Provato Bloodborne - La prima ora

La prima ora con la versione finale dell'incubo targato From Software

provato Bloodborne - La prima ora
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  • PS4
Sergio Pennacchini Sergio Pennacchini Giornalista freelance, scrive di videogame da troppo tempo per ricordarsi esattamente quando ha iniziato. Vive a Londra ma non è un cervello in fuga perché mancano le basi, cioè il cervello. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Un rumore sordo, il martello che scende in picchiata, il cranio che si spappola con un suono viscido, liquido, mentre lo schermo si fa nero e la scritta “sei morto” ci accompagna verso l'ennesimo caricamento. Benvenuti nella città maledetta di Yharnam, benvenuti nel putrido e spettacolare mondo di Bloodborne, il nuovo attesissimo titolo “a la Dark Souls” partorito dalla evidentemente disturbata ma geniale mente di Hidetaka Miyazaki. Mentre Francesco volava a Tokyo per provare i Chalice Dungeon e la modalità cooperativa del giocone From Software, noi in una soleggiata Roma abbiamo impugnato il pad per affrontare le prime sequenze dell'avventura in singolo. E siamo morti, ovviamente. Non solo con il cranio fracassato a martellate come si diceva all'inizio, ma anche infilzati, sparati, masticati, bruciati e mille altri modi molto sanguinolenti e dolorosi. Eppure, con un sadismo che nemmeno Mr Grey oserebbe tanto, ogni volta che morivamo, ogni volta che soffrivamo, volevamo tornare indietro, ricominciare da capo e soffrire ancora di più. Sì, Bloodborne, come i suoi illustri predecessori, è un titolo difficile, impegnativo, che vi punirà al minimo errore. E sì, anche se abbiamo provato solo le primissime fasi del gioco, questo titolo sarà senza dubbio l'esclusiva più importante dell'anno di PlayStation 4. E, a meno di clamorose sorprese, un motivo più che sufficiente per acquistare la console Sony, in caso non lo abbiate ancora fatto.

La casa delle libertà

L'inizio di Bloodborne ricorda molto l'ultimo Dark Souls. Bisogna creare il personaggio, scegliendo tra diverse “origini” che vanno ad influenzare le abilità di base. Se siete dei sopravvissuti, ad esempio, avrete più forza e resistenza, importanti per avere maggiore stamina (per correre più a lungo o eseguire più attacchi in sequenza) e fare più danni: una scelta perfetta, ad esempio, se volete fare il classico guerriero tutto muscoli e preferite un contatto ravvicinato con il nemico. Se invece volete concentrarvi di più sulle armi a distanza e in particolari le pistole e fucili, meglio scegliere le nobili origini. Così aumenterete i valori di tinta del sangue, l'abilità che stabilisce la vostra efficacia con le armi da fuoco, e arcano, che indica la vostra familiarità con magie e incantesimi. Ci sono circa una decina di origini diversi per creare un personaggio che parte dal decimo livello. Se volete un livello di sfida più elevato, l'ultima scelta della lista è quella che fa per voi. Si chiama “spreco d'ossigeno”: in altre parole nella vostra vita, prima di Bloodborne, non avete fatto nulla se non rubare l'aria agli altri. Scegliendo questa voce non solo avrete valori molto bassi, ma partirete anche dal quarto livello. Buona fortuna, ne avrete bisogno.

Dopo una veloce chiacchierata (il doppiaggio in italiano sembra fatto bene) con un vecchio su una sedia a rotelle che vi racconta del suo incubo, di una maledizione, indicandovi come unica speranza per spezzare il sogno, vi ritroverete in un'ospedale. L'ambientazione, come ormai saprete, è un ispiratissimo mix tra un romanzo di Edgar Allan Poe e una versione gotica e dark della Londra vittoriana del diciottesimo secolo. Fumoso, sporco, le pareti imbrattate di sangue: muoviamo i primi passi timidamente, mentre gli scheletri messaggeri sbucano dal pavimento portandovi i primi avvertimenti che fungono da tutorial (saranno loro, più avanti, il sistema con cui mandare messaggi ad altri giocatori). Due stanze più avanti c'è una specie di licantropo, un lupo famelico che sta banchettando su un cadavere. Non possiamo evitare lo scontro, ma non abbiamo alcuna arma. Il finale è già scritto, due colpi e siamo morti. Ci risvegliamo nel sogno del cacciatore, una sorta cattedrale con intorno tombe e cespugli, un rifugio sicuro dove potrete salire di livello, migliorare armi ed equipaggiamento, affrontare i Chalice Dungeon oppure ricominciare l'avventura. Questa prima visita al sogno del cacciatore serve però a fare un'altra scelta, molto importante: le armi iniziali. Potrete scegliere tra la mannaia (quella che avete già visto probabilmente nei tanti filmati rilasciati fino a oggi), un'ascia e un bastone per quanto riguarda l'arma principale, e tra una pistola e un archibugio per l'arma secondaria. Qualunque sarà la vostra scelta, non appena tornerete a Yharnam per affrontare i primi duelli, capirete subito che, rispetto a Dark Souls 2, Bloodborne ha un sistema di combattimento molto più dinamico.

In punta di fioretto

L'arma principale ha due tipi di attacchi, leggero e pesante, che possono essere concatenati tra loro nelle più classiche combo. Ogni arma ha anche due configurazioni, due modalità d'uso. Il bastone nella modalità principale è una specie di spada, perfetta per affondi frontali e laterali, con un discreto danno. Nella modalità secondaria (si alterna premendo L1) diventa una frusta metallica, simile a quella di Ivy di Soul Calibur: in questo caso gli attacchi hanno un raggio d'azione molto più ampio, perfetto per quando vi ritroverete a dover fronteggiare un gruppo di nemici. Fondamentale, sempre e comunque, è il lock sul bersaglio (bisogna premere R3). Non solo per avere sempre la situazione sotto controllo e indirizzare facilmente gli attacchi (ci sono alcuni nemici come i corvi zoppi o i cadaveri senza gambe che dovrete lockare per forza se volete colpirli), ma anche per essere sicuri di fare centro quando usate le armi da fuoco. Pistole e fucili non sono soltanto un'ulteriore tipo di attacco per sfoderare combo ancora più devastanti, ma sono importantissimi anche per i contrattacchi. Se sarete abbastanza precisi nel colpire il nemico mentre questo vi sta attaccando, non solo interromperete il suo attacco ma avrete anche una finestra di un paio di secondi in cui lui rimarrà inerme e vi lascerà spazio per affondare la vostra combinazione di colpi. Tutto questo va intervallato da corse, saltelli, capriole e schivate, per un sistema di combattimento che non è solo profondo e complesso, ricco di strategia, ma anche più veloce e dinamico rispetto a Dark Souls 2. Bloodborne sembra un titolo che, come i suoi precedessori, premia la costanza, l'impegno. Si diventa via via più bravi, si capiscono i segreti, si scoprono le armi migliori. Noi ne abbiamo trovata una, custodita da un sacco con dentro un cadavere appeso al soffitto: abbiamo tagliato la corda per farlo precipitare di sotto, scoprendo una specie di lama con il bordo a sega. Sembrava molto più veloce rispetto al bastone, più efficace negli affondi, come una lancia. L'impressione è che ci sarà davvero tanta varietà: scoprire tutto quello che il sistema di combattimento ha da offrire sarà una delle sfide più interessanti del titolo From Software.


Pimp my spadone

Come se non bastasse, l'equipaggiamento potrà essere migliorato nella casa del sogno del cacciatore. C'è una scrivania con tutto l'occorrente: dovrete spendere un po' di Echi del Sangue, il corrispettivo delle anime di Dark Souls 2, che servono anche per salire di livello, o altri materiali che troverete in giro per Yharnam, ma il risultato saranno armi sempre più potenti ed efficaci. Si potrà ovviamente fare la stessa cosa anche con le pistole e le armi da fuoco, nel tentativo di creare un personaggio con un equipaggiamento adatto ad affrontare i boss più forti.
Cominciamo ad aggirarci per la città maledetta: una sequela di vicoli scuri, morbosi, dove la morte si nasconde a ogni angolo. Accendiamo la prima lanterna: serve da ponte per raggiungere il sogno del cacciatore e, come i falò di Dark Souls 2, funge anche da checkpoint. Saliamo una scala, attacchiamo i primi due nemici: sono due abitanti della città, armati uno di mannaia e l'altro di coltello. Sono facili da buttare giù, bisogna solo stare attenti a usare bene il lock del bersaglio ma è un gioco da ragazzi. Più avanti troviamo una strada: c'è una processione, decine di uomini posseduti si stringono intorno al falò di una bestia, mentre dal cancello in fondo alla strada riecheggia un rumore metallico che si ripete, come un tamburo, come se qualcuno stesse cerando di buttarlo giù con tutte le sue forze. Ci facciamo coraggio e usando dei ciottoli attiriamo i primi nemici, per ucciderli singolarmente senza destare l'attenzione del gruppo. Aspettiamo che alcuni di loro si allontanino, quindi attacchiamo quelli che restano, uno a uno. C'è tanta tensione, c'è la consapevolezza che stiamo affrontando una minaccia terribile, che potrebbe ucciderci in ogni momento. Con un po' di pazienza riusciamo ad andare oltre, aggiriamo il cancello e scopriamo che in effetti c'era un mostro a battere su quella porta. Lo lasciamo stare e, aggirando una fontana, procediamo oltre: affrontiamo alcuni cani putrefatti, tre corvi zoppi e qualche abitante. Ce la caviamo alla grande, tra zompetti e affondi li uccidiamo uno a uno, ma abbiamo commesso un errore: abbiamo lasciato in vita quel mostro al cancello, e lui è venuto a darci la caccia e con un colpo del suo martello ci fracassa il cranio.

Ecco, Bloodborne è così, ti può punire all'improvviso, ma lo fa sempre sfruttando un tuo errore. È difficile, certo, ma offre sempre una soluzione, uno spunto per migliorarsi e non commettere più gli stessi passi falsi. Ed è forse l'aspetto migliore del titolo From Software, il fatto che ti spinge a dare il meglio di te, a ragionare, a usare una strategia, a discutere con gli amici su quale sia l'approccio migliore a quel boss o come si apre quella porta segreta. Vi fa diventare giocatori migliori, più bravi, e lo fa regalandovi soddisfazioni immense. Vi farà sentire davvero “fighi”. Mi ha ricordato un po' il primo Devil May Cry, che aveva un sistema di combattimento che premiava chi riusciva ad essere più vario e abile. Ecco, Bloodborne, se sei vario e abile, non ti premia, non ti dice che sei bravo e non ti stringe la mano: ti concede il lusso di sopravvivere e scoprire cosa c'è dopo.
Finiamo dentro un edificio buio, accendiamo una torcia e facciamo fuori un paio di nemici, salvo poi prenderci un colpo quando un tizio su una sedia a rotelle, che non avevamo assolutamente visto, ci attacca alle spalle. Un paio di colpi di pistola e andiamo avanti, siamo ormai a due passi dal ponte, dove si trova lo scontro con il primo boss del gioco. Si chiama Cleric Beast, una bestia pelosa che ricorda un lupo mannaro troppo cresciuto con le corna. Lo scontro avviene sul ponte di pietra, in uno spazio ristretto dove è difficile schivare i colpi della belva. Con un po' di fortuna e utilizzando tutte le fiale curative a disposizione ce la facciamo, consapevoli che purtroppo la nostra prima conoscenza con Bloodborne finirà subito dopo. È uno scontro frenetico, dove l'adrenalina scorre a fiumi e che riusciamo a completare solo grazie alle lezioni apprese con Dark Souls 2. Ma è già uno scontro epico, che ti rimane dentro, e che scatena una voglia incredibile di andare avanti e scoprire quello che ci attende dopo. Ci proviamo, ma i responsabili di Sony ci richiamano all'ordine. Pazienza, caro Bloodborne, l'appuntamento è rinviato solo di qualche giorno. Non vediamo l'ora di giocare di nuovo con te.

Bloodborne Un'oretta di gioco ci è bastata per convincerci ancora di più che questa, con il rinvio di Uncharted 4 al 2016, è senza dubbio la migliore esclusiva di PlayStation 4 per quest'anno. L'unica piccola critica che ci sentiamo di fare è al frame rate, non sempre solido, un difetto che speriamo venga risolto prima dell'uscita. Ma, per tutto il resto, Bloodborne appare come quel titolo epico, gigantesco, eroico che tutti noi ci aspettavamo da Miyazaki e compagni. Visivamente è stupendo, ispirato, malato ma geniale. I suoi ambienti ti opprimono, ti schiacciano, quasi a volerti ricordare che per te, caro amico, non c'è speranza. I nemici sono rapidi, furbi, non ti perdonano e lo scontro con il primo boss è già fantastico. Il sistema di combattimento più dinamico è una danza mortale che richiede impegno e dedizione, ma che regala soddisfazioni come nessun altro. La campagna in singolo sembra enorme, piena di segreti da scoprire e sfide impossibili da affrontare. A tutto questo bisogna aggiungere la modalità multiplayer con i suoi dungeon procedurali, la modalità cooperativa, la possibilità di chiedere aiuto ad altri giocatori e contemporaneamente di venire invasi. Insomma, il primo impatto con il mondo di Bloodborne è folgorante, un fulmine di adrenalina che lascia tanta, tantissima voglia di giocare ancora. Per fortuna, per farlo dovremo attendere solo pochi giorni...

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