Hands on Vanquish

Provati con mano i primissimi livelli

hands on Vanquish
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
Andrea Vanon Andrea Vanon è appassionato di videogiochi sin dal 1995, quando passava le giornate tra SNES e Game Gear. Da sei anni tra le "penne" e le "voci" di Everyeye.it fagocita qualsiasi produzione con curiosità, mantenendo un’incrollabile fedeltà verso gli sportivi "made in U.S.A.". Lo potete seguire su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Tra le produzioni che hanno più entusiasmato durante una trasferta losangelina ludicamente piuttosto povera non possiamo non menzionare Vanquish, visionario action game prodotto da Platinum Games (ex Clover Studio) che ultimamente ha inanellato solo successi (Infinite Space, Bayonetta).
Il titolo, pubblicato da SEGA, è stato diretto nientemeno che da Shinji Mikami, eclettico game designer di Viewtiful Joe, God Hand, Devil May Cry ed Ace Attorney, tanto per citarne alcuni senza scomodare Resident Evil.
Le premesse per un titolo stellare, dunque, ci sono tutte e, dopo averne saggiato le potenzialità durante l’E3, siamo finalmente venuti in possesso di un codice preview, grazie al quale abbiamo potuto provare tre dei capitoli che comporranno l’avventura.
Il titolo, nella sua versione retail, sarà disponibile a partire dal 22 Ottobre su Xbox 360 e Playstation 3.

I soliti comunisti

In Vanquish non è certo la trama ad essere cardine della produzione: l’incipit ci trasporta infatti in una delle più classiche situazioni fantapolitiche degli ultimi 25 anni.
In un futuro non troppo lontano la Terra sta fronteggiando una grave crisi dovuta ad un folle incremento demografico ed al direttamente proporzionale calo delle risorse energetiche e di sostentamento.
Tale scenario vede in lotta per la supremazia sulla produzione e lo stoccaggio delle risorse due storici rivali, Stati Uniti e Russia, i cui vertici vengono immediatamente presi in mano -con un colpo di stato- dal fantomatico leader di un movimento chiamato “Stella Russa”.
L’ultra nazionalista in questione non si fa alcuno scrupolo ad attaccare una stazione spaziale statunitense per lo sfruttamento dell’energia geotermica, rivoltandola come un’arma verso gli stessi americani.
San Francisco viene trasformata in men che non si dica in un gigantesco forno a micro-onde, con conseguenze catastrofiche sia a livello umano che economico-strutturale.
Viene lanciato immediatamente un ultimatum al governo americano, nel quale la Stella Russa intima la resa militare incondizionata, rimbalzata immediatamente dal presidente degli Stati Uniti che, in tutta risposta, affida il contrattacco al tenente colonnello Robert Burns, stella d’argento della marina nonché veterano tutto d’un pezzo.
Il livello della minaccia è talmente elevato da coinvolgere anche la DARPA (Defense Advanced Research Projects Agency), che manda sul campo il tester -e designer- dell’ARS (Augmented Reaction Suit), una tuta iper-tecnologica in grado di trasformare chiunque l’indossi in una sorta di super-soldato.
Questi non è altro che il nostro alter ego, Sam Gideon, uno spaccone sempre munito di sigaretta che, dopo appena qualche ora di gioco, ha già saputo conquistare i nostri cuori.

Be Quick or Be Dead!

Il precetto che Vanquish impone al videogiocatore è semplice e si materializza sin dal primo istante di gioco: eliminare con stile ed in fretta ogni avversario che si stagli in fronte a Sam.
Detto ciò, il titolo mette utente ed avversari quasi ad armi pari, fornendo alla CPU un numero davvero elevato di unità ed al giocatore, oltre ad una manciata di compagni piuttosto inutili, la tuta da combattimento più cool che si sia mai vista nella storia dei videogiochi.
L’ARS presenta anzitutto un sistema avanzatissimo di post-bruciatori in grado di potenziare esponenzialmente le caratteristiche fisiche di Sam, che sarà in grado di muoversi molto rapidamente scivolando sul terreno ed assorbire senza gravissime conseguenze un certo numero di danni.
Nelle situazioni più estreme, quando le ferite diventano consistenti o il momento lo richiede, la tuta è in grado di aumentare anche le percezioni sensoriali del nostro beniamino, portandolo -per un certo intervallo di tempo- in quello che comunemente chiamiamo Bullet Time.
In questo caso il tempo viene rallentato ed avremo la possibilità di mirare e sparare ai nemici con maggior precisione e più calma.
Essere veloci e letali, comunque, non basta per entrare anima e corpo nel mondo di Vanquish, il quale richiede anche stile nelle carneficine ed offre, proprio per questo, alcune peculiari abilità.
Ad integrarsi con la capacità di scivolare a folle velocità e rallentare il tempo si aggiungono la facoltà di schivare qualsiasi attacco a velocità supersonica e cambiare arma in un istante, semplicemente materializzando in mano a Sam una tra le tante memorizzate dalla tuta.
Si configura, dunque, un gameplay molto simile a quello di Bayonetta, incorporato però in uno shooter in terza persona, nel quale vi ritroverete per la maggior parte del tempo a schizzare da un riparo all’altro, schivare proiettili e disintegrare giganteschi robot mediante una delle tante pazzesche armi da fuoco o grazie a potentissime combo corpo a corpo.
Benchè il punteggio (che deriva del tempo impiegato, della quantità di nemici distrutti e del modus operandi) sia fondamentale ai fini delle classifiche e speriamo non solo, il giocatore potrà autonomamente decidere di affrontare una sezione con più calma, sfruttando il suddetto cover system, per un’azione più ragionate ma senz’altro meno divertente.
L’ottima varietà riscontrata nel pur breve playtrough non è data soltanto da questa scelta d’approccio ma anche, e soprattutto, da un arsenale interamente da esplorare, che nei soli tre livelli iniziali vi vede inforcare un lancia dischi - capaci di spezzare in due i nemici - ed un’arma a puntamento laser capace di lanciare sei missili contemporaneamente.
Anche i nemici si presentano in molte forme diverse, ognuno con i suoi pattern d’attacco, le sue debolezze e i suoi punti di forza, costringendo il giocatore a variare costantemente l’approccio alla battaglia e l’arma utilizzata.
L’IA stessa forza il giocatore a dare sempre il meglio, presentandosi in tutti i casi ed a qualunque livello di difficoltà pronta al combattimento ed assolutamente spietata.
I robot che Sam si troverà di fronte non staranno ad aspettarlo appollaiati con la testa sporgente dal loro riparo, ma avanzeranno ad armi spiegate, forti della superiorità numerica, trasformando lo schermo in un vero e proprio inferno.
Ed è proprio la frenesia la peculiarità del titolo: sono infatti un'azione fluidissima, milioni di proiettili vaganti che attraversano lo schermo e fragorose esplosioni che incalzano costantemente il giocatore, che contribuiscono a forgiare questo paradiso dell’hardcore gamer.
Grazie ad un sistema di controlli preciso ed intuitivo ed una serie di sei livelli di difficoltà (gli stessi di Bayonetta) Vanquish si adatta, infine, anche al giocatore meno addicted, regalandogli un’esperienza estremamente piacevole.

Quanti proiettili riesci a contare?

Dal punto di vista visivo Vanquish è un vero e proprio toccasana se paragonato alla monotonia di molte produzioni odierne.
Oltre ad una modellazione poligonale davvero curata il titolo presenta personaggi ben caratterizzati e dotati di espressioni facciali molto convincenti; non da meno il comparto animazioni, che riproduce anche i movimenti più complessi e veloci in maniera fluida e credibile.
Lo stupore però, giocando a Vanquish, s’impadronisce del videoplayer soltanto quando lo schermo si mette in moto, mostrando una quantità gargantuesca di effetti speciali realizzati con maestria.
L’effetto di tale “confusione creativa” è un’esplosione d’adrenalina che, soprattutto durante i boss fight, sembrerà letteralmente farvi esplodere lo schermo.
Nella build era, ad esempio, presente lo stesso boss già visto all’E3, un ragno robotico gigante che nella sua seconda trasformazione, poco prima d’esalare l’ultimo respiro, scaglia contro il giocatore e la sua squadra un numero di missili tale da occupare tutta la visuale, in una scena molto simile alla pioggia di frecce in “300”.
Con una tale mole d’elementi ed una fluidità invidiabile, è impossibile non trovare, qua e là, qualche texture non perfettamente definita ed elementi poligonali non proprio esaltanti: un piccolo prezzo da pagare per un’esperienza di gioco davvero esaltante.
L’audio, come il video, è stato curato nei minimi dettagli, con una campionatura ambientale di ottimo livello ed un doppiaggio in italiano sopra la media; la nostra build, tuttavia, ha mostrato un difetto che speriamo verrà risolto per la versione finale: durante le cut scene realizzate con il motore di gioco il volume delle voci veniva quasi totalmente annullato da musica ed effetti speciali.

Vanquish Il breve periodo passato con Vanquish ci ha già fatto capire trattarsi di una produzione che si eleva dalla massa, unendo allo spiccato stile hardcore-asettico orientale una spruzzata di meccaniche ed appeal occidentale, in un prodotto che farà sicuramente parlare di se. Frenesia, adrenalina ed appagamento sensoriale sono le uniche parole che, al momento, descrivono al meglio quanto ci ha proposto Vanquish.
Ad Ottobre ne vedremo delle belle.