The Evil Within 2 Oggi alle ore 21:00

Giochiamo in diretta con la nuova avventura di Sebastian!

Intervista Voglio un monitor

Intervista a Tommaso Di Giulio in occasione del lancio del suo video '16-bit'

intervista Voglio un monitor
INFORMAZIONI GIOCO
Articolo a cura di

Tommaso Di Giulio, classe 1986, è un cantautore romano con una carriera già ben avviata. Dopo l’autoprodotto Tutto il male vien per nuocere pubblica il suo secondo disco Per fortuna dormo poco (Leave music/Universal) che lo ha portato in giro per l’Italia aprendo anche per artisti di richiamo come Francesco De Gregori, Max Gazzè, Franco Battiato, Pino Daniele, Fabio Concato e Jethro Tull. Da sempre legato al mondo della crossmedialità (è appassionato di cinema e videogiochi) Tommaso coglie ora l’occasione per omaggiare il mondo del videoludo con il video del suo singolo Voglio un monitor. Lo abbiamo contattato per parlare un po’ di lui e del video in particolare, che potete visionare nel player sottostante, a metà del secondo paragrafo.

Come nasce il concept di ‘Voglio un monitor’ e come si lega al contesto del disco?
Come può suggerire il titolo, ‘Per fortuna dormo poco’ è un disco che parla soprattutto di contraddizioni. E’ un album in cui la notte è sia reale (il momento in cui chi non campa ancora di musica si può ritagliare del tempo per riflettere e comporre, quando ha tempo libero) e sia una metafora: è la fine del giorno precedente ma anche il preludio a quello dopo, quindi è sia il momento in cui fare i conti con se stessi, tirando le somme di quanto si è fatto prima e attraversando il ponte verso l’ignoto. Chissà che cosa accadrà domani? ‘Voglio un Monitor’, quarto singolo del disco, è un brano che comincia con un ammissione: "Scrivo una canzone perché fare un film costa troppo". È il manifesto di un’urgenza: raccontare qualcosa nella maniera più immediata e diretta possibile. Il film costa troppo e ha necessità di una lavorazione troppo lunga, le poesie sono fuori moda e i romanzi ormai sono più quelli che li scrivono rispetto a quelli che li leggono. Ecco allora arrivare la canzone. Una canzone nervosa, veloce, aggressiva, che si scaglia contro chi parla troppo per sentito dire, contro chi usa l'arte per fare populismo e contro la superficialità di certo cantautorato finto impegnato senza sostanza. ‘Voglio un Monitor’ è inoltre un invito a capire bene qualcosa prima di esprimersi in merito, perché piuttosto che parlare/cantare di temi importanti e delicati con slogan e superficialità è più "sociale" cantare "tra la la la la la" nudi, sotto la doccia.



Perché la scelta di omaggiare, nel video, i videogiochi degli anni ’80/'90?
Il brano contiene suoni direttamente campionati da alcuni vecchi arcade trovati in una sala giochi giù in Sicilia, dove ho registrato l’album. E’ un brano che già musicalmente gioca sull’ambiguità dell’opinione che la gente ha sui videogiochi: i più avveduti sanno che molti videogiochi hanno poco da invidiare alle grandi opere d’arte ma gran parte di chi non c’è cresciuto quando era piccolo li bistratta. Il brano racconta, tra le righe, anche questo, la qualità e l’intelligenza non passano necessariamente per materiale artistico cosiddetto “impegnato”. Anche se, a mio avviso, c’è più politica nel terzo capitolo di Bioshock che in tutta la filmografia di Ken Loach.

Come è stato realizzato il video? Ti sei avvalso della collaborazione di uno studio?
Il video l’ha scritto, diretto e animato il geniale Matteo Tiberia, giovane regista di Roma, che mi ha proposto l’idea più di un anno fa. Siamo tutti e due amanti di videogame e cultura pop e quindi ho subito accolto con entusiasmo il suo soggetto. Poi quando ho visto qualche tempo dopo un “trailer” di pochi secondi sono impazzito, era davvero eccezionale. Avendo realizzato tutta l’animazione, a mano e da solo, ci ha messo molto tempo, dopo un accurato studio dei videogiochi dell’epoca. Sono certo che i puristi rimarranno soddisfatti, ci sono molte citazioni, ovviamente: Street Fighter, Double Dragon, Sonic, Metal Slug... Abbiamo poi girato con una piccola ma efficientissima squadra anche delle riprese in live action in cui si nota la cura pazzesca che Matteo mette nei particolare (ad esempio la cartuccia old-style del gioco, sempre realizzata da lui).

Non abbiamo potuto fare a meno di notare la presenza dell'orso in sottoveste, personaggio ‘cult’ per chi ti segue da tempo. Ci sono anche altri protagonisti delle tue canzoni?
Come la canzone, anche il video racconta di dualismo e di contraddizioni. Il finale in questo senso è emblematico. Io stesso spesso sento di portare dentro il mio cervello una sorta di picchiaduro psichico, in cui due o più “me” fanno la lotta per prevalere. Spesso ne deriva un gran mal di testa.
Ci sono altre chicche nel video che non svelo e lascio alla scoperta di chi guarda. Ma per quanto riguarda l’Orso in Sottoveste (protagonista di una mia canzone, ‘Bear In Underwear’) è stata un’idea divertente di Matteo, che mi segue dagli esordi, ma comunque in tema col tutto: in quella canzone io parlavo di quest’orso che ci avrebbe salvato da una non meglio specifica crisi: era il simbolo di un’entità ambigua, seducente e pericolosa al contempo ma dal senso sfuggente, quasi surreale. Quindi nel video ci sta molto bene, specie perché fa il boss di fine livello.

Con tutto quello che hai da fare, hai tempo per dedicarti ai videogiochi? Quali sono o sono stati i tuoi preferiti?
Cerco sempre di ritagliarmi un po’ di tempo per i videogame. Li ho sempre amati ma oggi con il poco tempo che ho a disposizione preferisco comprarli e tenerli in serbo per quando ho periodi più rilassati, con la conseguenza che poi mi chiudo le nottate per finirli in pochi giorni.
Ultimamente ho adorato il terzo capitolo di Bioshock (Infinity), che reputo davvero un’opera d’arte, assieme all’ultimo GTA e sicuramente Gears Of War 2. Ma nel mio cuore porto i grandi classici, alcuni picchiaduro come Street Fighter II e Tekken e certi capitoli di Final Fantasy, specialmente il VII e l’VIII.