Intervista Hitman HD Trilogy

Quattro chiacchiere con Tore Blystad, art director degli ultimi Hitman

intervista Hitman HD Trilogy
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Dopo il grande successo di Hitman Absolution, IO Interactive non poteva starsene con le mani in mano. Raggiungo un ampio bacino d'utenza, il team di sviluppo ha ben pensato di riproporre una raccolta dei tre capitoli centrali di quella che è stata una saga davvero gloriosa. Dopo aver discusso abbondantemente della serie in uno dei nostri “Eye Remember”, noi di Everyeye.it abbiamo avuto occasione di scambiare quattro chiacchiere con Tore Blystad, art director in forze presso il team danese. Oltre ad aver lavorato sugli ultimi episodi di Hitman, Tore ha militato in Funcom, e ci parla un po' della filosofia alla base della raccolta, e dell'iconografia che IO Interactive ha saputo così ben gestire nel corso degli anni.

Dark Rider

Everyeye.it: A chi volete rivolgervi con questa trilogia. Vecchi fan o nuovi giocatori?
Tore Blystad: Sostanzialmente ad entrambi. Si tratta di titoli molto particolari, e non abbiamo apportato cambiamenti sostanziali ai tre giochi del pacchetto, in modo da mantenerli duri e diretti come lo erano al tempo della release. In questa maniera i vecchi fan si sentiranno a casa, mentre i nuovi utenti potrebbero stupirsi di quanto erano complessi e difficili i titoli di una volta.

Everyeye.it: Puoi parlarci dei miglioramenti tecnici che troveremo in questa trilogia?
Tore Blystad:Abbiamo voluto mantenere i tre titoli più “puri” possibile, quindi non ci saranno modifiche rispetto agli originali.

Everyeye.it: Nel corso dei tre titoli inclusi nella collection, la serie di Hitman è cambiata molto. Dal punto di vista narrativo così come sul fronte del gameplay. Non pensi che i giocatori possano essere un po' disorientati di fronte ad una certa disomogeneità?
Tore Blystad:HD Trilogy è una raccolta, e così come i titoli della serie sono vari e sfaccettati, anche il pacchetto lo sarà. Se qualcuno oggi vedesse Prometheus, e -senza conoscere i vecchi lungometraggi- corresse a prendere la “quadrilogia” di Alien, sarebbe ugualmente sorpreso.

Everyeye.it: Perchè non avete optato per una quadrilogia, inserendo anche il primo Hitman? Era troppo complesso adattarlo tecnicamente agli standard attuali?
Tore Blystad:Il nostro scopo è sempre stato quello di proporre una trilogia, presentando ciò che di meglio la serie aveva da offrire. In Codename 47 molte delle caratteristiche distintive della saga non sono ancora presenti, dal momento che sono state introdotte con Silent Assassin. Per questo abbiamo escluso il primo episodio.

Everyeye.it: Hai visto il film di Hitman? Che ne pensi? C'è qualcosa che avresti cambiato? E soprattutto: pensi che sia adeguato l'attore che interpreta 47?
Tore Blystad:L'abbiamo visto, e siamo veramente fieri che un titolo sviluppato nella piccola Danimarca sia stato accolto a Hollywood. É stato un grande successo e abbiamo conquistato molto fan dopo l'uscita del film. Molti giocatori che si sono avvicinati alla saga con Absolution non sapevano ad esempio dell'esistenza di altri videogiochi.
Abbiamo dato qualche feedback e qualche input creativo, nel processo di produzione del film. Ma sostanzialmente, se vuoi che Hollywood lavori sul tuo prodotto, devi lasciarglielo fare con le sue regole: loro devono necessariamente operare modifiche che ritengono necessarie per il trasporto dell'idea in un contesto filmico.

Everyeye.it: Qual è il titolo della trilogia che personalmente preferisci?
Tore Blystad:Direi Hitman: Blood Money.

Everyeye.it: C'è sempre stata una solida connessione fra la storia di 47 e la mitologia cristiana (addirittura il nostro Killer è morto e risorto). Ho sempre pensato che questo aspetto aggiungesse qualcosa di speciale alla saga, sottolineando il fatto che i confini morali sono molto sottili, e che 47 ha una moralità molto particolare. Nell'industria moderna ci sono pochi titoli che esplorano così coraggiosamente allegorie di questo tipo. Siete fieri di questo tratto unico della saga?
Tore Blystad:I rimandi religiosi sono molto importanti per la saga di Hitman, anche se è sempre stato difficile puntualizzare il perchè. L'agente 47 non ha una sua precisa moralità, semplicemente esegue il lavoro che gli viene assegnato. Non prova piacere nel compiere il suo lavoro, vuole solo svolgerlo in modo professionale. Con Absolution abbiamo voluto analizzare più nel dettaglio quello che è l'aspetto “mitico” di 47, inquadrandolo dal punto di vista di diversi testimoni che hanno avuto a che fare con lui. Quasi come fosse una leggenda metropolitana.
Il fatto poi che ci siano dei legami religiosi ha reso il personaggio un po' speciale, come un “cavaliere oscuro” (Dark Rider in originale): siamo molto fieri di avere un protagonista così iconico.

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