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Gamescom 2015

Provato Dark Souls 3

Alla fiera tedesca, il publisher Bandai Namco ha portato una demo giocabile del terzo episodio dell'acclamata serie From Software che trascina il giocatore in un mondo fantasy rimasto ormai senza gloria.

Dark Souls 3

Videoanteprima
Dark Souls 3
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

C'è ancora qualcosa che non ci convince pienamente, in Dark Souls 3. Già quando l'avevamo vista all'E3, l'ultima fatica di From Software ci era sembrata un po' spenta, almeno a livello scenico e artistico. Il fantasy oscuro di Hidetaka Miyazaki è sicuramente meno originale dell'orrore lovecraftiano di Bloodborne, forse appesantito dal fatto che il brillante game designer sia arrivato alla guida del progetto solo a lavori già avviati, forse un po' fiaccato dalla fretta con cui Namco-Bandai vuole lanciare sul mercato i nuovi esponenti della saga. Chiariamoci bene, prima che si faccia strada qualche allarmismo imprevisto: la formula di gioco non è ancora troppo svalutata, le novità in fatto di combat system sono potenzialmente interessanti e la difficoltà punitiva ma stimolante che da sempre caratterizza la serie è sempre lì, al suo posto, pronta a punzecchiare gli appassionati di Action RPG. Eppure delle piccole crepe cominciano ad intravedersi, a Lodeleth. Sarà colpa del cielo color ocra, un po' soffocante e spento, oppure di architetture già note. Colpa di nemici con routine d'attacco che sembrano consuete, familiari. Siamo convinti che ci sia ancora spazio, per un altro Dark Souls: un episodio chiamato a chiudere la trilogia della tragedia e del dolore. Ma poi, forse, sarà bene esplorare nuovi contesti, per non trasformare una serie nata "dal basso" in uno di quei popolarissimi fenomeni ad uscita annuale.

Un combat system più vario

La demo che abbiamo giocato qui alla Gamescom di Colonia era la stessa che a Los Angeles avevamo potuto soltanto vedere. Confermiamo quindi le stesse impressioni avute a livello tecnico e scenico. Che Dark Souls 3 abbia beneficiato dall'esperienza accumulata dal team grazie a Bloodborne, è innegabile. Le texture e gli shader sono molto vicini, per qualità, a quelli visti sull'esclusiva Ps4, applicati però ad un'ambientazione meno sanguigna. Allineato coi suoi due predecessori, Dark Souls 3 ci trascina in un mondo fantasy rimasto ormai senza gloria, come immerso in un tramonto eterno. Le guglie titaniche e i torrioni che svettano all'orizzonte appaiono come monumenti ormai svuotati di ogni significato, giganti inermi su cui lentamente si deposita una fitta coltre di cenere. Se c'è una cosa che Dark Souls 3 sembra far bene è veicolare la sensazione di uno smacco totale. E del resto non ci saremmo aspettati niente di meno dal tocco di Miyazaki. A Lodeleth ci sono cadaveri impalati sui rami di alberi prosciugati, incarniti in questo nero intreccio di fronte, ed esseri vuoti che pregano di fronte a questi strani e inquietanti spauracchi. Ci sono cavalieri non-morti e parassiti informi fatti di bile nera, che emergono dai corpi di altri nemici spaccandoli per uscire. Al netto di un impatto che i conoscitori della saga potrebbero considerare ormai canonico, insomma, gli appassionati dello stile "mortifero" della saga Souls resteranno sicuramente soddisfatti. Da Bloodborne il titolo sembra aver ereditato anche qualche tratto di gameplay. Pad alla mano, infatti, i movimenti del protagonista sembrano meno impacciati, le capriole più reattive, e al momento non c'è traccia di "fat roll". Il combat system è reso più vario dalla presenza di alcune funzioni speciali legate alle varie armi. Nelle scorse settimane si è parlato molto della "ready stance": impugnando una spada bastarda, in pratica, è possibile mettersi in una posizione caricata da cui poi eseguire dei colpi speciali, capaci di rompere la guardia avversaria e addirittura di scagliare in area i nemici. In verità la ready stance non è comune a tutte le armi. E' il dorsale sinistro che attiva una sorta di mossa identificativa dell'arma che impugniamo: equipaggiando una coppia di scimitarre, ad esempio, avvieremo un attacco in rotazione pensato per colpire gruppi di nemici che ci circondano. Selezionando invece un grosso spadone, eseguiremo una sorta di spallata che disorienterà gli avversari. Il pulsante d'attacco che in Bloodborne era adibito al cambio di stance, insomma, diventa qui un colpo specifico per la classe di arma preferita dal giocatore, aprendo alla possibilità di eseguire un più ampio ventaglio di combo. Nel corso di questa prima prova abbiamo però sviluppato qualche dubbio sull'efficacia di questo sistema. Forse è la forza dell'abitudine, ma ci sembra che il modo migliore per procedere e sperare di sopravvivere sia sempre quello classico: scudo ben sollevato, strategia attendista, alla ricerca dell'ormai noto backstab. Insomma, per quanto fascino abbia la possibilità di un approccio più vario al combattimento, ci è sembrato che il gameplay tradizionale della saga possa recalcitrare un po' all'idea di ospitare queste novità.

Ovviamente da una prova di qualche decina di minuti è difficile valutare il peso ed il bilanciamento di questi innesti: così come i suoi predecessori, Dark Souls 3 è un titolo che andrà assimilato, interiorizzato e capito in lunghe sessioni di gioco, necessarie anche per capire se il team ha previsto novità al sistema di magie (ancora avvolto nel mistero), all'uso della fiaschetta Estus, o alla gestione dei Falò. Su quest'ultimo punto, visto che in Dark Souls 3 c'è pure la mano di Tabata, ci aspettiamo qualcosa di simile al secondo capitolo, con l'instant travel attivo fin da subito. La nostra prova, terminata in malo modo di fronte ad un boss dal movest insidioso, ci ha confermato anche che le ambientazioni saranno molto meno lineari, ed anzi più aperte e arroccate su sé stesse, in linea con la struttura labirintica di Drangleic. Sul fronte del level design la mano di Miyazaki si riconosce subito, ed è facile sentirsi spaesati e perduti mentre si esplorano i tetri torrioni di un castello e i camminamenti esterni traboccanti di arcieri e soldati non-morti.

Dark Souls 3 Se siete appassionati della serie Souls e già vi sentite in astinenza dopo aver finito il New Game + dell'edizione Scholar of the First Sin, potete stare tranquilli. Dark Souls 3 riproporrà sostanzialmente le stesse meccaniche di gioco, leggermente arricchite grazie all'introduzione di mosse speciali per le varie classi di armi, e con un combat system appena più dinamico, che sembra aver fatto tesoro dell'insegnamento di Bloodborne. Ma insomma non spaventatevi: fiaschetta Estus, falò, scudi e backstab: tutto vi sembrerà molto familiare. Se l'amore per gli action RPG di From Software è forte ma non cieco, invece, Dark Souls 3 potrebbe sembrarvi troppo familiare. Al netto di un level design che sembra vantare una maggiore complessità, infatti, l'impatto scenico e le routine dei nemici non hanno più la freschezza di un tempo. Queste prime impressioni sono basate ovviamente su una prova contenuta, e probabilmente la nuova ambientazione avrà molti oscuri segreti con cui tormentarci. Come voi, non vediamo l'ora di scoprirli.

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