vostra lista dei desideri del prossimo Ottobre.

Hands-On

Salto di qualità, per il giovane Estacado. La dipartita del grinzoso Paul è stata il suo trampolino di lancio. Eccolo, adesso, al timone. I dettagli sulla storia sono per ora avari di dettagli, ciò che conta è che l’immane presenza scenica del giovane Jackie permane in tutta la sua forza. Lo incontriamo durante una cosetta fra amici: una corroborante crocifissione. Chi comanda quel gruppo di morti che camminano ha il viso corrotto, sfigurato da pieghe acide. Ed è pure zoppo. Un bel tipo, niente da dire. L’oscurità dentro Jackie vorrebbe solamente addentare quel suo cuore torturatore, già pregusta la carne, ma non può. Qualcosa, un macchinario, sta letteralmente drenando la Tenebra da Jackie, rinchiudendola in uno schifo di teca. Siamo alla fine, Estacado. E da qui parte il viaggio, una lunga serie di flashback che ripercorriamo pad alla mano per capire le origini del disastro, se così si può definire una crocifissione senza anestesia.
In primis, un dettaglio importante: come già appurato alla GDC, la cifra stilistica è davvero superba. Graphic Noir Art Style: definizione a parte, la rincorsa filologica ad una caratterizzazione che meglio riprendesse le tematiche di un comic è semplicemente incantevole, con tratti ed indicazioni precise sui contorni dei personaggi, sulle texture disegnate a mano, sul ricorso di pregio ad un’illuminazione che non solo rincara la dose estetica, bensì la manipola, cambiandola letteralmente anche a fini ludici.
Il ritmo dello storytelling eguaglia la diversa rotta del gameplay, rendendosi più serrato, acuendo l’apprensione, cercando di estirpare i momenti più banali e compassati del predecessore.
La scena iniziale del ristorante, mentre comandiamo un Jackie strisciante tra i tavoli, i corridoi, la cucina per via della ferita alle gambe, con i nemici che vomitano piombo come se non ci fosse più un domani concilia perfettamente quanto sopra descritto.
Sul fronte ludico The Darkness 2 porta in grembo un gruzzolo importante di novità. La prima è una scrematura che sancisce anche un cambio di rotta nel gameplay emergente, qui totalmente votato alla devastazione, al combattimento, agli scontri a fuoco, sfruttando interamente la forza sovrumana della Tenebra in un festival del close combat imparagonabile alla proposta del predecessore, spesso più riflessivo, baciato da dinamiche stealth e contornato dalla possibilità di evocare quattro prodi Darkling. Qui, invece, ne rimane solo uno. Una figura ben distinta, completamente autonoma e caratterizzata sotto il profilo della personalità (un suo vezzo rinfrescante, fra tanti? Urinare sui cadaveri), capace di offrire spunti originali ai soliloqui tanto apprezzati nel primo capitolo.
La perdita e di controllo e del numero di Darkling spezza le gambe, consapevolmente, al fattore strategico apprezzato nel 2007. Il cambio di approccio è radicale, e bastano le prime schermaglie con i nemici per rendersene conto. Digital Extremes ha incanalato le doti sovraumani del protagonista, creandovi sopra scenari e meccaniche capaci di rendere loro giustizia, in grado quindi di metterle alla prova. Un lato, quello supereroistico, agli antipodi rispetto al blando sviluppo concesso dagli autori originali.
Impersonare Jackie Estacado è quindi pura e semplice goduria. I livelli affrontati, piccoli atri di fatiscenti palazzi, vicoli malfamati, spezzoni nelle viscere della metropolitana di New York, sono più ristretti, stringenti ed adatti al combattimento ravvicinato. Oltre al ritorno di un arsenale di tutto rispetto (bocche di fuoco per entrambe le mani di Jackie), è il potere della Tenebra che merita applausi decisi. Il tentacolo di sinistra è dedito alla presa: come già previsto dal prequel addenta e afferra persone, cose, oggetti per poi scagliarle ovunque voglia il giocatore. Divorando il cuore dei nemici, e soprattutto di alcuni nemici speciali, si alimentano i poteri custoditi dal mostruoso serpentone, in primis della sua forza (un esempio: la capacità di sollevare e scagliare cosine come le automobili). La controparte di destra, invece, in unione con lo stick analogico, si configura come la più letale delle lami. In pratica è in grado di affettare gli avversari seguendo la direzione impartitale dal giocatore ed in base alla postura del nemico, ovvero alla sua prossimità con il punto di “taglio”.
La Tenebra tornerà poi utile nella risoluzione di puzzle ambientali, che Digital Extremes assicura spezzeranno in maniera fluida l’incedere generalmente vorticoso del gameplay.
Un gameplay che, complice anche la scarsa resistenza del protagonista, necessita di un minimo di impostazione per poter essere padroneggiato. Affrontare i nemici affidandosi alla sola Tenebra è sbagliato almeno quanto il mero ricorso alle armi. La chiave è quindi conciliare le due pratiche, sfruttandole contemporaneamente, come fossero una cosa sola. Un tutt’uno.
I primi scagnozzi affrontati confessavano una IA nella norma, eppure la loro sete di sangue ci ha spesso messo alle strette, proprio perché venivano affrontati in maniera scorretta, dunque sfruttando le dinamiche del primo The Darkness. Niente di più sbagliato. Qui a farla da padrone è lo scontro a viso aperto, furioso, deciso, e strategicamente suddiviso fra armi e poteri.
In un contesto del genere viene dunque meno la necessità di comandare i Darkling. Lo svolgersi delle meccaniche di gioco segue quindi percorsi davvero diversi, incontrando in maniera più netta i gusti degli aficionados degli FPS e del fumetto da cui deriva, ma forse scontentando chi della processione del primo capitolo aveva apprezzato lo stampo “noire”.
Permane e viene anzi sviluppata la dicotomia fra luce e ombra, soprattutto come fattore tattico negli scontri. Le fonti di luce impediscono alla Tenebra di palesarsi, o comunque ne limitatano i poteri. Inoltre, annebbiano la vista del protagonista in un processo di stordimento dal quale bisogna ben guardarsi per non finire impallinati. Da qui la necessità di eliminare l’illuminazione in tempi brevi, sotto i cui fasci i nemici solo soliti raggrupparsi come zanzare fastidiose. La sequenza finale della demo, ambientata in una metropolitana riccamente illuminata e piuttosto ampia (diverse le banchine campeggiate dai nemici) è un compendio della nuova rotta del gameplay.
Tutto tace sul fronte multiplayer: dai ragazzi che hanno sviluppato la parte multi giocatore di Bioshock 2 attendiamo comunque risultati ben al di sopra della risicata offerta targata 2007.
Il gioco è atteso su PC, XBOX 360 e PS3 per il prossimo Ottobre.

The Darkness 2 The Darkness 2 non è un sequel, bensì una rivisitazione del gioco originale. Anziché percorrere i rivoli tracciati da Starbreeze Studios, Digital Extremes ha preferito puntare su un progetto più personale, con una propria visione e filologicamente più attiguo al comic da cui deriva. Il risultato denuncia una patina stilistica assolutamente eccellente, in grado di elevarsi dalla massa contemporanea dando giusto sfogo alla compiutezza del fumetto Top Cow; il versante ludico, invece, abbandona gli stralci ibridi (i Darkling differenziati, per esempio) per scommettere su una formula più viscerale ma forse più lineare e prevedibile. Il primo test “giocato” è comunque ampiamente superato, ora non ci resta che aspettare l’E3 per una seconda prova su materiale inedito.