Hands on Wildstar

Siamo atterrati sul pianeta Nexus per provare il battle system del nuovo MMO di NCsoft.

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Alessandro Sordelli inizia la sua avventura videoludica ereditando un leggendario Commodore 64 a cassette magnetiche, computer che gli apre le porte ai giochi di ruolo e tutto ciò che è fantascienza. Pur nutrendo da sempre un particolare amore per la piattaforma PC, non disdegna il panorama console. E' in giro su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Non parliamo di Wildstar dalla scorsa estate, quando nel corso della convention annuale in quel di Colonia, incontrammo fugacemente alcuni membri del team di Carbine Studios. Ci furono descritte le principali feature del gioco e mostrato in un video gameplay un’istanza di tipo dungeon, con qualche boss fight. Il gioco è in sviluppo da oltre sei anni e la tabella di marcia prevede l’uscita di una beta aperta al pubblico entro i prossimi tre mesi.
Grazie alla closed beta attualmente in corso, abbiamo avuto occasione di passare qualche giorno in compagnia del nuovo gioco di NCsoft, saggiandone l’ambientazione science fiction ma soprattutto un sistema di combattimento che propone finalmente qualcosa di nuovo e mai visto in ambito MMO. Il nuovo massive game ci porterà dalle profondità dello spazio fin sul pianeta Nexus, ultimo baluardo della galassia e speranza per un nuovo e roseo inizio.

UNA NUOVA VITA SU NEXUS

L’offerta di Wildstar è molto ampia: 8 razze suddivise in due distinte fazioni - Exile e Dominion - e 6 differenti percorsi di classe. Da entrambe le parti troviamo gli Umani, versatili e curiosi, nonostante tutto una delle scelte più popolari per i giocatori di MMORPG. A questi si aggiungono creature indubbiamente bizzarre e fuori dai tradizionali schemi, come i Mechari, droidi dalle fattezze umanoidi altamente efficienti nell’arte della guerra, oppure i Mordesh, che con i loro impianti bionici sono definiti dal team come degli “zombie dello spazio”. La razza più curiosa è indubbiamente quella dei Chua, esserini sociopatici e maligni che hanno tutto l’aspetto di dolci peluches. Tra le fila degli Esuli troviamo gli Aurin, che ricalcando gli elfi della tradizione fantasy, sono predisposti alla scienza e vivono in stretto contatto con la natura. Completano il quadro i Granok, giganteschi “golem” provenienti dal pianeta Gnox e facenti parte di una cultura tribale, e infine i Draken, guerrieri selvaggi e sanguinosi che intendono dimostrare di essere i migliori guerrieri della galassia.
La professioni sono tutto sommato tradizionali, ma non per questo noiose da giocare.

"L’offerta di Wildstar è molto ampia: 8 razze suddivise in due distinte fazioni e 6 differenti percorsi di classe."

Se sceglieremo il Warrior saremo chiamati a violenti combattimenti corpo a corpo con l’ausilio di una spada a una mano; lo Spellslinger d’altro canto, preferisce mantenere la distanza dal nemico utilizzando due potenti pistole. L’approccio al combattimento definisce anche il numero di nemici che possiamo ingaggiare e quindi la quantità di danni che infliggiamo ai nostri avversari (il guerriero può infatti colpire fino a cinque nemici per volta, se poteri e scudo lo permettono naturalmente). Con la sua Psyblade, l’Esper è un combattente che fa appello all’energia mentale e ai poteri dell’illusione per aggredire i nemici, una presenza che va a colmare l’assenza di un incantatore vero e proprio. Se avete sempre avuto un debole per le classi healing, allora il Medic potrebbe fare al caso vostro, sebbene anche l’Esper possa ricoprire tale ruolo. Come avrete capito siamo di fronte ad un gioco che abbraccia la cosiddetta Holy Trinity, punto di forza del genere e al tempo stesso sintomo di un filone che fatica a trovare veri spunti per innovarsi. L’Engineer è una delle classi più distruttive e i personaggi che scelgono questo percorso imbracciano un poderoso rocket launcher. Infine si fa largo sgomitando lo Stalker, che ricalcando gli stilemi del gioco di ruolo classico, si pone come alternativa al più classico thief, o assassino se preferite. Ogni classe può essere utilizzata come DPS, al quale si affianca un secondo ruolo come tank o healer, così che il giocatore sia il meno vincolato possibile nel corso delle sessioni PvP e nel gioco cooperativo. Ad un sistema di creazione tutto sommato classico, con classi e lavorative (queste ultime si selezionano una volta in game) si aggiunge la scelta del Path o sentiero, che ci permette di personalizzare l’esperienza di gioco con missioni fatte su misura per noi e il nostro modo di giocare.

VECCHIO E NUOVO, ASSIEME

Quel che scorgiamo a poche ore dall’inizio di questa nuova avventura, è un gioco che miscela la tradizione all’innovazione. Wildstar fonde impostazione ludica e meccaniche del massive game classico, a un battle system che, seppur non profondamente innovativo, si dimostra dinamico e brillante come in poche altre occasioni in ambito MMO. Il sistema di crescita del personaggio prende ispirazione da quello già saggiato nel primo e nel secondo capitolo di Guild Wars, con qualche piccolo ritocco qua e la: il team Carbine Studios tuttavia arriva da una realtà un po’ diversa da quella di NCSoft/ArenaNet, perché il core team lavorava precedentemente in Blizzard, in particolare su World of Warcraft (da cui eredita il tratto grafico e altri elementi di game design). Il personaggio di cui prendiamo il controllo dispone di una build di poche abilità scelte - 8 per l’esattezza - che ci accompagna nel corso delle nostre scorribande e che potremo utilizzare per combattere i nemici che si pongono tra noi e il nostro obiettivo. Tutto questo viene proposto alla luce di un battle system che fa ampio uso dei tasti direzionali, così come dell’immancabile keybinding per abilità, poteri speciali e consumabili. La mappatura della tastiera non necessita di presentazioni e salvo qualche pulsante posizionato in maniera differente (il pannello del personaggio non si apre con C ma con X), il nostro alter ego è gestito dai soliti e tradizionali tasti.

"Siamo di fronte a dei combattimenti eccezionalmente dinamici e certamente più impegnativi della media, il tutto grazie all’inserimento dei cosiddetti Telegraphs."

L’interfaccia ha subito un notevole mutamento con l’ultima patch rilasciata da Carbine Studios: l’HUD subisce un restyling notevole e si riduce nelle dimensioni, il tutto a favore di una più facile lettura. Le ore trascorse in compagnia di Wildstar non ci hanno costretto a particolari training, ma gli utenti neofiti troveranno comunque un sistema di aiuti e un tutorial assolutamente adeguati allo scopo.
Ma la più interessante novità introdotta da Carbine Studios è il nuovo battle system. Siamo infatti di fronte a dei combattimenti eccezionalmente dinamici e certamente più impegnativi della media, il tutto grazie all’inserimento dei cosiddetti Telegraphs. Questa nuova feature - che il mondo videoludico già conosce grazie ad alcuni titoli pure action - permette di visualizzare il raggio d’azione dell’attacco nemico, quindi anticipare le sue mosse e prevenire il danno in arrivo (se siamo abbastanza rapidi). Il sistema disegna a terra delle forme geometriche che ci indicano se ci troviamo a portata di tiro del mob di fronte a noi. Se siamo troppo vicini al’avversario, la cosa migliore è una rapida capriola in una delle direzioni disponibili: ma potremmo non avere tempo per allontanarci. Per questo motivo è sempre bene avere a portata di mano un’abilità che possa aiutarci a interrompere l’azione del nemico (qualcosa che possa buttarlo a terra o stordirlo), o al massimo un potere che possa minimizzare i danni e proteggerci quindi dai colpi inferti. Con i boss ovviamente il discorso è analogo, non fosse altro che schivare fendenti e proiettili diventa molto più difficile. Il cosiddetto Telegraph si scopre molto interessante ma ha un punto debole: in presenza di 3 o più nemici, diventa difficile schivare i colpi più rapidi, oppure capita di ritrovarci con le dita aggrovigliate sulla tastiera nel tentativo di evitare i colpi, premendo al tempo stesso i pulsanti d’attivazione dei poteri. Se poi vogliamo utilizzare un consumabile dobbiamo tenere premuto anche Ctrl, contemporaneamente al tasto numerico relativo.

MMO IN SALSA SCI-FI

Se siete amanti delle serie televisive coglierete ben più di qualche analogia con la popolare ma sfortunata fiction americana Firefly, che miscelava sapientemente elementi della fantascienza con temi e oggetti dell’america western e del cappa e spada. Wildstar è in realtà ancora più eclettico ed ha la pretesa di abbracciare ogni filone del fantastico, proponendo un vero e proprio calderone di elementi eterogenei. Incredibilmente la ricetta funziona e sebbene non ci si trovi di fronte ad un massive game story driven o ad un MMO che investe molto sulla parte narrativa, il contesto ha sempre il giusto sapore (forse proprio per la mancanza dii elucubrazioni narrative).
Sebbene già visto e rivisto in tutte le salse, il character design in stile cartoon denota grande cura e attenzione per i dettagli. Quello che fa la differenza sono però le animazioni, in particolare quelle facciali, che caratterizzano eccezionalmente ogni singola razza delle due fazioni schierate sul campo. Sotto il profilo tecnico il gioco si racconta attraverso degli ambienti coloratissimi e molto ben disegnati. Gli scenari sono riccamente decorati e pregni di carisma, seppur in presenza di alcune texture prive del giusto dettaglio e definizione. Ottimo il netcode e pochissimi i bug: il software è adatto ad assemblati di ogni tipo, ma sarà in grado di spremere anche le configurazione high-end, soprattutto per via di ambienti ricchi di particolari, una buona paletti di effetti e soprattutto una notevole profondità di campo. Un voto di fiducia anche alla colonna sonora, capace di mixare sonorità folk con i temi più moderni della fantascienza.

Wildstar Sfortunatamente e per vincoli legati all’NDA imposto da NCsoft, non ci è stato possibile provare con mano due degli elementi più promettenti di Wildstar, ovvero il PvP e i Dungeon (ma anche le nuove e particolari Adventure). La closed beta è tuttavia ancora lunga e potrebbe inoltre aprire le battenti al grande pubblico: un recente twitt di un un membro di Carbine Studios parlava infatti di un evento a porte aperte che avrebbe anticipato di circa un mese l’uscita del gioco (previsto per un generico Spring 2014). Nonostante l’assenza della “portata principale”, il playtest di Wildstar ci ha regalato un’esperienza senza dubbio emozionante, con ambientazioni curiose e soprattutto un battle system che finalmente riesce ad aggiungere un po’ di dinamismo. Il target del nuovo gioco di NCsoft sono indubbiamente il popolo degli appassionati di MMO e gli hardcore gamers in genere: potrebbero rimanere invece delusi i player alla ricerca di un titolo dall’impostazione più casual, alla luce di un gioco che fa del grinding una prassi. Restate con noi per tutti gli aggiornamenti su Wildstar; nel frattempo potete visionare il nostro video gameplay che vi illustra la creazione del personaggio e il sistema di combattimento Telegraph.

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