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E3 2016

Provato Eagle Flight

Ubisoft non poteva mancare all'appuntamento con la realtà virtuale: all'E3 di Los Angeles abbiamo provato Eagle Flight per PlayStation VR.

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provato Eagle Flight
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Azienda sempre attenta alle novità del mercato, pronta a supportare ogni nuovo hardware con un progetto creato ad hoc per le sue specificità (vi ricordate Red Steel e ZombiU?), Ubisoft non poteva di certo mancare all'appuntamento con la Realtà Virtuale. La proposta VR del publisher francese, tuttavia, non sembra per il momento molto intrigante: mentre Sony si è presentata all'E3 con Farpoint, Robinson the Journey e Here They Lie, la casa d'oltralpe ha mostrato in conferenza un tie-in di Star Trek e l'altrettanto rischioso Eagle Flight. È stata proprio la trasformazione di quest'ultimo progetto a lasciarci più spiazzati: lo scorso anno Eagle Flight sembrava un'esperienza quasi contemplativa, un titolo pronto a trasmettere il brivido della velocità e la meraviglia del volo; a questo E3 si è presentato invece come un prodotto esplicitamente dedicato al multiplayer competitivo. Glissando pietosamente sull'opportunità dell'intervento di Palmer Luckey, siamo comunque andati a provare il gioco in una saletta privata allestita da Ubisoft. Abbiamo così scambiato quattro chiacchiere con il team di sviluppo, che ci ha rassicurato riguardo alla filosofia alla base del progetto. Anche la prova diretta ha saputo divertirci, finendo per scacciare in parte le brutte impressioni scaturite dalla conferenza.

Il cielo sopra Parigi

Quando arriverà sul mercato, Eagle Flight si presenterà al suo pubblico con una componente single player che dovrebbe rappresentare il pilastro portante della produzione. Il gioco è interamente ambientato a Parigi, in un universo in cui la razza umana è misteriosamente scomparsa dalla faccia della terra. Cinquant'anni dopo questa sparizione, la vegetazione ha reclamato il possesso delle città, e la capitale parigina è invasa dalle fronte di un affascinante bosco urbano. Le radici che si addentrano nei canali fognari, gli alberi che intasano le rue, svettando al di sopra dei tetti. La ricostruzione di Parigi non sembra, al momento, troppo realistica, e si intravedono appena una manciata di palazzi distintivi: la mappa in cui abbiamo giocato è più che altro un insieme di quartieri che ricordano alla lontana le architetture della città. Lo stile grafico adottato, una sorta di cell-shading stilizzato e spigoloso, sembra poco efficace a guardalo su schermo, senza visore, ma una volta indossato il Rift risulta generalmente piacevole, riuscendo a creare un'atmosfera indovinata senza la necessità di puntare sul dettaglio grafico. Ad oggi, purtroppo, i dettagli sulla struttura della campagna single player scarseggiano. Il team ci promette un'esperienza densa e immersiva, ma gli indizi disseminati sul sito ufficiale non sono molto incoraggianti. Sembra quasi che si parli di una serie di prove di abilità, fra improbabili tiri al bersaglio e corse a checkpoint, accompagnate da una modalità "Volo Libero". Dal canto nostro speriamo vivamente che Eagle Flight voglia proporre qualcosa di più strutturato. Alla fiera losangelina, in ogni caso, abbiamo potuto provare una modalità multiplayer a squadre, strutturata in buona sostanza come un "cattura la bandiera". Solo che, visto il contesto naturalistico, l'obiettivo era quello di acchiappare una preda e portarla al proprio nido.

Il sistema di controllo è coraggioso: per guidare la nostra aquila ci affidiamo interamente agli spostamenti ed alle rotazioni della testa, controllando velocità e accelerazioni grazie al controller che stringiamo in mano. Lasciandosi trasportare dalla magia della Realtà Virtuale ci si trova ben presto ad effettuare manovre azzardate, vertiginose rotazioni, rapidissime picchiate. A disposizione abbiamo anche un proiettile di energia da sparare ai volatili avversari, per vederli scomparire in una nuvola di più, ed uno scudo che ci protegge per qualche istante: il trucco è attivarlo quando siamo sicuri di avere un aquilotto in scia. Il "dogfighting" di Eagle Flight, nonostante la modalità testata fosse tutt'altro che originale, ci ha saputo tutto sommato divertire: mettendo da parte la vergogna per i movimenti della testa sicuramente "appariscenti", è possibile esibirsi in qualche manovra da manuale, e le emozioni più forti si provano quando decidiamo di prenderci dei rischi. Acchiappare la preda e poi cercare di seminare gli inseguitori infilandosi nel dedalo di cunicoli e radici che si sviluppa nella parte bassa dello schermo, schivando all'ultimo momento ostacoli e insidie, fa pompare l'adrenalina e galvanizza persino i più scettici. Purtroppo dopo qualche minuto di match un po' di motion sickness comincia a dare fastidio. Non sappiamo se a causa dei movimenti abbastanza rapidi e nervosi, oppure per le caratteristiche di Oculus, che sembra nonostante tutto il visore ancora più problematico in quanto a nausea e giramenti di testa.

Speriamo di scogliere questo mistero quando torneremo a provare Eagle Flight; nel frattempo, dobbiamo ammettere di essere rimasti in qualche modo colpiti: l'esperienza competitiva messa in piedi da Ubisoft potrebbe funzionare, e se il gioco presenterà anche una bella campagna Single Player, saremo anche disposti a dimenticare il disastro verificatosi sul palco della conference.