Provato Ark: Survival Evolved

Abbiamo speso qualche ora in compagnia del survival di Studio Wildcard attualmente in Early Access a pagamento su Steam, scoprendo i perché del suo straordinario successo commerciale

provato Ark: Survival Evolved
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Porta Andrea Porta è un fanatico, divoratore (e occasionalmente critico) di videogame, serie TV, cinema, letteratura sci-fi e fantasy, progressive rock, comics, birre belga, rolling tobacco e molto altro ancora. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Di giochi online a sfondo survival, dopo l'inarrestabile successo di DayZ, se ne sono visti veramente tanti. Così come i grandi publisher hanno messo in scena negli ultimi anni una sorta di "corsa al MOBA", in ambito indipendente si sono viste letteralmente decine di produzioni che cercano di variare il contesto survival e lasciarne intatte le basi, ossia la sopravvivenza basata sulla raccolta e sulla trasformazione delle risorse, e sulla cooperazione (o sullo scontro) con altri giocatori. Eppure, in questo affollatissimo ambito Ark: Survival Evolved è già a suo modo un fenomeno: nonostante il prezzo elevato al quale viene venduto in Early Access su Steam, il gioco ha raccolto consensi straordinari, e incassato dieci milioni di dollari a meno di una settimana dal lancio della versione provvisoria, coprendo interamente i costi di sviluppo in una manciata di giorni. Un simile successo non può certo essere dovuto al caso, dunque ci siamo calati per diverse ore nei server, cercando di capire cosa effettivamente il progetto di Studio Wildcard riesca ad offrire in più rispetto alla nutrita concorrenza.

L'isola

L'inizio è di quelli molto classici: scelto uno tra i moltissimi server (ufficiali e non) che popolano le liste ci "svegliamo" sull'isola che ospiterà le nostre peripezie, e rimaniamo immediatamente colpiti dalla realizzazione grafica. Per quanto l'ottimizzazione sia ancora molto provvisoria, come testimoniato da un frame rate instabile nonostante l'hardware a nostra disposizione e qualche difetto nel pop-up delle ombre, l'Unreal Engine 4 supporta in maniera notevole una direzione artistica votata al realismo. L'impatto del "risveglio", con la visuale in prima persona che simula lo sguardo del nostro alter ego ferito dal sole, è notevole e la successiva esplorazione dei dintorni rivela texture di buona definizione e un'effettistica di prim'ordine relativa ai riflessi. Non c'è dubbio alcuno sul fatto che, di tutte le esperienze survival che abbiamo provato, Ark abbia le potenzialità per diventare quella graficamente più impressionante. Quanto al gameplay, questo offre una progressione dotata di elementi interessanti. Nelle prime ore di gioco, lo scopo principale sarà tenere d'occhio i valori corporei (energia, fame, sete) visibili nella parte destra dello schermo e provvedere ad essi in caso calino, e soprattutto salire di livello il prima possibile. Ogni azione, dalla raccolta di risorse, all'uccisione di un animale selvatico, al crafting, restituirà un certo quantitativo di punti esperienza, e permetterà al nostro personaggio di livellare. Non solo questo garantirà la possibilità di aumentarne le caratteristiche (come la salute, la resistenza e altre ancora) ma soprattutto fornirà un certo numero di punti utili a sbloccare nuove ricette per la creazione di oggetti. Per quanto non vi siano tutorial di sorta, per chiunque abbia sufficiente familiarità con il genere l'approccio è piuttosto classico. La pressione del tasto E permetterà la raccolta di tutte le risorse che non richiedano particolari strumenti per essere estratte, come le bacche e le fibre delle piante più basse, e in breve tempo si arriverà alla creazione di primi tre rudimentali accessor di sopravvivenza. L'accetta permetterà di estrarre le risorse primarie (ad esempio, il legno dagli alberi e i sassi dalle formazioni rocciose), il piccone servirà invece a ottenere quelle secondarie e la lancia sarà perfetta per la caccia e la difesa dagli animali selvatici. Questa strumentazione di base sarà più che sufficiente per garantire una prima sopravvivenza, e si potrà successivamente procedere con la creazione dei capi d'abbigliamento (i quali forniranno un minimo d'armatura e d'isolamento dalle temperature) e di una rudimentale capanna. In tutto questo, si cominceranno anche a interpretare alcune meccaniche di gioco utili a velocizzare la crescita di livello: qualche esperimento è stato sufficiente per comprendere come la creazione delle torce sia ottima per guadagnare esperienza in breve tempo, oppure che il modo più facile per procurarsi della carne da cuocere è andare a caccia di pesci, molto meno pericolosi di altre creature ben più minacciose.

Naturalmente, la vita su Ark vi porterà prima o poi a incontrare altri sopravvissuti, con conseguenze imprevedibili (almeno sui server che concedono il PVP). Mediamente, nella nostra esperienza, la community si è sempre rivelata mossa da istinti costruttivi. Più volte ci è capitato di cooperare per qualche tempo con un altro giocatore incontrato per puro caso, comunicando a voce tramite il classico "push to talk", che come da tradizione funziona in base alla prossimità. Anche data una presenza limitata delle armi da fuoco (disponibili solo dopo molte ore di levelling), l'ambiente ci è apparso in generale molto meno ostile rispetto a quello, ad esempio, di DayZ o H1Z1, favorendo un approccio decisamente più "morbido" all'esperienza. In seguito ad incontri meno "pacifici", abbiamo scoperto come la rigenerazione della salute sia semplicemente legata al consumo di cibo, confermando come il lato survival del gioco si presenti al momento generalmente "ammorbidito". I rischi ci sono, ma la sensazione di costante pericolo è meno accentuata rispetto a quella dei principali concorrenti. In caso di morte, al giocatore verranno comunque offerte due possibilità: ricominciare da capo, oppure "rinascere" in un punto casuale dell'isola mantenendo tutte le ricette conosciute sino a quel momento, perdendo però il contenuto dell'inventario.

Welcome to the Ark

A distinguere Ark: Survival Evolved dai suoi congeneri, a fronte di meccaniche di base ormai ben note, c'è soprattutto la costante presenza dei dinosauri, introdotti nel gioco in seguito a ricerche biologiche tese a ricrearne nel miglior modo possibile fattezze e comportamenti. Pterodattili, Triceratopi, Dilofosauri, Dodo, Raptor (anche se il gioco ci ricorda che si dovrebbero in realtà chiamare Deinonychus, correggendo un noto errore della saga letteraria) e molti altri, per un totale di ben sessanta specie, popolano l'isola, attaccando in caso siano carnivori o rivelandosi molto più mansueti in caso la loro dieta preveda solamente vegetali. L'idea davvero interessante che caratterizza Ark è che queste creature non rappresentino solamente una minaccia, o una fonte di carne e pelli da conciare, ma anche un vero e proprio aiuto per il giocatore. Grazie ad una specifica meccanica sarà infatti possibile domarli (perlomeno quelli al nostro livello, e in ogni caso prendendosi dei rischi in caso siano carnivori) in modo che successivamente ci seguano, attaccando altre creature ostili o, una volta creata un'apposita sella, rivelandosi anche ottimi come cavalcature. L'operazione, che prevede lo stordimento del dinosauro e successivamente la nutrizione tramite bacche o carne a seconda della sua tipica dieta, è già affascinante di per sé, ma niente in confronto al senso di conquista che si proverà una volta domata una delle bestie. Una volta addomesticato, il dinosauro crescerà inoltre di livello, migliorando le proprie caratteristiche, e diventando via via sempre più utile ed efficiente. Anche a livello ambientale, Ark: Survival Evolved presenta delle particolarità: se l'ambientazione appare preistorica, ben presto si noteranno i bizzarri obelischi alieni che costellano il paesaggio e le strane fonti di luce. Vi lasciamo il piacere di scoprire le loro funzioni, limitandoci per ora a confermare come il gioco riesca ad immergere il giocatore in un'ambientazione molto affascinante e ricca di misteri.

Ark: Survival Evolved Ci sono ancora moltissime cose di Ark: Survival Evolved che dobbiamo scoprire e provare. Nonostante il gioco sia disponibile ancora in forma provvisoria, l'end game è già molto approfondito, permette di arrivare alla creazione di armi da fuoco avanzate, senza contare la possibilità di unirsi in clan con un massimo di 70 giocatori complessivi, costruire insediamenti di grandi dimensioni, e soprattutto impartire comandi ai branchi di dinosauri addomesticati, ordinando loro ad esempio di attaccare o difendere una struttura, con ottime potenzialità per il PVP e le guerre tra clan. Pur partendo da basi ben note, il progetto di Studio Wildcard presenta un forte elemento di originalità nella possibilità di domare i dinosauri, e offre un crafting molto approfondito. Tutto questo, presentato all'interno di una formula peraltro molto accessibile, che non presenta eccessi né dal punto di vista della sopravvivenza vera e propria né da quello della complessità dei menu, lasciando che le attività principali si svolgano sempre senza inutili complicazioni. Inoltre, nonostante l'Early Access sia piuttosto costoso (27,99 €), già al momento attuale il gioco ha molte ore di intrattenimento da offrire, al netto di diversi bug e magagne tecniche, le quali peraltro solo di rado compromettono l'esperienza nel suo complesso. Se il genere survival è di vostro interesse, non c'è dubbio sul fatto che Ark: Survival Evolved sia un progetto da tenere d'occhio molto da vicino. Anche il meritato successo di pubblico e gli incassi dovrebbero garantire un continuo supporto da parte degli sviluppatori, e questo, per un prodotto in Early Access, è sicuramente un fattore fondamentale per la futura riuscita.

CONFIGURAZIONE PC DI PROVA

  • CPU: i5 4460
  • RAM: 16 GB
  • GPU: AMD R9 290X