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Hands on XCOM Declassified

XCOM Declassified si mostra a Londra

hands on XCOM Declassified
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc

Dicevamo? Ah sì, XCOM. Dopo il buio cosmico post-E3 2011, ed il successo di XCOM: Enemy Unknown, l'opera di 2K Marin rialza il testone e si ricorda che, dopotutto, il suo è un nome che pesa tra chi già c'era nei primi anni '90. Una spataffiata di titoli dopo, siamo ancora alle prese con un franchise di nicchia eppure dotato di un dna autenticamente preciso, incapace di svendersi, ma aperto ad alcune ibridazioni interessanti, ad esclusivo uso e consumo di una categoria specifica di giocatori: i fissati del videogioco. Che sono, a dispetto delle tensioni casual di una frangia bella spessa del mercato, ancora tanti, con le idee chiare, e piuttosto incattiviti.
Primo salto all'indietro: Stati Uniti, 1962. Finalmente, si passa alle origini dell'agenzia, ai primordi del problema "alieno". Secondo salto: come annunciato, addio alla visuale in prima persona. Tali strappi portano in dote una serie di considerazioni miste, che vedremo fra poco; entrambi, a vario titolo, concorrono a far rientrare The Bureau: XCOM Declassified nei ranghi strategici che gli competono, saggiati pad alla mano a Londra, durante la presentazione ufficiale.

Sogni di gloria

The Bureau: XCOM Declassified è uno sparatutto tattico in terza persona, strategicamente complesso e dal gameplay non particolarmente incline né ad azioni scellerate né a politiche di movimento/sfruttamento dei compagni all'acqua di rose. Eppure, per un momento piuttosto lungo, abbiamo rischiato di ritrovarci fra le mani un prodotto diverso. Quanto emerso nel 2011 era sicuramente figlio di un progetto probabilmente più grande, soprattutto a livello di collegamento dei tessuti narrativi e ludici, con un ampiezza di respiro sì da titolo AAA ma potenzialmente più dispersivo, meno focalizzato sulle dinamiche, più avventura e meno esperienza di gioco. Da qui, supponiamo, lo stallo produttivo. Quello creativo, di converso, è andato dritto per la sua strada, re-imboccando il sentiero di casa piuttosto presto. Il risultato è uno scenario storico interessante come il 1962 a stelle e strisce: un teatrino alimentato dalla crisi dei missili di Cuba, la minaccia comunista, le pulsioni volte a sgretolare il sogno americano come un cracker, e naturalmente l'invasione aliena. Un contesto narrativo dunque affascinante, ma con tutta probabilità non più così determinante nell'economia del gioco. Da qui la presenza di dialoghi, in puro stile Mass Effect, puramente informativi e di precisazione delle personalità di alcuni personaggi, o di talune missioni, tuttavia incapaci di aprire, ad esempio, filoni alternativi della trama. Nonostante ciò il condimento per i fan è irresistibile, visto che risaliamo alle origini della questione aliena, e ai primi vagiti dell'agenzia segreta.
La palla, come da tradizione del franchise, passa con forza al gameplay. Si parte dalla Base della XCOM: da qui, è possibile decidere quale missione imbroccare (tra primarie, secondarie e side quest), così come della customizzazione degli agenti, e sempre qui gli scienziati addetti allo sviluppo tenteranno di metabolizzare la tecnologia "altra" per fornire armi sempre più performanti, partendo ovviamente da quanto avremo recuperato sul campo di battaglia.
Quattro le classi di agenti disponibili: commando, ingegnere, recon e ufficiale di supporto. Ogni agente è inoltre dotato di un background proprio, che incide in misura diseguale su caratteristiche, abilità speciali e perks, e su uno skill tree essenziale ma che promette una buona profondità. La gestione degli alleati ricoprirà un ruolo fondamentale sin dall'inizio: a seconda della gravità/importanza della missione, bisognerà scegliere con cura quale agente utilizzare, anche il relazione ad un percorso di crescita che servirà come il pane. Per un mero dispaccio, è tendenzialmente preferibile -a meno di sorprese inaspettate- il ricorso ad un novellino, mentre le missioni primarie (deputate alla prosecuzione della trama) necessiteranno di uno studio approfondito degli obbiettivi previsti.
Capo della faccenda il nostro avatar, William Carter, che potrà contare sul sopporto di due agenti per volta, da manovrare sulla scacchiera della battaglia con del sano criterio, se non si desidera crepare alla velocità di un raggio laser.

Sebbene la visuale in terza persona, ed il controllo dei due supporti, richiami in maniera evidente Ghost Recon: Advanced Warfighter ed il già citato Mass Effect, il Battle Focus cambia di parecchio le carte in tavola. L'interfaccia di combattimento, infatti, consente di esplorare in lungo ed in largo lo spazio combattivo, fornendo i dati essenziali per l'adeguata pianificazione sia a seconda dell'ambientazione che della forza offensiva messa sul campo dagli alieni. Ricorrendo al Battle Focus il tempo rallenta, senza congelarsi, né si entra in pausa: ciò significa un ulteriore grado di allerta per il giocatore, che già a livello normale dispone di pochi margini di errore. Tramite un classicheggiante menù radiale è possibile disporre dei compagni, utilizzandone le abilità speciali (fino a quattro) e muovendoli dovunque riteniamo opportuno. Il sistema penserà, nel frattempo, ad avvertirci del livello di bontà della copertura dei nostri (evidenziandone l'eventuale apertura al fuoco nemici), così come della qualità degli avversari che stiamo fronteggiando (attraverso uno scanning accurato della scena). Il ritmo di gioco è tutto fuorché compassato: i nemici, presi di peso della storiografia di X-Com, si avvicendano senza sosta, regolati da una intelligenza artificiale estremamente scattante e che punisce l'immobilismo o le azioni avventate. La sorte dei commilitoni, senza se e senza ma, dipende dalle nostre decisioni, ricordandoci che una volta atterrati, possiamo dire loro addio per sempre. Ergo se non riusciamo a curarli in tempo, moriranno in maniera definitiva, portando con sé tutto il bagaglio di esperienza e perks accumulato fin lì, con tutte le conseguenze del caso, soprattutto nelle fasi avanzate dell'avventura.

"2K Marin ha più volte ricordato l'esigenza di fornire un prodotto a misura di hardcore gamer, con un livello di sfida impegnativo. Il nostro responso è che The Bureau: XCOM Declassified richiede al giocatore una buona capacità di adattamento e di variazione in tempo reale della strategia di gioco, senza mai risultare scorretto o dichiaratamente bastardo"

Decisamente interessante il parterre delle loro abilità: l'onda ad impulso del Commando, la torretta preparata dell'Ingegnere, lo scudo del Supporto ed il bombardamento operato dal Recon, oltre a migliorare di livello in livello, sono solo alcune delle variabili utilizzabili sul campo, senza contare che lo stesso Carter, missione dopo missione, farà suoi prodigi tecnici come la possibilità di curare l'intero team o quella di sollevare i nemici dalla distanza (dove l'abbiamo già vista?). L'esperienza ludica cambia moderatamente a seconda di chi ci portiamo appresso, aprendo filoni interessanti sul fronte replay value. 2K Marin nei giorni scorsi ha più volte ricordato l'esigenza di fornire un prodotto a misura di hardcore gamer, con un livello di sfida impegnativo. Il nostro responso è che The Bureau: XCOM Declassified richiede al giocatore una buona capacità di adattamento e di variazione in tempo reale della strategia di gioco, senza mai risultare scorretto o dichiaratamente bastardo.
Il level design, nella missione che abbiamo affrontato, contrapponeva soluzioni standard ad altre meno conclamate e, dunque, assai più gratificanti. Il parcheggio di una autorivendita, con conseguente stradina adiacente su cui si affastellavano mezzi abbandonati, palesava punti di copertura elementari, con spazi laterali grazie ai quali accerchiare il nemico (un nemico, come precisato poc'anzi, propenso a vender cara la pellaccia); più interessanti gli scontri inscenati nelle villette americane anni '60, con giardinetti trasformati in campi di battaglia inusuali e dunque meno facilmente interpretabili. Pensare ed agire in fretta, qui, è fondamentale.
Sul fronte controlli, il Battle Focus s'è rivelato estremamente maneggevole e soddisfacente: permangono alcuni bug minori (telecamera che si impalla su alcuni oggetti, che vanno dribblati esattamente come se stessimo governando un agente), ma la velocità d'esecuzione su pad è davvero ottimale. A dispetto del fattore strategico The Bureau: XCOM Declassified incorpora quindi una gustosa fase shooting. Confidiamo che l'eccessiva inerzia del protagonista venga smaltita da qui alla release (soprattutto durante la corsa), in modo da non ostacolarne troppo l'effettiva prontezza di risposta. L'esplorazione, invece, è puramente formale e utilizzata come collante con i diversi punti della missione. La linearità generale è solo in parte calmierata dalla necessità di cercare bauli di supporto (tramite i quali è possibile cambiare agenti, o customizzarli) e soprattutto pezzi di tecnologia aliena da riportare in laboratorio. Una scelta di design comprensibile e retaggio di una economia di gioco orientata totalmente al combattimento, tuttavia un po' di rammarico persiste, soprattutto per via di un'ambientazione fascinosa e potenzialmente ricca di spunti come quella dell'America anni '60.
Versante bilanciamento: al di là della figura del Recon, riposizionabile verso il basso, vista l'eccessiva potenza del suo "bombardamento", i due fronti sembravano muoversi verso una sostanziale linea di equilibrio, e la discreta varietà dei nemici incontrati ha fatto il resto. Per fronteggiare un bestione come un Muton, capace di pestare pesante e di mandare in rianimazione con un paio di colpi qualsivoglia agente, e in uno spazio sostanzialmente ristretto, è basilare dar fondo ad un minimo di strategia: mentre l'ingegnere posiziona dove vogliamo la torretta, il commando spara un'onda ad impulso che stordisce il bestione. Noi, nel frattempo, lo stuzzichiamo alle spalle, cambiando spesso pozione per distrarlo. Ma basta un attimo, per dire addio ad un compagno esperto. Prudenza e velocità corrono quindi di pari passo nel nuovo XCOM firmato 2K Marin, e tutta la nostra curiosità è dunque rivolta alle prossime prove, quando potremo testare missioni avanzate.
Come già trapelato, infine, The Bureau: XCOM Declassified si concentrerà unicamente sulla campagna single player.

Sul fronte tecnico, il nuovo titolo di 2K Marin non presenta picchi di sorta. La tecnologia Unreal tratteggia uno scenario senza cali di frame rate, decoroso sul fronte texture e con buoni spunti per i particellari. Suggestiva invece l'ambientazione retrò ed un utilizzo così vivido dei colori per ricreare lo stile inconfondibile di quell'epoca. La cura per il particolare è sicuramente visibile, con ambienti di gioco fittamente ricostruiti. Ottimo, invece, il design dei nemici: minimalista al punto giusto, rilegge in maniera splendidamente datata alcune delle figure già apprezzate nel corso di questa saga ventennale.

The Bureau: X-COM Declassified The Bureau: XCOM Declassified è un titolo pensato per i fan. Il Battle Focus ed il sistema di combattimento generale funzionano alla grande, alimentando uno spettro strategico che farà la felicità di chi è in cerca di sfide più impegnative del solito. Di certo si allontana, e non in punta di piedi, dal progetto ad ampissimo respiro di tre anni fa. Quello che ne rimane è sicuramente un prodotto più asciutto e concreto, decisamente più incline alle fasi blastatorie e tattiche che alla fantomatica esplorazione di un universo iconografico così stuzzicante come l’America di quegli anni. E nonostante ciò, il nuovo XCOM di 2K Marin rimane uno shooter ricco di carattere e dalle basi francamente solide. Restate con noi per saperne di più.

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