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Assassin's Creed Origins provato su Xbox One X, le impressioni dalla Gamescom

Dopo la prima presentazione allo scorso E3, Assassin's Creed Origins torna a mostrarsi alla Gamescom: lo abbiamo provato.

Assassin's Creed Origins

Videoanteprima
Assassin's Creed Origins
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One

Assassin's Creed: Origins è senza alcun dubbio uno dei titoli più attesi tra quelli presenti nella cartucciera videoludica di Ubisoft. Il primo incontro con il titolo era avvenuto, solo qualche settimana fa, in quel di Los Angeles, nel corso di un evento dedicato a tutti i titoli in dirittura d'arrivo dello studio francese. Un test su strada che ci aveva lasciato con un patrimonio di sentimenti contrastanti, motivati dalle note stonate di un'evoluzione fin troppo vicina ai canoni classici della saga.
A meno di due mesi da quell'anteprima, abbiamo colto al volo l'occasione offerta dalla kermesse teutonica per rimettere le mani sul titolo, desiderosi di fugare ogni dubbio sulla bontà dell'esordio post-pausa di Ubisoft.

La perla del Nilo

La demo si apre nel migliore dei modi, tra le splendide vedute di un panorama mozzafiato.
La barca di Bayek si muove, quasi pigramente, verso la sponda occidentale del Nilo, alla volta della splendido borgo di Menfi, una delle due città principali del titolo di Ubisoft. Bayek ha una missione ben precisa: rispondere alla chiamata di Aya, vecchia amica e guerriera al servizio di Cleopatra, coinvolta in un intrigo che sembra nascondere lo zampino di una vecchia conoscenza del prode Medjay, ovvero Lizard, un misterioso individuo portatore di oscuri propositi. Basta uno sguardo al profilo della città per confermare le impressioni, maturate nel corso della precedente prova losangelina, circa la qualità dell'ambientazione messa in piedi dai ragazzi di Ubisoft.

L'Egitto di Assassin's Creed: Origins sembra già una delle location più suggestive - ci perdonino gli assassini fiorentini - nella storia del brand, forte di una cura per i dettagli impressionante, manifestazione poligonale di un'opera di ricerca storica minuziosissima, tesa a favorire l'immersione del giocatore tra le spire avvolgenti di uno dei periodi più affascinanti della storia antica. Menfi si adagia tra le rive del Nilo e la piramide di Giza, in un punto assolutamente strategico per il commercio fluviale, una collocazione che la rende un centro di potere politico ed economico. Caratteristiche che trovano palese manifestazione in uno stile architettonico sfarzoso, monumentale, che offre al protagonista molte più occasioni per fare sfoggio delle sue abilità acrobatiche.

E in effetti questa seconda build ci ha permesso di rivedere, almeno in parte, i nostri dubbi circa la compatibilità tra i canoni dell'ambientazione e la componente di parkour del titolo, da sempre cardine del sistema di movimento di Assassin's Creed. A prescindere dalle asserzioni di cui sopra, non abbiamo potuto fare a meno di ritrovare buona parte dei problemi tradizionalmente legati alla componente in questione, tra controlli a tratti imprecisi e animazioni non del tutto convincenti. Ci è sembrato di notare qualche timido passo avanti rispetto all'ultima build ma, in ogni caso, nulla di particolarmente significativo. A prescindere dall'abbacinante senso di grandeur suscitato dagli splendidi panorami egiziani di Origins, abbiamo di nuovo constatato la presenza di disuguaglianze piuttosto evidenti nascoste sotto la superficie a 4K (la versione testata era nuovamente quella Xbox One X) del comparto tecnico di questo Assassin's Creed: texture in bassa risoluzione, bug grafici e compenetrazioni non sono purtroppo una rarità, al netto di una mole poligonale non esattamente eccezionale. Malgrado tutto, però, l'insieme si dimostra molto più che piacevole, grazie anche ai meriti di un'effettistica che sottolinea i toni di una palette con contrasti cromatici netti, quasi pittorici.

Dei e uomini

Attraversati i sobborghi della città, abbiamo fatto la conoscenza di Aya, una donna forte, volitiva, affascinante, determinata a sostenere gli sforzi della regina Cleopatra per strappare l'Egitto ad un periodo di grande difficoltà. Un impegno che ha costretto la guerriera a lasciarsi alle spalle una parte importante della sua vita, e con lei il sentimento che una volta la legava a Bayek. Tra i due volano sin da subito scintille di tensione erotica, scaturite dal fuoco di una caratterizzazione dei personaggi che, stando a quanto abbiamo visto, si profila eccellente. Una base forte sulla quale il team di sviluppo sembra aver costruito un trama solida, profonda, fatta di intrighi e losche trame il cui dipanarsi dovrebbe portarci - dita incrociate - a scoprire tutti i retroscena dietro alla nascita della confraternita degli Assassini.
Aya, su richiesta di Cleopatra, chiede quindi a Bayek di scoprire cosa stia causando la malattia invalidante che, da qualche tempo, affligge Api, avatar bovino dell'omonima divinità protettrice di Menfi.

Dopo aver scoperto, sfruttando la modalità visiva "impulso dell'aquila", le tracce inequivocabili di un avvelenamento, il Medjay si impegna dunque per sbrogliare una rete fatta di menzogne, tradimenti e ricatti fino a scoprire un'altra vittima della cospirazione: un semplice abitante rapito e torturato per fare leva su alcune sacerdotesse di Api, e costringerle così a contaminare le libagioni del Dio toro. La fase finale della missione vede Bayek alle prese con un salvataggio disperato, tra le mura di un fortino colmo di tipacci dal temperamento truce. Ed è qui che torniamo a scontrarci con un altro degli elementi meno convincenti della formula ludica di questo nuovo Assassin's Creed, ovvero il combat system. Sebbene alcune delle dinamiche "strutturali" del sistema di combattimento della saga abbiano trovato in Origins un punto di svolta significativo, all'atto pratico le meccaniche ad esse collegate non segnano alcun reale passo avanti per la serie. La divisione in attacchi leggeri, pesanti e parate, con annesse combinazioni, finisce quasi sempre col tradursi in sessioni di button mashing seguite da repentine ritirate strategiche, complice anche la sostanziale incapacità dell'intelligenza artificiale di formulare tattiche in grado di impensierire il giocatore. I rari momenti di impasse sono generalmente associati alle bizze di una telecamera non sempre pienamente collaborativa, fin troppo asfissiante quanto "lockata" su di uno specifico nemico. Parlando della visuale, c'è inoltre da dire che il cambio nel layout dei comandi di movimento (la corsa ora si attiva con AX) tende a ostacolare la gestione della telecamera durante gli inseguimenti o le fughe più rocambolesche, essendo sfortunatamente dotati di un singolo pollice per ogni mano e non potendo, pertanto, muovere la levetta destra e premere il tasto sopracitato nello stesso istante. Una svista apparentemente da poco, che però si dimostra più che significativa nel quadro di una transizione non particolarmente riuscita. Rischiando scomuniche e maledizioni, ci arrischiamo perfino a dire che sarebbe stato meglio se Ubisoft avesse optato per una diversa evoluzione del sistema di combattimento, una che che avvicinasse Assassin's Creed all'appagnante freeflow system di Rocksteady.

Ci pare insomma innegabile che alcune delle soluzioni scelte dal team non siano esattamente elegantissime, comprese quelle legate all'utilizzo dell'aquila Semu, trasfigurazione piumata del drone di Wildlands. Rimanendo in tema di discutibili "inquinatio", non siamo del tutto certi neanche dei benefici derivanti dalla presenza di una fauna ostile pronta a ghermire il povero Bayek, una dinamica che sembra strappata alla serie Far Cry, contesto nel quale, tra l'altro, la trovata in questione si è a volte rivelata decisamente mal calibrata.
Ovviamente non siamo ancora in grado di esprimere giudizi di valore: abbiamo visto troppo poco per poterci sbilanciare. Eppure le sensazioni, prova dopo prova, ci hanno lasciato con qualche incertezza che pesa sulle aspettative nei riguardi di un titolo comunque molto interessante.

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