Provato Dino Dini's Kick Off Revival

Quasi trent'anni dopo l'uscita dell'originale Kick Off, Dino Dini riporta il suo brand su piattaforme PlayStation. C'è ancora spazio per un approccio del genere, e per la curiosa fisica che gestisce i movimenti del pallone?

provato Dino Dini's Kick Off Revival
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  • PSVita
  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Il sottotitolo scelto per il ritorno sulle scene di Kick Off è davvero perfetto. "Revival", si chiama la nuova avventura videoludica di Dino Dini: proprio come quelli che di tanto in tanto fanno i vecchi gruppi musicali famosi trent'anni fa. Tornano sul palco, e si vede subito che sono un po' anzianotti e fuori tempo massimo. Li vanno a sentire i vecchi fan, si ricordano dei bei tempi, ma una volta tornati a casa è molto difficile che si rimettano ad ascoltarli ancora.
Questo è Kick Off Revival: un videogioco antico, che si guarda attorno un po' spaesato, sperando di incontrare le occhiate d'intesa di chi ha giocato l'originale su Amiga.

Il cartellino è diventato giallo

Kick Off Revival è, in buona sostanza, il vecchio Kick Off tirato a lucido, assemblato con calciatori poligonali ma per il resto identico a come lo ricordano gli estimatori. Visuale dall'alto, sistema di controllo essenziale. Anzi, più che essenziale: per giocare al calcistico arcade di Dino Dini si una una leva analogica ed un singolo tasto, che serve per calciare la palla. Se quello in cui si producono i giocatori sia un passaggio o un tiro dipenderà soltanto dal contesto. I minuscoli atleti schizzano velocissimi sul campo, in tutte le direzioni, seguendo l'inclinazione dello stick, e provano a rubarsi la palla e costruire azioni da gol. Proprio come nel gioco uscito nell'89 il controllo del pallone è l'operazione più complessa: la sfera non è "incollata" ai piedi del giocatore, quindi effettuare un cambio di direzione repentino significa vederla schizzare via. È un cambio di paradigma non indifferente, per chi è abituato a FIFA e PES: lanciarsi d'istinto in direzione della fascia mentre sta arrivando un avversario significa in verità allontanarsi dal pallone e consegnarglielo su un piatto d'argento, e vederlo correre verso la nostra porta in un contropiede letale. Ma del resto l'azione, in Kick Off, è quasi tutta così: fatta di giocate fulminee, di brusche interruzioni e ripartenze, coi calciatori tutti lanciati in avanti. C'è bisogno di riprenderci la mano, e di imparare le giocate di classe: premendo l'unico tasto di cui si diceva, infatti, è possibile inchiodare la palla sui piedi del nostro atleta, a discapito della velocità. In pratica, è uno strumento per gli spostamenti di fino: passetti laterali e dribbling (solo immaginati) per schivare un difensore che si è lanciato contro di noi in scivolata (anche questa si fa schiacciando, in fase difensiva, l'ormai pluricitato pulsante).
I primi minuti della nostra prova si sono rivelati un disastro di azioni andate a vuoto e palloni lasciati solitari sul campo da gioco, di tiri in tribuna e falli da antologia (l'arbitro non li fischiava, dal momento che il team di sviluppo deve ancora lavorare sull'intelligenza artificiale degli ufficiali di gara). Poco a poco ci si prende la mano, si dimentica l'intricata configurazione dei controlli tipica delle simulazioni di Konami ed EA, e sembra di ritornare indietro nel tempo. È divertente, per un po': si esulta ad ogni gol perché sappiamo che il trionfo è solo nostro, della nostra abilità coi polpastrelli. Non ci sono statistiche, giocatori che non corrono perché sono fuori forma, momentum.

È divertente, per un po': ma non per molto. Forse perché ancora le compenetrazioni fra palla e giocatori sono da rivedere, forse perché non si capisce mai chi l'ha mandata oltre la linea laterale e le rimesse sembrano essere assegnate a caso. O forse perché ogni tanto verrebbe voglia di girarsi, tornare indietro e costruire l'azione con più calma, e invece non si può fare: anche se tiene il pallone fra i piedi il giocatore guarda avanti, proiettato verso la metà campo avversaria, assediato da terzini e difensori tutti uguali, spronato a correre, a passare. Va bene l'anima arcade, il ritmo intenso e trottante, ma Kick Off Revival è davvero limitato. E pure un po' casuale, perché ogni tanto i compagni si posizionano sul campo in maniera che definiremmo fantasiosa, e indovinare un passaggio diventa spesso una questione di fortuna.
Il nostro tempo assieme al Revival di Dino Dini, insomma, l'abbiamo passato tra la curiosità e l'amarezza: da una parte la voglia di perfezionare le giocate, di migliorare, imparando ad imprimere gli effetti alla palla dopo averla calciata (una trovata che fu introdotta in verità da Kick Off 2); dall'altra la consapevolezza che certe semplificazioni sono davvero antidiluviane, e che se la "free ball physics" fu abbandonata tanto in fretta, un motivo dev'esserci pur stato.

Dino Dini's Kick Off Revival Dino Dini's Kick Off Revival è un po' come il retrogame ma senza l'amore per l'hardware originale, senza il recupero "filologico" e le confezioni di cartone. È un gioco vecchio di quasi trent'anni che si rende finalmente accessibile ad un nuovo pubblico: che forse non ha proprio tutta questa voglia di giocarlo. Dedicato esplicitamente (oppure, addirittura: esclusivamente?) a chi ha vissuto gli anni dell'Amiga e la rivalità con Sensible Soccer, è un titolo che punta tutto sull'effetto nostalgia, ma per il momento non centra il bersaglio. Forse a causa di problemi che affliggono la build ancora incompleta, o forse per via di un clamoroso errore di prospettiva.

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