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Hands on The Darkness 2

L'oscurità invade Colonia.

hands on The Darkness 2
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Wii U
  • Pc

Colonia, Gamescom 2011 - Jackie Estacado lascia il segno, c’è poco da fare. The Darkness 2, dopo l’iniziale e timidissimo scetticismo dovuto al cambio del team di sviluppo, procede spedito verso una rifinitura degna di tal nome. Qui a Colonia Take 2 ha presentato la medesima build testata qualche tempo fa a Los Angeles, rivisitata però dal punto di vista cosmetico. Il passo in avanti -su Xbox 360- è apprezzabile, e rende giustizia ad un motore finalizzato a ricreare il tocco da graphic novel più volte sbandierato. Cromatismi densi di sfumature, brillanti, pulitissimi, danno vita a una texturizzazione tanto particolare quanto di non facile assimilazione: in sintesi, e di primo acchito, la cifra stilistica di The Darkness 2 si lascia amare alla follia oppure la si odia senza possibilità d’appello.
Al di là dello stacco dal primo capitolo uscito agli albori dell’allora next gen, The Darkness 2 riprende sì le dinamiche del prequel enfatizzandone però i caratteri dinamici, cruenti e più similari ai dettami degli attuali FPS, pur rappresentandone un esponente sicuramente originale.
Ma procediamo con ordine.

Portami al luna park

Hellgate Field. Un posticino che vi consigliamo caldamente. Un luna park dell’orrore, degno di un incubo coi controfiocchi di una personalità deviata. Come quella di Jackie, per l’appunto. Victor Villante, boss di un’oscura combriccola di psicotici bramosi di potere oscuro, attende in nostro al varco.
La differenza primaria, rispetto al capostipite, è lo sviluppo dell’azione. L’azione lenta e compassata, lascia il posto ad un ritmo furioso e incalzante, latore su schermo di un succoso tasso di carneficina. Non manca la possibilità di approcciare il tutto seguendo strade diverse, magari passando per condotti secondari utili per sfruttare l’effetto sorpresa e confezionare così assassinii più ragionati, tuttavia lo scontro aperto, faccia a faccia coi nemici, rimane in pole position fra le soluzioni offerte dal design di gioco. E in effetti, un tale cambio di rotta rende giustizia all’oscurità che Jackie si porta sul groppone sotto forma di due simpatici tentacoli dalla bocca bramosa di sangue.
Il maggior numero di nemici sullo schermo rende necessario lo sfruttamento simultaneo di tutte le caratteristiche del protagonista, che può sempre imbracciare due bocche da fuoco in aggiunta alle possibilità di affettare e inforcare i nemici (tentacolo di destra) e di afferrare e scagliare oggetti e pedoni ovunque si desideri.
Gli avversari visionati, confratelli della banda di cui sopra (Brotherhood), segnano decisamente il passo rispetto a quanto mostrato nel 2007. Non solo paiono decisamente più reattivi e variegati (alcuni presentano dei potenziamenti, tipo fruste elettrificate, non proprio gentili al tatto), ma altresì cercano di sfruttare a più riprese i punti deboli del protagonista, ossia i punti di luce, spesso guerrigliando e spostandosi sotto i fasci luminosi dei lampioni o andandoli a cercare qualora feriti, altre volte presentandosi armati di fari portatili accecanti, che annebbiano la vista di Jackie e inducono la tenebra a ritrarsi. Queste peculiarità, unite ad una linearità della mappa, del luna park in questo caso ma del gioco intero in linea generale, meno pronunciata rispetto al primo The Darkness, rendono lo scontro decisamente elettrizzante e meno scontato. La tenebra dona a Jackie poteri inimmaginabili, ma non lo rende invincibile, da qui la necessità di pensare sempre a come muoversi.
La maggior interazione ambientale si rivela poi un’arma tattica indispensabile per sopravvivere: non di rado Hellgate Field ci ha visti a corto di pallottole e dunque costretti a scagliare gli oggetti raccolti per rallentare l’incedere del nemico, oppure per proteggerci dal fuoco di totale soppressione, magari dietro una scalcinata portiera di un’auto.
La dicotomia luce/ombra, come detto, torna con prepotenza: il fatto è che eliminare le sorgenti luminose (che tappezzavano il parco giochi in oggetto in maniera prepotente, colorandolo con i neon più disparati), mentre orde di nemici ti vomitano addosso chili di piombo rovente, non è proprio il massimo della comodità.
La curva di difficoltà è quindi meno morbida rispetto al passato, meno transigente, per gli amanti del gaming senza peli sullo stomaco.
Migliorata però, e di molto, la progressione del personaggio: lo skill tree, accodato al divoramento dei cuori dei nemici, permette di migliorare quattro classi di abilità base (di Jackie e dell’Oscurità) i cui intrecci possono dar vita a caratteristiche offensive piuttosto differenziate.
Come detto nelle precedenti anteprime, il ruolo del Darkling è stato completamente stravolto. Non più alla mercé dei comandi dell’utente, l’unico mostriciattolo disponibile è governato da routine comportamentali consoni con il personaggio: a volte aiuta Jackie, magari trattenendo da tergo un nemico, altre volte se ne frega bellamente, fungendo ma mero procacciatore di humour nero e grottesco.
L’atmosfera, quella che ha genuinamente contribuito a decretare il successo del capostipite, pare ben presente. Le scaramucce fra Jackie e la Tenebra sono all’ordine del giorno, e ci raccontano di un rapporto conflittuale profondo, ma anche di una forte dipendenza. Il plot, perlomeno stando a quanto rilasciato finora, non sembra possedere lo stesso mordente del prequel, tuttavia il personaggio sembra sufficientemente forte per sobbarcarsi gran parte del peso narrativo.

Esteticamente eccellente, The Darkness 2 pare solido anche sul fronte tecnico, con un engine agile anche nelle situazioni più affollate. Degna di menzione la gestione delle fonti luminose, sebbene l’effettistica di contorno non pare troppo spinta, in controtendenza con lo stile graphic noire sbandierato dagli sviluppatori.

The Darkness 2 The Darkness 2, a mesi dalla release, confessa una solidità degna di nota. Pur integrando parte delle soluzioni ludiche imbastite a suo tempo da Starbreeze, l’opera di Take 2 dà sfogo ai deliri più sanguinosi del comic Top Cow, tracciando un fps fortemente atipico, eppure altamente adrenalinico. Il ritmo di gioco non lascia dunque scampo al giocatore: un percorso in parte deviato rispetto al prequel, ma che in fondo ci soddisfa appieno e che risulta alla prova dei fatti ben bilanciato. Il fatto estetico rimane. Uno stile così atipico può forse infastidire l’utenza più conservatrice: il nostro consiglio è quello di superare certe chiusure mentali ed attendere uno dei titoli più promettenti dell’inizio del prossimo anno.