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TGS 2014

Provato D4: Dark Dreams Don't Die

In attesa della recensione, una rapida prova delle nuove follie videoludiche di Sweary65

provato D4: Dark Dreams Don't Die
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Dark Dreams Don't Die, al secolo conosciuto come D4, è un affascinante concentrato di follie nipponiche, un noir introspettivo zeppo delle surreali trovate che il suo creatore, Sweary65, già si divertiva a disseminare in quel magnetico capolavoro che risponde al nome di Deadly Premonition.
Mentre leggerete queste righe, il titolo sarà già disponibile in esclusiva su Xbox One, e con tutta probabilità dovreste correre a comprarlo. Qui al TGS noi lo abbiamo provato brevemente, e adesso non vediamo l'ora di tornare in patria per giocarlo con il nostro Kinect.
Darks Dreams Don't Die, del resto, non è solo il visionario racconto delle vicissitudini di uno stravagante detective, ma è anche uno dei prodotti meglio cuciti attorno alle caratteristiche del motion controller di Microsoft, che nonostante il "pensionamento anticipato" ci regala questa perla stravagante e magnetica.

Sogni d'oro

La storia di D4 è quella di Davig Young, ex detective che ha abbandonato il lavoro per dedicarsi anima e corpo alle indagini su un omicidio irrisolto: quello di sua moglie. Due anni fa Little Peggy è stata uccisa nel bagno di casa, stanza in cui David si ritira puntualmente per cercare di ricordare qualcosa in più di quella notte. Ma l'unica pista che ha è legata a quello che Peggy ha detto in punto di morte: "Cerca D".
La scena iniziale di D4 mette subito in chiaro quale sia la struttura narrativa del titolo e quale il suo livello di follia.
Il nostro protagonista viene letteralmente catapultato dal cielo nella sudicia vasca da bagno, mentre tiene in mano una scarpa col tacco e la bolla del suo onnipresente chewing gum rosa gli scoppia sul viso. Da dove arrivi non si sa, anche se sembra che il potere speciale di David sia quello di viaggiare nel tempo, trascinato avanti e indietro senza avere un diretto controllo su questi spostamenti temporali, "innescati" in maniera imprevedibile da oggetti ed eventi.

Mentre David cerca di riprendersi, noi scopriamo il sistema di controllo tramite Kinect. D4 può essere giocato anche tutto con il pad, ma probabilmente si perderebbe gran parte del suo fascino. Sfruttando la periferica di movimento è possibile guardarsi intorno effettuanto una sorta di "swipe" laterale per girare la visuale, e poi interagire con gli oggetti o muoversi nelle stanze "afferrando" con la mano delle icone specifiche. Kinect sembra fare un po' fatica a riconoscere il palmo che si chiude, mentre tutti gli altri movimenti non danno nessun problema (ma il disguido poteva essere legato anche alle condizioni di illuminazione del padiglione).
E' anche possibile "concentrarsi" su una scena portando le dita sulle tempie, come se ci stessimo spremendo le meningi: in questo caso il gioco evidenzierà tutti gli elementi interattivi.
Nel corso dei primi momenti di gioco, comunque, dobbiamo girellare per casa passando in rassegna il dossier dell'omicidio di Peggy: nel mentre il nostro protagonista parlerà con sé stesso, raccontando tutto quello che gli passa per la testa, alla maniera di un thriller introspettivo che sembra già adesso ben scritto, salace, bizzarro come non mai. Ma del resto, se avete in mente la sceneggiatura a tratti geniale di Deadly Premonition, sapete cosa aspettarvi: momenti crudi e diretti che si alternano a bizzarre stravaganze, in un impasto che mescola un incedere da Hard Boiled, nonsense nipponico e improvvise rivelazioni.
Giusto per darvi un'idea precisa del tono della produzione, sappiate che a pochi minuti dall'inizio del gioco, David sarà assaltato da Amanda, inquietante donzella vestita da gatta che si presenta in casa con tanta voglia di giocare ed un topolino vivo fra le fauci: ne segue una sorta di breve combattimento, in cui Amanda lancia contro David piatti e suppellettili, e che bisogna affrontare alla maniera di un Quick Time Event tutto motorio. Seguendo le istruzioni a schermo bisogna spostare le mani nelle direzioni indicate dalle icone, o afferrare e tirare i capelli della bella gattona: qui Kinect risponde ottimamente alle sollecitazioni, e l'obiettivo del giocatore è quello di restare "in sintonia" con il personaggio.

I combattimenti sono una parte importante di D4, a giudicare dalla seconda sequenza su cui mettiamo le mani. Qui dobbiamo mettere fuori gioco un pericoloso indiziato, che si trova su un aereo di linea. Lo scontro che ne segue è un'esaltante sequenza di mosse fuori di testa: il nostro protagonista, con un'eleganza che ha dell'assurdo, afferra le valige che gli vengono scagliate contro prendendosi poi il tempo di riporle nello scompartimento apposito, evita i malcapitati spintonati verso di lui concedendosi qualche istante per un tango sensuale, prima di farli mettere compostamente a sedere, e finisce per colpire l'avversario rispedendogli una palla da baseball con la gamba di legno di un manichino.
In Darks Dreams Don't Die, avrete capito, c'è una carica di follia che sovrasta ogni situazione, lasciando il giocatore completamente spaesato per quanto il titolo riesca ad essere fuori di testa prendendosi estremamente sul serio. Anche i gesti dei QTE sono tutti pensati affinchè il giocatore li compia quasi con la stessa eleganza improbabile del protagonista, col busto eretto e le mani che danzano come quelle di un impeccabile direttore d'orchestra.

D4: Dark Dreams Don't Die D4 è una di quelle esclusive che fanno la differenza. Incomprensibile per molti, attraversata da una genialità strisciante per chi ne saprà cogliere lo spirito, si tratta di una produzione unica, costruita attorno alle visionarie allucinazioni di un game designer che, dopo Deadly Premonition, ribadisce il fascinoso eclettismo della sua visione. Ben scritto, misterioso, venato di una follia trascinante, il racconto intriga e si sposa al meglio con lo stile acido del cell shading. Sicuramente una delle idee più originali uscite fuori dal Giappone, cucita attorno al sensore Kinect che, viene da pensare, avrebbe avuto bisogno di molti più giochi come D4.