E3 2014

Provato Adrift

Alla deriva, nello spazio soffocante di uno dei titoli più affascinanti dell'E3

provato Adrift
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Schwendimann Andrea Schwendimann nasce smontando un 486DX e divorando qualsiasi videogame da allora in avanti. Non ha resistito a nessuna piattaforma, appassionandosi a qualsiasi genere, pur prediligendo gli FPS, gli action-adventure, gli RPG e l'hardware da gaming in ogni declinazione. Lo trovate su Facebook, su Steam e su Google Plus.

Quest'ultimo E3 è stato sicuramente importantissimo per la scena indipendente, che mai come quest'anno si è fatta sentire alla fiera più importante del settore. Con essa anche i device per la realtà virtuale hanno spadroneggiato, soprattutto Oculus Rift, che grazie a un modello di business completamente aperto agli sviluppatori, è riuscito a imporsi in tantissimi titoli indie che lo stanno implementando senza alcuna riserva. E' il caso di Adrift, titolo dal concept che ci ha davvero rapito, e non solo per essere stato concepito per Oculus. Avete presente Gravity di Cuarón? Soli, alla deriva nello spazio con poca aria e ancor meno vita intorno.
Ansia claustrofobica virtuale.

Sospesi ad un passo dalla terra

Una volta indossato l'Oculus e le cuffione della Plantronic eravamo completamente isolati dal mondo esterno. La sensazione è di quelle che spaventano, se si entra nella parte in un gioco come Adrift. Tra lo stupore e l'inquietudine ci stavamo muovendo tra le stelle, con il respiro pesante di chi cerca di controllarsi, le mani guantate che galleggiavano di fronte a noi e la Terra come sfondo. Blu, luminosa, gigante. Inarrivabile. La nostra tuta è danneggiata, lo sappiamo; così come la stazione su cui eravamo, unici membri di un equipaggio che per fortuna era costituito solamente da noi stessi. Un solo astronauta, un solo sopravvissuto: rende più facile la conta dei morti.
Adrift è inquietudine cosmica e non ricorre a zombie o mostruosità: basta la placida solitudine in un ambiente ostile, alieno, sterile. I pezzi della nave galleggiano come noi e possiamo raggiungerli più o meno facilmente. Il problema è che i propulsori non sono infiniti e dovremo trovare un modo per arrangiarci. Il gioco sarà strutturato come un "open world", ci racconta lo sviluppatore. Cinque hub, o strutture, da cui si potrà accedere a zone diverse della nave distrutta. L'impostazione ricorda quella di un'avventura grafica con interfaccia minimale, con pochi oggetti da muovere, puzzle ambientali e priorità da mettere davanti ad altre. Prima di tutto dovremo sistemare la nostra tuta, il respiratore, l'idrogeno per i propulsori e magari trovare qualche attrezzo di base per operare a gravità zero. In seguito dovremo capire che cos'è successo alla nave e fare di tutto per tornare sulla terra.

Durante la nostra prova abbiamo navigato tra due pezzi di carlinga completamente squarciati, ma ancora esplorabili in larga parte. La demo in ogni caso era solo esplorativa e l'interazione era ridotta al minimo. Tuttavia gli elementi di gioco erano lì a schermo, quasi ad invitarci a capire come estrarre ossigeno da alcune taniche, vedere se era possibile ripristinare qualche sistema, come una specie di serra rimasta intatta dopo l'esplosione o l'impatto.
Il respiro nella tuta è assordante, e trovarsi nell'Oculus aumentavtantissimo l'ansia di non riuscire a sopravvivere. "Adrift è una First Person eXperience, ci piace chiamarlo così: FPX", continua lo sviluppatore, "Crediamo fermamente che ci siano modi differenti a quelli a cui siamo abituati per immergere il giocatore in un'avventura. L'audio -ad esempio- giocherà una parte importantissima".
L'Unreal Engine 4 fa il suo dovere sugli schermi fullHD dell'Oculus e i giochi di ombre sono spettacolari: il sole è un brutto nemico quando non c'è un'atmosfera a proteggerti. Non sappiamo però altri dettagli sul gameplay di Adrift, anche se speriamo in un'accurata ricostruzione degli eventi, con tanto di investigazione tra le stelle per capire che cos'è successo.
Peccato quindi che la presentazione fosse solo abbozzata e il programmatore non ci abbia voluto dare ulteriori indizi sul suo gioco, forse perchè ancora in fase acerba di sviluppo, sebbene debba uscire a Marzo 2015.
Sappiamo solo che quel visore, quelle cuffie, quei guanti che si muovevano disperatamente in cerca di una sicurezza a cui aggrapparsi per salvare la propria vita alla deriva, ci hanno colpito.

Come pochi altri giochi a Los Angeles, nonostante la quantità di titoli validi presenti, Adrift ha saputo pizzicare le corde giuste: ansia, timore, curiosità. Che cos'è successo alla nostra nave? Che cosa potremmo trovare che ci aiuti a tornare sul nostro pianeta? A sentire il profumo della terra di una spiaggia, a tornare a vivere?
Adrift è bellissimo e terribile. Se il gameplay sarà all'altezza delle promesse, potremmo trovarci a galleggiare in un piccolo capolavoro il prossimo anno. Su PS4, Xbox One, Steam e Linux.