Hands on Undead Nightmare

Tutte le informazioni sul multiplayer del prossimo, imponente DLC

hands on Undead Nightmare
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3

Lo spin-off horrorifico di Red Dead Redemption, come ricordato nell’hands on relativo al single player, non dimentica di terrorizzare nessuno, nemmeno gli amici. Da qui una modalità multiplayer ospitante due modalità di gioco, per un sollazzo generale -da due a quattro giocatori in cooperativa- che non lesina sui brividi lungo la schiena.
La prima opzione, Land Grab, è stata un piccolo piacere insoddisfatto. Perché a Londra, nel quartier generale di Rockstar, vigeva la regola “vedere ma non toccare”. In sostanza, non abbiamo potuto testarla. Le info ricavate ci rassicurano comunque sulla bontà di una dinamica di gioco che declina in chiave zombie la modalità Free Roam (recentemente oggetto di nuovi bilanciamenti della difficoltà) apprezzata in Red Dead Redemption. Si tratta dunque di prendere il controllo territoriale di sette città (Armadillo, Blackwater, Chuparosa, Escalera, Las Hermanas, MacFarlane’s Ranch and Thieves Landing), recentemente assurte a nuovi posti di villeggiatura per zombie annoiati.

Undead Overrun, la seconda modalità prevista dal DLC, è pad alla mano una piccola grande goduria. Il richiamo, nemmeno troppo velato, è all’Orda dei ragazzacci ipertrofici di Gears Of War 2. In sostanza da una parte, ondate di zombie che aumentano di volta in volta di numero, qualità e sadica bastardaggine. Dall’altra, quattro (o due) giocatori pronti a vendere cara la pelle, tentando di sopravvivere con le unghie e con i denti (due elementi di cui mediamente gli zombie sono sprovvisti, tra l’altro), anche contro un countdown che brucia secondi e minuti preziosi.
La partita ha dunque termine quando finisce il tempo o al sopraggiungere della morte per l’intero gruppo di malcapitati giocatori.
Per sopravvivere è necessario cooperare con gli altri. Complice anche la relativa estensione delle varie mappe -fattore che innalza tensione e ritmo di gioco-, sortite solitaria sono di gran lunga le soluzioni meno convenienti. Si parte con la scelta dell’equipaggiamento, fra i quattro disponibili (Ravager, Long Shot, Overkill, Mauler), che pongono le basi per diversi approcci di gioco: attacchi a lunga gittata, ravvicinati, più precisi od esplosivi. Poi si passa alla cernita dell’ambiente circostante: ogni anfratto, ogni rialzamento del terreno o struttura architettonica può costituire un vantaggio strategico che può fare la differenza fra la vita e una morte truculenta. Terza classificata, la tattica di gioco da imbastire coi compagni. Ogni orda viene anticipata -pochi maledettissimi secondi, non crediate in regali di alcun genere- da una tomba da aprire perché contenente preziose estensioni del tempo di gioco e munizioni a volontà. Coprire chi apre la bara non è un atto di cortesia verso gli altri quanto verso sé stessi: le quattro tipologie di zombie si muovono veloci, e spesso si lasciano andare a scatti -di entusiasmo?- improvvisi piuttosto terrificanti: nessuno può essere lasciato indietro poiché tutti servono alla causa. Da qui la possibilità di salvare un compagno ferito più volte durante la stessa sessione, cercando magari di evitare di colpirlo -sapete com’è...la foga del momento- con dell’infamissimo fuoco amico, ricordando che una volta deceduto, un amico può rivivere solo all’inizio dell’orda successiva.

Le armi introdotte nel single player ritornano a tutta forza, sotto quindi con le esche e con l’acqua santa, ma la vera soddisfazione vera è data dalla dinamite, che col suo ampio raggio d’azione può azzoppare -anche per sempre- un collega. Occhio dunque a dove la si vuole lanciare.
Periodicamente fanno capolino nuove armi o aggiunte significative di tempo: il problema risiede nel raggiungere sulle proprie gambe questi salvifici power up.
Undead Overrun, affondando le proprie radici nel time attack, fa del punteggio il proprio vessillo. Da qui la possibilità di moltiplicare il valore delle proprie uccisioni concatenandole in un lasso preciso di tempo, sulla falsariga di quanto introdotto eoni fa dai Kudos di casa Bizarre Creations. Il ricorso indiscriminato al Dead Eye è dunque assolutamente necessario, sebbene la scorta sia tristemente lontana dal concetto di inesauribilità.

Come annunciato nell’articolo relativo al single player, le uniche pecche di un DLC assolutamente soddisfacente, rientrano nella sfera dei controlli. L’interfaccia, talvolta, è macchinosa e un discretamente lenta. Manca quella fluidità tipica dei third person shooter di razza, quando invece servirebbe come il pane, soprattutto dopo quindici o venti ondate di zombie incattivite come poche. In sostanza RDR è studiato per ritmi più contenuti: di fatto, chi volesse giocare ancora con il mirino in versione “esperto” è pregato di rivedere da subito i proprio propositi.
Detto ciò, anche il multiplayer di Undead Nightmare regala scorci di autentico divertimento, andando ad arricchire un pacchetto che per 9.99€ (800 MS Points) sarebbe quasi delittuoso lasciarsi sfuggire.

Red Dead Redemption Undead Nightmare è una sorpresa. Ormai dovremmo averci fatto il callo parlando di Rockstar, eppure ogni volta è buona per restare più o meno senza parole. Avrebbero potuto solcare strade già tracciate, imbastendo un DLC più convenzionale; invece ci troviamo di fronte ad uno sguardo allucinato sull’universo di Red Dead Redemption, uno sguardo capace di tenere incollati allo schermo per un considerevole manciata di ore. Forse il sistema di controllo talvolta arranca dinanzi ad un dinamismo così spiccato, ma sono comunque negligenze che non intaccano la bontà complessiva dell’opera, oltretutto baciata da un multiplayer che crea semplicemente dipendenza. Da avere.