Provato Civilization: Beyond Earth

Abbiamo provato il nuovo episodio della saga di Sid Meier, tra razze aliene che non si fanno mai gli affari loro e neo-nazisti

provato Civilization: Beyond Earth
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Sergio Pennacchini Sergio Pennacchini Giornalista freelance, scrive di videogame da troppo tempo per ricordarsi esattamente quando ha iniziato. Vive a Londra ma non è un cervello in fuga perché mancano le basi, cioè il cervello. Lo trovate su Facebook e Twitter.

Non sappiamo esattamente quanto tempo sia passato dal Grande Errore. Né conosciamo in cosa consista esattamente, questo Grande Errore. Fatto sta che, in Civilization Beyond Earth, la razza umana l’ha commesso, il Grande Errore, ponendo di fatto fine alla vita sul nostro amato pianeta. Immaginiamo che sia qualcosa che abbia a che fare con inquinamento, sfruttamento delle risorse naturali, troppo tempo passato a postare gattini su Facebook. Ma, nonostante le nostre insistenti richieste al team di Firaxis, che ci osserva guardingo mentre proviamo per la prima volta il gioco in un albergo di Los Angeles, non riusciamo a scoprire in cosa consista questa Enorme Minchiata che ci ha condannato all’esilio. Così, all’inizio del gioco, non possiamo fare altro che cercare di raccogliere le poche risorse rimaste, caricarle su un’astronave, e andare a cercare un altro pianeta per ricominciare da capo. Sperando, questa volta, di non sbagliare di nuovo.

Alpha Centauri

L’inizio ricorda chiaramente quello di Alpha Centauri, di cui questo gioco è il seguito spirituale. Scegliere il carico dell’astronave è fondamentale perché, dato che lo spazio a bordo è limitato, impone fin da subito una scelta strategica. Volete portarvi più truppe per essere subito pronti alla battaglia? Bene, ma probabilmente dovrete rinunciare a qualche tecnologia, magari agli Worker, unità tuttofare che possono costruire strade, fattorie, miniere. Arrivati sul pianeta vero e proprio, tutto è familiare, al suo posto. Sulle prime, Civilization Beyond Earth è estremamente simile agli ultimi capitoli della saga. La mappa è ancora divisa a esagoni, le meccaniche di base sono le solite: si costruisce una città, si raccolgono risorse e si sviluppa una civiltà, investendo nella ricerca, nella tecnologia, nella supremazia militare. Ci sono ancora le Wonder, monumenti e meraviglie tecnologiche che danno bonus di svariato genere, al prezzo tuttavia del tempo e del denaro necessari alla costruzione. C’è l’unità Scout, che può andare in giro ad esplorare il pianeta, alla ricerca di rovine aliene o altri avamposti umani. C’è la città principale, che si sviluppa lentamente da piccolo agglomerato di pochi coloni a megalopoli con grattacieli e milioni di abitanti. Il gioco è ancora a turni, ovviamente: si spostano le unità sulla mappa, si decide cosa produrre, quale ricerca tecnologica compiere e poi si preme il tasto “next turn”. Eppure, dopo qualche minuto, ci si accorge che Civilization Beyond Earth è un titolo nuovo, che promette di innovare profondamente una delle saghe più antiche del mondo dei videogame. Come? Tante le risposte a questa domanda. Cominciamo da quella più importante: gli alieni.

Mi casa es no tu casa

Mica penserete di arrivare su un nuovo pianeta e trovarvi un bel comitato di benvenuto, pronto a farvi festa e lasciarvi in mano il futuro dell’astro celeste, vero? Il pianeta di Civilization Beyond Earth è infatti popolato da alieni. Che non sono alieni buoni, ma sono cattivi e non vedono di buon occhio la vostra permanenza in quella che, in fondo, è casa loro. Sono una razza con cui non avrete a che fare, senza la possibilità di instaurare rapporti diplomatici. Sono, almeno stando a quello che abbiamo provato, la fauna locale. Ci sono dei nidi dai quali escono alieni di vario genere, che ricordano fortemente quelli di Starship Troopers. C’è la fanteria leggera, sorta di ragni che si muovono velocemente su qualsiasi tipo di terreno. Ci sta l’artiglieria pesante, nella forma di scarafaggi troppo cresciuti che lanciano palle di energia dalla coda. E ci sono infine i vermoni (che nell’aspetto omaggiano quelli del film Dune di David Lynch), potentissimi e molto difficili da uccidere. Il modo in cui gli alieni reagiranno alla vostra presenza può variare molto nel corso di una partita. Se all’inizio possono essere ostili ma non troppo minacciosi, a seconda delle vostre azioni potrebbero decidere di attaccare tutti i vostri avamposti (sì, possono anche arrivare a distruggere la vostra civiltà se non saprete difendervi). Oppure, sviluppando le tecnologie adatte, potreste essere voi ad “addomesticarli” e a poterli usare come arma contro i vostri nemici. Gli xenomorfi sono una presenza costante in Civilization Beyond Earth, un’evoluzione dei barbari dei precedenti giochi se vogliamo, ma molto più significativa e “pesante” in termini di gioco. Ovviamente ci sono anche le altre fazioni: americani, sudamericani, asiatici, europei. Un po’ di tutto insomma, peccato che la versione che abbiamo potuto provare non disponesse del nuovo sistema diplomatico messo a punto per Beyond Earth. Secondo gli sviluppatori di Firaxis, la diplomazia è una delle parti del gioco che è stata più rivista. L’unità spia, in particolare, avrà un ruolo chiave: si potrà infiltrare nel governo avversario e offrirà molti più modi per colpirlo: non ultimo quello di attirare un vermone nel centro della città nemica, tanto per fare un esempio. Ci sarà il commercio, nuove opzioni per diversi gradi di alleanza, si potranno condividere risorse e ricerca tecnologica. Ecco, la tecnologia è l’altra grande novità di Beyond Earth.

Benvenuti nel Techweb

Fare un gioco ambientato diversi anni nel futuro significa che bisogna immaginare, prevedere come la tecnologia evolverà nei prossimi decenni. Civilization è sempre stato un titolo piuttosto realistico, e questo approccio è stato mantenuto anche in Beyond Earth. La ricerca tecnologica è stata profondamente rivista. Ora le scoperte sono sparse su una ragnatela: ogni avanzamento può sbloccare diverse strade e portarvi verso strategie e stili di gioco differenti. Una volta completata la ricerca principale, la Chimica ad esempio, si può approfondire la conoscenza di quella materia, studiando applicazioni ancora più specializzate. Dall’ecologia alla robotica, dalla fisica quantistica alla biologia aliena, ogni ricerca dà accesso a bonus, nuovi edifici e nuove unità militari e civili. Ci sono anche i satelliti, che potrete mandare in orbita e che possono avere diverse funzioni: da avanzate armi di attacco o difesa fino a satelliti in grado di generare energia, spiare il nemico, osservare il territorio oppure dare un aiuto prezioso alla produzione di minerali e cibo. Potrete scegliere un satellite all’inizio da portare nella vostra astronave: c’è anche quello che permette di vedere subito tutta la mappa del pianeta. Qualunque sarà la vostra scelta, è impossibile, secondo Firaxis, scoprire tutte le tecnologie disponibili nell’arco di una sola partita: meglio quindi concentrarsi su quelle che più vi servono in base all’obiettivo che volete raggiungere. Che, come da tradizione in Civilization, non deve essere per forza quello dell’annientamento dell’avversario.

Il buono, il brutto e il cattivo

Purity, Harmony e Supremacy. Che poi sarebbero tre stili, tre tipi di comportamento diverso riguardo l’integrazione della razza umana col pianeta alieno. E tre modi per vincere la partita e far trionfare la vostra nazione. Purity, a dispetto del nome che evoca bellezza e bontà, è in realtà la vittoria militare, la conservazione assoluta della razza umana con l’obiettivo di non essere contaminati in alcun modo dal mondo alieno. Insomma, nazisti. All’esatto opposto c’è l’allineamento Harmony, quello un po’ più hippie, il “volemose bene”, dove l’uomo si integra con il pianeta e le creature aliene che lo abitano. Significa che potremo sviluppare bio-tecnologie da strapazzo, mescolare extraterrestri e umani e creare nuove tipologie di unità ancora più potenti. L’obiettivo finale è la totale integrazione col pianeta: tipo Avatar. Infine c’è Supremacy, una sorta di via di mezzo in cui si punta tutto sull’avanzamento tecnologico, sui robot e sull’integrazione della razza umana con elementi meccanici e intelligenze artificiali. Scegliere un allineamento significa avere accesso a unità diverse e sviluppi tecnologici differenti, col risultato, assicura Firaxis, che ogni partita sarà profondamente diversa. Durante il gioco, anche a seconda dell’allineamento che sceglierete, potrete completare missioni secondarie che danno accesso a diversi extra: da nuove unità a rotte di commercio, fino ad artefatti alieni e altri segreti da scoprire. Portarle a termine vi darà dei punti che potrete poi spendere in abilità speciali, ognuna legata a un particolare allineamento. Dai bonus alla cultura o alla raccolta del cibo, fino a unità gratuite o altri regali immediati (tipo il completamento di una ricerca o della costruzione di un edificio), questi bonus sono un aiuto concreto, indispensabile per diventare più forti e avere la meglio sugli avversari. Anche qui, le abilità legate a Harmony, Purity e Supremacy sono tante ed è impossibile ottenerle tutte in una sola partita. A voi decidere se puntare tutto su un solo allineamento, oppure se fare un mix di due o tre filosofie diverse.

Sid Meier's Civilization Beyond Earth Nonostante il nostro tempo col gioco sia stato limitato, circa tre ore, è bastato per rendersi conto che Civilization Beyond Earth è un titolo che sicuramente non deluderà i fan della serie, che troveranno un titolo vario, profondo, capace di rimanere ancorato alla tradizione della saga di Sid Meier, ma anche di innovarla profondamente in diversi aspetti. Il risultato è un gioco familiare ma allo stesso tempo diverso da tutti gli altri Civilization, più vicino ad Alpha Centauri che a Civilization V. Un titolo che minaccia di prosciugare il nostro tempo libero, inchiodandoci davanti allo schermo del pc (o Mac, usciranno in contemporanea il prossimo autunno) per ore, costringendoci a bere litri di caffè mentre il nostro cervello, mentendo, ci sussurra “dai, ancora un turno e poi smettiamo”.

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