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Giochiamo con questo stealth game ad alto tasso disagio!

Hands on Yakuza of the End

Il nuovo Yakuza vuole salvare il mondo dagli Zombie. Provata la demo giapponese.

hands on Yakuza of the End
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Ps3
Adriano Della Corte Adriano Della Corte Da quando ha ricevuto in regalo il suo primo Gameboy all'età di 5 anni, non ha mai smesso di giocare. Grande appassionato di platform e di epiche avventure. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

Per quanto possano essere ormai figure fin troppo abusate nel mondo dell’intrattenimento videoludico e non, gli Zombie riescono ancora ad attirare un bel numero di appassionati del genere horror. Un pensiero che deve essere balenato anche nella mente di Toshihiro Nagoshi, il producer della serie Yakuza, quando un anno fa presentò al popolo giapponese Yakuza of the End, non un quinto capitolo della saga ufficiale, ma uno spin off - o forse meglio definirlo “What if” - che stravolge dinamiche e ambientazione della serie free-roaming, per esplorare un approccio molto più vicino agli action shooter che tanto vanno di moda in occidente. L'“imbastardimento” di una delle saghe nipponiche che fino ad oggi erano uno dei pochi capisaldi “nazionalistici” dell’industria videoludica d’oltreoceano? La risposta la rimandiamo all’uscita del gioco sul nostro mercato, ma un assaggio di queste novità l’abbiamo avuto grazie alla demo presente sul PlayStation Network giapponese.

Yakuza Z

2011: la città di Kuramoco è esattamente come l’abbiamo lasciata in Yakuza 4. Una piccola metropoli giapponese. Uno dei quattro protagonisti del gioco, Shun Akiyama, cammina indisturbato tra le familiari strade della città, quando un uomo di mezz’età, in evidente stato di malessere gli sbarra la strada, e sparge sull’asfalto il contenuto del suo stomaco. Dapprima sorpreso, Akiyama decide di soprassedere, ipotizzando che l’uomo avesse i postumi di una pesante sbronza. Un altro giorno come gli altri nel distretto cittadino ispirato ad un vero quartiere a luci rosse di Tokyo... o forse no. Dopo pochi istanti, un uomo cade da un palazzo, e inspiegabilmente si rialza in piedi, nonostante il volo di diversi piani. Ma quello ormai non è più un uomo: è un zombie assetato di sangue, che si avventa su due poliziotti giunti per controllare cosa fosse successo.
E’ l'incipit di un’escalation di eventi che porterà all’esplosione di un’epidemia zombie, che spargerà caos e distruzione in mezza Kuramocho, messa in quarantena dalle autorità grazie a delle enormi barriere architettoniche. Quattro "eroi", Shun Akiyama, Goro Majima, Ryuji Goda e Kazuma Kiryu decidono di risolvere il problema da soli, adottando tutti i mezzi a loro disposizione. Nelle prime ore di gioco il nostro compito è riuscire a sopravvivere, e trovare una via di fuga da quell’inferno, mentre al di la del muro metallico la vita dei cittadini di Kuramoco sembra trascorrere normalmente.

Disorientamento

I primi momenti nei panni di Akiyama sono un pratico tutorial per prendere confidenza con il sistema di comandi, completamente stravolto per adattarsi alle dinamiche più simili agli shooter in terza persona.
A dire il vero Yakuza of the End adotta una mappatura dei tasti piuttosto insolita: il fuoco della nostra arma è affidato al testo quadrato, L1 alla ricarica delle munizioni, e con R1 eseguiremo lo strafe. Se abbiamo abbastanza spazio di manovra, potremo anche prenderci il tempo di colpire con più accuratezza gli zombie: R2 attiverà la visuale ravvicinata, che ci permetterà di eseguire i classici headshot. Se invece ci ritroveremo circondati dai non morti, dovremo tenere sempre in mente i tasti cerchio e X, con i quali eseguiremo rispettivamente un attacco melee per allontanare i nemici e una schivata. Infine il tasto triangolo sarà utile per eseguire degli spettacolari skill shot (i corrispettivi delle mosse speciali dei capitoli tradizionali). In alcuni settori della mappa, evidenziati da un punto esclamativo di colore verde, potremo eliminare velocemente gruppi di zombie sparando colpi mirati ad alcuni oggetti. Ad esempio ad una tanica di benzina o ad un serbatoio di un’auto per farli esplodere, o corde e tralicci per far cadere sulla testa degli zombie travi e calcinacci. Ogni skill shot prevede che il giocatore esegua un quick time event affinché il colpo vada a segno: nel corso di una sequenza in slow motion in cui vediamo i proiettili viaggiare verso l’obiettivo, dovremo premere un tasto nel momento esatto dell’impatto. Utilizzare quest’abilità permette di eliminare facilmente un gruppo di zombie, sebbene il suo utilizzo sia vincolato da una barra energetica che si riempie lentamente ad ogni nostro colpo andato a segno.
Sebbene i combattimenti corpo a corpo abbiamo subito un notevole ridimensionamento, per far spazio a dinamiche shooter decisamente arcade, sarà ancora possibile raccogliere diversi oggetti sparsi nelle strade o negli ambienti esterni e utilizzarli come armi improvvisate o scagliarli contro i nemici.

Arcade

Una volta appresi i comandi, ci lanciamo nella nostra missione: trovare un modo di fuggire dall’area isolata. L’unica via di fuga sembra essere attraverso le fogne, ma l’esplorazione di questo ambiente non sarà certo una passeggiata. Dopo aver fatto rifornimento di armi e equipaggiamento, con l’aiuto di un compagno gestito dall'IA ci addentriamo nei cunicoli sotterranei. Da quanto abbiamo osservato, sebbene il sistema di gestione del partner permetta di impostare lo stile di gioco di quest’ultimo selezionando una tra un tris di voci nel menù apposito, il personaggio gestito dalla CPU non è stato molto d’aiuto nelle sparatorie, ed è finito per essere un ulteriore elemento da tenere sott’occhio durante gli scontri. Nel caso in cui venga bloccato da uno zombie, dovremo essere noi a liberarlo prima che sia troppo tardi.
Nei cunicoli sotterranei, oltre ai nemici comuni, abbiamo avuto occasione di incontrare altre tipologia di zombie: un “screamer”, capace con il suo potente urlo di richiamare a se altri zombie, e un boss di fine livello: una gigantesca e mostruosa aberrazione che con i suoi pugni ci ha dato filo da torcere. Eliminare i nemici ci farà guadagnare punti esperienza, che ci permetteranno di salire di livello. Ad ogni level-up guadagneremo dei medaglioni da spendere per sbloccare nuove mosse ed abilità.
Di certo la progressione all’interno delle missioni della demo di Yakuza of the End, sebbene appaia veloce e reattiva, risulta abbastanza lineare. Nei lunghi corridoi e nelle piccole stanze delle ambientazioni al chiuso, spesso ci è sembrato quasi di giocare ad uno shooter su binari, piuttosto che ad un TPS. La posizione dei nemici appare ben più che prevedibile, anche se tuttavia non ci è dispiaciuto abbandonare tattiche e strategia per immergerci in un'esperienza action più veloce e meno ragionata.
Purtroppo il tutto viene in parte inficiato da un sistema di controlli non del tutto pratico e comodo, e da una gestione della visuale non perfetta. Soprattutto negli ambienti al chiuso, abbiamo incontrato difficoltà nel riuscire a controllare la telecamera. Troppo spesso siamo stati costretti ad aggiustare l’angolo di ripresa affinchè l’azione rimanesse inquadrata. Se con un numero limitato di zombie questo difetto non pesa troppo sulla giocabilità, ci domandiamo se in situazioni più affollate non si ponga come un serio fattore limitante alle nostre abilità da tiratori.
La demo si conclude con Akiyama che, sbucando dal tombino, si ritrova per le strade della Kuramocho “normale”, in un contesto surreale in cui i cittadini sembrano vivere la loro vita normale nonostante abbiano come dirimpettai una schiera di morti che camminano. La versione di prova non ci fa proseguire oltre, ma sappiamo per certo che nella Kuramocho risparmiata dall’infezione non mancheranno tutte le tradizionali attività di contorno alla main quest che caratterizzano da sempre questa saga free-roaming. I giocatori potranno ancora giocare al pachinko, cantare nelle sale di karaoke, intrattenersi con le avvenenti hostess e magari convincerle a partecipare insieme a loro ad una carneficina di zombie.

Yakuza Dead Souls Checché se ne dica, Yakuza of the End è un progetto sperimentale alquanto interessante. La decisione di stravolgere lo scenario e l’esperienza di gioco sembra essere riuscita, almeno dal punto di vista dell’integrazione con le dinamiche presenti nei capitoli precedenti della serie. Un titolo alternativo, che dopo 4 episodi canonici punta ad offrire qualcosa di notevolmente differente. Quello che però ci preoccupa maggiormente sono le difficoltà tecniche riscontrate nella creazione di un sistema di controlli e di un level design che si adattino al genere Third Person Shooter. Sotto questo aspetto, Of the End appare alquanto acerbo, presentando una mappatura tasti alquanto scomoda, e scenari di gioco decisamente lineari. Se Sega ha intenzione di esportare il titolo anche in occidente, a nostro avviso dovrà necessariamente rivedere alcuni aspetti di questa produzione.

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