PAX East

Hands on The Elder Scrolls Online

Provato al PAX l'MMORPG ambientato a Tamriel

hands on The Elder Scrolls Online
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Il mercato degli MMO è in grande fermento. Dopo l'arrivo e la caduta dei due grandi progetti che avrebbero dovuto cambiare il volto del genere (Star Wars: The Old Republic e The Secret World), e si sono spenti invece parecchio in fretta, il panorama degli RPG Massivi si sta in qualche modo riassestando, attraverso l'esplorazione di nuovi modelli e nuove vie, anche sulla scia dell'entusiasmo per Guild Wars 2. Arrivano così progetti del calibro di Salem e Neverwinter, Wizardry e Path of Exile, che cercando di calcare strade non battute, differenziandosi sia per concezione che per struttura. Molto più tradizionalista è invece l'approccio di The Elder Scrolls Online, MMORPG sviluppato da Zenimax per conto di Bethesda. Provato con mano al PAX East, il titolo si mostra concettualmente molto simile all'ancora titanico World of Warcraft, e l'unica sua specificità pare essere lo sconfinato lore creato nel corso ddi ben cinque episodi regolari della serie.
Sarà sufficiente un'ambientazione affascinante e smisurata, con una sua forte caratterizzazione ed una discreta indipendenza dai canoni del fantasy classico, a rendere TES Online un titolo meritevole di attenzione?

Deserto e pirati

La built approntata in occasione del PAX ci permette di testare i primi momenti di gioco degli adepti appartenenti al Daggerfall Covenant. Prima di tutto veniamo catapultati all'interno dell'editor per la creazione del personaggio, in cui possiamo scegliere sesso e razza del nostro avatar. In questa demo sono solo tre le razze disponibili (Redguard, Orchi e Nord), ma diversamente da Skyrim e Oblivion la scelta non influenza in alcun modo le abilità del nostro eroe. E' invece la selezione della classe che ci darà accesso a tre diversi rami di abilità. Le tre classi presentate qui al Pax sono tutte basate sull'uso della magia: il DragonKnight sfrutta la scuola di alterazione per infliggere ai nemici dei malus particolari, eliminandoli poi con attacchi diretti (la sua discreta conoscenza dell'arte della guerra lo rende una classe ibrida molto interessante).
Il Templar, diversamente, sfrutta la magia della luce per infliggere danni ma soprattutto per far recuperare vita, stamina e mana ai compagni: ideale per un ruolo di supporto.
Il Sorcerer è il mago per eccellenza: può evocare Atronach e creature di diverso tipo, ed utilizzare la magia elementale per infliggere danni.
La nostra scelta ricade proprio su quest'ultima classe: finiamo quindi di scolpire il nostro avatar grazie ad un editor completissimo, che permette di agire su tutti i lineamenti del volto, e ci lanciamo nella regione di Stros M'Kai, nel regno di Hammerfell.
La nostra avventura comincia a bordo di una nave: apparentemente il capitano ci ha salvati dopo averci trovati naufraghi in mezzo all'oceano occidentale di Tamriel. Mentre usciamo dal vascello, posiamo gli occhi sui territori aridi della regione, fra spiagge polverose ed un enorme deserto di terra rossastra in cui spuntano, imponenti, immense rovine Dwemer.

Il control scheme ci appare subito familiare, l'interfaccia semplice da metabolizzare per chiunque abbia speso almeno qualche ora sui server di World of Warcraft. I parametri principali del personaggio sono tre: Vita, Mana e Stamina. Quest'ultima serve per correre, eseguire le schivate e parare gli attacchi (tasto destro del mouse). Il mana è invece fondamentale, almeno nei panni di un Sorcerer, per eseguire anche gli attacchi di base, nonché per il lancio degli incantesimi più complessi, che possono essere ovviamente assegnati alle shortcut da tastiera.
Pur essendo molto facile entrare in confidenza The Elder Scrolls, il feeling iniziale non è dei più positivi: la sensazione è immediatamente quella di trovarsi di fronte ad un MMORPG un po' derivativo, che fa poco per differenziare la sua proposta rispetto a quella di tanti altri congeneri. Dal momento che tutti gli MMO che hanno percorso questa strada sono stati schiacciati, in un modo o nell'altro, dal colosso Blizzard, abbiamo un po' di timore per la sorte di TES Online.
La nostra ora di gioco ci conferma in tutto e per tutto le prime impressioni: l'alternanza di quest ci porta in giro per un'area non molto ispirata, caratterizzata in maniera un po' superficiale. Il capitano della nave ci chiede di arrivare fino ad un piccolo insediamento di pirati per liberare la sua ciurma, e non mancano rovine Dwemer da esplorare alla ricerca di tesori nascosti. Ma in entrambi i casi le mappe di questo TES non convincono appieno: ci sono pochi elementi distintivi, e le nostre escursioni nel deserto, come quelle nelle caverne piene di trappole, hanno poca verve. Un setting molto standardizzato, sicuramente meno affascinante rispetto a quello di Skyrim, ci lascia un po' l'amaro in bocca. Si tratta ovviamente della prima mappa di gioco di una delle tre alleanze disponibili, ma siamo convinti che il team avrebbe dovuto mirare ad incuriosire fin da subito il giocatore, invece di propinargli una serie di quest abbastanza sottotono in un'ambientazione per nulla gradevole, piena di lupi, pirati e scarabei giganti.
I tratti distintivi della produzione, quindi, si scoprono nel sistema di crescita del personaggio, in linea con quello di Skyrim e Oblivion. Uccidendo nemici e completando le quest si accumulano ovviamente punti esperienza, che ci permettono di salire di livello. Ad ogni level up è possibile attribuire un punto ad una delle tre caratteristiche di base, per farla salire di dieci unità (si parte con 100). Possiamo anche sfruttare uno Skill Point per guadagnare una skill aggiuntiva. Gli Skill Tree, tuttavia, si sbloccano progressivamente, mentre salgono le nostre capacità nell'uso di una certa scuola di magia, di una certa arma o di una determinata tipologia di armatura. Il sistema, insomma, è molto simile a quello di Skyrim: con l'uso prolungato di un oggetto o di un'abilità particolare si migliorano le nostre conoscenze. Bisogna poi però spendere Skill Point per attivare effettivamente le abilità potenzialmente disponibili. Queste si dividono in attive e passive: nelle due ore che siamo stati di fronte al PC abbiamo raggiunto con agilità il quarto livello, e ne abbiamo sperimentate alcune. Molto utile è la possibilità di evocare un famiglio, che distrae i nemici e ci permette di gestire meglio gruppi di avversari. Oltre al dardo di fuoco (il nostro attacco base) un fulmine in grado di colpire più nemici contemporaneamente risulta un'ottima finishing move, in quanto infligge più danno ai nemici in fin di vita. Il “tocco della morte”, invece, permette di scagliare lontano un avversario, e risulterà utile probabilmente per il crowd control piuttosto che per il damage dealing (dato che non infligge molti danni).

Esplorando il resto dello skill tree ed esaminando anche le abilità legate alle armature, non troviamo particolari guizzi, ed anzi ci preoccupa un po' il discreto numero di abilità passive: la speranza è che TES Online sappia proporre una buona varietà ai giocatori anche dal punto di vista della costruzione del personaggio.
Per il momento, invece, il titolo Zenimax sembra più concentrato a trascinare in-game alcuni degli elementi tipici degli ultimi capitoli della saga regolare. Ad esempio troviamo un minigioco per scassinare serrature, e la possibilità di agire nell'ombra e focalizzarsi sugli attacchi stealth (con tanto di indicatore “oculare” che segnala se siamo nel cono di vista di qualche nemico). Tutti questi espedienti, ad onor del vero, non aggiungono più di tanto all'esperienza complessiva, che procede abbastanza sottotono per questa prima ora di gioco. Passiamo qualche minuto anche a cercare gli Skyshard, pezzi di cristalli magici che ci permettono di accumulare un punto abilità extra (dopo aver formato una gemma intera con tre frammenti). Ma in generale TES Online è, allo stato attuale dei fatti, meno ispirato e interessante di quanto si potesse pensare.
Anche il comparto tecnico, nonostante qualche texture interessante ed una buona gestione degli effetti luminosi, è un po' datato: poco brillante, con una serie di animazioni abbastanza discutibili ed effetti speciali assai basilari.
C'è insomma da capire quali siano le caratteristiche uniche di questo prodotto: sicuramente, per i fan della saga, è un piacere riscoprire in un MMO buona parte del lore apprezzato nei capitoli regolari. Tamriel è un crocevia di genti, culture, usi e costumi, pieno di spunti interessanti. Le città perdute dei Dwemer qui ad Hammerfell si incontreranno con quelle di Falmer nelle regioni del Nord, mentre la capitale a Cyrodill fungerà da zona centrale. Eppure non sappiamo se il lavoro di caratterizzazione dell'ambientazione, apprezzatissimo nei capitoli single player anche perchè da scoprire con calma e da vivere in “prima persona”, sarà sufficiente a reggere tutta la produzione.

The Elder Scrolls Online The Elder Scrolls Online ha ancora molto da mostrare (e dimostrare). Il nostro primo incontro ci mette di fronte ad un MMORPG classico nelle dinamiche, con un colpo d'occhio abbastanza datato e, soprattutto, ostinato nel proporre una mappa e missioni discretamente spicciole. Nonostante il gusto tipico della saga si assapori, nel sistema di skill così come nelle attività collaterali, le soluzioni di Zenimax non sono molto ardite. SWOTOR proponeva scelte sicuramente più coraggiose, oltre ad avere un'ambientazione immensamente più iconica rispetto a quella della saga Bethesda. E sappiamo tutti come sono andate le cose. La colpa del titolo BioWare è stata anche quella di aver abbracciato un modello economico non più sostenibile, e siamo sicuri che Bethesda non ripeterà questo errore. Però sarebbe bene che il team di sviluppo si chiedesse a quali giocatori vuole dedicare il suo TES Online: se l'idea è quella di irretire i neofiti del genere, solitamente dediti al single player ma affascinati dall'idea di un'esperienza corale e massiva, allora un approccio classico potrebbe avere senso. Ma in questa maniera è facile precludersi quella larghissima fetta di esperti che “hanno visto tutto”, e che difficilmente giocherebbero i tre Covenant per affrontare una serie di quest abbastanza standard, scoprendo un'assenza quasi colposa di elementi distintivi del gameplay. Vedremo se con le nuove Built Zenimax e Bethesda sapranno rassicurarci.