Hands on The Forest

Un survival game spietato con smisurate potenzialità

hands on The Forest
Articolo a cura di
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  • Pc
Domenico Musicò Domenico Musicò ha un motto: "È più facile spegnere la luce dentro se stessi che disperdere le tenebre tutt'intorno". Col tempo ha capito di avere ragione, ma è disponibile a cambiare ancora idea. Chiedetegli consigli sulla musica prog, l'horror e tutto ciò che vi passa per la testa su Facebook e Google Plus.

There is trouble in the forest, and the creatures all have fled
Rush - The trees, 1978


I problemi, per il nostro protagonista, cominciano ancora prima che venga a conoscenza del vero significato della parola sopravvivenza. The Forest inizia come Lost, con un disastro aereo che catapulta i sopravvissuti (forse due) in una realtà dove non esiste più nessuna forma di civiltà, dove l’uomo ha la necessità di involversi per tornare ad uno stadio ferino. Qui però non ci sono grandi saggi a dispensare consigli, né risoluti capibranco a dare ordini o donne audaci da tenere sott’occhio: c’è solo un padre col proprio figlio, e tanti corpi senza vita che si sono dovuti arrendere allo schianto. Ma lì nella foresta, tra il fitto fogliame, esiste qualcosa di ben peggiore e pericoloso: una tribù di violenti e sanguinari cannibali che si organizza in gruppi di caccia, e uno di loro ha portato via il figlio del protagonista davanti ai suoi occhi, mentre ancora cercava di riprendersi dal terribile incidente.

Into the wild

The Forest parla molto chiaramente al giocatore fin da subito, e senza alcun tipo di convenevole; e lo mette di fronte a una verità che bisogna giocoforza accettare, senza riserve: arrangiati. Mangia o vieni mangiato, letteralmente.
Nell’early access attualmente disponibile, a fronte di una profondità di campo notevole e in grado di far intravedere scorci naturalistici davvero pazzeschi, molte aree sono completamente precluse e non è possibile attraversare a nuoto una zona per arrivare a quella successiva. Il mondo di gioco sarà con ogni probabilità di buone dimensioni, ma è ancora presto per riuscire a valutarne realmente la sua estensione. Al momento è possibile perdersi nella rigogliosa vegetazione della mastodontica foresta, raggiungere una spiaggia dove sono dispersi i bagagli dei viaggiatori, o arrivare nei pressi di vaste vallate punteggiate da formazioni rocciose. Non ci sono ovviamente abitazioni, non esiste nulla che possa darvi un concreto riparo e sarete in balia della natura selvaggia.
Ed è proprio qui che entra in gioco il cuore pulsante del titolo, ossia le grandi possibilità offerte dal corposo sistema di crafting, attraverso cui bisogna darsi da fare per gestire al meglio gli improvvisi attacchi dei cannibali, le alterazioni di stato, la fatica, e tanti altri parametri da tenere sott’occhio e che danno chiaramente l’idea della natura strettamente survival del titolo. I primi passi insicuri nell'ambiente di gioco servono per accumulare le prime risorse, mettendosi magari a pescare con una fiocina improvvisata, oppure spaccando i bagagli fuoriusciti dall'aereo per raccattare medicine e bibite. La foresta si configura fin da subito come un costante pericolo, ma è anche l’unica vera risorsa da cui bisogna attingere; è inospitale e terribilmente vasta, ma può essere trasformata in un territorio da colonizzare e dominare. Aprendo un intuitivo menù, infatti, si può consultare un elenco del le costruzioni che è possibile realizzare, le tipologie di materiali richiesti e il numero totale di pezzi necessari per concretizzare i nostri scopi. Ognuna delle “costruzioni” è distinta da circa tre versioni: quella base, efficace nell’immediato e senza troppe pretese; la classica via di mezzo, che però richiede un maggior dispendio di materiali; e, infine, l’opzione che dà più sicurezza ma che porta via molto più tempo prima di essere completamente messa punto. Se volete costruire una capanna o qualche altra struttura massiccia, fra l'altro, dovrete abbattere alberi e trasportare a mano pezzi di tronchi, in un sistema che rifugge le banalizzazioni e si rivela più realistico rispetto a quello di tanti altri congeneri.

In quest’ultimo caso, la situazione si complica non poco, perché The Forest prevede un impietoso e rapido ciclo giorno/notte, e delle condizioni atmosferiche variabili che ribaltano completamente le situazioni. È infatti al calar della sera che i cannibali si organizzano in ronde per cacciare le loro prede, e affrontarli con un’arma di fortuna significa avere pochissime possibilità di vittoria. Gli scontri sono feroci, diretti e brutali, assomigliano a quelli di Dead Island per via delle visuale in prima persona, e proprio perchè la furia dei cannibali ricorda quella animalesca di certi zombie ipertrofici. Bisogna anche stare attenti alle animazioni d'attacco, cercare di allontanarsi quando gli avversari ci assaltano con le loro unghiate, e poi riavvicinarsi per colpirli.
Indispensabile anche costruire delle trappole di fronte all’entrata del proprio rifugio, o crearsi una casetta di legno che permetta di gestire con più calma gli assalti.
I momenti migliori di The Forest, comunque, sono quelli meno frenetici, dove l'ossessione per la sopravvivenza si mescola con un amore contorto per la spietata naturalità del titolo. Si può accendere un fuoco per scaldarsi e asciugarsi dalla pioggia, costruire nuove armi, abbattere alberi per usarne la legna, nutrirsi di bacche e animali per sostentarsi, creare zattere per cimentarsi in lunghe traversate e gustarsi il piacere della scoperta fin quando il giorno non lascia il posto alla notte. E le possibilità, fino al completamento del gioco, aumenteranno gradualmente, svelando la solida complessità della proposta targata Endnight Games.

Cannibal Holocaust

La prima volta che verrete catturati dai cannibali, andrete a finire all’interno di un grotta naturale da dove potrete ammirare con sommo orrore un soffitto costellato da passeggeri appesi a testa in giù per facilitarne il dissanguamento. È forse questa la scena più terrorizzante del gioco attualmente in alpha, perché il giocatore capirà immediatamente che potrebbe essere la prossima vittima da un momento all’altro. Per il resto, non esistono davvero momenti in cui si avanza col fiato corto o con una opprimente tachicardia. Nel corso dell'avventura sentirete i vostri avversari emettere quello strano verso che sembra più un sommesso ululato di guerra, li vedrete arrampicarsi sugli alberi come dei sinuosi ghepardi e ammirerete i teschi umani e le strutture ossee montate sulle loro robuste spalle come se fossero dei trofei, e saprete che in pochi attimi potreste venire accerchiati e uccisi. Tuttavia, The Forest è più sopravvivenza che orrore: è l’istinto di conservazione, il dramma di un uomo che lotta contro la natura.
L’idea di fondo è magnifica e concettualmente ben realizzata, lascia spazio ad ulteriori ampliamenti e fa intravedere degli spunti davvero ottimi, che potrebbero potenzialmente rendere The Forest il nuovo metro di paragone per il genere. Nonostante ciò, bisogna ammettere che tecnicamente siamo ancora in alto mare.

Sebbene il motore grafico di The Forest riesca a tratti a essere davvero impressionante e molto potente, la build è al momento molto instabile. L’impatto visivo generale, considerando che si tratta solo di un’alpha, è piuttosto prepotente e deciso; purtroppo, il numero dei bug e dei glitch è oltremodo spropositato e capita spesso di vedere oggetti volare senza motivo o addirittura incastrarsi in qualche struttura. Si tratta pur sempre di un open world su cui c’è ancora tanto da lavorare, sia per una migliore espansione concettuale, sia per offrire ai giocatori un'esperienza più solida, duratura e strutturata. Anche i ripari che costruirete si riveleranno spesso inadeguati al loro scopo, e questo perché The Forest è scarsamente ottimizzato anche durante le fasi di difesa e di battaglia, con forti compenetrazioni dei nemici all’interno degli scenari, hitbox da rivedere e animazioni a dir poco migliorabili. Si sa: portarsi a casa oggi un titolo in early access significa accettare il fatto che sia ancora un cantiere completamente aperto. In questo caso, però, la fiducia ai ragazzi di Endnight Games va data eccome.

The Forest The Forest ha delle potenzialità sbalorditive e parte da una base tecnica di tutto rispetto. Si tratta, in buona sostanza, di un survival game che assomiglia concettualmente al Don't Starve di Klei Entertainment: ma qui c'è un forte realismo di fondo, una discreta brutalità, e questa idea di una natura spietata e incontaminata che risulta tremendamente affascinante. C'è anche un sistema di crafting intuitivo ma più strutturato e convincente rispetto a tanti altri, e qualche momento a tinte fosche che potrebbe venire approfondito in futuro. Considerando la vastità media di un’open world e la condizione attuale in cui versa il progetto, la paura più grande è che il titolo possa restare indietro nello sviluppo per troppo tempo, o che il crafting diventi l’unica attrattiva di prodotto che invece deve cercare di dare soddisfazioni anche sul fronte degli scontri, cercando di incrementarne il valore tattico. Anche la componente horror potrebbe non essere così efficace come gli sviluppatori vorrebbero far credere, e insomma c'è ancora da lavorare. Potenzialmente, però, The Forset potrebbe diventare uno degli esponenti più solidi del genere di appartenenza.

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