Dreadnought: provata l'Open Beta per PlayStation 4

Abbiamo provato la Beta Pubblica di Dreadnought per PlayStation 4, ecco le nostre impressioni sulla versione console dello shooter di Yager.

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Il ritmo dell'azione, nei titoli multiplayer competitivi, è uno degli elementi tra i più determinanti nell'individuare un gioco di successo. Sebbene la diffusione di esperienze come Overwatch e Rainbow Six ci indichino un leggero cambiamento dei gusti della massa, questi ultimi non possono che essere visti come mosche bianche, anche in virtù dello straordinario potere mediatico di cui dispongono i rispettivi publisher. A giudicare dai numeri, continuiamo a vivere nell'epoca del PvP console dominato dagli FPS Bungie e Activision, ed è raro trovare titoli ad alto budget meno frenetici e più incentrati sul posizionamento tattico, rispetto alla necessaria abilità con la mira e all'eccellente reattività richieste da Call of Duty o Destiny. Grey Box e Yager hanno però deciso di rischiare, creando Dreadnought: un multiplayer competitivo dove posizionamento ed equilibrio della squadra risultano decisamente più determinanti nella risoluzione del conflitto rispetto alla ipercinetica reattività richiesta dal panorama PVP moderno.
L'umanità ha oramai trasceso i limiti terreni e si è espansa in tutta la galassia. Questa espansione tecnologica non ha però portato a un'evoluzione culturale: rimaniamo invidiosi, ambiziosi e litigiosi. Una stazione spaziale che funge da terreno neutrale diventa quindi il perfetto luogo di ritrovo per migliaia di mercenari e guerrieri stellari, pronti a schierarsi con questo o quel gruppo di ribelli, forze governative o semplici predoni. Ovviamente, anche noi ci troviamo in questa base, pronti ad accettare qualsiasi incarico ci offra denaro e tecnologia sufficienti a diventare sempre più potenti e ad espandere la nostra flotta.

Questo semplice ma funzionale concept narrativo ci permette anche di sintetizzare immediatamente la struttura della progressione di Dreadnought: ogni battaglia, che sia vinta o persa, ci permette di ottenere nuove risorse e fondi tecnologici, con i quali potenzieremo le nostre flotte da battaglia, in vista di scontri più accesi e difficili. Chiaramente, appena arrivati sulla stazione spaziale saremo delle semplici reclute, e solo con l'esperienza sul campo ci guadagneremo il grado di veterano, di promozione in promozione. Al contempo, solo con le risorse conquistate in battaglia potremo potenziare scudi, cannoni e le altre abilità fantascientifiche delle nostre corazzate stellari. È importante sottolineare che non avremo infatti a disposizione solo una nave: ci sono almeno quattro tipologie di navette utilizzabili in Dreadnought, e il bilanciamento delle loro abilità ricorda più un MOBA moderno che un FPS tradizionale. Dal cecchino col danno potente ma con corazza bassa, fino al medico in grado di curare gli alleati, ogni "personaggio" della rosa di Dreadnought ci spinge verso un modo specifico di giocare, a seconda della scelta fatta durante il caricamento, e dopo ogni morte (è possibile cambiare nave aspettando di tornare in azione).
Inoltre, sono le singole abilità delle astronavi a sottolineare maggiormente l'importanza delle classi e dei ruoli: le corazzate più potenti e difese possono teletrasportarsi in mezzo alla flotta nemica, reggendo quel tanto che basta per fare enormi danni diffusi, e permettendo alle distanti corazzate-cecchino di concentrare il fuoco sui nemici più deboli. Al contempo, il medico deve sapersi destreggiare tra i colpi dei nemici e i compagni che necessitano di maggiori cure: come spesso accade in questa tipologia di giochi, anche in Dreadnought questo è frequentemente il ruolo più complesso e difficile da gestire.
Allo stato attuale dei fatti, per pura incapacità di leggere gli schemi tattici, molti giocatori scelgono in massa le corazzate che potremmo identificare come DPS (i personaggi che fanno i danni più elevati), e il bilanciamento delle squadre ne risente enormemente.
Come in ogni gioco simile, spetterà alla comunità di giocatori, aiutata dagli sviluppatori, individuare quelle formazioni più adatte a vincere le partite.
Le modalità presenti nell'open beta sono decisamente poche, anche se eccezionalmente diverse tra di loro per ritmo e struttura. Da un lato abbiamo un deathmatch a squadre decisamente tradizionale, dove veniamo catapultati in battaglia e dove accumuliamo punteggio dopo ogni uccisioni, fino alla vittoria o alla sconfitta.

La seconda modalità prevede la morte permanente, e i ritmi saranno dunque obbligatoriamente più lenti, perché esporsi troppo facilmente rischia di farci concludere la partita in pochissimo tempo. Molto interessante e divertente l'idea di permetterci di rientrare in battaglia come delle piccole astronavi di supporto, che fanno un danno minimo ma che comunque possono esplorare la mappa di gioco e osservare i grandi scontri tra le corazzate ancora in campo, che da queste prospettive assumono dimensioni gargantuesche. Questa è di certo la modalità più appagante e interessante, anche perché i giocatori scelgono sin da subito astronavi che possano bilanciare danni e resistenza. In ogni caso, si spera che nel prodotto completo l'esperienza sia più ricca e variegata, perché le mappe non brillano per level design e direzione artistica, e in ogni caso due modalità sono davvero poche per un gioco che punta tutto sulla ripetizione costante di partite multiplayer, per potenziare ulteriormente la propria flotta.

Ovviamente, se non avete voglia di aspettare, c'è sempre il menù dedicato alle microtransazioni. Ma state tranquilli: dopo svariate ore di gioco, sembra assolutamente non necessario ricorrere agli acquisti in-game per competere con i giocatori meglio equipaggiati, anche se bisognerà capire se la situazione reggerà una volta uscito il prodotto completo.
Al di là del puro elemento ludico, e tenendo conto dei server molto buoni nella prova su PS4, Dreadnought fatica a brillare e distinguersi: se il livello tecnico si assesta comunque su una qualità generale alta, è la direzione artistica che smorza molto dell'entusiasmo. Accompagnamento sonoro, qualità delle mappe e design grafico risultano banali e stereotipati, ma soprattutto - tra mappe e astronavi - la quantità di elementi che caratterizzano l'immaginario complessivo è tutt'altro che straripante. La fase della "scoperta" del mondo di gioco, insomma, si esaurisce troppo in fretta, e speriamo che il titolo completo possa riservarci qualche altra sorpresa.

Dreadnought Le promesse di Dreadnought sembrano convincenti, a patto di cercare un'esperienza decisamente peculiare e atipica per il mercato console: uno sparatutto lento e ragionato, con la predominante importanza data al posizionamento e alla tattica. Se (e solo se) gli sviluppatori saranno in grado di arricchire l'offerta di modalità, mappe e navi attualmente presente nell'open beta, Dreadnought avrà il potenziale per diventare uno dei free to play più interessanti del panorama console.

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