Provato Dragon Quest VII: Frammenti di un Mondo Dimenticato

Il remake di Dragon Quest VII si prepara a invadere i 3DS dell’utenza europea con tutto il suo carico di migliorie alla formula JRPG originale.

provato Dragon Quest VII: Frammenti di un Mondo Dimenticato
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • 3DS
Andrea Fontanesi Andrea Fontanesi sceglie (in)consapevolmente di votarsi al videogioco fin dalla più tenera età, quando, negando alla madre il piacere popolare della prima parola dedicata, pronuncia un “Ma” pregno di speranza assieme a un “rio” assai meno poetico. Crescendo si lascia sedurre dal fascino della scrittura per infine realizzare, dopo ben ventisei anni, che le due passioni, quando si compenetrano, sono in grado di donargli enormi soddisfazioni. Strenuo sostenitore dello sperimentalismo audiovisivo, nutre da sempre un sano interesse per il cinema d’animazione, ed è inoltre profondamente legato all’arte del doppiaggio, che pratica tutt’ora a livello amatoriale.

In anni sovraccarichi di restyling in HD ed edizioni rimasterizzate di vecchie glorie del bel videogiocare, avvertire i primi accenni d'insofferenza verso questa tendenza tutto sommato recente dell'industry è in fin dei conti comprensibile. Anche perché, difficile negarlo, ad oggi sono tanti i casi di operazioni sbrigative e fatte al risparmio, che mascherano una pigrizia di fondo con l'intenzione benevola - ma anche piuttosto comoda - d'istruire le nuove leve al passato del medium e, nel contempo, di risvegliare nei giocatori più anzianotti quel po' di mai disprezzabile effetto amarcord. Ci sono delle occasioni, però, in cui l'impegno di rimodernamento ci sembra più nobile e giustificato; è questo il caso di Dragon Quest VII: Fragments of the Forgotten Past nella sua incarnazione per 3DS, e lo è almeno per un paio di ragioni. Infischiandocene per un attimo del resto del globo, il primo motivo è soprattutto egoistico: il settimo capitolo è infatti uno dei pochi rappresentanti della saga ruolistica nipponica per eccellenza a non avere ancora beneficiato di una release in Europa, la cui scoperta tardiva del franchise per questioni distributive è fatto ampiamente noto. Ad anni di distanza dall'accoglienza in terra natia, dunque, potremo presto divertirci anche noi, il che non può che far piacere. In seconda battuta, Square Enix non si è limitata a gettare la versione originale per Playstation in pasto al nuovo hardware portatile, ma ha anzi riedificato il prodotto con un riassemblaggio tecnico massiccio e certe gustose aggiunte in-game che sembrano avere tutte le carte in regola per svecchiare l'esperienza con il giusto piglio.

Ritorno al futuro

L'open day post-E3 organizzato da Nintendo a Milano ci ha fornito l'occasione perfetta per dare una prima sbirciata al remake in questione, per cui ne abbiamo avuto un assaggio sotto forma mista di presentazione su grande schermo e prova diretta console alla mano. L'hands-on, seppur breve, è stato sufficiente a mostrarci la filosofia alla base delle nuove scelte estetiche della produzione e delle lievissime rifiniture apportate all'originale formula di gameplay. La demo permetteva all'Eroe e agli altri membri del suo gruppo di vagare per le aree di quello che ci è stato detto essere uno dei primi mondi esplorabili, un villaggio funestato dal rapimento di tutte le sue abitanti femminili da parte di un mago cattivo. Rifatto completamente in tre dimensioni, il manto grafico di questa rinascita di Dragon Quest VII vive di un colpo d'occhio da subito gradevolissimo, concesso da ambienti puliti e molto colorati, godibili a trecentosessanta gradi grazie a un'inquadratura manovrabile circolarmente tramite tasti dorsali, ma anche da personaggi i cui modelli a tutto tondo vanno a sostituire in toto gli sprite della versione datata 2000. Un'operazione che mira a spremere fino al midollo le potenzialità dell'originaria direzione artistica e del character design ad opera di Akira Toriyama, che anche in questa forma poligonale mantiene perfettamente intatta la sua riconoscibilità. Altra differenza rispetto a quando l'opera era soltanto targata Enix, girovagando per la mappa - schematizzata e sempre consultabile su touchscreen - non si deve avere più timore d'incorrere nei tipici random encounter, dato che ora tutti i mostri sono visibili fisicamente, intenti a gironzolare liberi lungo i setting, con la conseguenza di poter decidere se affrontarli oppure starne a debita distanza. È questo un primo indizio di come la conversione miri in effetti a rendere l'esperienza più accessibile agli eventuali neofiti, così com'è chiaro avventurandosi per la prima volta in uno scontro. Non approfondiremo qui il battle system, la cui struttura a turni non si smuove di una virgola dai cardini del franchise, ma sottolineiamo fin d'ora una nuova feature che permette al software di gestire gli attacchi in parziale autonomia, soprattutto per quanto concerne lo stabilire verso quali unità nemiche sia meglio indirizzare i propri sforzi. Una funzione per fortuna disattivabile in qualsiasi momento dal menù di gioco, che tuttavia evidenzia ulteriormente la volontà di apertura verso un pubblico che possa espandersi al di là dello zoccolo duro della serie. Anche in battaglia i mutamenti più rilevanti riguardano comunque l'aspetto visivo, con tutti i membri del party ripresi alle spalle e apprezzabili in tutta la bellezza delle loro animazioni, laddove la vecchia edizione si concentrava solo sui villain, sempre inquadrati frontalmente, e sugli effetti di colpi, oggetti e magie.

Per il resto, il racconto non dovrebbe subire particolari stravolgimenti rispetto all'originale, sempre improntato sui viaggi nel passato per mezzo di speciali tavolette di pietra con l'obiettivo di risolvere i problemi degli abitanti di isole ormai scomparse, che riappaiono nel presente al completamento delle relative quest. Si è invece fatta menzione di alcuni vecchi NPC ora interpretabili nel corso dell'avventura, così come della possibilità di sbloccare fino a cinquanta classi assegnabili ai personaggi giocanti. Ciò che però ci ha incuriosito maggiormente riguarda l'atteggiamento di Dragon Quest VII nei confronti dello Streetpass della piccola di casa Nintendo. La funzione prevederà infatti la possibilità di trovare speciali tavolette che non hanno relazione alcuna con la storia, e che contengono dungeon, oggetti, mostri e boss attinti direttamente da altri episodi della saga Square Enix. I dungeon, in particolare, si potranno in qualche modo "livellare" al fine di renderli sempre più complessi da completare e, di conseguenza, molto più utili al grinding. Dungeon che potranno poi essere elargiti liberamente alla community, il che marca possibilità di condivisione che non ci saremmo francamente aspettati.

Dragon Quest VII: Frammenti di un Mondo Dimenticato Fondato su un potenziale ludico talmente alto da superare agevolmente il centinaio d’ore di gioco, Dragon Quest VII: Fragments of the Forgotten Past è storicamente uno dei capitoli più ricchi di una delle serie JRPG più apprezzate in Giappone, ed è quindi un piacere che Square Enix e Nintendo abbiamo finalmente deciso di sottoporlo anche all’attenzione dei gamer del vecchio continente. La fortuna, poi, è che il remake concepito per 3DS pare essere davvero molto curato, graficamente allegro e sgargiante nonché portatore di qualche contenuto esclusivo che siamo davvero curiosi di poter approfondire. Non che manchi poi chissà quanto tempo: godetevi l’estate, torneremo sull’argomento il 16 settembre. O giù di lì.

Che voto dai a: Dragon Quest VII: Frammenti di un Mondo Dimenticato

Media Voto Utenti
Voti totali: 9
6.6
nd