Provato Animal Crossing Happy Home Designer

In attesa della recensione, vi raccontiamo le prime ore di Animal Crossing Happy Home Designer per Nintendo 3DS. Anche alla fine dell'anteprima il dubbio permane: spin-off semplificato o rivoluzione nella serie?

provato Animal Crossing Happy Home Designer
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  • 3DS
Nicolò Pellegatta Nicolò Pellegatta va matto per il chinotto, i fumetti europei (anche quelli francesi), non sopporta le code. Ha un debole per i videogiochi giapponesi, ma Kojima proprio non gli sta simpatico. Apprezza i giochi di breve durata, ma poi finisce sempre per iniziarne uno da 40 ore! Dissuadetelo su Facebook, Twitter o su Google Plus.

Animal Crossing Happy Home Designer non inizia con il classico viaggio verso la futura città dove ci capiterà di abitare o amministrare, come nell'ultimo episodio per 3DS, New Leaf. Nossignore, Animal Crossing Happy Home Designer comincia con lo screening di un curriculum da parte del mitico Tom Nook, ora a capo di una agenzia immobiliare, con 3 "animali" alle proprie dipendenze sin da subito. Gli affari sembrano andare a gonfie vele, tant'è che come i grandi capi sono soliti fare, si fa vedere molto poco in ufficio, perchè il più delle volte gioca a golf con altri squali della finanza... (letteralmente?)
Il gioco parte in medias res chiedendo al giocatore di arredare interamente la casa di un abitante, selezionando mobilio e tappezzeria secondo i gusti dell'irsuto committente. Questo nuovo Animal Crossing portatile centra quasi interamente il gameplay attorno a questa meccanica, tralasciando a dire il vero molte (troppe?) meccaniche del vecchio Animal Crossing, operando alcune scelte coraggiose che potrebbero non essere apprezzate dai fan, sopratutto se si approcciano ad Happy Home Designer con la stessa fame onnivora di New Leaf. Dopo qualche ora di gioco Happy Home Designer ci è parsa una magra insalatina, condita con ottimo olio d'oliva e aceto balsamico, ma pur sempre quattro foglie d'insalata.
Ma siamo appena all'inizio della nostra carriera di designer d'interni/esterni. Nintendo ci ha mandato il codice review solamente un paio di giorni fa e ci chiede di tacere dall'affibbiare un verdetto fino al 22 di Settembre. Fino ad allora prendete le nostre prime impressioni non così entusiastiche come...prime impressioni, appunto.

Al primo piano di Immo Nook troviamo nell'ordine: una macchina da cucire, un casco da parrucchiera, un Nintendo 3DS chiuso (che forse capiremo a breve la funzionalità che si cela...) ed una cabina di prova. In pochissimi metri quadri vengono accorpati negozi storici quali Ago & Filo o Bigodina.
Ma questo è solamente il primo dei grossi cambiamenti che attendono i veterani della serie. Prima di tutto mettete da parte lo scorrere del tempo e delle stagioni identico al mondo reale: il gioco sarà ugualmente scandito in giornate lavorative, mettendo dei paletti al numero di attività, ma è sufficiente sedersi alla propria scrivania, salvare e ritrovarsi al mattino successivo in men che non si dica, pronti per una nuova giornata lavorativa. E' forse il cambiamento più incisivo di questo episodio, che trasforma le sessioni di gioco da giornaliere per forza a volendo maratone di molte ore di seguito e di conseguenza molte giornate virtuali...
Per quanto riguarda le stagioni, invece, esse saranno presenti contemporaneamente in quattro zone differenti della mappa del villaggio, ma avranno una funzione puramente scenografica ed interverranno solamente nel momento in cui dovrete decidere quale clima e paesaggio meglio si addice ai gusti di un cliente.
Scordatevi inoltre di poter girovagare liberamente per la suddetta mappa del villaggio, visto che Happy Home Designer presenta un hub centrale, ovvero la piazza del villaggio in stile Let's Go to the City, mentre le aree attorno maggiormente bucoliche e dove abitano i vari compaesani si raggiungono direttamente da un menù selezionando l'effige dell'animale che desideriamo visitare. Scordatevi infine un vostro inventario, un tetto tutto vostro sopra la testa, un gruzzolo di stelline in saccoccia e molti altri particolari che avevano caratterizzato la serie Nintendo fino a ieri. Per farla breve, in Happy Home Designer vi tocca accantonare tutti quei comportamenti egoistici che avevano come fine ultimo costruire la reggia multipiano dei vostri sogni, mentre sarete praticamente costretti a dedicarvi alle esigenze degli altri, posizionare i mobili che loro desiderano e - fatto più triste di tutti - ogni Stellina sudata/guadagnata va a finire nelle tasche di Tom Nook alimentando il numero di partecipazioni ai tornei del PGA Tour di squame e pellicce...

Uscendo dal vostro nuovo ufficio potrete gironzolare per una piazza piuttosto deserta, con gran parte degli edifici inizialmente chiusi. Sarà Fuffi, la segretaria del sindaco (menzionato qui, ma mai comparso sulle scene. E' tornato Tortimer oppure il posto è preso dal vostro avatar di New Leaf?), a chiedervi di abbellire per prima cosa la fatiscente Scuola del villaggio ed a seguire tutti gli altri edifici pubblici presenti sulla piazza del villaggio. Questa fase si alterna a quella di arredamento delle case private, ma risulta sin da subito maggiormente sfidante, sia per la maggior area da arredare che permette di dare ampio sfogo al proprio estro da designer, così che si possa anche suddividerla in più stanze tematiche, sia perchè cresce il numero di mobili da posizionare obbligatoriamente e con esso la difficoltà del compito.
Già che ci siamo, capitolo difficoltà. Animal Crossing non è mai stato un gioco con obiettivi da raggiungere o un finale da sbloccare: questa è stata sia la sua benedizione, accogliendo con il sorriso un pubblico casual, ma anche la sua maledizione agli occhi degli hardcore gamer più integralisti. Ma ora che Happy Home Designer abbandona il tempo reale, le sessioni di gioco sono necessariamente improntate all'appagamento ludico del giocatore: i (game) designer di EAD propongono una serie di case ed edifici pubblici da arredare, ampliando poco per volta il numero di clienti privati, il numero di opere pubbliche ed anche il catalogo di mobili.
Ogni casa o edificio arredato viene valutato dal committente, principalmente su un mero calcolo numerico che tiene conto della presenza o meno di tutti i mobili indicati su una lista fornita inizialmente: almeno sulle prime non vi è alcun giudizio sulla qualità ed in effetti risulta sufficiente posizionare alla rinfusa i 3/4 mobili che l'abitante si è portato con il trasloco per guadagnare la sua approvazione ed aggiungere un'emozione in più al nostro inventario, unica ricompensa ammessa al giocatore. Speriamo che proseguendo nel gioco si recuperi almeno in parte i severei giudizi qualitativi dell'Accademia Belle Case, che giudicava la vostra magione sulla base di colori e disposizione dei mobili...

Animal Crossing Happy Home Designer Nintendo ci ha stupiti di nuovo. Da Animal Crossing Happy Home Designer ci aspettavamo un Animal Crossing canonico, che sostituisse le incombenze da sindaco di New Leaf con quelle di un arrembante arredatore di interni e case altrui, fresco di assunzione dalla Immo Nook. E invece il team capitanato da Aya Kyogoku decide di fare a meno di molti elementi tipici della serie per focalizzarsi esclusivamente sull'arredamento, rivoluzionando il ciclo giorno-notte e la gestione dell'inventario/Stelline. Dopo averci giocato una manciata di ore Happy Home Designer ci pare più uno spin-off che un degno seguito portatile di New Leaf, proprio per via dell'eccessiva semplificazione di alcune meccaniche e della volontà di assomigliare più ad un gestionale puro che al communication game che tutti conosciamo. E' ancora presto per pronunciare sentenze definitive: la recensione, infatti, arriverà sulle pagine di Everyeye non prima del 22 Settembre...

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