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Gamescom 2015

Provato Cuphead

Allo showcase di Microsoft torniamo a provare lo shoot'em up di Studio MDHR: ispirato ai migliori run'n'gun arcade, con un look da cartone animato degli anni '30, Cuphead è delizioso e spietato.

provato Cuphead
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Spuntato quasi dal nulla all'E3 di qualche anno fa, Cuphead è diventato uno degli indie più attesi del 2016. Qui alla Gamescom il titolo (che arriverà anche su PC) si è lasciato giocare su Xbox One immediatamente dopo la conferenza Microsoft, stimolando le imprecazioni più colorite dei giornalisti, letteralmente "ammaliati" dal livello di difficoltà a tratti proibitivo. Old School fino al midollo, Cuphead è uno sparatutto "run 'n' gun" ispirato ai classici di Treasure e Konami, con uno stile che insegue quello dei cartoni animati dei primi decenni del secolo scorso. Composto quasi integralmente di difficilissime boss fight, il gioco si conferma originalissimo nel look e persino nella struttura, rappresentando la punta di diamante della proposta indie di Microsoft.
E pensare che il team di sviluppo - lo Studio MDHR - ha rischiato di mollare tutto e non vedere mai concretizzata la propria visione creativa: dopo un brusco arresto nel 2010, dovuto alla mancanza di fondi e strumenti, i due fratelli canadesi che compongono il nucleo della condensatissima Software House sono ripartiti alla grande, convinti a riprovarci dal grande successo di titoli indipendenti spiccatamente Hardcore come Super Meat Boy. Fortuna vuole che tutto sia andato per il verso giusto, perché Cuphead è uno di quei prodotti da non lasciarsi scappare per nessun motivo.

Testa di Tazzo

Cuphead è interamente disegnato e animato a mano. Gli sfondi traboccanti di dettagli, i movimenti del protagonista e dei suoi avversari, i tratti distorti del character design sono il frutto del lavoro meticoloso e attento di Chad Moldenhauer, cresciuto con i cartoon degli anni '30 e deciso a replicarne interamente lo stile. Basta un'occhiata rapida agli screen per capire che l'obiettivo è stato centrato in pieno: Cuphead sembra uscito dall'epoca d'oro dell'animazione americana, dai tempi della Disney e del Technicolor. Dentro ci sono influenze che è facile ricondurre ai lavori di Max Fleischer, da Betty Boop a Popeye, ma anche tanto del primo Walt Disney: il molleggiato protagonista ricorda da vicino l'altrettanto sciolto Topolino nella sua prima apparizione in Steambot Willie; mentre le onnipresenti musichette jazz e lo swing travolgente di certi brani, così come l'ossessione per la danza ed il movimento ritmato che sembra pervadere tutti i personaggi sullo sfondo, sono gli stessi che animavano la serie-culto dei Silly Symphony.
L'impronta surreale di Cuphead si sposa poi con questo filtro che disturba e sgrana l'immagine, replicando le imperfezioni di una pellicola antica. Le schermate di caricamento sembrano quelle dei "credits" che aprivano e chiudevano i cortometraggi d'animazione, e insomma dal punto di vista stilistico il lavoro dei fratelli Moldenhauer è davvero un piccolo gioiello.
Il gameplay si ispira invece ai run'n'gun degli anni '90, scegliendo però di prendere una piega tutta sua. L'obiettivo del protagonista, per ripagare il suo debito con il diavolo, è quello di sconfiggere una serie di improbabili avversari: verdure giganti, rane boxeur e capitani di vascello. Muovendosi all'interno di una semplice World Map è possibile selezionare una delle boss fight che rappresentano il nucleo portante dell'intera produzione. Ci saranno, ci informa il team, alcuni stage in cui farà capolino una più accentuata componente platform, ma il grosso dei contenuti è rappresentato da questi scontri francamente diabolici. Saranno una ventina al momento della prima release, ma aumenteranno grazie a dei contenuti aggiuntivi già previsti (non si è capito se si tratterà di aggiornamenti gratuiti o a pagamento, alla stregua di una pubblicazione "episodica").

La struttura di gioco, insomma, è davvero particolare: molto orientata al trial & error, richiede di imparare attentamente le routine degli avversari, provando e riprovando a batterli finchè non si riuscirà nell'improba impresa. Un'idea che non andrà a genio a tutti i giocatori, ma che fa gongolare i fanatici di un'esperienza arcade vecchio stile (bisogna intendere che chi scrive è incluso in questa rara categoria).
Il sistema di controllo è essenziale e scheletrico: con la leva analogica sinistra si controlla la direzione dell'autofire e i movimenti del protagonista, che può essere bloccato sul posto alla pressione del dorsale destro. Piuttosto che questa meccanica, bisognerà però imparare ad assorbire i proiettili che ci verranno sparati contro (ma solo quelli rosa): premendo nuovamente il pulsante del salto mentre saremo a mezz'aria sarà possibile esibirsi in una sorta di capriola aerea che permetterà di "acchiappare" il proiettile e trasformarlo in energia per la super. La finestra temporale per riuscire in questa specie di "counter" è veramente breve, tanto che l'operazione risulta molto rischiosa: anche perché per venire rispediti al creatore e dover ricominciare da capo una boss fight bastano tre colpi. Convintamente mefistofelico, il team ha ben pensato di inserire anche qualche scontro interamente basato su questa meccanica, contro boss invulnerabili ai proiettili che possono essere colpiti esclusivamente con la rotazione aerea.
Sono bastati pochi minuti con il pad in mano per finire catturati dalla spirale di malvagità e intransigenza di Cuphead, sbattendo la testa più e più volte contro un boss particolarmente "cattivo". Rifiondarsi subito in partita, stuzzicati dal senso di sfida ed acchiappati dall'estrema fluidità dell'azione è questione di poco. Pur preoccupati dall'assenza di un sistema di punti e, conseguentemente, delle leaderboard, veniamo parzialmente rassicurati dal team che promette vari livelli di difficoltà, e ciascuno pronto ad influire sulle routine di comportamento dei boss.
Non resta quindi che aspettare per capire quanto sostanziosa sarà l'offerta iniziale.

Cuphead Cuphead è una piccola meraviglia fuori dal tempo. Gameplay antico e stile addirittura ancestrale, ci verrebbe da dire. La proposta dei fratelli Moldenhauer si presenta come una peculiare rilettura degli sparatutto degli anni '90, quelli firmati Treasure, Capcom e Konami. Sacrificando convintamente lo “scorrimento laterale”, il gioco si concentra integralmente sulle boss fight: una scelta coraggiosa e decisa, che sembra replicare dal punto di vista ludico il percorso stilistico estremo e intransigente, figlio di un modo di fare animazione che si è letteralmente estinto. E' bello vederlo rivivere, assieme al meraviglioso surrealismo che caratterizzava i primi lavori di Disney e di Fleischer, in un videogame. Speriamo quindi che la progressione sia ben scandita e che il numero di contenuti risulti appropriato: nel caso, saremmo davvero di fronte ad un nuovo capolavoro dello sviluppo indipendente.

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