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Proviamo il colorato sparatutto per Nintendo Switch

Intervista Mona Lisa Duck

Intervista a Nicola Ferrarese, autore di un corto per AIOMI

INFORMAZIONI GIOCO
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Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Da più di un anno l'Associazione Italiana Opere Multimediali Interattive (AIOMI) organizza incontri, convegni, iniziative per sponsorizzare la cultura del videogioco. E certo, per noi di Everyeye, non è cosa da poco: l'impegno dei soci fondatori Raoul Carbone e Marco Accordi Rickards, a prescindere dalle modalità con cui viene portato avanti, è encomiabile, come del resto osservato alla recente Assemblea Nazionale di AIOMI tenutasi nell'incantevole cornice del Cartoons on the Bay, a Rapallo. Sviluppatori, publisher, addetti ai lavori si sono ritrovati nello stesso luogo e all'unisono hanno definito la strategia per i mesi a venire; e cosa ancora più importante sotto lo sguardo vigile delle istituzioni, del Ministero della Gioventù. Il ministro Meloni ha così espresso parole comprensive per l'operato dell'associazione attiva in un settore strategico per l'educazione delle giovani generazioni, dell'uso che ne fanno "e quanto il prodotto influisca su di loro". Ha inoltre colto "l'occasione per fare i miei migliori auguri - conclude il membro del Governo - ai produttori italiani di videogiochi affinchè raggiungano al più presto una solida maturità industriale, anche con l'aiuto delle Istituzioni, al fine di rivelarsi sempre più competitivi a livello internazionale e di affermare l'ingegno ed il gusto del 'made in Italy' anche nel settore videoludico".

Uno spot controverso

Al termine della manifestazione è stato proiettato in anteprima un cortometraggio finalizzato al promuovere la "cultura del videogioco", l'approccio consapevole all'intrattenimento interattivo, che possa divenire un tutt'uno con l'ambito intellettuale del nostro Paese. Suona arduo, non è così? Le devono aver pensato anche i due registi, Nicola Ferrarese e Corrado Agnese, nonché i due malcapitati che si sono ritrovati a prestare il volto allo spot, Gilberto Garibaldi e Renzo Barcaroli. Di Mona Lisa Duck, il nome del cortometraggio, avevamo già parlato un paio di settimane fa quando fu proposto in anteprima da AIOMI: immaginatevi di entrare in un museo, pareti bianchi, luci soffuse, un quadro illumina la stanza. I passi si fanno più svelti all'avvicinarsi della tela, la celebre Gioconda di Leonardo Da Vinci: ma dalle vallate che contornano l'enigmatico sorriso ecco spuntare uno stormo di anatre. Una manciata di pixel, direttamente da Duck Hunt: la pistola in allegato al quadro permette - anzi invoglia - a far piazza pulita degli intrusi. E l'arte prende vita, si rivela sotto vestigia inedite, nuove, diciamo pure al passo coi tempi. Una sorta di notte al museo interattiva. Ma questo entusiasmo non elimina le legittime perplessità che accompagnano la reazioni di coloro che, videogiocatori d'annata, guardano per la prima volta il video in questione: come i nostri fedeli lettori, piuttosto secchi nel proporre le proprie sensazioni. Certamente il video è coraggioso, osa molto, ma aldilà della tematica qualcuno ha destato perplessità sulla realizzazione tecnica, sulle performance degli attori, sulle scelte registiche. Al chè uno dei due realizzatori, Nicola Ferrarese, ci ha fatto pervenire dichiarazioni di fuoco. Abbiamo quindi deciso di indagare più a fondo la questione chiedendo a quest'ultimo alcune precisazioni sui tanti perchè di Mona Lisa Duck. E' l'occasione anche per farsi raccontare aneddoti divertenti sul dietro le quinte dello spot.

Intervista a Nicola Ferrarese

Quale è stato l'obiettivo di AIOMI nel realizzare questa sorta di pubblicità progresso, oltre a quello molto lato di pubblicizzare la cultura del videogioco?

Non è una pubblicità progresso. Metalmark [Marco Accordi Rickards ndr] mi ha chiesto se avevo voglia di fare uno spot per AIOMI, dopo aver visto gli altri miei lavori, ed io ho accettato. Nessun compenso, solo la voglia di creare legata alla passione per i videogiochi. L'obiettivo: diffondere AIOMI e divertire.

Perché avete scelto proprio la Gioconda? Non è un simbolo dell'italianità troppo in vista per essere "sbeffeggiato" dall'ultimo arrivato, il videogioco?

La Gioconda è il migliore stereotipo dell'arte, nonché il più adatto allo scopo di "schermo tv". Ci si può indignare, ma il fine, l'attirare l'attenzione, è assolutamente raggiunto. Non a caso piace di più all'estero e su Youtube ha un gran bel punteggio. Vogliamo anzi essere dissacratori per smuovere chi vede il videogioco solo come "gioco".

Lo stesso Duck Hunt, a tuo dire, "è un archetipo immediatamente riconoscibile". Come si è arrivati a tale concept promozionale? Quali le bozze e quali i progetti scartati?

[ride] Ma quale concept e bozze? Perdonami se rido, ma Marco mi ha solo detto "fai quello che vuoi, non vogliamo sapere nulla fino al prodotto finito". Mi/ci ha concesso assoluta libertà. Idee ce ne passano a decine in testa, decine ne scartiamo, ma non è un lavoro il nostro. Lo facciamo solo per gioco e piacere personale. Ci è venuta questa idea, l'abbiamo perfezionata, l'abbiamo creata - anche se si tratta di una tipologia di filmato che non abbiamo mai affrontato e ci ha posto notevoli problemi...che abbiamo risolto anche fin troppo bene!

Naturalmente non ci si improvvisa registi e produttori dall'oggi al domani, giusto?

Prima di aver girato Mona Lisa Duck, abbiamo girato un sacco di altri corti. Li puoi vedere sul canale CConfusionman su youtube. Inoltre giriamo mini-documentari sulla zona in cui abitiamo, li puoi vedere sul canale GnamSpot. Il nostro maggior successo è stato VIDEOKRAUTING.

Ma Mona Lisa Duck è certamente un prodotto più ambizioso, dalla forte impronta militante. Dove è stato girato? Con quali mezzi? Dove avete reclutato i due attori, che qualcuno non ha esitato ad accomunarli a dei serial killer?

Da questa domanda posso far nascere un simpatico racconto di backstage che vi illuminerà su molte cose. Dopo aver trascorso due settimane in cerca di una sala da museo soddisfacente, abbiamo trovato un palazzo (protetto dalle belle arti) in quel di Pontedassio (piccolo comune al di sopra di Imperia) con una grande stanza affrescata. La parete scelta era a destra dell'inquadratura, quindi abbiamo fatto stampare la Gioconda a specchio per poter poi capovolgere il tutto in postproduzione (non volevo che il "giocatore", impugnando la pistola, desse la schiena alla camera). Dopo aver cercato in tutti i modi di appendere il quadro con un cavo di acciaio (che è esploso mancandoci per poco), abbiamo optato per una sala differente, non affrescata. Su una parete (a sinistra dell'inquadratura) avremmo poi potuto piantare un chiodo... vari chiodi, visto che l'intonaco cedeva.
Problema principale: la sala presentava fari, prese di corrente, un pilastro, un ascensore, un quadro elettrico. Abbiamo girato e ci siamo resi conto...che c'era troppa roba.
Gli ingombri sono stati rimossi nell'arco di un mese in post produzione, fotogramma per fotogramma, con maschere, photoshop, motion e final cut pro (tutto originale eh!). Avessimo avuto uno studio, un grafico 3D, avremmo girato tutto in chroma key. Essendo il tutto autofinanziato, abbiamo seguito l'arte dell'arrangiarsi.
Ad esempio, per la luce utilizzavamo fari riflessi su una tela da disegno, il dolly lo abbiamo messo su una serie di tappeti e fogli di PVC acquistati per girare la sola prima inquadratura....ragazzi, non si tratta di una produzione low budget! Qui l'unico budget presente era la nostra passione ed inventiva, e nessuno ha studiato luci, regia o recitazione...anzi...mi correggo: i due attori si. Il giocatore fa teatro per passione, il guardiano ha già fatto da comparsa in un film "vero". Si, sono attori, ma assolutamente non professionisti, ed hanno recitato spinti da ciò che spingeva noi registi. Altra curiosità: il cappello del guardiano è tagliato sul retro perché troppo piccolo per la sua testa.
Se avete trovato agghiaccianti le nostre star, io dico, meglio! Vi resterà più impresso il filmato e vi ricorderete di AIOMI!

L'utenza di Everyeye ha avuto atteggiamenti contrastanti: quali fraintendimenti ritieni ci siano stati? In che senso ignorano il significato di video virale?

L'utenza di Everyeye è stata confusa da fuorvianti comunicazioni che vogliono AIOMI produttore del filmato in quanto "manifesto" e "pubblicità progresso" mentre questo spot è stato prodotto per AIOMI dal sottoscritto con la complicità di Corrado Agnese, con l'obiettivo di diffondere "AIOMI" sulla rete. Un video virale non necessariamente deve spiegare, giustificare, illustrare, sbandierare. Un video virale deve diffondersi, portandosi dietro la scritta AIOMI ed il sito www.aiomi.it. E questo video, che gli utenti di Everyeye lo vogliano o no, lo sta facendo in autonomia!

Non si è ben capito se tale video verrà trasmesso sulle tv nazionali. Quali sono le intenzioni? Avranno il beneplacito del Ministero per le Politiche Giovanili come la stragrande maggioranza delle attività di AIOMI?

Questi video verranno trasmessi sulle reti nazionali???? Wow! Certo che ci piacerebbe! Dopotutto non è una novità che video virali raggiungano media di massa!

Ma ne seguiranno altri?

Spero che Aiomi presenti altri cortometraggi, poiché trovo sia una realtà unica...forse a livello globale. Noi abbiamo fatto Mona Lisa Duck perché Marco, un amico, ce lo ha proposto, e perché io amo i videogiochi, la loro cultura e la loro storia. Se avremo tempo ne faremo altri, come accaduto con Videokrauting, Tomatoids, Super Mario Beans e i video promozionali per il Videogame History di Monza (organizzato da noi di www.gamescollection.it).

Non ci sentiamo di aggiungere altro, la parola torna per direttissima ai lettori, non prima di aver considerato l'avvertimento finale di Ferrarese: "Tiro le somme: alla fine il video fa il suo ‘sporco lavoro', divertendo e diffondendo AIOMI worldwide. Se non vi piace o vi sentite offesi, pazienza. Se vi piace (come parrebbe dalla stragrande maggioranza dei voti su Youtube), meglio. Io detestavo lo spot tv di Calzedonia con l'inno nazionale storpiato, però non potevo disconoscerne la genialità".