Hands on Transformers: Dark of the Moon

Volati a Parigi, abbiamo provato il nuovo Tie-In dedicati al film di Michael Bay

hands on Transformers: Dark of the Moon
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    Disponibile per:
  • DS
  • Xbox 360
  • Wii
  • Ps3
  • iPhone
  • iPad
  • 3DS
  • Pc

Parigi - Transformers: War for Cybertron, lo scorso anno, ha segnato un sicuro rilancio del franchise anche nell’emisfero ludico. Un prodotto onesto, puntuale e genuinamente orientato a soddisfare la brama degli ammassi di latta Hasbro di milioni di fan.
Il suo sequel, Dark of the Moon, punta a rinverdire e puntellare una formula vincente e convincente ad un tempo, andando ad oliare i meccanismi meno fluidi del prequel e puntando tutto sulla quantità, che giocoforza risulta legata al numero di Transformers coinvolti nel progetto. In buona sostanza ogni sezione di gioco risulta pensata specificatamente per un particolare tipo di robot, ampliando così la prospettiva dell’intero gameplay: un melting pot di generi diversi che pesano tantissimo sulla godibilità dell’esperienza ludica, rendendo anche l’intelaiatura narrativa più coerente.
Siamo volati a Parigi per fare due chiacchiere con Sean Miller, game director in seno a High Moon Studios. Il gioco uscirà la prossima estate, per rendere ancora più torrido un periodo già surriscaldato dall’uscita dell’omonimo blockbuster cinematografico.

Trasformisti

High Moon Studios ha lavorato di fino anche sul versante narrativo, intrecciandolo nel continuum che collega i tre film e, nello specifico, lasciando che il videogioco colmasse il vuoto di eventi che intercorre Revenge of the Fallen ed il prossimo Dark of the Moon.
Tre anni dopo gli eventi narrati nel secondo film, l’umanità crede di aver archiviato la scomoda pratica Deception. O forse se ne è solo dimenticata. Errore. Le macchine di Megatron non sono scomparse, tutt’altro: tramano nell’ombra, intercettano informazioni, le ricombinano per ingarbugliare i rapporti di fiducia fra umani e Autobot. Lo sviluppo dello script sembra quindi di sicuro interesse.
Ancora più importante, però, è una maggiore attenzione all’individualità. Alcuni Transformers sono talmente conosciuti e appetibili sul piano ludico che sarebbe stato quasi delittuoso non sfruttarne le caratteristiche principe in livelli elaborati per sottolinearle.
La presentazione parigina ha quindi confermato la coesistenza di diverse meccaniche che vanno a ricollegarsi agli esponenti più di spicco delle due fazioni.
Incontriamo quindi Bumblebee impegnato in uno scontro a fuoco nel mezzo di una cittadina asserragliata fra montagne decisamente sperdute. L’ampiezza e la strutturazione dello scenario impongono lo sfruttamento delle diverse configurazioni dei Transformers. Laddove le forme robot e veicolo sono conosciute da tutti, la versione denominata Stealth Force impone una bella riflessione. In sostanza, si rimane in forma “veicolare” ma con la possanza dell’armamentario classico della versione robot. La mobilità, soprattutto in caso di scontri numericamente impari, è la chiave di questa modalità. La potenza di fuoco rimane pressoché inalterata, ma la possibilità di eseguire strafe laterali e di fissare via lock on i nemici consente fughe tattiche velocissime, soprattutto in spazi angusti. Una mediazione che serviva, ovviamente, e che amplifica lo spettro di opportunità della fase blastatoria, opportunamente cadenzata da sequenza ibride in cui è più opportuno optare per uno dei tre diversi assetti.
Le animazioni dei Transformers sono state rifinite per un maggiore fluidità complessiva, mentre il numero di nemici messo su schermo appare sensibilmente aumentato dalla scorsa iterazione del franchise. Il ritmo è quindi sempre serrato. Rimane sicuramente l’amaro in bocca per certe stonature veniali, come la cronica mancanza di interazione ambientale (anche qui al minimo), ma il focus rimane centrato sull’attività distruttiva dei robot, ed in questo Dark of the Moon pare ampiamente superare il primo test. L’arrivo infatti dei rinforzi segna infatti l’aumento della portata della battaglia, a tutto vantaggio di un sano divertimento.
Se dal punto di vista delle dinamiche, la seconda sequenza mostrata ambientata in una Detroit volgarmente sfigurata da ordigni esplosivi non ha confessato nuovi spunti ricreativi per l’incolpevole Ironhide, il resto della presentazione è stata invece un crescendo di stuzzicherie.
Con Soundwave (tutti ne hanno amato la versione originale anni ’80) si passa in un teatro più bucolico: una giungla baciata da un’ottima estensione visiva, in cui far valere le munizioni “ritmiche” del personaggio. Una missione, inoltre, divisa in due: il secondo tempo si è infatti giocato all’interno di una base zeppa di nemici in compagnia di Laserbeak. La conformazione della base -stretta, e costruita su più livelli- esige le caratteristiche volatili del tranformer in questione, che svolazza fra i ballatoi e le mille tubature cercando di aprire una breccia per il compagno. Sequenze dunque di volo che spiccano il salto di qualità con Starscream: la porzione che lo vede protagonista ricorda infatti da vicino i virtuosismi di un Ace Combat qualsiasi, con spettacolari inseguimenti e combattimenti sopra la fusoliera di un caccia bombardiere mastodontico. La presenza contemporanea di velivoli nemici e Autobot sulle ali del C130 rendono la scena assolutamente spettacolare.
Per ultima, in un coacervo tanto esemplare quantunque non stucchevole di meccaniche, non poteva mancare la furtività. Mirage, di fatto, è un autobot ninja. La sua capacità di mimesi consente giocoforza un approccio meno furioso e decisamente più tattico. La sua scarsa potenza di fuoco di base predilige quindi attacchi melee letali, magari da tergo. Lo scenario tropicale, baciato da una notte senza luna, amplifica l’integrazione di un modus operandi tanto atipico. Peccato solo che, in questo caso, l’IA nemica si riveli piuttosto deficitaria. I robot sentinella spesso non si avvedono del protagonista anche in situazioni limite, né ricordano la sua presenza dopo un timido accenno di attacco da dietro una copertura. I mesi a venire serviranno per dare una stretta a questi bulloni malsicuri.
Anche così, comunque, la sensazione di coesa varietà acuisce l’appeal del prodotto Activision, allargandone la base di interesse anche ai meno fanatici del franchise.
Nelle prossime settimane verrà definito anche il multiplayer, seguendo le ottime indicazioni di War for Cybertron. La speranza è che modalità, mappe e upgrade rincarino la valenza della tripla configurazione dei personaggi Hasbro.

Transformers: Dark of the Moon Tranformers: Dark of the Moon prosegue sulla scorta dell’ottimo lavoro compiuto lo scorso anno con War for Cybertron. Il titolo Activision spicca soprattutto per la densità di materiale ludico inserito nell’assetto di gioco, quanto mai composito e studiato per corroborare le specificità dei singoli Tranformers. A ciò si deve poi associare una trama ben collegata alle controparti filmiche, quindi assai meno scontata di quanto ci si possa aspettare da un tie-in canonico, ed un multiplayer che se confermerà la solidità dello scorso potrà davvero regalare grosse soddisfazioni ai fan dei robot Hasbro. E non solo.