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Call of Duty Infinite Warfare: Prime Impressioni sul Gameplay

COD Infinite Warfare arriverà nei negozi il 4 novembre: ecco le prime impressioni sul nuovo sparatutto di Activision.

provato Call of Duty Infinite Warfare: Prime Impressioni sul Gameplay
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Sarà difficile, per il nuovo capitolo di Call of Duty, rivaleggiare con l'eccezionale accoppiata di sparatutto che EA ha messo in campo alla fine di ottobre. Per quanto il brand di Activision abbia dalla sua una forza commerciale letteralmente travolgente, che probabilmente lo riporterà in vetta alle classifiche di vendita, è innegabile che dal punto di vista creativo la saga sia ormai un po' paludata. Infinite Warfare, per altro, fa davvero poco per smuovere le acque, presentandosi come uno dei capitoli più conservativi e meno coraggiosi degli ultimi anni.
Se già non fosse bastato il capitombolo di Ghosts, questo nuovo episodio futuristico dimostra una volta di più che Infinity Ward è il team ad oggi più insicuro del tris di sviluppatori che si occupano di COD. Da una parte, infatti, abbiamo Sledgehammer Games, studio che ha saputo stravolgere le meccaniche alla base della saga producendo l'episodio meno conservativo di sempre; dall'altra Treyarch, che invece continua implacabile con il suo Black Ops, perfezionando la formula di gioco classica e lavorando in maniera solida convincente su ambientazione, trama, bilanciamento e mobilità. Sono due approcci diametralmente opposti ma comunque interessanti, ciascuno con i suoi pro e contro.

Nella "rotazione triennale" instaurata da Publisher, Infinity Ward sembra quasi trovarsi a fare il "terzo incomodo", rinunciando sia alla spinta votata a riformare il sistema che a quella necessaria invece a raffinarlo. Infinity Ward, più semplicemente, porta avanti la serie senza neppure guardarsi troppo intorno, con l'obiettivo di tenere attiva una community davvero straripante.
È un lavoro, se vogliamo, "di mestiere", che si riflette poi nella qualità degli elementi che tengono in piedi il progetto. Uno su tutti: l'ambientazione. Mentre Ghosts cercava di differenziarsi dai contesti futuristici dei suoi colleghi, recuperando alcuni elementi distopici che sembravano quasi usciti dal primo Homefront, questa volta Infinity Ward ha delineato un futuro bellico davvero troppo simile a quelli visti negli ultimi due anni. La presenza di combattimenti spaziali e di qualche sezione a gravità zero non è un elemento forte a sufficienza per distinguere Infinite Warfare, e il risultato è uno scenario abbastanza asettico e poco convincente. Il mondo di gioco, insomma, è fiacco, grigio, già visto, lontano anni luce dai panorami di quel Titanfall 2 che invece ci presenta uno spazio "di frontiera" estremamente interessante da (ri)scoprire. Ma quello che è più difficile da mandar giù è la constatazione che, nonostante l'introduzione di qualche elemento potenzialmente interessante come la base spaziale e le missioni secondarie, in realtà la campagna Single Player sia sempre concentrata sugli stessi canoni. Mentre la prima presentazione dell'E3 lasciava sperare in un approccio più libero, sia nella struttura della campagna che in quella delle singole missioni, la realtà dei fatti è che la progressione resta estremamente lineare, spettacolarizzata al massimo ma davvero pilotata. IA, situazioni di gioco, level design: quasi tutto è allineato a quanto già visto in passato, e le variazioni alla formula classica - evidenti ma non troppo numerose né significative - non riescono ad allontanare l'idea che Call of Duty sia, nella sua componente per giocatore singolo, una sorta di adrenalinico tiro al bersaglio.
Ormai sappiamo, in ogni caso, che la componente principale della produzione resta il multiplayer. Ma pure su questo fronte Infinite Warfare assomiglia in maniera evidentissima a Black Ops 3. A cominciare dal sistema di movimento: qualche piccola rifinitura al funzionamento degli zaini propulsivi, che ha reso un po' più complessi gli spostamenti a mezz'aria, non è bastata a cambiare il feeling generale dell'esperienza di gioco. Anche qui ci sono jetpack che permettono di allungare i salti e la possibilità di effettuare spettacolari wallrun, ma in fondo le mappe sono davvero poco inclini a favorirne l'utilizzo. Anche qui si corre come forsennati, alla ricerca affannosa della prossima uccisione; ed anche qui il Time to Kill è ridotto all'osso: se vogliamo, l'azione sembra addirittura più schizzata, rapida, vista la passione di Infinity Ward per le uccisioni praticamente instantanee. Tornano i quickscope, si abbassa notevolmente il rinculo delle armi, le animazioni di ricarica e l'iron-sight sono fluidissime, finendo per plasmare un'azione che scorre senza interruzioni.

A livello di struttura e gestione del loadout, se nel vecchio capitolo c'erano gli Specialisti, in Infinite Warfare ci sono invece i Rigs. Si tratta in buona sostanza di speciali "Combat Suit" con cui vestiremo il nostro soldato, dotate di armi e tecnologie futuristiche capaci di modificare in maniera radicale l'approccio agli scontri. Nella pratica, i Rigs funzionano esattamente come gli Specialisti di Black Ops 3, anche se lasciano all'utente una maggior libertà decisionale. Nulla di nuovo sotto il sole, insomma, ma per lo meno i Rigs ci sono sembrati ben differenziati. Peccato che, invece, lo siano ben poco le armi: poco rinculo e ritmi di fuoco quasi esagerati rendono la scelta dell'arma un po' superflua. Anche le Scorestreak sono davvero identiche a quelle dello scorso capitolo, tanto che in certi casi sembra quasi di trovarsi a giocare un map pack di Black Ops 3. Quanto sia opportuno questo approccio, è difficile dirlo. Che Call of Duty sia rimasto sempre uguale a sé stesso, è un adagio che spesso è stato proferito dai detrattori del brand. Ma in realtà quasi tutti i capitoli hanno dimostrato di avere una loro anima, un loro ritmo specifico, determinando in fondo diversi gradi di apprezzamento da parte della community. Questa è la prima volta in cui siamo di fronte ad un prodotto che sembra davvero un aggiornamento solo contenutistico del precedente. Alcuni sostengono che sia un bene, in fondo, soprattutto per la scena competitiva: costringere i giocatore a imparare ogni anno nuovi meccanismi tende a mandare in fumo parte dell'allenamento e delle conquiste dei pro-player, che hanno quindi molta difficoltà a dare continuità ai propri sforzi. L'impegno di Activision sul fronte eSport è crescente, come dimostra l'acquisizione di MLG, e forse le scelte di Infinity Ward potrebbero essere legate anche alla volontà di cementare il settore competitivo. Ma se l'approccio dovesse davvero essere questo, non sarebbe meglio concentrarsi esclusivamente su Campagna e Modalità Zombi, vendendo quindi un pacchetto pensato per Single Player e Co-Op?

Quale che sia la risposta, una cosa è certa: Infinite Warfare piacerà a buona parte dei fan, soprattutto a quelli che condividono con Infinity Ward la passione per i ritmi schizzati. Activision continua insomma a puntare soprattutto sullo zoccolo duro dei fan, cercando di compattare ancora l'esercito dei suoi fedelissimi, parlando alla propria community e a pochi altri. Un sistema che punta alla chiusura, più che all'apertura, reso possibile soprattutto dai numeri stratosferici che la produzione continua a macinare; ma un sistema che lascia gli equilibri del mercato sostanzialmente inalterati. Anche prima di leggere la recensione di Infinite Warfare, insomma, saprete già da che parte state. Persino i giocatori che hanno effettuato il pre-ordine si divindono in due categorie: quelli che l'hanno fatto per il nuovo capitolo, e quelli che invece l'hanno fatto per il Remake di Modern Warfare. Agli ultimi, in ogni caso, sembra ben chiaro che i tempi d'oro di Price e compagni sono davvero lontani.