The Last Guardian: Intervista a Fumito Ueda

Incontrato a Londra, abbiamo avuto il privilegio di porgere qualche domanda a Fumito Ueda, autore dell'imminente The Last Guardian.

intervista The Last Guardian: Intervista a Fumito Ueda
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  • PS4
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

In Fumito Ueda s'intravede la stessa scintilla dell'anima di Trico: nel suo sguardo distante, nobile, un pochino altezzoso e timido allo stesso tempo. Quella del celebre game designer è, infatti, una personalità inafferrabile e schiva, lontana dallo spotlight solitamente riservato agli autori più influenti dell'industria videoludica. Eppure, proprio come la creatura protagonista di The Last Guardian, d'improvviso i suoi occhi sanno accendersi d'entusiasmo, sorridere e brillare di una luce nuova non appena inizia a parlare della sua ultima opera. Forse perché è pienamente consapevole di aver dato vita ad un gioco sublime. Abbiamo avuto il privilegio di incontrarlo a Londra, alla presentazione di The Last Guardian, durante la quale ci siamo cautamente avvicinati per porgergli qualche domanda sul progetto ormai in dirittura d'arrivo. Fumito Ueda si è allora fidato di noi, e ci ha rivelato alcuni preziosi dettagli sul processo di sviluppo, sulle difficoltà che ha dovuto affrontare, e sulle sue paure.

The Last Question

Everyeye.it: Parliamo della gestazione del progetto. Quanto è stato complesso e travagliato lo sviluppo? Cosa hai aggiunto negli anni e cosa hai dovuto sacrificare della tua idea originale?
Fumito Ueda: Nel corso degli anni, l'attuale game design e la nostra idea iniziale non sono stati modificati, né in termini di feature, né di gameplay, né di obbiettivi che ci siamo prefissati di raggiungere. Tuttavia lo sviluppo del progetto è stato davvero molto lungo, e sono certamente subentrate molte problematiche derivate da queste tempistiche, nelle quali ora non vorrei entrare nello specifico. Ma sono stati soprattutto problemi di natura tecnica.

Everyeye.it: Sembra essere molto importante l'uso del linguaggio non verbale, della comunicazione fatta di gesti, sguardi, sensazioni. Credi che questa forma di narrazione sia più "emotiva" e più intensa rispetto ad una di stampo più tradizionale?
Fumito Ueda: Sì, questa forma di narrazione dà l'idea di essere più potente, più emotiva di quella che si basa sulle parole, sui testi, sui dialoghi. Dipende, tuttavia, soprattutto da quello che si cerca in un videogame: l'uso di movimenti, sguardi, espressioni può rivelarsi molto intenso, e si tratta di tecniche che vengono sfruttate soltanto in un videogioco. Un film può fare affidamento su parole, testi e dialoghi, mentre questo tipo di narrativa è appannaggio unicamente del medium videoludico.

Everyeye.it: Cosa puoi dirmi dell'intelligenza artificiale di Trico, bestia capricciosa e imprevedibile? Come avete lavorato per dar alla creatura una vera e propria anima?
Fumito Ueda: Sviluppare ciò che Trico pensa e ciò che decide di fare è stata la parte più semplice del processo creativo. Più complesso è stato invece programmare come Trico decide di comportarsi dopo aver pensato, dove decide di andare, come ci arriva: insomma, il modo in cui compie le azioni dopo che l'intelligenza artificiale ha scelto cosa fare. È stato un lavoro molto lungo in cui abbiamo rimosso gesti che ci sembravano innaturali, il tutto per rendere ogni movimento il più realistico possibile.

Everyeye.it: Ora una domanda inerente al gameplay. The Last Guardian recupera il ritmo lento, compassato di ICO e Shadow of the Colossus, un ritmo estraneo al modo ipercinetico di giocare oggigiorno imperante. Credi che questo tipo di "poesia", quasi senza tempo, possa ancora far breccia nei cuori dei giocatori? Miri ad ampliare il pubblico di riferimento o ti rivolgi principalmente agli estimatori dei tuoi primi giochi?
Fumito Ueda: Comparandolo agli altri prodotti, può sembrare un gioco dal ritmo lento, soprattutto all'inizio, quando Trico non si fida del ragazzo. Ma nelle fasi avanzate inizierà a prendere fiducia nei confronti del compagno: abbiamo quindi creato un equilibrio tra i momenti più pacati e quelli più dinamici. Sono convinto che ai fan dei miei giochi precedenti The Last Guardian piacerà moltissimo, ma sarebbe certo meraviglioso, se anche nuovi giocatori riuscissero ad apprezzarlo allo stesso modo.

Everyeye.it: In Shadow of the Colossus erano presenti riferimenti all'allegoria biblica. Era tua intenzione ispirarti ad essa? E in The Last Guardian tornerà nuovamente un'allegoria di questo tipo?
Fumito Ueda: I riferimenti non sono mai stati espliciti: credo che dipenda molto dalle interpretazioni dei giocatori. Alla fine, si tratta di una sorta di "storia aperta", in cui ognuno può avere una propria visione d'insieme. Lo stesso in The Last Guardian: come team non ci siamo concentrati su una singola fonte di ispirazione, mitologica o religiosa. Spetta al giocatore dare una sua personale interpretazione.

Everyeye.it: Dopo tutti questi anni, dopo due grandissimi capolavori, quanto temi le aspettative che hai saputo creare?
Fumito Ueda: Mentirei, se dicessi di non avvertire alcuna pressione: quindi sì, sono un po' teso. Ma sia io che il team tendiamo a non preoccuparci eccessivamente, senza pensare molto alle enormi aspettative dei giocatori: e restiamo quindi in attesa di vedere ciò che accadrà quando il gioco sarà uscito.