Hands on Watch Dogs

E' sparito per qualche mese, ma Aiden Pearce torna più in forma che mai. Abbiamo provato in esclusiva il free-roaming Ubisoft.

hands on Watch Dogs
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Wii U
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Previsto inizialmente per il lancio delle nuove console e poi clamorosamente rimandato all'ultimo minuto, Watch Dogs è ancora considerato -nell'immaginario di molti giocatori- il primo videogioco spassionatamente Next-Gen: un free-roaming concepito per reinventare il genere, riscrivendo le regole dell'interazione fra personaggio e ambiente.
A rendere il titolo così affascinante c'è anche la mole spropositata di risorse creative, lo stile deciso e intrigante, le tematiche attuali e solo raramente esplorate dal mondo dei videogame: insomma, ancora prima di uscire Watch Dogs è uno di quei prodotti che ti resta impresso in testa, un vero e proprio “videogame delle meraviglie”.
Se quindi anche voi avete sentito un fortissimo disappunto all'apprendere la notizia del rinvio, sappiate questo: in questi ultimi mesi Watch Dogs è stato ben coccolato dal suo team di sviluppo, che ha lavorato sodo per limare ogni spigolo, rivedere il mission design, pulire il motore grafico. Ed ecco: quello arriverà su Ps4 e Xbox One il prossimo 27 maggio (habemus datam!) potrebbe essere davvero la pietra miliare che tutti stavamo aspettando.
In esclusiva per voi lettori di Everyeye.it, abbiamo giocato oltre un'ora al free-roaming targato Ubisoft, ed ecco quindi le nostre impressioni.

Le chiavi della rete

C'è una missione, nel corso delle prime ore di gioco, in cui dobbiamo infiltrarci in uno dei centri operativi della Blume Corporation e violare un server di ctOS, il sistema operativo che sorveglia silenzioso la vita di tutti i cittadini. In verità, è una delle tante: ogni zona della città ha il suo centro di raccolta dati, ed hackerarlo significa avere accesso alle attività secondarie nell'area designata.
Nel nostro caso, però, abbiamo deciso di adottare un approccio un po' particolare. Una delle opzioni sarebbe stata quella di estrarre l'arma e farsi strada fra le ondate di guardie, saltando di copertura in copertura. Oppure avremmo potuto avvicinarci di soppiatto e mettere fuori gioco ogni sentinella senza dare nell'occhio. Ma il nostro Aiden Pearce, schivo protettore di una città ignara, ha preferito fare le cose con stile. Non visto, appena fuori dal perimetro rosso che indicava la zona ad accesso vietato, ha usato il suo smartphone per agganciarsi ad una telecamera del sistema di sorveglianza. Da qui, manovrando l'inquadratura, è schizzato da un device all'altro: prima su un'altra telecamera nel muro opposto, poi su quella montata nell'elmetto di una guardia. Osservando la scena da nuove prospettive, Aiden ha individuato altri congegni da violare. Una scatola di fusibili da far esplodere per mettere fuori combattimento una guardia, un allarme da far scattare per attirare le sentinelle proprio dove vogliamo. Ci è bastato giocare un po', insomma, per avere proprio sotto gli occhi il server che rappresentava il bersaglio designato. Un altro hacking e via: missione compiuta. Senza neppure avvicinarci di un centimetro all'area di pericolo.
Ecco: con tutta probabilità è stato questo il preciso istante in cui ci siamo (re)innamorati di Watch Dogs. Non fosse bastato il colpo d'occhio sempre eccezionale, la difficoltà ben sostenuta e stimolante, le adrenaliniche fughe in auto, quello che ci ha conquistato è stata l'eccezionale libertà d'azione, l'idea di avere il controllo dei sistemi tecnologici della città, e insomma il profilo di un titolo strutturalmente studiato al millimetro, che ci permette di fare esattamente quello che vogliamo fare.

Quando abbiamo deciso di prenderci più tempo prima di lanciare il gioco”, ci spiega Jonathan Morin, Direttore Creativo di Watch Dogs, “l'abbiamo fatto non tanto per lavorare sull'ottimizzazione tecnica o sulla quantità di contenuti. Quello che volevamo fare era oliare i meccanismi del gameplay, assicurarci che le possibilità legate all'hacking fossero davvero significative, in termini di varietà e situazioni di gioco”.
La missione può dirsi sicuramente riuscita, per un titolo che non mette mai in secondo piano tutte le possibilità creative legate alle particolari “doti” del protagonista. In ogni momento, anzi, si ha l'impressione di avere nelle mani le “chiavi virtuali” di Chicago: che sia un montacarichi da alzare per raggiungere un'area specifica, o un semaforo da far impazzire per creare l'ingorgo che bloccherà un convoglio criminale, “punzecchiare” l'enorme ecosistema cittadino costruito da Ubisoft è un'operazione che regala immense soddisfazioni.
Sono proprio i momenti più slegati alla trama quelli in cui emerge di prepotenza la libertà estrema che Watch Dogs garantisce.
Prendiamo ad esempio gli inseguimenti in auto, frequentissimi e altamente spettacolari. Il modello di guida permissivo ma sempre reattivo assomiglia a quello di un arcade dai ritmi belli intensi: diremmo una sorta di “Hot Pursuit”, visto che quasi sempre c'è un branco di volanti che ci stanno alle calcagna. Solo che qui, oltre a tagliare le curve con il freno a mano tirato, possiamo anche alzare i limitatori del traffico, sollevare i ponti, sconvolgere i semafori. Mentre ci avviciniamo ad un punto di interesse, si avvia un ralenty automatico, e un indicatore ci consiglia l'esatto istante in cui far partire l'hacking. Appena passati dall'incrocio fatidico, ecco quindi che la circolazione impazzisce e le auto della polizia vengono fermate da un frontale in piena regola.
Il gioco fa di tutto, insomma, per stimolare ad usare l'hackeraggio in ogni momento, e sempre con stile: magari invece di ricorrere ai metodi di sbarramento preferite aprire un cancello che sblocca una scorciatoia, e farvi più furbi dei tutori della legge.
Il sistema è ben pensato e profondamente integrato con il design della mappa di gioco: ed è esattamente questo che ci aspettavamo da Watch Dogs.
La presenza di una “batteria” che si consuma ad ogni hacking impedisce poi l'abuso di queste risorse. Bisogna ridurre gli sprechi, cercare di usare le violazioni solo quando siamo sicuri che siano veramente efficaci, altrimenti dovremo attendere il tempo di ricarica prima di poter riutilizzare le nostre “abilità”.

C'è comunque un bel sistema di potenziamenti che ci permette di migliorare le nostre qualità di vigilante. Lo skill tree è diviso in quattro rami (combat, hacking, driving, crafting), e con i punti guadagnati ad ogni level up si sbloccano abilità extra. Ad esempio delle batterie aggiuntive, ma anche la possibilità di disattivare per qualche secondo gli elicotteri che ci stanno seguendo. O, se proprio siete maniaci dell'approccio diretto, un miglioramento del focus (una sorta di bullet time utilissimo nel corso degli scontri a fuoco) o della precisione con le armi da fuoco.
Ovviamente noi abbiamo speso quasi tutto sul fronte hacking, ma anche il settore “crafting” è interessante: con i materiali recuperati nelle missioni o acquistati in vari negozi è possibile costruire granate improvvisate, ma anche device “EPM” che disabilitano momentaneamente i radar della polizia e ci permettono di scappare. Bellissimo, in questo senso, il “Blackout”: utilizzandolo, la città si spegne interamente per qualche secondo. Immaginate la scena: avete di fronte una pattuglia di tre guardie, e non ci sono nascondigli utili. Basta un click e il buio avvolge l'area, dandovi la possibilità di agire in fretta: quando le luci si riaccendono, le guardie sono a terra, e la figura di Aiden Pearce si staglia stoica e solitaria al centro della sala. Epico e galvanizzante.

I think I'm Paranoid

Per il momento, insomma, il problema della ripetitività concettuale che spesso affligge i free-roaming sembra scongiurato. Certo, la struttura di base è quella ormai rodata dei franchise firmati Ubisoft, da Far Cry 3 ad Assassin's Creed: ci sono delle “torri” da disattivare, e poi numerose attività secondarie che si sbloccano nelle zone della “city”.
Qui, però, anche nel corso di queste attività più “mondane” si sente l'influenza di un mission design calcolatissimo. Nella nostra demo, ad onor del vero, le tipologie di missioni secondarie non erano moltissime: convogli da bloccare per far fuori il criminale di turno, covi da esplorare alla ricerca del boss di qualche gang. Oppure crimini da sventare, aspettando l'attimo giusto in cui il colpevole manifesta i suoi intenti non propriamente legali. Il team di sviluppo ci promette una buona varietà anche su questo fronte, con oltre dieci tipologie di side quest. Se tutte saranno così ben integrate con la struttura della città, ci sarà sicuramente da divertirci.
C'è da da dire poi che la Chicago di Watch Dogs offre anche altre attività extracurricolari: oltre alle “sfide” in multiplayer che ci vengono lanciate dagli altri giocatori, ci sono piccole esperienze arcade sotto forma di videogiochi a realtà aumentata, e alcuni punti di interesse in cui soddisfare il voyeurismo un po' morboso di Aiden. Hackerando i sistemi di sorveglianza di uffici e appartamenti grazie ad un minigame ben pensato, si possono vedere stralci di vita dei cittadini, ed una serie di “storie di ordinaria follia” che così bene contribuiscono a creare la giusta atmosfera. Il tema della paranoia, dell'ossessione per le informazioni, dalla certezza di essere in qualche modo controllati, viene declinato benissimo anche attraverso questi brevissimi “stralci di vita quotidiana”.

Ovviamente ad incarnarlo al meglio è proprio Aiden, un protagonista tratteggiato in maniera sempre brillante. Nel corso della nostra prova abbiamo potuto giocare una missione della campagna principale, dal titolo Open Your World. L'incontro fra Aiden ed un misterioso hacker di nome Badboy17 ha sottolineato un lavoro incredibile sulla sceneggiatura. Finalmente le linee di dialogo sono ben scritte, mature, e per certi versi sembra quasi di trovarci di fronte alla “cattiveria” del primo Assassin's Creed. Le parole taglienti di Aiden e del suo interlocutore, i gesti un po' estremi e spietati di questo anti-eroe metropolitano, delineano il profilo di un protagonista tormentato, forse sociopatico, sicuramente ossessionato e francamente disposto a tutto.
Ci vorrà un po' perchè il giocatore si faccia piacere Aiden, perchè riesca a capirne le motivazioni”, ci dice Morin, “ma abbiamo deciso di costruire un personaggio diverso dal solito. Aiden è, prima di tutto un uomo: e, proprio come tutti noi, quello che lo caratterizza meglio sono le sue piccole manie e le sue terribili imperfezioni”.

Augmented Reality

Alcune delle attività extra di Watch Dogs sono pensate come dei minigiochi a realtà aumentata. Inquadrando con il proprio smartphone un logo disegnato sulle strade della città, Aiden attiverà queste piccole prove arcade. Si tratta di corse a tempo in cui recuperare monete in stile 8-bit, o sparatorie con pistole fluorescenti in cui dobbiamo abbattere dei coloratissimi “space invaders”. Una trovata veramente carina, che riesce a contestualizzare in maniera creativa questi piccoli extra.

I <3 Chicago

Un altro degli aspetti che ci ha positivamente colpiti è la difficoltà sempre ben bilanciata del titolo. Watch Dogs, che si tratti di sparatorie, inseguimenti o fasi stealth, non fa sconti. Per andare al tappeto bastano pochi colpi, e le disattenzioni sono sempre punite. L'intelligenza artificiale è incalzante, cattiva, ed il titolo ci mette sempre sotto pressione: per questo per uscire indenni dalle situazioni serve un buono spirito di adattamento e la capacità di passare senza soluzione di continuità dall'infiltrazione allo scontro a fuoco, senza dimenticarci veramente mai le meraviglie del nostro terminale.
Note positive anche per l'interfaccia di gioco, studiata come fosse la schermata principale di uno smartphone: un piccolo tocco di classe per un titolo che ha stile da vendere.

Come abbiamo già detto, le migliorie tecniche non sono state fra i motivi principali del rimando: e del resto il colpo d'occhio di Watch Dogs lasciava già senza fiato. La caratterizzazione eccezionale della città la rende diversissima dalle altre metropoli videoludiche (pensiamo proprio a Los Santos): l'urbanizzazione più regolare sfocia in strade più ampie e quartieri sempre ben organizzati. La draw distance non ci fa mancare niente, sostanzialmente annullando il pop-in degli elementi in lontananza, e le texture sono definitissime. C'è ancora qualche modello poligonale non proprio incredibile, ma si tratta di elementi di contorno.
Esplorare la Chicago di Watch Dogs, insomma, è un'esperienza sempre coinvolgente. Magari anche solo per fare il “check-in” nei vari “punti d'interesse”, cercando di diventare il “Major” proprio come in Foursquare (sì: anche questa è una trovata da applausi).
Bisogna sottolineare che comunque, rispetto all'ultima demo provata a Colonia, l'engine sembra decisamente più ottimizzato, e l'aliasing è stato vistosamente ridotto. L'azione scorre fluidissima, senza incertezze. Non ci sono però informazioni riguardo alle risoluzioni a cui girerà il titolo su PlayStation 4 e XboxOne.

Watch Dogs Dopo mesi di silenzio ed una lenta operazione di rifinitura, torna a mostrarsi Watch Dogs, il free-roaming che vuole scombussolare le regole del genere e partire subito alla grande. Mentre i rumor più improbabili si stavano inseguendo in rete, il team di sviluppo ha lavorato per affinare le dinamiche di gameplay e cercare di fare soprattutto una cosa: soddisfare le smisurate aspettative dei fan. In un'epoca in cui troppi titoli si sono visti castrati da lanci affrettati, la strategia di Ubisoft dimostra coraggio, consapevolezza ed un profondo rispetto per i giocatori. E lo Watch Dogs che abbiamo incontrato ci ha esaltati come pochi altri titoli. Nonostante una certa consonanza strutturale con altri titoli del genere, il lavoro dello studio di Montreal dimostra una varietà allucinante: la progressione sempre ben bilanciata e stimolante si mescola con una sceneggiatura che lascia il segno, e con una direzione artistica dal carattere deciso. Ma è soprattutto la libertà di sperimentare che compiace, assieme alla capacità di generare una marea di situazioni tese, in cui prontezza, dinamismo e astuzia si rivelano fondamentali. Se le emozioni di questo playtest reggeranno anche sulla lunga distanza, e nel corso dell'intera avventura principale, il 27 maggio avremo per le mani una nuova pietra miliare del genere.

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