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GDC 2012

Hands on Trials Evolution

Si torna sulle spericolate due ruote di RedLynx

Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Pc
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Nel piccolo lounge bar allestito da Microsoft in occasione della GDC, come ogni anno troneggiano alcune postazioni Xbox 360, grazie alle quali e’ possibile testare alcuni fra i più interessanti XBLA in arrivo la prossima stagione.  Oltre al Bloodforge di Climax, Everyeye.it ha potuto provare abbondantemente l’intrigante Trials Evolution, seguito di quel piccolo capolavoro arcade con cui RedLynx ha conquistato i giocatori qualche anno fa. Migliorato dal punto di vista tecnico e sotto il profilo meramente quantitativo, questo nuovo capitolo esordirà il prossimo aprile, ed in questo primo Playtest si intravede un prodotto con tutte le carte in regola per sfondare.

Off Road estremo

Chi non conosce Trials HD corra immediatamente ai ripari: spulciando il catalogo del Marketplace o di Steam e’ possibile recuperare ad un prezzo interessante uno dei piu’ assuefacenti  arcade degli ultimi anni. Compito del giocatore e’ sempre quello di affrontare improbabili percorsi a bordo di una moto da Trial, arrampicandosi su strutture intricatissime fra salti, rampe e pericoli di ogni tipo. Il gioco e’ interamente basato sulla gestione delle routine fisiche: oltre all’acceleratore ed al freno, la leva analogica serve per inclinare il pilota, e cercare cosi’ di controllare gli impatti col terreno.  Aprendo a manetta la leva del gas si deve anche cercare di gestire la trazione posteriore, che spesso produce pericolosissime impennate, dannose più che mai per l’integrità del pilota. Pochi percorsi bastano per metabolizzare il gameplay minimale, tutto giocato su rapidi tocchi dello stick, abilita’ millimetrica nell’interpretare le collisioni, ed una meticolosa parzializzazione del gas. Da qui, comincia pero’ una costante lotta con se stessi, che ci porta a giocare e rigiocare gli stessi tracciati, per esibirsi in un rarissimo perfect run e ottenere tempi quantomeno dignitosi.
Trials HD e’ insomma un titolo avvolgente come pochi, adattissimo a partite rapide e sempre stimolante, ed il futuro Evolution recupera con successo questa formula già rodata. Quello che la nuova iterazione del brand si prefigge di risolvere e’ la sensazione di ripetitività che nasceva dopo aver affrontato un cospicuo numero di piste. La varietà non era certo il fiore all’occhiello del prodotto, ma stavolta il team di sviluppo ha lavorato attentamente per evitare che noia e monotonia possano prendere il sopravvento. Invece di una serie progressiva di stage, in Trials Evolution troveremo una quindicina di eventi distinti, che potremo affrontare più o meno liberamente. All’inizio, infatti, avremo acceso solo ad un numero limitato di stage, quello legati all’ottenimento delle “Driving License”, che fungeranno da breve tutorial per riprendere confidenza con i comandi di gioco. Sbloccando medaglie di bronzo, argento e oro potremo accedere ai livelli più complessi, ma anche alle patenti di piu’ alto grado, che a loro volta sbloccheranno gli stage di difficoltà elevata. La progressione tende quindi a seguire la curiosità non sequenziale del giocatore, che resta libero di esplorare i vari eventi tematici.
Ma anche una volta scesi in pista si scopre una vivacità più evidente nel track design. Anzitutto dal punto di vista scenografico. Gli ambienti meccanici del primo Trials HD vengono sostituiti da una vasta gamma di locazioni: lugubri castelli infestati, ampie radure verdeggianti in cui si ergono dei menhir simili a quelli di Stonehenge, ambientazioni portuali in cui districarsi fra i container che oscillano sulle navi ancorate. All’interno delle piste e’ piacevole scoprire una telecamera più vivace, che ruota all’improvviso di novanta gradi per cambiare livello di parallasse seguendo la nostra moto sul tracciato (comunque bidimensionale). I livelli risultano per altro più “animati”: non mancano esplosioni ed elementi architettonici che, sullo sfondo, schizzano da tutte le parti.
Alcuni eventi fanno di questo ritrovato dinamismo il loro cardine: selezionando “Collateral Damage”, ad esempio, avremo accesso ad una serie di stage veramente “catastrofici”, in cui ci troveremo addirittura a correre su elementi instabili, o container che crolleranno al nostro passaggio.  Il track design, in generale, appare decisamente rinfrescato dall’uso più incisivo di rampe, che ci costringono a salti quasi “platformici”. Trials Evolution si lascia quindi scoprire pian piano, fra le discese vertiginose dell’evento Terminal Velocity e l’impostazione invece piu’ classica di altri stage.
Notevole anche la selezione “Mad Cyrcus”, una serie di eventi assolutamente folli, che mostrano fra l’altro tutte le potenzialità dell’editor di gioco. Troviamo ad esempio un livello da affrontare a bordo di un UFO, che può essere fatto fluttuare liberamente per aria, o un clone di Super Monkey Ball, in cui dobbiamo controllare il rotolamento di una sfera che scivola su una struttura astratta. Ma ci sono anche stage più fuori di testa: in Icarus Effect  dobbiamo prendere la rincorsa ed esplodere a mezz’aria, e poi sbattere delle rudimentali ali di legno legate alle braccia del pilota per schiantarci il più lontano possibile dalla linea di partenza. Per i più seriosi si trovano anche vere e proprie prove di abilita’: stage in cui la leva del gas e’ bloccata, e la salvezza del pilota dipende dalla nostra abilita’ nel frenare al momento giusto, o altri in cui non possiamo controllare l’inclinazione del mezzo.  In altri livelli la riserva di carburante e’ limitata: meglio quindi evitare di dar gas in discesa, e sfruttare l’inerzia per tenere pieno il serbatoio. In certi casi bisogna ammettere che Trials HD sembra quasi aver “passato il limite”. A conti fatti, trovarsi di fronte a pseudo-shooter e stage totalmente scollegati dall'esperienza principale ha un effetto spiazzante. Pensare che i giocatori possano condividere queste creazioni fin troppo eclettiche, e rodere così la coesione strutturale del titolo, ci lascia abbastanza perplessi. Non vorremmo che Trials HD facesse la fine di Little Big Planet 2, in cui le creazioni del pubblico restavano brillantissime per creatività ed inventiva, ma poco intriganti da giocare.
Certo, fin da adesso sono gli stage classici che vanno considerati il fulcro dell'intera esperienza di gioco: un pilastro ben solido, a cui su aggiunge la presenza di diverse moto sbloccabili, ognuna con le sue caratteristiche di velocità, accelerazione e maneggevolezza. Insomma, anche senza i “colpi di testa” degli stage più improbabili, dal punto di vista della varietà e della quantità, Evolution ha poco da temere. Il comparto grafico e’ leggermente rivitalizzato, soprattutto per quel che riguarda il numero di oggetti visualizzato a schermo, che rende leggermente più interessante il colpo d’occhio. Per il resto non bisogna da aspettarsi miracoli, ne dal punto di vista della complessità poligonale, ne sul fronte degli effetti speciali e della texturizzazione. La qualità visiva e’ insomma in linea con quella del primo capitolo: sicuramente efficace, ma senza raggiungere picchi di eccellenza.

Trials Evolution Trial Evolution è un Live Arcade da tenere d’occhio. Recuperando la formula del predecessore, propone una serie di stage molto più creativi e movimentati, un editor completissimo, ed un multiplayer locale e online per 4 giocatori. Da molti e’ già stato definito “tutto quello che Trials HD sarebbe dovuto essere”:  riusciamo solo ad immaginare, quindi, quanto lo apprezzeranno gli appassionati che hanno spolpato il primo capitolo. Chi invece non era convinto dalla generale monotonia degli ambienti, troverà finalmente un prodotto in grado di intrattenere anche sulla lunga distanza, che punta sulla creatività e sull’impatto scenico oltre che su un gameplay arcade nervoso e divertente. Speriamo solo che la grande libertà concessa dall'editor non si trasformi in un'arma a doppio taglio.

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