Agony Provato

Abbiamo provato una breve demo del disturbante survival horror in prima persona ideato dai polacchi del team Madmind Studios.

provato Agony
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Angelo De Martini Angelo De Martini è un famelico appassionato di videogiochi, dategliene uno di qualsiasi genere e ne farà un boccone in compagnia del suo fidato PC. Se potesse scapperebbe con lui in Giappone, continuando ad amare la scrittura e a videogiocare come un matto. Lo potete trovare su Facebook.

È un antipasto sfuggente ma intenso quello offerto dalla breve demo di Agony. Un assaggio di appena venti minuti che ti sconquassa dentro, ti attorciglia le budella e, inaspettatamente, ti pervade con lo stesso piacere effimero di un brivido che corre lungo la schiena. Perché l'inferno di Agony, seppur soverchiante nella sua malignità e crudezza, è quello che abbiamo sempre desiderato ma che non ci siamo mai sognati di immaginare: sgradevole e fuori di testa a tal punto da risultare, paradossalmente, curioso e intrigante.
Un ruzzolare giù nella tana del demonio che ci fa sentire come la povera Alice nel Paese delle Meraviglie: al posto del Bianconiglio troviamo però una schiera di demoni iracondi, entità svuotate, e corpi mutilati avvolti in un macabro abbraccio eterno; e noi non siamo altro che anime sperdute e dimenticate, precipitate in una dimensione ultraterrena dove le uniche sensazioni ancora percepibili sono la disperazione e, ovviamente, l'agonia. Agony è insomma un'avventura horror disturbante, immersa in un mondo dove la logica umana deve necessariamente piegarsi di fronte all'insensatezza della follia. Cerchiamo allora di fare maggiore chiarezza sugli elementi portanti dell'inquietante survival game partorito dai ragazzi del team polacco Madmind Studios, atteso su PC nel corso del 2017.

The Falling

Ci sentiamo un po' come Lucifero mentre, nell'incipit del gioco, veniamo trascinati giù dal cielo verso le profondità della Terra. La nostra pelle si sfalda per colpa dell'attrito, mentre le ossa si fanno via via più assottigliate e incandescenti; e così avviene per tutti gli altri corpi caduchi intorno a noi, simili a meteore in picchiata, destinate a completare la loro violenta discesa nell'oscurità dell'inferno. La voce narrante ci pone di fronte alla nostra ineluttabile condizione: siamo anime dannate che non ricordano più nulla di quello che sono state né ciò che hanno vissuto. Possiamo solo aggrapparci a un indizio, che però ci appare più come una condanna a morte che come una flebile speranza: per lasciare l'inferno, infatti, dobbiamo rintracciare la cosiddetta "Dea Rossa", ovvero colei che si dice l'abbia plasmato, e che quindi sarebbe in possesso della chiave con la quale abbandonare quel coacervo di perversità e dolore.
La demo si apre proprio nell'approdo marcescente dove le anime terminano la loro caduta libera: una sorta di caverna labirintica in cui le pareti sono composte da escrescenze ossee, arti mozzati e fluidi corporei. Attorno a noi scorgiamo altri spiriti deambulanti che singhiozzano con la testa incappucciata tra le mani. Al momento, purtroppo, non è ancora possibile interagirci, ma i ragazzi di Madmind Studios hanno assicurato che nella versione finale, dialogando con loro, apprenderemo degli indizi molto importanti sul background di gioco e sugli obiettivi da conseguire.
Ma che cos'è Agony esattamente? È un survival horror in prima persona che punta moltissimo sull'immersività delle sue ambientazioni e sulle brutali sensazioni scaturite dal suo folle contesto. Come in Outlast e Amnesia, infatti, dovremo avanzare passo a passo lungo i claustrofobici corridoi infernali, raccogliendo indizi e risolvendo enigmi, e stando inoltre bene attenti a non farci scoprire dai demoni che li sorveglieranno. Per passare sottotraccia, data l'assenza di qualsivoglia tipo di arma (almeno in questa demo), potremo allora muoverci accovacciati, trattenendo il respiro quando saremo particolarmente vicini alle diaboliche pattuglie. Durante la nostra breve prova, ad esempio, ci siamo imbattuti in una tipologia di nemico che sembrava una sorta di reinterpretazione in chiave horror di un fauno femmineo (il cui l'ultimo scampolo di umanità era rappresentato proprio dal petto prosperoso), privo però del senso della vista (o comunque con capacità visive molto ridotte), e quindi in grado di individuarci, soprattutto a breve distanza, tramite l'udito e l'olfatto. Ogni volta che ci siamo avvicinati troppo a una di queste creature dannate, le nostre speranze di sopravvivenza si sono fatte repentinamente prossime allo zero: le bestie ci hanno agguantato con la stessa furia incontrastabile dell'Alien di Isolation, trafiggendoci nei modi più terribili e sanguinosi. Come faremo, dunque, a sopravvivere a questi spiacevoli incontri? Durante l'avanzamento avremo modo di individuare, nell'ambiente circostante, dei piccoli mucchi di ossa in cui occultarci per i secondi necessari a far proseguire i nemici nelle loro ronde (benché questa soluzione non sempre ci permetterà di beffarli), oppure di recuperare alcune torce infuocate da lanciare come diversivo per attirarli altrove, anche se dovremo stare bene attenti a non disfarcene con leggerezza, poiché ci potrebbero tornare davvero utili per superare alcuni corridoi infestati da locuste capaci di eliminarci in pochissimi istanti.

Ma è proprio nella morte che si nasconde uno degli elementi più interessanti di Agony: una volta sconfitti, ci verrà fornita una breve finestra di tempo per trasferire la nostra essenza nel corpo di un altro dannato nelle vicinanze, prendendone immediatamente possesso. In questo senso, quindi, potete capire che il game over non dovrà sempre essere percepito in maniera negativa, dato che talvolta ci darà l'opportunità di impossessarci di quei corpi posti al di là di ostacoli difficilmente aggirabili, o addirittura rinchiusi in stanze altrimenti inaccessibili. Ovviamente, il tempo a disposizione per ricercare un nuovo corpo si ridurrà drasticamente dopo ogni morte, impedendoci così di abusarne per superare sezioni particolarmente ostiche. Ma le nostre capacità di possessione non finiscono qui: avanzando nel gioco, infatti, guadagneremo progressivamente la capacità di controllare demoni sempre più grandi, guadagnandone la forza fisica e le abilità speciali. Purtroppo, dato che la demo si conclude proprio durante la cutscene che accompagna la prima possessione demoniaca, non siamo al momento in grado di raccontarvi gli effetti sul gameplay e sul bilanciamento apportati da questa incredibile possibilità, ma siamo certi che i ragazzi del team polacco, viste anche le numerose dipartite accumulate già solo in questa primissima sezione di gioco, si impegneranno per regalarci la giusta commistione tra sperimentalismo e livello di sfida.

Ma Agony non è solamente un titolo incentrato sulla sopravvivenza. Durante l'esplorazione, saremo spesso costretti altresì a risolvere degli enigmi ambientali per proseguire nell'avventura. Nella demo, ad esempio, ci siamo ritrovati in una stanza con un portone bloccato da un potente sigillo demoniaco, davanti al quale, sparse qua e là, sostavano alcune anime pietrificate in pose dissimili, come se fossero state colte di sorpresa da eventi spaventosi. Sulle pareti, invece, erano raffigurati numerosi simboli, e soltanto se avessimo scelto quello giusto, saremmo riusciti a rompere il sigillo. Ne abbiamo quindi memorizzati almeno un paio, disegnandoli successivamente sul suddetto portone, senza però ottenere alcun riscontro. Dopo qualche minuto trascorso in cerca di una soluzione, ci siamo accorti che le anime non indicavano a casaccio una direzione, bensì puntavano il loro indice esattamente verso il prossimo peccatore da osservare. Come in una sorta di catena umana, quindi, non abbiamo dovuto fare altro che seguire le indicazioni fino all'ultimo corpo pietrificato, che ovviamente indicava il simbolo corretto da disegnare sul portale. È un espediente piuttosto semplice, ma si tratta comunque di uno sfruttamento interessante degli elementi ambientali e del contesto demoniaco che avvolge l'opera. Di tanto in tanto, poi, incroceremo delle bizzarre pareti in grado di alterare la nostra gravità, che andranno percorse per raggiungere rampe e passaggi prima preclusi. Ci sono anche alcuni oggetti da raccogliere, come statuette e dipinti, ma non ci è ancora chiaro se si tratta di semplici collezionabili, o se invece ci serviranno per potenziare i nostri poteri.
L'avanzamento in Agony, insomma, ci è parso proprio quello tipico degli horror game: un titolo contraddistinto da un approccio prudente e calcolato, che si trascina dietro tutto il peso di un'atmosfera ansiogena e ben sostenuta, nella quale il sentirsi inermi di fronte al nemico è sia una regola terrificante sia un motore stimolante per l'intera esperienza.

Non va poi sottovalutato l'impianto tecnico del gioco, sorretto da un Unreal Engine 4 davvero incredibile nel ricostruire a schermo un inferno tanto disturbante quanto credibile. E allora eccoci lì, immersi nell'oscurità più totale, sopra un ammasso confuso di corpi scarnificati, mentre a ogni passo le ossa scricchiolano sotto i nostri piedi, e le pareti tutt'intorno secernono fluidi ribollenti: è come assistere all'incontro tra Masahiro Ito, Zdzislaw Beksinski e Wayne Barlowe. E in ogni stanza, poi, troviamo degli altarini raccapriccianti che intensificano il monito infernale: a volte sono anime dannate appese come quadri e con l'intestino a penzoloni, altre volte sono neonati schiacciati sotto il peso di qualche enorme masso. Ovviamente allo stato attuale dello sviluppo le prestazioni di Agony non sono ancora del tutto stabili, con qualche vistoso calo di framerate: niente che comunque non possa essere sistemato nei prossimi mesi.

Agony Non ci è ancora chiaro quale forma assumerà Agony, ma quel poco che abbiamo visto ci ha sicuramente convinti e incuriositi. L'inferno che abbiamo imparato a conoscere in titoli come Doom, Painkiller, Dante's Inferno e Shadows of the Damned è qui distrutto e reinterpretato in una chiave tanto disturbante quanto inimmaginabile. Ed è quindi la curiosità di scoprire ciò che nasconde ogni stanza e ogni corridoio a guidarci nell'impresa: per quanto risultino raccapriccianti ed inconciliabili con la logica umana, i diversi scorci demoniaci che ammireremo durante l'avanzamento ci racconteranno una storia sicuramente meritevole di essere ascoltata. Interessante ci è parso anche il sistema di enigmi ambientali e quello relativo alle possessioni "post-mortem", sebbene ci sia davvero dispiaciuto non aver potuto, per il momento, controllare con mano i corpi dei demoni che popolano gli inferi. Per il resto, Agony è un survival horror in prima persona dove l'immersività gioca un ruolo fondamentale, sopratutto per merito di un comparto tecnico eccellente e credibile: non vediamo quindi l'ora di esplorare di nuovo, nei mesi a venire, i suoi abissi perversi, pregni di dolore, perdizione e peccato.

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