Hands on Trauma Team

Playtest diretto della versione USA

hands on Trauma Team
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Wii
Alessandro Mazzega Alessandro Mazzega prende confidenza fin da tenera età con pad e tastiera e si appassiona rapidamente al mondo dei videogiochi, lavorando come giornalista sulle principali realtà online e occupandosi di sviluppo, attualmente in Forge Reply. Bassista fallito, ha ormai venduto lo strumento per passare dietro al microfono, sia per cantare che per condurre il podcast Gaming Effect. Cercatelo su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

La serie Trauma Center di Atlus ha sempre proposto giochi di discreta qualità, orientati verso una nicchia di appassionati in cerca di sfide particolarmente impegnative ed appaganti.
Dopo due titoli per Nintendo DS, il secondo dei quali non è mai stato pubblicato in Europa, e due episodi per Wii, giunti sui nostri mercati con notevole ritardo rispetto alle versioni statunitensi, Atlus tenta la svolta, nell’ottica di svecchiare la struttura di gioco basata su numerose operazioni di difficoltà crescente, intervallate da intermezzi narrativi utili a far avanzare la trama.
Dopo l’annuncio avvenuto all’E3 del 2009 sono trascorsi numerosi mesi durante i quali sono state svelate le caratteristiche principali del nuovo capitolo, basato su sei personaggi differenti in modo da offrire nuove discipline, mediche e non, per diversificare il gameplay e l’offerta di contenuti. La produzione porta inoltre con sé uno stile decisamente nuovo, molto anime, che si discosta abbastanza da quello a cui gli appassionati di Trauma Center sono abituati.
Le novità introdotte riusciranno quindi a soddisfare i devoti alla serie e ad attirare nuove fasce di pubblico?
Scopriamolo insieme in questo primo hands on della versione americana del gioco.

Sei personaggi per sei discipline

Al primo avvio ci si rende subito conto del fatto che qualcosa è cambiato: lo stile dei personaggi, i menu dai colori accesi, squadrati ma non quadrati, l’atmosfera che si respira, le musiche.
La mente salta subito ad un’altra serie storica di Atlus: Persona.
Proprio al terzo e quarto capitolo della celebre saga di JRPG Trauma Team deve la sua nuova personalità e il rinnovamento generale dell’ambientazione, dell’interfaccia, del tratto; grazie al character design di Masayuki Doi veniamo subito risucchiati nel mondo di gioco.
Proprio i colori giocano un ruolo fondamentale: ognuno dei sei protagonisti ne sarà caratterizzato, in modo da individuarli con un colpo d’occhio.
Tali personaggi sono le colonne portanti di Trauma Team poiché, oltre a formare i pezzi del puzzle della storia principale, rappresentano anche il vero e proprio gameplay. Ognuno, infatti, è specializzato in una disciplina differente: a CR-S01, ex primario ora in carcere a scontare l’ergastolo, viene affidata la parte chirurgica che ben conosciamo, nella quale opereremo con strumenti canonici quali bisturi, gel disinfettante e aspiratore. Le vere novità, invece, arriveranno con l’ortopedia, nella quale andremo a ricostruire ossa e parti scheletriche danneggiate, l’endoscopia, per curare emorragie e problemi di varia natura alla trachea, stomaco e intestino, e il pronto soccorso, per salvare feriti in seguito ad incidenti, con stati di shock di ogni tipo e vita ad alto rischio. Chiudono due novità che fanno deviare il gioco dal suo svolgimento classico: la diagnosi medica e l’analisi forense offrono un punto di vista tutto nuovo, con un gameplay più lento e ragionato che strizza l’occhio alle avventure punta e clicca, con uno stile però molto nipponico in gran parte ispirato alla saga Phoenix Wright di Capcom.

I personaggi sono caratterizzati molto bene e dopo poche ore di gioco almeno un paio saranno entrati nelle simpatie di ogni giocatore; il Dottor Cunningham, in particolare, assomiglia molto allo Spike di Cowboy Bebop: sigaretta sempre in bocca, capelli scompigliati, testa fra le nuvole, modi a volte burberi ma spesso scherzosi ed un passato da nascondere che emergerà poco alla volta proseguendo nel gioco. Hank Freebird, l’ortopedico, sembra uscito da un gioco di Suda 51, con il suo ciuffo alla Elvis, la carnagione scura ed abbronzata e una doppia personalità: preparatissimo dottore di giorno e intraprendente super eroe di notte, Capitan Eagle, con tanto di costume e maschera. Maria Torres, il paramedico, è la classica donna molto indipendente, ribelle, disinibita e dinamica: si muove in motocicletta e non si separa mai dalle sue magliette aderenti e dal giubbotto in pelle giallo e verde. Ha l’arroganza di quella che ha sempre ragione e litiga spesso con i colleghi che seguono alla lettera i protocolli d'intervento.
Un cast decisamente azzeccato, quindi, che segue il trend degli anime contemporanei proponendo un team variegato e interessante che va di pari passo con le novità introdotte nel gameplay.

Non solo chirurgia

La varietà di Trauma Team è proprio il suo punto forte: le nuove discipline non offrono solo strumenti inediti e interazioni differenti grazie al Wiimote ma tipologie di gameplay inedite per la saga.
Nella prima categorie rientrano l’ortopedia, con numerosi strumenti nuovi come il trapano per operare i buchi nelle ossa danneggiate in modo da aggiungere delle placche metalliche di supporto, e il pronto intervento, nel quale bisognerà riuscire a lavorare in parallelo su più pazienti, tenendo sott’occhio i segni vitali di ognuno in modo da salvarli tutti.
Nella seconda ricade l’endoscopia, giocata completamente in soggettiva dallo strumento che va inserito progressivamente nel corpo del paziente con la maggior delicatezza possibile, in modo da operare dall’interno per salvare delle vite.
Discorso completamente a parte per l’analisi forense, in cui dovremo analizzare sia il luogo in cui è avvenuto il decesso, sia il cadavere e gli effetti personali della vittima. Ogni indizio verrà catalogato con delle carte che, se accoppiate, faranno aumentare le prove per cercare di scoprire chi ha commesso il delitto. In questo caso i canonici strumenti medici verranno sostituiti quelli più diffusi nelle scene del crimine, come il Luminol, utile a scoprire macchie di sangue poi rimosse o pulite.
Anche la diagnosi medica offre una struttura diversa dal solito e per ogni caso avremo un paziente con cui parlare per cercare di capire qual’è la patologia di cui soffre. Potremo porre delle domande, procedere a delle analisi e confrontare i referti. Grazie all’aiuto di un computer parlante, un’altra stramberia ma molto ben integrata nel contesto generale, cercheremo quindi di procedere per ipotesi, raffinando progressivamente l’indagine fino ad individuare il disturbo corretto.
La varietà è molta e, passando da una disciplina all’altra e proseguendo con la trama principale, sarà molto difficile annoiarsi.
Sicuramente ognuno troverà alcune interazioni un po’ troppo particolari o in qualche modo complesse, almeno al primo tentativo, ma è indubbio che dietro alla pianificazione dei nuovi interventi c’è una scelta accurata, sia in fase di design che dal punto di vista dell’impatto grafico, non particolarmente appariscente ma riuscito e funzionale, anche nell’ottica di rappresentare i corpi umani nel modo più distaccato possibile, simulandoli per non spaventare nessuna tipologia di giocatore.

Il nuovo tasso di sfida

Dal punto di vista della sfida la saga ha sempre offerto pane per i denti degli appassionati.
Il primo impatto con Trauma Center, però, potrebbe essere traumatico (perdonate il gioco di parole): il fattore che salta subito all’occhio è la mancanza del tempo, croce e delizia di ogni intervento nei capitoli precedenti.
Il timer che scende progressivamente non è più presente anche se la tempistica durante le operazioni giocherà comunque un ruolo fondamentale durante il calcolo del voto finale, strutturato come nel passato in voti alfabetici, con la S come massimo obiettivo da raggiungere che si trasforma in XS per i livelli di difficoltà più avanzati.
Il tempo, quindi, non rappresenta più un problema diretto in quanto il contatore da visibile è diventato nascosto; ora l’unico rischio di fallimento è rappresentato dal decesso del paziente, nel caso in cui le sue condizioni vitali scendano fino all’arresto cardiaco e al fallimento della rianimazione.
E’ un cambiamento di non poco conto che, all’inizio, può spiazzare e far credere che il gioco sia più facile. In un certo senso è così e le operazioni, ora, sono quasi alla portata di tutti, soprattutto perché, almeno in quelle meno frenetiche, potremo quasi sempre stabilizzare il paziente operando un’iniezione che riporterà i livelli sopra ai limiti di guardia.
Ciò non toglie che, ovviamente, per puntare ai voti alti le cose si complicano e la votazione finale terrà conto di numerosi obiettivi, anche specifici per ogni operazione, che andranno soddisfatti, pena la decurtazione del punteggio che non permetterà quindi di ottenere i risultati sperati.
Ovviamente tutto questo non è valido per la diagnosi medica e l’analisi forense in quanto la struttura differente di tali discipline e la linearità del gameplay, basato sulla raccolta di intuizioni e indizi, porterà al fallimento, in caso di troppi errori durante l’indagine, o al successo, non suggellato da alcun voto.

Trauma Team Atlus ha avuto coraggio nel voler cambiare una formula vincente che, però, stava iniziando a crollare sotto il peso degli anni e di una profonda rigidità di fondo. Trauma Team è un titolo con dei valori produttivi decisamente alti, che si adatta perfettamente alla piattaforma per il quale è stato realizzato, offrendo un feedback di gioco fra i migliori sperimentati su Wii. Tutto, dalla grafica molto curata, agli intermezzi in stile fumetto, al doppiaggio, ottimo anche nella versione statunitense, concorre a costruire un titolo solido, vario e decisamente appassionante, sia dal punto di vista della trama, folle, quasi fantascientifica e molto nipponica, che da quello del gameplay, storicamente la colonna portante di tutta la serie. Ora c’è da sperare che Atlus pubblichi il gioco in Europa in tempi rapidi, magari facendo come con Demon’s Souls, arrivato in ottima un’edizione anche nel nostro territorio dopo un’attesa relativamente breve.

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