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Provato Destiny - La Luna

Atterriamo sulla Luna e facciamo il punto dopo due settimane di Beta

provato Destiny - La Luna
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Xbox 360
  • Ps3
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Se ne stava lì fin dall'inizio, la Luna. Nella sua orbita regolare attorno alla Terra distrutta, comparendo nel cielo plumbeo delle Lande della Ruggine: pallida e minacciosa, brulicante di Servi e Maliarde dell'Alveare.
Se ne stava lì, sulla mappa di gioco della Beta di Destiny, tormentando i giocatori che avrebbero dato di tutto per poter poggiar piede sulla sua superficie polverosa. Ed ecco che Bungie, per ringraziare tutti gli utenti che hanno partecipato ai test, ha deciso proprio prima della fine di sbloccare la quinta missione della modalità Storia: due ore soltanto, per farsi un giro fra i crepacci lunari e fino alle sale interne del Tempio di Crota.
E' stato quello, probabilmente, il momento in cui ho percepito in maniera finalmente perentoria la forza trascinante del nuovo sparatutto di Bungie: perché erano anni che un gioco non scombussolava i piani del mio sabato sera. L'ultima volta si tratta di Ultima Online.
Ieri, corso di fronte alla console solo per mezz'ora, per un incontro frettoloso con la mappa inedita, ho capito che Destiny potrebbe avere lo steso (mefistofelico?) magnetismo di World of Warcraft, e di tutti quei videogame che raramente vanno a braccetto con la vita sociale.
Ma adesso torniamo nei ranghi, accantoniamo i toni da “gonzo journalism” e cerchiamo di fare il punto, proprio grazie all'allunaggio, su queste due settimane di Beta e su quello che ci aspetta a settembre.

Il mare della Tranquillità

Negli anni che hanno separato l'annuncio ufficiale dall'arrivo della Beta, Bungie ha sempre evitato di riferirsi al suo titolo di punta come ad un “MMO”. Termine terribile che ha evidentemente l'effetto di spaventare il grande pubblico, legato all'idea di canone mensile e di un prodotto che ha lo spiacevole effetto di monopolizzare il tempo libero dei giocatori, resta con tutta probabilità uno fra i più adeguati per definire l'esperienza di Destiny.
O quasi. Perchè in fondo qui si perde la dimensione “massiva”: si incontrano altri giocatori, ma l'interazione è limitata, mentre le quest della storia e persino le Strike Mission si giocano al massimo in tre, salvo fatto poi incontrare qualche altro manipolo di utenti nelle aree comuni. Tre è il numero perfetto della software house di Seattle: la struttura del suo Destiny si arrocca attorno ad un gruppo contenuto di amici affiatati. Un MMO più intimo, insomma: giacchè poi il rapporto con l'ambiente di gioco, con il grinding e con i raid da ripetere metodicamente, con l'accumulo delle risorse, sembra davvero esser quello del decennale World of Warcraft. Il respawn dei nemici è rapido, affinchè neppure le aree più aperte restino vuote, e la Tana dei Diavoli ha una struttura da imparare a memoria, una progressione scandita da fasi ben precise in cui costruire e migliorare la propria strategia d'assalto.

Certo, qui la visuale è in prima persona e i ritmi di gioco sono vicinissimi a quelli di un Halo con l'Iron Sight, ma il succo della storia è quello. E a certi giocatori, probabilmente, non piacerà. In effetti queste prime missioni della beta ci sono sembrate strutturalmente un po' ripetitive, piene di ondate di nemici da affrontare, oggetti da proteggere, ed in generale pensate per alternare aree più ampie a zone in cui affrontare variazioni su tema di un classico Horde Mode.
Ecco: se cercate uno sparatutto con una una sua storia, una narrazione compiuta ed un racconto che vi porti ad esplorare livelli sempre diversi, forse siete più tipi da Wolfenstein che giocatori da Destiny. Qui bisogna lasciarsi rapire anzitutto dalle atmosfere, e poi farsi catturare dall'impianto ruolistico: dalla curiosità per le nuove abilità e per quelle che saranno le classi secondarie, dal sistema di taglie che ci permetterà di guadagnare reputazione all'interno dell'Avanguardia, dall'ossessione per il loot.
Pensate a Borderlands, per farvi un'idea, anche se qui reattività, strafe laterale e prontezza di riflessi giocano un ruolo più fondamentale nella buona riuscita dell'impresa.
Insomma, l'importante è capire ancora prima di partire che Destiny non vuole essere Halo. Destiny vuole essere un titolo online, fortemente cooperativo, tenuto in piedi -come dimostra l'attenzione del pubblico per l'allunaggio e per le partite Stendardo di Ferro- anche dagli eventi speciali organizzati dal team e dalle patch che andranno poco a poco ad allargare l'EndGame. Ecco: fateci l'abitudine, ad usare questi termini da impallinati di Guild Wars 2 ed Everquest, perchè Destiny ve li metterà sotto il naso quasi senza che ve ne accorgiate.

Ad oggi, insomma, dovrebbe essere abbastanza chiaro cosa aspettarsi dal gioco finale, e le comprensibili riserve dei giocatori riguardano la mole di contenuti che Bungie renderà disponibili al lancio. Ci saranno solo quattro enormi mappe (Terra, Luna, Venere e Marte), oppure quei due cerchi che si intravedono nella mappa stellare nascondono qualche sorpresa?
Ci sarà una sola mappa per ogni pianeta? In questo caso certe preoccupazioni dei giocatori potrebbero pure essere comprensibili. Anche se poi i territori lunari ci hanno semplicemente lasciato di stucco: non è solo l'atmosfera delicata della superficie, ma la struttura delle basi che si estendono lungo i crepacci, e poi i segreti che il nostro satellite cela nelle sue profondità e nelle grotte scavate dall'Alveare, e ancora la presenza dei Barracuda che introducono il “veicular combat” anche nelle missioni della storia. Spostarsi dalle piane della vecchia Russia ai crepacci attorno al Mare della Tranquillità ha di fatto rappresentato un bel “crescendo”, e crediamo che Bungie abbia in serbo qualche altra sorpresa su Marte e Venere, i cui panorami si sono intravisti soltanto in Multiplayer.
Ogni considerazione, al momento, è prematura e incerta: dobbiamo capire quante Strike Mission ci saranno (dal momento che costituiranno di fatto una parte consistente dell'EndGame), e se arriveranno quei “Raid” per 9 persone a cui Bungie aveva accennato un anno fa.
Per il momento è più che altro opportuno accettare il fatto che Destiny sia stato costruito con l'intento di far diventare “mainstream” una struttura costantemente proiettata in rete (ma poi c'è ancora qualcuno che fa casino per l'Always Online?), e che sia totalmente “asservito” a questa sua missione: sacrificando persino l'interattività ambientale, unica stortura tecnica in un colpo d'occhio francamente stratosferico per qualità artistica, atmosfera, pulizia.
Timide riserve per una modalità competitiva che non sembra bilanciatissima: ma si vedrà poi con l altre modalità incluse nel pacchetto.

Destiny Quando i server della Beta di Destiny si sono spenti, molti giocatori hanno sentito una fitta al cuore. Io sono stato fra quelli che hanno letteralmente spolpato questa versione di prova, accumulando statistiche e foglie di Filmetallo, carte del Grimorio e strategie per la Strike Mission. Anche se ormai neppure il Camminatore dei Diavoli era in grado di impensierire la mia squadra affiatata, vedere esplodere Sepkins Prime dava sempre grande soddisfazione. Capisco che in fondo, per due settimane, mi sono trovato a distruggere con metodo le solite ondate di avversari: quintali di Servi, due Maliarde, e un Cavaliere Consacrato vomitato da uno dei titanici Astrosepolcri. E' stato il gameplay serrato, dinamico e vivace e soprattutto discretamente tecnico che ha tenuto sveglio l'interesse anche a fronte della limitata quantità di missioni della Beta. Ma è stata anche una struttura ruolistica che recupera quella degli MMO, con tanto di abilità in cooldown, raid e tanto farming. Per questa sua adesione ai canoni dei titoli “massivi”, probabilmente il nuovo lavoro di Bungie allontanerà qualche giocatore. Ma il lavoro sull'ambientazione, il fascino delle mappe e la loro vastità, un universo di gioco letteralmente magnetico ed un gameplay accattivante basteranno per conquistarne tanti altri, che di buon grado impareranno ad accettare le regole del genere, così ottimamente mescolate con un Gunplay in cui rivive l'eredità di Halo. Qualsiasi sia il vostro schieramento, già sapete che il 9 settembre Destiny arriverà sul mercato deciso a lasciare un segno nel mondo videoludico. Questa Beta ha dimostrato che ha tutti gli strumenti per farlo.

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