Intervista Metro: Last Light

Incontro con Dmitry Glukhovsky, l'autore dei romanzi della serie Metro e sceneggiatore di Metro: Last Light

intervista Metro: Last Light
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Abbiamo da poco terminato l'hands on di una versione preliminare di Metro: Last Light. E' il nostro turno d'intervista: i colleghi prima di noi scendono una piccola scala a chiocciola, quindi ci fanno strada sino a una piccola saletta debolmente illuminata. Il locale scelto da Deep Silver per il suo showcase è un night club londinese edificato in una strada poco trafficata a due passi dal London Bridge: non sappiamo se il Cable sia il posto giusto dove trascorrere le nottate brave nella capitale inglese, di sicuro è un luogo caratteristico per presentare Metro Last Light dato che proprio sopra le nostre teste scorrono i binari della ferrovia.
Nella saletta troviamo ad attenderci una manciata di sedie, qualche luce colorata nascosta dietro una montagna di calcinacci e un tavolino dove troviamo alla rinfusa libri di poesia, una borraccia, una maschera antigas e altre cianfrusaglie. I treni sfrecciano a cadenza regolare. E' il luogo perfetto per dialogare di Metro: Last Light in compagnia di Huw Beynon, Brand Manager per Metro Last Light prima in THQ ora in Deep Silver, e Dmitry Glukhovsky, l'autore dei romanzi e sceneggiatore del videogioco in uscita il 17 Maggio su PC, Playstation 3 e Xbox 360.

La versione next-gen esiste già...

Huw Beynon è un ricciolino che ispira simpatia se non fosse per lo sguardo sempiternamente severo. Ride con molta difficoltà. Ma è anche colui che si è occupato della difficile transizione per la software house 4A Games e il brand Metro da THQ a Deep Silver. Ci viene immediatamente da chiedere, come è andato il passaggio di consegne? "Non abbiamo perso troppo tempo nello sviluppo del gioco ed è essenzialmente lo stesso prodotto che era stato pianificato per uscire a Marzo. Siamo molto contenti che [la transizione] non sia stata troppo traumatica per lo studio e sono sicuro che quando il titolo uscirà sarà grandioso". Due mesi di ritardo non sono affatto malaccio, ci sono altri progetti in sviluppo ex-THQ come South Park: The Stick of Truth o Company of Heroes 2 che affronteranno posticipi più consistenti.
Ma se volessimo guardare al futuro, anche più in là nel tempo, come si evolverà il brand Metro? Insomma, ci sarà per caso una versione per console di prossima generazione? "La versione next-gen esiste già ed è la versione PC. Abbiamo una partnership molto forte con Nvidia, i cui possessori di GPU potranno contare su miglioramenti grafici grazie a PhysX e 3D Vision".
Notevole, gran bella risposta, ma ora vogliam parlare più diffusamente con l'autore della sceneggiatura Dmitry Glukhovsky...

Abbiamo un accordo con la Corea del Nord...per Metro 2035

Come sanno già i lettori più informati Metro: Last Light ha davvero poco in comune con il seguito letterario Metro 2034. Nel romanzo Artyom, il coraggioso protagonista del primo libro e videogioco, rimane sullo sfondo e si gode il meritato riposo; di contro l'azione è incentrata su Hunter, lo Stalker di Metro 2033, e Omero, soldato e collezionista di vecchie riviste, cui presto si aggiungerà la quindicenne Sasha.
Nessuno dei tre, però, farà parte del videogioco Metro: Last Light, che avrà ancora come protagonista Artyom, e si ambienterà circa un paio d'anni dopo gli eventi dell'originale. Mentre una nuova società totalitaria rifacentisi al vecchio comunismo prenderà piede, la natura comincerà a rifiorire e la pioggia tornerà a bagnare quelle terre infette.
Dmitry Glukhovsky, l'autore dei due romanzi capostipiti del Metro Universe continuato sotto forma di progetto open source, ha scritto la sceneggiatura di Metro: Last Light prendendo deliberatamente le distanze da Metro 2034 e ci anticipa che nel 2014 la riadatterà in veste di romanzo con il titolo Metro 2035: "Ho deciso di non basare la sceneggiatura su alcun libro di Metro, ma di scrivere qualcosa di nuovo per mio conto che poi fosse adatto al gameplay del videogioco".
Quali sono gli obiettivi che hai cercato di raggiungere con la trama di Metro: Last Light? "Riproponendo la figura di Artyom, nient'altro che un giovane uomo vulnerabile, ho voluto renderla più drammatica, voluminosa e ampia. In effetti ho scritto una valanga di dialoghi, uno sproposito per essere proposti in forma di romanzo". Il processo di adattamento dal videogioco alla carta sarà indubbiamente lungo e tortuoso!

Il mondo metropolitano di Metro: Last Light ci affascina enormemente. Lo spettro di un totalitarismo ai giorni nostri, la creazione di una società parallela tra i cunicoli malsani e le appariscenti stazioni sotterranee, il recupero di paramenti e consuetudini comuniste tuttavia spogliate del desiderio di riscatto sociale proprio del leninismo.
Glukhovsky ci segnala alcune chiavi di lettura per meglio comprendere l'universo narrativo da lui imbastito. Dopo la prima missione Artyom si rifugia nella stazione Teatral'naya: poichè in superficie si trova(va) il celebre Bolshoi, anche nella cittadella sotterranea si organizzano spettacoli di Can-Can: "c'è ovviamente un intento satirico. Il mondo di gioco è letteralmente sotto-sopra, si è persa qualsiasi aderenza con la realtà del momento". E strumenti musicali si trovano un po' ovunque negli scenari di gioco per stimolare la curiosità del giocatore a navigare tra le cianfrusaglie delle città sotterranee: nel corso dei primi livelli abbiamo scovato un liuto del quale è rimasta una sola corda e infatti il suono emesso è alquanto pallido.
Infine Glukhovsky ci racconta di un imprecisato punto del gioco in cui una bambina chiede con le lacrime agli occhi spiegazioni al padre sulle cause della morte della madre, morta poco prima dilaniata dal cancro. Quanti videogiochi conoscete che trattano di cancro e malattie tumorali, ci incalza? Silenzio. Nessuna risposta. "Finchè i game designer continueranno a fare leva sugli stereotipi non riusciranno mai a commuovere ed appassionare i videogiocatori d'oggi".
Come ultima domanda gli chiediamo se gli eventi immaginati nel gioco possano un giorno trasformarsi in realtà: prima Glukhovsky la butta sul ridere ammettendo di aver un accordo con la Corea del Nord affinchè si creino simili presupposti in concomitanza con la data di uscita, poi ritorna serio si aggiusta il ciuffo e ammette di essere una persona pessimista e decisamente cinica. "Ho iniziato a immaginare il mondo di Metro quando avevo 16 anni [ora ne ha 33 ndr] e molte cose che balenavano nella mia testa sono diventate realtà o potrebbero tranquillamente diventarlo..."