Provato Battlefield Hardline

Provata a Londra la campagna singolo giocatore

provato Battlefield Hardline
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Andrea Porta Andrea Porta è un fanatico, divoratore (e occasionalmente critico) di videogame, serie TV, cinema, letteratura sci-fi e fantasy, progressive rock, comics, birre belga, rolling tobacco e molto altro ancora. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Se il ritorno della serie Battlefield agli onori della cronaca, avvenuto con il terzo capitolo, ha fatto per un momento sperare che Call of Duty fosse ormai destinato a misurarsi con un pericoloso contendente anno dopo anno, il capitolo successivo, di per sé non malvagio ma funestato da bug e instabilità a lungo termine difficili da perdonare (e neanche prevedibili al momento del lancio), ha gettato un'ombra sul futuro del brand. L'idea quindi di affidare a Visceral Games lo spin off poliziesco Battlefield Hardline, così da lasciare gli studi di DICE liberi di confrontarsi con lo sviluppo di un nuovo capitolo principale, poteva apparire interessante. Dopo le critiche ricevute dalla beta multigiocatore, considerata sin troppo aderente al gameplay classico della serie, EA ha saggiamente deciso di sacrificare l'uscita in periodo natalizio per dare il tempo agli sviluppatori di arricchire l'offerta, dimostrandosi peraltro sensibile alla reazione della community. Qualche settimana fa siamo volati a Londra per scoprire cosa invece il gioco possa offrire dal punto di vista della campagna singolo giocatore, della quale fino ad allora avevamo solamente avuto un breve assaggio alla conferenza pre Gamescom.

To protect

Come ormai ben noto, la modalità singolo giocatore di Battlefield Hardline propone un tema poliziesco, lontano dai campi di battaglia fantapolitici a cui la serie ci ha ormai abituato. Tra Los Angeles e Miami, ci troveremo nei panni di un detective dell'antidroga ad affrontare una guerra non meno cruenta, ma combattuta su una scala decisamente differente. Appena avviato il gioco, un affascinante giro in macchina tra i sobborghi di LA conferisce sin da subito il giusto tono alla produzione, e, in effetti, ascoltando il dialogo tra il protagonista e la nuova collega alla guida, sembra proprio di trovarsi di fronte a una puntata del serial americano medio direttamente da Fox Crime. Proprio quando la sequenza introduttiva comincia a protrarsi un po' troppo, prende il via l'immancabile fase tutorial, peraltro più utile del solito, dato che nei panni di un poliziotto ci troveremo a dispensare la giustizia made in USA in maniera leggermente diversa rispetto al solito. Innanzitutto, il fuoco a bruciapelo non sarà l'unico modo di rapportarsi con gli spacciatori che incontreremo sul cammino, dato che semplicemente mostrando il distintivo e puntando la pistola contro gli avversari potremo procedere a un arresto senza per forza ricorrere alla violenza. Dato che spesso i bersagli saranno multipli, starà al giocatore tenere d'occhio gli indicatori sopra le loro teste, i quali mostreranno tendenze aggressive passando dal colore blu al rosso, soprattutto quando la canna della pistola sarà puntata verso qualcun altro. Proprio per questo, per concludere l'arresto con successo occorrerà avanzare lentamente, spostando continuamente la mira da un bersaglio all'altro, e procedere all'ammanettamento non appena comparirà il corretto comando a schermo. Per quanto un po' artificiosa e forzata nell'esecuzione, la meccanica tutto sommato funziona, sebbene possa stancare sul lungo termine. In maniera interessante, in ogni caso, gli approcci non letali saranno premiati con ricompense in denaro, e in alcuni livelli saranno presenti inoltre bersagli sensibili, da catturare per ottenere ulteriori ricompense monetarie, con le quali aggiungere nuovi gadget, armi e modifiche al proprio equipaggiamento.

Al di là della possibilità di arrestare i criminali piuttosto che crivellarli di proiettili, vi è in Battlefield Hardline una netta enfasi sullo stealth, soluzione che può permettere al giocatore di attraversare quasi inosservato sezioni che potrebbero altrimenti offrire prolungate e complesse sparatorie. Qualora si decida per l'approccio furtivo, alla pressione di un tasto sarà possibile lanciare un bossolo (le cui scorte appaiono infinite) per distrarre temporaneamente le pattuglie, che si dirigeranno immediatamente nel luogo dove questo cadrà facendo rumore. Sia per design dei livelli, sia per routine mostrate dall'intelligenza artificiale, lo stealth proposto da Visceral Games non ci ha per il momento convinto. Le meccaniche risultano infatti piuttosto datate, sia per la fonte della distrazione, poco convincente già di per sé, sia per la scarsa efficenza delle guardie, le quali possono essere aggirate senza troppi sforzi, dimostrando una bassa consapevolezza del territorio circostante.
Veniamo all'ultima caratteristica del gameplay "poliziesco" offerto da Battlefield Hardline, ossia lo scanner in dotazione al giocatore. Quest'ultimo può essere utile sia per marcare i nemici durante la fase di avvicinamento, così da mantenerli successivamente in vista anche sulla minimappa, e conoscere sempre la direzione del loro sguardo, sia in alcuni specifici momenti per mettere in evidenza delle prove necessarie al dipartimento per chiudere un'indagine.

...and to serve

Per quanto le meccaniche descritte qui sopra possano suggerire un gameplay differente dal solito, esse vanno a occupare, almeno per quanto ci è stato possibile provare, circa la metà dell'offerta ludica, laddove il restante cinquanta per cento sarà invece dedicato alle più classiche sparatorie, ambientate in livelli meno vasti di quelli visti nei capitoli principali, ma comunque ricchi di percorsi alternativi. Nello specifico, ci è stato possibile testare un livello più avanzato della campagna, dove al giocatore e ad altri due compagni guidati dall'intelligenza artificiale toccava infiltrarsi in un palazzo molto ben difeso (scegliendo tra approccio stealth o ad armi spianate), e successivamente difendersi dall'arrivo di diverse ondate di rinforzi. Se la prima fase ha riservato sensazioni familiari, come sempre accompagnata dal buon gunplay tipico della serie, la seconda parte, molto simile per concezione a un'"orda" da giocare in solitaria, ci ha convinto meno. Questo a causa soprattutto del design dell'ambientazione, che offre una parte centrale destinata a riempirsi di fuoco incrociato, e quindi letteralmente inaccessibile, e una balconata periferica protetta da ampie vetrate antiproiettile, che diventa un luogo naturale dove coprirsi e sporgere la testa solo ed esclusivamente per farne saltare qualcuna nemica. Data l'intelligenza artificiale avversaria poco incline ad usare le coperture, gli sviluppatori sembrano aver cercato di complicare la questione dotando gli assaltatori di fumogeni in grado di danneggiare il giocatore, così da evitare un vero e proprio tiro al piccione. L'idea, già non esaltante di per sé, viene completamente scardinata quando si scopre che tra gli equipaggiamenti (acquistabili con i soldi accumulati nelle missioni precedenti, e personalizzabili all'inizio di ogni livello) si trova anche una maschera antigas destinata ad annullare completamente gli effetti dei fumogeni avversari.
Al di là quindi dello stealth piuttosto superficiale, al momento i maggiori problemi di Battlefield Hardline sembrano localizzarsi nell'intelligenza artificiale nemica, poco stimolante quanto a comportamenti sul campo di battaglia, soprattutto all'interno di livelli di grandi dimensioni, dove la scarsa consapevolezza dell'ambiente circostante risulta evidente e compromettente per la godibilità dell'esperienza.
Dal punto di vista tecnico, l'ennesima prova del Frostbite 3 su Playstation 4 ci ha complessivamente convinto. Per quanto ancora da ottimizzare, il gioco è capace di visuali di buon livello, piuttosto pulite dal punto di vista dell'aliasing e poligonalmente solide, con la distruttibilità degli scenari ad aggiungere come sempre molto spettacolo e qualche spunto tattico alle sparatorie.

Battlefield Hardline Alla luce di quanto provato a Londra, la speranza che possiamo nutrire è che i mesi che ancora ci separano dall'uscita di Battlefield: Hardline non servano a Visceral Games solo per aggiungere mappe e modalità al comparto multigiocatore, ma anche per intervenire in maniera molto mirata sulla campagna in solitaria. Se l'atmosfera poliziesca e alcune idee alla base si sono rivelate tutt'altro che malvagie, lo stesso infatti non si può dire della realizzazione dal punto di vista del game design e delle intelligenze artificiali, da correggere per proporre uno sparatutto non solo alternativo sulla carta, ma anche convincente armi alla mano. Non si tratterà di un compito facile, ma gli sviluppatori hanno già dato prova di abilità in passato, e quattro mesi di lavoro potrebbero cambiare le sorti del prodotto. Di qui al 19 marzo 2015, un intervento in extremis potrebbe valorizzare un concept che sprecare sarebbe davvero un peccato.