Provato Dirty Bomb

Dopo i deludenti Quake Wars e Brink, Splash Damage sembra aver ritrovato la quadratura del cerchio con Dirty Bomb, arrivato finalmente alla fase di Open Beta. Gli acquisti in game potrebbero non piacere a tutti, ma il gameplay rimane valido.

provato Dirty Bomb
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Carlo Cicalese Carlo Cicalese respira, mangia e sogna mondi videoludici dal 1995, aspira a diventare uno dei migliori comunicatori italiani del settore e migliorare la percezione del medium videoludico nel grande pubblico. É un fanboy di Warhammer 40.000, quindi lanciategli un "For the Emperor!" su Facebook e Twitter per farvelo amico.

Il primo Enemy Territory, quello tratto dalla modalità multiplayer di Return to Castle Wolfenstein, è uno dei titoli che hanno caratterizzato la formazione videoludica di chi scrive, in particolare grazie alla sua propensione verso gli sparatutto di squadra. Lo studio responsabile del gioco, l'indipendente Splash Damage, ha tentato di replicare negli anni il successo e il culto legato alla loro opera prima, con risultati alterni: al fianco dei decenti Enemy Territory: Quake Wars e Brink, infatti, troviamo due buone escursioni sul mercato mobile, RAD Soldiers e il recente Tempo. Gli appassionati giocatori PC, comunque, hanno continuato ad attendere l'arrivo di un nuovo sparatutto Splash Damage, capace di raccogliere il fardello dell'ormai ultradecennale Wolfenstein: Enemy Territory, guardando con attesa a Dirty Bomb. Annunciato inizialmente nel 2012, il gioco è entrato in questi giorni nella fase Open Beta, mostrandosi al pubblico dopo un lungo silenzio, probabilmente dovuto alla realizzazione di altri lavori in outsourcing, come la dimenticabile modalità multiplayer di Batman: Arkham Origins. Nell'ultimo mese abbiamo avuto l'occasione di provare a fondo questo nuovo titolo Splash Damage che, nel frattempo, ha subito numerosi aggiornamenti in previsione dell'inizio dell'Open Beta e, a differenza delle iterazioni precedenti, ne siamo usciti accompagnati da un retrogusto piacevole, che ci ha invogliato a tornare più volte, nonostante si tratti di un free-to-play.

Stessa formula, più varietà

La backstory, il casus belli che giustifica gli scontri del gioco, vede una Londra del futuro prossimo abbandonata in seguito a un non meglio specificato attacco terroristico, una terra di nessuno in cui squadre di mercenari professionisti si contendono il controllo del territorio e delle ricchezze lasciate indietro dagli sfollati. La cosa che ci ha colpito di più, al primo contatto con Dirty Bomb, è stata la "normalità" del design proposto da Splash Damage: venendo da un Brink, popolato da personaggi con facce oblunghe e proporzioni improbabili, vederci di fronte soldati tutto sommato realistici ci ha lasciati piacevolmente sorpresi. I personaggi del roster di Dirty Bomb, cresciuto fino a dodici unità in vista dell'inizio della Open Beta, vantano delle abilità speciali che ne caratterizzano il ruolo nel team e nell'economia di gioco. Di fianco ai classici personaggi di supporto ereditati dal primo Enemy Territory, in grado di curare e resuscitare gli alleati, rifornirli di munizioni o scatenare potenti bombardamenti sul campo di battaglia, troviamo quindi personaggi come Bushwacker, in grado di installare torrette difensive, la veloce Proxy, con le sue mine di prossimità e il nuovo arrivato Rhino, che compensa la sua lentezza di movimento con la tempesta di fuoco generata dalla sua minigun. Oltre alle armi/abilità speciali, ogni mercenario di Dirty Bomb può essere equipaggiato con specifiche carte loadout, dalla cui rarità dipende l'efficacia del set di armi primarie (fucili a pompa, carabine e mitragliatori), secondarie (pistole e mitragliette) e da corpo a corpo (pugnali e bastoni di varia foggia) incluso, oltre al numero di perk passivi collegati, tra i quali citiamo maggiore resistenza allo splash damage dei propri esplosivi, maggiore velocità nel cambio di armi e un bonus di salute per ogni morte consecutiva, senza aver eseguito un'uccisione. Lo sblocco di nuovi loadout è legato all'ottenimento, alla fine delle partite, o acquistandole nel negozio del gioco con la moneta ingame, di apposite valigette, contenenti ognuna una carta totalmente casuale.

Le due modalità di gioco disponibili al momento sono Objective (Obiettivi) e Stopwatch (Cronometro), che funzionano essenzialmente alla stessa maniera: un team di attaccanti deve completare una serie di operazioni, mentre i difensori devono impedire che questo accada. La modalità Cronometro suddivide la partita in tre round, in cui gli attaccanti devono completare le operazioni nel minor tempo possibile, mentre i difensori devono cercare di evitare qualsiasi progressione degli avversari, preferibilmente impedendo loro di completare neanche il primo step. Il level design delle cinque mappe che abbiamo avuto occasione di provare si presta molto ad azioni rapide di gruppo, con colli di bottiglia che, se approcciati senza criterio, possono facilmente trasformarsi in macellerie messicane per la fazione in attacco. Fortunatamente esistono almeno uno o due percorsi alternativi per raggiungere gli obiettivi della missione, che costringono gli otto difensori a non presidiare sempre la stessa zona per evitare infiltrazioni avversarie.

"Dopo i deludenti Quake Wars e Brink, con Dirty Bomb gli sviluppatori sembrano aver ritrovato la quadratura del cerchio"

Come da tradizione, ogni mappa ha un suo set di obiettivi: per esempio in "Bridge" occorre riparare e scortare un mezzo corazzato su un ponte, affinché possa distruggere l'ingresso di un laboratorio, dal quale vanno rubati due valigette misteriose, mentre in Terminal gli Attaccanti devono prima far saltare un muro di contenimento della zona di quarantena e poi distruggere due container sistemati all'interno dell'omonimo terminal degli autobus londinesi. Ad aggiungere ulteriore dinamicità allo svolgimento delle partite abbiamo trovato una serie di obiettivi secondari, che in genere riguardano la costruzione o la distruzione di porte e generatori elettrici, che regolano l'apertura o la chiusura di ulteriori scorciatoie per raggiungere il vivo dell'azione. Va da sé che queste modalità di gioco sono mirate principalmente a un pubblico di appassionati dei precedenti shooter sviluppati da Splash Damage, avvezzi a prediligere un certo tipo di gioco di squadra, al posto dei soliti Deathmatch.

Una formula freemium convincente

Come accennato in apertura, Dirty Bomb è un titolo Free-to-Play, questo si traduce nella presenza di uno store interno al gioco nel quale acquistare valigette contenenti carte loadout casuali, valigette elite, che garantiscono carte di rarità elevata, carte specifiche di qualità Bronzo, che includono già il numero massimo di perk passivi, bundle di carte specifiche per i personaggi e i soliti booster per i punti esperienza e i crediti guadagnati ingame. Ad eccezione dei booster e le valigette elite, acquistabili esclusivamente con soldi reali, tutti gli item venduti nello store sono ottenibili con i crediti del gioco, a costi tutto sommato fattibili, considerando la contropartita in termini di potenzialità all'interno del gioco. Gli stessi mercenari, a parte i primi due, vanno acquistati utilizzando crediti o soldi reali, in tranche che vanno dai 30.000 per i personaggi "essenziali", tipo il cecchino Vassili e della geniere Proxy, ai 50.000 degli "specialisti" come la granatiera Nader, il mitragliere pesante Rhino e Fragger, unico soldato in grado di lanciare le omonime granate a frammentazione. I guadagni ingame non sono certo generosi e il grinding non manca, ma un sistema di missioni quotidiane, simili a quelle di Heroes of the Storm, permette di guadagnare buone quantità di crediti semplicemente giocando, il che aiuta anche solo ad acquistare valigette e loadout aggiuntivi per quello che già si ha. In definitiva, questo Dirty Bomb sembra avere tutte le carte in regola per candidarsi a erede spirituale di quel Wolfenstein: Enemy Territory che ancora oggi, a dodici dall'uscita, continua ad essere giocato, quindi non ci resta che vedere come proseguirà lo sviluppo fino al lancio ufficiale, soprattutto dal punto di vista del supporto ai mod e alle competizioni fra clan.

Dirty Bomb Dopo i deludenti Quake Wars e Brink, Splash Damage sembra aver ritrovato la quadratura del cerchio con Dirty Bomb. Al volgere di un periodo di sviluppo che prosegue almeno dal 2012, il titolo è arrivato finalmente alla fase di Open Beta, permettendo così a chiunque di provarlo e saggiarne pregi e difetti. Tecnicamente basato su una versione pesantemente modificata del vetusto id Tech 4, Dirty Bomb risulta abbastanza leggero e veloce da poter girare su una grande varietà di configurazioni hardware, così come il capostipite Wolfenstein: Enemy Territory potrebbe essere avviato anche sugli odierni smartphone. Le basi ludiche sono pressoché uguali a quelle del predecessore, lievemente aggiornate ai tempi moderni con l’introduzione di un sistema di perk passivi (compresa l’odiosa granata post-mortem di Call of Duty-ana memoria, ndA), così come la propensione al gioco di squadra al posto degli individualismi. L’introduzione del cash shop e dei costi elevati per lo sblocco di personaggi ed equipaggiamenti aggiuntivi potrebbero far storcere il naso ad alcuni, ma probabilmente non agli aficionados, che comunque saranno disposti a investire ore e soldi reali nel gioco, se verranno mantenute le promesse iniziali.

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