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Provato Batman Arkham Knight

Di nuovo nelle strade di Gotham in compagnia del Cavaliere Oscuro

provato Batman Arkham Knight
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Lorenzo Lorenzo "Kobe" Fazio ama il basket, o per meglio dire i Los Angeles Lakers, l’Hip Hop e il teatro. Dopo aver rincorso la carriera del finto regista, dal 2007 si spaccia anche per finto esperto di videogiochi scrivendo su Everyeye.it. Lo appassionano le belle storie e gli stili visivi ricercati. Cercatelo su Twitter e su Google Plus.

La “trilogia-più-uno” dedicata al difensore di Gotham City pare voglia concludersi col botto, con un epilogo mastodontico che possa rendere giustizia ai nuovi hardware di Sony e Microsoft.
Arkham Knight non è mai stato sleale verso il suo pubblico: con estrema sincerità ha ammesso sin dall’inizio che sarà “solo” il capitolo più grande e complesso della serie. Nessuna rivoluzione. Nessun colpo di testa atto a stravolgere canoni ben oliato e ancora lontani dal pericolo d’inflazione. O meglio: quasi nessuno. Parliamo ovviamente dell’introduzione della Batmobile: più che un elegante e potente mezzo con cui spostarsi velocemente da un luogo all’altro, un elemento di gameplay perfettamente integrato nell’economia generale dell’avventura e inseparabile compagna di giochi con cui sgominare i cattivi e risolvere i numerosi enigmi che sbarrano di continuo la strada al Cavaliere Oscuro.
Più di altri aspetti, la demo affrontata in prima persona qui alla Gamescom ha fatto luce proprio sull’utilità del famoso veicolo di Batman nel completamento delle sue missioni.

Robin? Molto meglio la mia auto

La notte dovrebbe essere fatta per dormire (almeno dopo i magici vent’anni). Eppure se il crimine decide di fare festa, anche al povero Bruce Wayne tocca l’after. La location del rave è la sede della Ace Chemicals: discount ideale per rifornirsi di qualche sostanza chimica con cui far ballare l’intera Gotham per l’eternità. Non si tratta del gas esilarante di Joker, almeno per il momento escluso dal roster di villain assoldati in questo episodio. E’ l’ennesimo tentativo dello Spaventapasseri, che intanto ha messo in piedi un intero esercito di tirapiedi, per piegare alla sua lisergica follia tutto il mondo.
Batman non è solo. Il Commissario Gordon fa quello che può, urlando ai suoi inutili ordini che si perdono nel vento che picchia forte. Non sarà lui ad accompagnare l’instancabile vigilante in missione: ci penserà la Batmobile a divorare, in un solo salto, il burrone che separa la strada principale dal complesso industriale.
Una volta dentro e usciti dall’abitacolo del veicolo, ci sentiamo immediatamente a casa. Il passo sicuro del Cavaliere Oscuro ci restituisce perfettamente la pesantezza dell’armatura che indossa e tutta l’energia fisica sprigionata in ogni movimento dell’eroe. L’obiettivo è semplice: stendere più sgherri possibile, salvare gli ostaggi, inermi dipendenti dell’Ace Chemicals ora sotto assedio.
Nuove avversità, nuovo gadget. Il Batarang, modificato per l’occasione, sorvola l’intera zona e scansiona l’area in cerca dei target. Il movimento del sensore è automatico, a noi resta il compito di identificare l’esatta location dei prigionieri muovendo il cursore sullo schermo.

Fissati i luoghi d’interesse, abbiamo avuto tutto il tempo per apprezzare la rinnovata agilità (e velocità) con cui si scala qualsiasi parete. Il rampino, già in passato strumento miracoloso vista la sua insospettabile rapidità e gittata, è diventato ancor più portentoso: con il giusto tempismo si innescano vere e proprie “combo” con cui ci si aggrappa, da un appiglio all’altro, senza il bisogno di fermarsi o toccare terra. L’effetto regala un senso di libertà incredibile, un godimento indescrivibile. Basta inclinare lo stick per vedere il pipistrello scalare qualsiasi superfice senza la minima fatica: una libertà di movimento e una fluidità sconosciuta a tanti suoi colleghi.
Intravisto il primo manipolo di malintenzionati, l’ingresso in scena è quello di sempre, con una piccola differenza: non ci si limita a planare, fino a quando il piedone del nostro si comprime contro il cranio del malcapitato di turno. Si vola. Letteralmente. Il mantello funziona come fosse un paio d’ali, permettendo di disegnare in aria traiettorie ampissime, impossibili fino a un episodio fa.
Anche il resto dello scontro va con il pilota automatico o quasi. Un solo pulsante per esibirsi in calci e pugni, un altro per contrattaccare: tutto al suo posto, non fosse per un implicito e insistente invito ad esibirsi in devastanti attacchi contestuali. Un intero gruppo di nemici può essere messo al tappeto anche con una sola mossa, se l’effetto sorpresa è tale da mandarli nel panico. Con un po’ di tempismo è possibile strappare dalle mani degli avversari le loro armi (tubi di ferro, ma anche fucili) ed utilizzarle per stenderli spaccandogliele in testa. Un parapetto o, ancora meglio, un tavolo di ferro diventano giocattoli interessanti contro cui sbattere arti e altre parti del corpo dei malcapitati.

A grandi linee è tutto uguale a prima insomma, ma sono i piccoli dettagli a rendere il combat system di questo Batman Arkham Knight ancora più interattivo, coinvolgente, soddisfacente. Il tempismo è tutto, ma saper sfruttare a proprio vantaggio il territorio di scontro assume un’importanza prima sconosciuta.
Raggiunti i primi ostaggi, uno dei quali ucciso prima che potessimo intervenire, si giunge finalmente ad affrontare qualche enigma. Un muro apparentemente invalicabile ci sbarra la strada, ma basta interagire con il menù contestuale per far apparire dal nulla la fidata Batmobile. Gli sviluppatori lo giurano su qualsiasi cosa: salvo in pochissime aree, il veicolo vi raggiungerà ovunque. Noi vogliamo credergli e saltando a bordo scopriamo che possiamo switchare tra due diverse configurazioni del bolide: quella standard, dedita alla corsa su strada, e quella “tank” in cui spuntano mitragliatori e cannoni e lo spostamento, seppur più lento, è possibile a 360°. Con due colpi di cannone ci apriamo la strada, con altrettante scariche di mitragliatore eliminiamo dei mezzi corazzati, utilizzando un cavo metallico, ben agganciato alla struttura portante, creiamo una rampa che ci conduce in un’altra sezione dell’impianto industriale.
Abbattuti altri gruppi di sgherri sperimentiamo il vero quid dell’utilizzo della Batmobile: l’attivazione in remoto. Per calarci in un ascensore a corto d’energia, sfruttiamo la potenza delle sue ruote motrici per srotolare il cavo che lo tiene legato. Non solo: messi in scacco dall’Arkham Knight, ci toglie dai guai quando irrompe nella sala in cui ci troviamo prigionieri (insieme all’ostaggio che teoricamente avremmo dovuto trarre in salvo) e inizia a riempire di piombo qualsiasi cosa si muova.
La scena apre una questione culturale e morale non da poco tra l’altro: i proiettili della Batmobile non saranno per caso mortali? Batman uccide, dunque? La risposta, seppur indirettamente, ce la fornisce uno sviluppatore: “Non vogliamo che il nostro Batman, quello di questa trilogia, venga affiancato e paragonato a qualsiasi altro Batman apparso in film o graphic novel. Non c’è Frank Miller o Nolan che tenga: questo Cavaliere Oscuro è il nostro Cavaliere Oscuro”.
Nessun diretto riferimento, nessuna possibile interpretazione, nessun indizio o appiglio a cui rifarsi: Rocksteady ha dato vita a un eroe moralmente integro, ma che evidentemente può anche concedersi qualche atto piú risoluto di tanto in tanto, se messo alle strette.
Noi incassiamo con piacere la risposta degli sviluppatori e ci godiamo, ancora per un attimo, prima che la demo si concluda, il meraviglioso comparto grafico del gioco. Sebbene qualche incertezza sia ancora riscontrabile in alcuni modelli poligonali non troppo curati e in certi effetti luce non perfetti, indiscutibilmente siamo di fronte alla Gotham City più bella (e vasta) mai apprezzata. Una Gotham City, voglio dirlo andando controcorrente e forse infastidendo più d’un fan, per certi versi ricorda quella (bellissima) creata da Joel Schumacher nei suoi due lungometraggi di Batman.

Batman Arkham Knight Quanto hype si cela nel ritorno dell’Uomo Pipistrello, per la prima volta su PS4 e Xbox One? Nonostante una trilogia sostanzialmente identica a sé stessa, nonostante l’apertura, dal secondo capitolo in poi, a meccaniche da open world che ha spaventato e allontanato parte dell’audience, Batman Arkham Knight può davvero rappresentare una chiusura con il botto. Le possibilità per lasciare estasiati milioni di videogiocatori, fan e non del Cavaliere Oscuro, ci sono tutte. Se l’interazione con la Batmobile risulterà efficace e ben integrata per tutta la durata dell’avventura, se il cast di villain si dimostrerà all’altezza, se il comparto grafico manterrà le aspettative, non sappiamo proprio cosa potrebbe andare storto.

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