Battlefield 1: abbiamo provato la modalità multiplayer Operations

Le nostre impressioni sulla nuova modalità Operations di Battlefield 1, disponibile in prova per gli abbonati EA/Origin Access dal 13 ottobre.

provato Battlefield 1: abbiamo provato la modalità multiplayer Operations
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Battlefield 1 è uno sparatutto monumentale. Le sue battaglie su vasta scala, gli assalti condotti da decine di giocatori che si muovono tra il fango e le schegge dei proiettili di mortaio, rappresentano un'esperienza che tutti gli appassionati di sparatutto multigiocatore dovrebbero provare.
Quello che colpisce fin da subito è la dimensione letteralmente titanica del conflitto, la coralità degli scontri: Battlefield 1 ci mette nei panni di un soldato che si trova di fronte ad un campo di battaglia immenso, e che può sperare di sopravvivere soltanto lavorando in sinergia con i suoi commilitoni. Allo smarrimento iniziale per la dimensione titanica delle mappe si sostituisce, partita dopo partita, l'emozione travolgente degli assalti coordinati, tra cariche di fanteria supportate dalle smitragliate dei biplani o dai bombardamenti dei carri. Battlefield 1 è un gioco pieno di momenti davvero incredibili; un titolo galvanizzante come pochi altri sparatutto usciti in questa e nella precedente generazione. Per molti anni, del resto, lo strapotere di Call of Duty ha fatto sì che gli FPS competitivi si muovessero in un'altra direzione: proponendoci mappe di dimensioni ridotte, piene di corridoi che proiettassero i giocatori al centro dell'azione. L'idea che uno shooter non debba avere tempi morti, che il tempo di respawn vada nuclearizzato, che i secondi tra una kill e l'altra debbano essere sempre meno, ha inaridito in maniera desolante il panorama del genere. Con lo spin-off Hardline ci era sembrato che persino la saga di Battlefield avesse infine ceduto al diktat imposto dal rivale, perdendo buona parte delle sue caratteristiche distintive.
E invece ecco che DICE cambia le carte in tavola, cerca di riavvicinarsi alle origini della serie, e ribadisce finalmente quali sono i tratti che rendono Battlefield 1 uno shooter letteralmente unico. In attesa di potervi proporre la recensione completa, qualche giorno prima dell'uscita del gioco, possiamo oggi condividere con voi le impressioni relative alla prova diretta dei contenuti inclusi nella versione "Play First", che sarà disponibile dal 13 ottobre per tutti gli abbonati EA Access.
Si tratta, in pratica, di una demo estesa che permetterà di giocare per ben 10 ore su cinque mappe diverse, portando gli utenti alla scoperta della nuova modalità Operations, ma anche facendo il punto sul Single Player. Sarà infatti possibile giocare due delle sei "War Stories" che comporranno l'atipica campagna di Battlefield 1. Vediamo insieme cosa ci aspetta, partendo proprio dal comparto multigiocatore, fiore all'occhiello della produzione.

Assalto al fronte orientale

Non è facile, di questi tempi, inventarsi nuove modalità multiplayer. I game più classici sono anche quelli più giocati, e le variazioni su tema sono sempre molto rischiose. È forse dai tempi di Kill Confirmed che non vediamo una nuova modalità entrare di prepotenza nel "canone" degli sparatutto.
Operations, da questo punto di vista, non è certo un'opzione originale. Si tratta, in pratica, di una versione "allargata" di Rush, che si sviluppa attraverso più mappe di gioco. Le due squadre si dividono come sempre fra difensori e attaccanti: il compito dei primi è quello di sfoltire le fila dei nemici, mentre i secondi devono conquistare alcune postazioni di grande importanza tattica, per far proprio il primo settore della mappa e poi passare al successivo.

Si tratta di una modalità che sarà familiare ai fan di lungo corso, ma che qui viene in qualche modo "rinvigorita". Operations si sviluppa infatti attraverso due o più mappe: una volta che gli attaccanti avranno conquistato tutte le postazioni sul primo scenario di guerra, si dovranno spostare al successivo, accompagnati da una voce narrante che racconterà l'avanzamento dell'operazione, spiegando come mai sia così importante la conquista degli obiettivi.
I match di Operations (che potranno essere giocati in 32 o 64 giocatori) durano un bel po', alle volte anche un'ora bella intensa di gioco. Visto che gli attaccanti dovranno assaltare più mappe, del resto, avranno a disposizione anche dei rinforzi. In particolare, saranno tre i battaglioni di soldati che potranno prendere parte alle operazioni: se uno dovesse essere spazzato via integralmente, un secondo entrerebbe in gioco, aiutato dalle enormi macchine da guerra che rappresentano uno degli elementi distintivi della produzione. A seconda della mappa di gioco la squadra alla carica potrà quindi contare sul supporto di minacciosi zeppelin o di treni corazzati.
Strutturalmente parlando, avrete capito, la modalità Operations non è certo un mostro di innovazione, ma ha il merito indiscusso di amplificare ulteriormente la scala del conflitto, rendendoci partecipi di un assalto globale: di uno sforzo collettivo per la conquista di un intero fronte. Si tratta insomma di una novità che accogliamo con favore.
Nella versione finale saranno presenti cinque diverse operazioni, ambientate nelle varie parti del globo. Tra le due presenti nel Play First Trial si distingue sicuramente Oil of Empires, che ci porta, oltre che nel deserto dei Sinai, lungo il canale di Suez e alla conquista della Fortezza di Fao, installazione arroccata su un promontorio roccioso a picco sul mare. Si tratta di una delle mappe più evocative del pacchetto, assieme a quelle ambientate in Italia, di cui torneremo a parlare in fase di review. Bastano in ogni caso poche partite per farsi un'idea dello smisurato sforzo produttivo legato alla creazione delle aree di gioco. Il design delle mappe di Battlefield 1 è francamente incredibile, sia per impatto scenico che per struttura.

Non ci sono "corsie preferenziali" per raggiungere gli obiettivi, ed i giocatori sono veramente liberi di pianificare i propri assalti, sfruttando gli elementi dello scenario, gli avvallamenti del terreno, le fosse scavate dai bombardamenti. È una sensazione di libertà bellica integrale, che sulle prime lascerà spaesati quei giocatori che si sono abituati alle costrizioni degli sparatutto moderni, ma che finirà per farsi assuefacente, irrinunciabile.Dal punto di vista del gameplay, le impressioni restano allineate a quelle dei precedenti test. La formula è quella classica, con quattro diverse tipologie di loadout tra cui poter scegliere. Garantire una buona diversità è importante: i cecchini devono stare nelle retrovie e ripulire le aree calde dalla distanza, mentre i medici possono avanzare coordinatamente con gli assaltatori, cercando però di non esporsi troppo, ma anzi curando i compagni dalle retrovie, ed eventualmente scaricando sui nemici i loro fucili bolt action. Conoscere il proprio ruolo è insomma fondamentale, così come lo è infilarsi in una squadra, stare vicini ai compagni, eseguire il respawn nei loro paraggi per supportarli con più rapidità e costanza. Anche quando si decide di prendere possesso di un carro o di un aereo, bisogna procedere con attenzione e senza foga. Battlefield 1 è uno shooter che richiede di interpretare la battaglia, e non di correre a testa bassa verso l'obiettivo.

Bisogna sapere quando attaccare, e quando invece attendere i rinforzi, restando nelle retrovie per preparare un assalto coordinato. Parlando di gunplay, il team di sviluppo è stato molto bravo a caratterizzare le varie bocche da fuoco, che hanno reazioni sicuramente più fisiche e avvertibile rispetto alle armi moderne (si può addirittura decidere la direzione del rinculo, un piccolo tocco di classe che i giocatori più smaliziati sapranno certamente apprezzare). Non aspettatevi tuttavia uno shooter simulativo o fedelissimo al periodo storico di riferimento: Battlefield 1 vuole essere anche accessibile, e per questo semplifica la balistica (ancora inarrivabile quella dei due Bad Company) e rimuove integralmente il frendly fire. Di sicuro l'obiettivo non è quello di rappresentare i ritmi di un conflitto stanziale come fu la Prima Guerra Mondiale, e la scelta del periodo storico di riferimento è in buona sostanza una "scusa" per tornare ad un'ambientazione storica, scardinandosi finalmente dai contesti moderni o futuribili che sembravano andare per la maggiore. Se siete puristi della simulazione, insomma, Verdun e Red Orchestra restano ancora le uniche alternative possibili, ma l'approccio di Battlefield 1 non si può certo criticare: quello di DICE vuole essere uno sparatutto popolare, ma riesce anche a trasmettere la ferocia e la brutalità di scontri in qualche maniera selvaggi, sporchi e persino inumani. La capacità di ricostruire, se non i ritmi, almeno le atmosfere della Grande Guerra non si mette insomma in discussione, e tanto basta per rendere il titolo dannatamente affascinante.

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