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Provato Dead Synchronicity: Tomorrow comes Today

Un'avventura grafica classica nella struttura ma con un buon potenziale.

provato Dead Synchronicity: Tomorrow comes Today
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  • Pc
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Se un team di sviluppo afferma di essersi ispirato a giochi del calibro di Day of the Tentacle, Monkey Island e Broken Sword per creare la propria opera prima, allora c’è la possibilità che ne esca un titolo, anche se non particolarmente originale, quantomeno qualitativamente ben sopra la media. Se poi aggiunge una spruzzata di violenza (ma ben contestualizzata) in un plot maturo e cupo, come insegna il leggendario I Have No Mouth and I Must Scream, allora è chiaro che, mentre prima aveva soltanto la nostra attenzione, ora Dead Synchronicity ha anche la nostra curiosità.
Forse, anzi, è proprio in virtù di questi modelli di riferimento che il team Fictiorama Studios è passato indenne al vaglio Kickstarter e di Steam Greenlight con il suo “Tomorrow Comes Today”, avventura grafica punta e clicca di stampo classico in 2D, primo capitolo di quella che nelle intenzioni degli sviluppatori si configurerà come la “Dead Synchronicity Saga”. Abbiamo potuto dare un'occhiata al prodotto, come potete leggere di seguito, grazie ad un codice beta del gioco, in arrivo il 10 Aprile per Windows, Mac e sistemi IOS.

DOMANI (NON) È UN ALTRO GIORNO

Il breve filmato iniziale di Dead Synchronicity sembra realizzato appositamente per confonderci le idee, con un bombardamento di suoni e immagini che ci mette addosso una sensazione di confusione, quasi da stress sinestetico. Capiamo sommariamente che il mondo, come nei migliori disaster movie, è collassato, per via di una catastrofe non ben identificata che stava per spazzare via l’intera umanità. Caos di voci e reminiscenze affollano la nostra mente: flash sparati con rapidità rapsodica davanti ai nostri occhi per trasmetterci ansia e paura. Poi il buio più nero. E con lo stesso disorientamento del protagonista muoviamo i primi passi in un'oscurità immobile.
Iniziare un’avventura nel buio più totale è sicuramente un’esperienza curiosa e anche un po’ straniante. Ci muoviamo a tentoni, cliccando sul tasto destro del mouse per capire cosa fare, finché il nostro personaggio non accende automaticamente una lampada ad olio che come per miracolo illumina l’intera stanza della roulotte in cui ci siamo risvegliati.

Scopriamo ben presto di essere stati tratti in salvo da un brav’uomo, probabilmente uno dei pochi rimasti. Vaghi ricordi, o forse semplici visioni di un folle, ci riecheggiano nella testa: Michael, siamo quasi sicuri di chiamarci Michael. Il resto è tutto da capire. Chi siamo, dove siamo, perché.
E' proprio il nostro salvatore che ci introduce il “nuovo mondo”: dopo una calamità (forse naturale, forse addirittura divina) chiamata “Great Wave” (Grande Onda), la terra è piombata nel disordine, è divenuta, di nuovo, una giungla in cui lottare per la sopravvivenza. Alcuni si rintanano in rifugi sorvegliati da una spietata milizia, che li rende simili più a campi di concentramento che a luoghi di ricovero; altri bazzicano le strade cittadine, costantemente in allerta per sfuggire al coprifuoco imposto da un nuovo, sconosciuto regime. Altri ancora, i meno fortunati, vengono giustiziati perché infetti. Non da un fungo o da un parassita alieno, bensì da una strana malattia che li fa vaneggiare, prevedere, ricordare. Li chiamano “dissolved” e sono un pericolo da eliminare. Il perché? Ovviamente dovremo scoprirlo da soli, noi che accusiamo alcuni dei loro stessi sintomi, con costanti visioni trascendentali e criptiche apparizioni, in cui una misteriosa voce femminile ci ricorda che siamo gli unici in grado di poter salvare il mondo e ristabilire lo status quo. Pare proprio che il nostro protagonista sia un prescelto. Scombussolati da questa incredibile rivelazione, non ci resta altro che iniziare la nostra indagine, in quella che è, a tutti gli effetti, un’avventura grafica nuda e cruda e, almeno in apparenza, senza elementi particolarmente originali. Come nel più classico dei giochi di questo genere, disponiamo di un inventario in cui riporre la miriade di oggetti che recupereremo nel corso dell’esplorazione, mentre con il mouse gestiamo sia lo spostamento del nostro avatar sia l’interazione con l’ambiente e i vari NPC. Dialogando con loro verremo a conoscenza, poco alla volta, di nuovi piccoli dettagli che andranno a formare il background narrativo e permetteranno di avviare le varie missioni della storia. L’avanzamento è costantemente legato, almeno in questa prima fase dell’avventura, ad una serie di favori e incarichi che dovremo portare a termine per far sì il personaggio che ce li ha commissionati possa fidarsi di noi o ricambiare la nostra gentilezza donandoci un oggetto utile. Durante i dialoghi le domande che possono esser poste non paiono influenzare lo sviluppo della vicenda e la progressione conduce sempre e solo al medesimo obiettivo, senza soluzioni alternative. Il peso morale di alcune scelte, dunque, che pure si avverte a tratti per via della ferocia delle scene cui assisteremo, viene affievolito poco dopo quando ci si accorge che quel bivio che credevamo esserci posto innanzi non era in realtà tale, ma solo un piccolo escamotage narrativo per farci entrare in sintonia coi pensieri e i dubbi del protagonista.

Durante queste prime ore di gioco, gli enigmi ambientali e le possibilità di combinazione tra gli oggetti dell’inventario non risultano particolarmente ispirati, o perché fin troppo banali o perché un po’ troppo forzati. Giunti a questo punto della disamina, sembra quasi che Dead Synchronicity non sia altro che un collage non particolarmente riuscito dei numerosi luoghi comuni del genere punta e clicca, esibendo una trama con delle premesse scontate ed un gameplay superficiale e privo di una vera e propria personalità.
Ma ci sono almeno due aspetti che contribuiscono a innalzare la qualità di questa ennesima avventura grafica e che riguardano sia la narrazione sia il gameplay. Partiamo dalla storyline: se è vero che il contesto distopico e post apocalittico è tristemente abusato nel nostro media preferito (e non solo in quello), è altresì giusto riconoscere a Dead Synchronicity la capacità di imbastire una storia che è raccontata in modo intelligente e che man mano, lentamente, si carica di una cospicua dose di mistero, con invenzioni narrative e sprazzi d’originalità da non sottovalutare. Una buona sceneggiatura aiuta le non esaltanti premesse a scrollarsi di dosso, con il prosieguo della vicenda, il peso della banalità, garantendo, grazie anche ad un setting tratteggiato con la giusta dose di attenzione al dettaglio, un’immedesimazione tale da invogliare il giocatore a proseguire nell’avventura.
Per quanto concerne il gameplay c’è almeno una piccola grande caratteristica che lo porta a distinguersi parzialmente nel mare magnum dei numerosissimi congeneri: una maggiore libertà d’azione e di movimento. La struttura di gioco è suddivisa in quadri ben delimitati che giocano col senso della prospettiva e della profondità di campo: il giocatore può dunque muoversi senza troppi vincoli da una zona all'altra, ed è costretto spesso a tornare sui propri passi per recuperare un oggetto prima irraggiungibile e portare a termine enigmi che era impossibilitato a risolvere. L’impostazione è quindi simile a quella di un open world bidimensionale e in miniatura, in cui il backtracking non pare particolarmente invasivo e dove è d’obbligo analizzare attentamente ogni singola zona (magari facendosi aiutare dalla barra spaziatrice che evidenzia gli hot spot con cui interagire).

L’architettura narrativa e ludica non varrebbe inoltre nemmeno la metà se non ci fosse un’art design più che discreta a supportarla. Il mondo di gioco è tutto disegnato a mano, con personaggi e ambienti dai tratti squadrati, rigidi, geometrici e dalle animazioni dinoccolate e sconnesse: una caratteristica che trasmette una sensazione da distopia dell’orrore e inscena situazioni crude, violente ed emotivamente destabilizzanti. Ma a garantire il coinvolgimento ci pensa soprattutto un sonoro estremamente potente, fatto di campionature ora stridule ora incalzanti, che accompagnano in modo eccellente le fasi di esplorazione e le pur rare cut scene. Il comparto audio non è esente purtroppo da improvvise interruzioni dovute presumibilmente a una fase ancora arretrata di polishing, necessario per limare anche qualche bug d’interazione ambientale che al momento impedisce l’avanzamento e costringe a ricaricare il salvataggio.

Dead Synchronicity: Tomorrow comes Today Dead Synchronicity scolpisce il suo gameplay e la sua struttura narrativa scavando nelle fondamenta classiche del genere, opportunamente cementificate, negli anni, dalle numerose avventure grafiche che hanno affollato le nostre librerie digitali. In un riciclato contesto distopico, tuttavia, Fictiorama Studios allestisce una storia misteriosa e inaspettatamente ben orchestrata, creando un setting credibile, dettagliato e appassionante, e condendo il tutto con una rinnovata libertà di movimento che permette al giocatore di tornare spesso sui suoi passi, in che mutano con l’avanzare della vicenda e vanno quindi analizzati di volta in volta alla ricerca di nuovi indizi. Nel corso di queste prime ore di gioco, comunque, gli enigmi che puntellano la progressione non colpiscono particolarmente per inventiva e coerenza logica: se anche i puzzle ambientali dovessero susseguirsi con un crescendo qualitativo pari a quello della storyline, allora potremmo trovarci dinanzi ad un piccolo gioiello capace di brillare di luce propria nella sovraffollata calca delle avventure grafiche. 

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