Provato Elite: Dangerous

Grazie alla fase di beta, abbiamo provato la nuova space sim di Frontier

provato Elite: Dangerous
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • Xbox One
Andrea Porta Andrea Porta è un fanatico, divoratore (e occasionalmente critico) di videogame, serie TV, cinema, letteratura sci-fi e fantasy, progressive rock, comics, birre belga, rolling tobacco e molto altro ancora. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Chiusi nell'abitacolo di una Sidewinder Mk. 1 per la prima volta, non emozionarsi è difficile. Se c'è una cosa che Elite Dangerous riesce a fare straordinariamente bene, è comunicare un senso di fisicità e "peso" delle astronavi, e non si tratta di un elemento da trascurare. I controlli (joystick consigliatissimo, o meglio quasi assolutamente necessario) rispondono con la giusta morbidezza, senza scatti. Se apriamo la manetta del gas con delicatezza, il motore fa le fusa, ma un tocco più deciso ne scatena il ruggito. È tutto così naturale che, per capire quando si sta effettuando una manovra ad una velocità non consona, è più che sufficiente ascoltare il propulsore. Nessuno di noi ha mai potuto, né purtroppo potrà, guidare mai un'astronave di questo tipo, e un numero solo limitato di persone hanno effettive esperienze di volo, ma poco importa: quello che i ragazzi di Frontier Developments hanno fatto è lavorare il più possibile sulla credibilità delle navi, magari a scapito dell'effettivo realismo newtoniano, ma con risultati semplicemente sorprendenti. Prima ancora di tirare fuori i cannoni, Elite: Dangerous si sarà già guadagnato tutta la vostra attenzione. Grazie alla beta a pagamento disponibile in questi giorni (purtroppo non economica, ma su questo torneremo più avanti), abbiamo speso diverse ore su e giù per lo spazio noto, e quello che abbiamo visto ci ha perlopiù convinto.

Camionista, pirata, faccendiere

Nella migliore tradizione delle simulazioni spaziali, Elite Dangerous sembra non voler imporre alcun tipo di percorso prefissato al giocatore. Certo, la beta è ancora piuttosto limitata dal punto di vista dell'offerta ludica, e ancora non sappiamo come si configurerà la progressione nella versione finale del gioco, ma l'impressione è che la libertà rimarrà alla base dell'esperienza. Il vostro scopo, naturalmente, sarà quello di farvi strada nella galassia e accumulare crediti per navi via via sempre più prestigiose, ma come vi arriverete è una decisione priva di vincoli. Tutto, naturalmente, ruota attorno alle stazioni spaziali, immensi agglomerati di metallo, vita e commercio che orbitano attorno ai pianeti più importanti. Qui potrete decidere se intraprendere missioni, a loro volta suddivise tra "pacifiche" spedizioni commerciali (occhio ai pirati, però) e incarichi legati invece all'eliminazione di particolari soggetti cui dare la caccia, oppure darvi all'import-export. Come da tradizione, le singole stazioni stabiliscono i propri prezzi per ogni determinato bene commerciabile, e, studiandoli con calma, si possono organizzare compravendite da cui ritagliare onesti margini. Il tutto si traduce in un avanti e indietro continuo per la galassia, che si cerchino pirati, materie rare o si tenti di rispettare i tempi di una consegna. Come già accennato, una vita spaziale totalmente pacifica e libera dall'uso di armi non è contemplabile: per quanto refrattari possiate essere alla violenza, i vostri andirivieni verranno prima o poi interrotti da pirati in cerca di fortune, costringendovi a tentativi di fuga, oppure, in casi estremi, a tirare fuori gli "hardpoints" (gioco di parole per veri space trucker, ndr) e a difendervi attivamente.

Chiunque abbia giocato gli originali Elite degli anni '90, inutile dirlo, si sentirà a casa, ma per tutti gli altri a tale sconfinata libertà corrisponderà probabilmente un iniziale senso di smarrimento. Per quanto i ragazzi di Frontier Developments abbiano (opportunamente, a parer nostro) deciso di non esagerare con la complessità delle operazioni di crociera ed attracco, imparare a conoscere la propria nave e le varie modalità di volo è assolutamente fondamentale. Queste ultime si dividono tra quella tradizionale, che si basa sul motore principale e sui getti secondari per piccole correzioni, il Super Cruise, una modalità che permette di coprire brevemente grandi distanze (consumando però molto carburante) e il salto iperspaziale, che non prevede controllo diretto da parte del giocatore che vada al di là dell'impostazione del sistema solare di destinazione. Idealmente, ogni viaggio interstellare comincia con una breve accelerazione in modalità standard, procede in Super Cruise e culmina nell'iperspazio, per poi passare ad una fase di approccio esattamente speculare. Se già imparare a gestire la fase di viaggio non è qualcosa di immediato, anche l'attracco alle stazioni spaziali va eseguito secondo regole precise. Prima occorre avvicinarsi ad una distanza inferiore ai 10km, poi chiedere l'autorizzazione, e infine entrare nel boccaporto, avvicinarsi all'area di parcheggio assegnata e completare la procedura allineandosi alla piattaforma. Forse, nella versione finale del gioco tutte queste operazioni verranno introdotte un poco alla volta tramite tutorial, ma per il momento occorre affidarsi al manuale testuale distribuito insieme alla beta (oppure ai moltissimi video tutorial facilmente rintracciabili in rete). Se non ci si fa prendere dal disorientamento nei primi minuti, questa fase di apprendimento è comunque molto divertente: le operazioni non si rivelano mai troppo complicate, e la loro credibilità fa sì che impararle non risulti affatto difficile, regalando tra l'altro un notevole senso di soddisfazione in occasione dei primi successi.

What do yo hear, Starbuck?

Quando si inizia a prendere familiarità con le basi di cui sopra, tutti i pezzi cominciano ad andare al loro posto. La straordinaria realizzazione tecnica che accompagna Elite Dangerous rende lo spazio tangibile tanto quanto l'abitacolo della nave che ci circonda costantemente, e questo fa sì che persino le sessioni di viaggio interstellare più lunghe non risultino tediose. Peraltro, si nota già sin d'ora uno sforzo da parte degli sviluppatori al fine di rendere gli spostamenti più interessanti, con lo spazio disseminato di punti d'interesse visibili sulla mappa: visitandoli si potrà rimanere coinvolti in combattimenti tra altre navi, oppure incappare in rarissimi carichi d'oro. Attenzione a raccoglierli, in quanto diventerete immediatamente dei facili bersagli per i pirati. L'approccio al combattimento, per quanto ci è stato possibile vedere, è piuttosto tradizionale. A seconda della nave in vostro possesso sarà possibile equipaggiare un certo numero di hardpoint con altrettanti strumenti d'offesa, e successivamente assegnarli ai gruppi di fuoco primari e secondari (ad esempio, un laser o una vulcan come arma primaria e un lanciarazzi a guida automatica nello slot secondario). Impostata correttamente la gestione dell'arsenale, il suo utilizzo si rivelerà piuttosto tradizionale, con un dogfighting teso e divertente, ammorbidito nella difficoltà dall'auto-mira che si innesca in un margine piuttosto limitato attorno al puntatore fisso a dritta. Motori, scudi e servizi della nave attingono tutti alla stessa riserva di energia, che può essere reindirizzata in tempo reale all'uno o all'altro sistema in misura maggiore o minore, ottenendo immediati benefici alla velocità, al danno o alla rigenerazione degli scudi. Quanto a questi ultimi, una volta erosi completamenti cominciano un procedimento di ricarica che può durare diversi secondi, durante il quale i colpi subiti andranno ad assottigliare l'integrità dello scafo, espressa in percentuale, e con gli effetti dei danni visibili anche nell'abitacolo stesso della nave. Raggiunto lo zero, la nave andrà in pezzi, e si verrà teletrasportati alla stazione di partenza.

A questo punto, solo tramite sottoscrizione di una costosa assicurazione totale potrete riavere la nave persa, in caso contrario vi troverete nuovamente in dotazione quella di partenza, ovviamente con equipaggiamento di base. Nel complesso, le sessioni di combattimento nelle quali ci siamo trovati coinvolti ci hanno convinto. L'intelligenza artificiale necessita ancora di miglioramenti, ma quello che si apprezza è la possibilità di far valere, fino ad un certo punto, la propria abilità al comando, compensando una nave scarsamente potente con le capacità di manovra e la strategia. Quanto alla ricchezza dell'offerta, in questa fase di beta si nota come a Elite Dangerous manchi ancora molto. Esplorato un certo numero di sistemi e completate alcune missioni (le quali peraltro finiscono ben presto per assomigliarsi), solo la qualità dell'esperienza di volo e la straordinaria messinscena dei sistemi solari potrà tenervi incollati al client di gioco. Del resto, non va dimenticato che, anche al momento della pubblicazione (prevista entro fine anno), il progetto di Frontier rimarrà un work in progress, con piani davvero interessanti (e anche tanto ambiziosi) per il futuro. Gli sviluppatori hanno parlato della possibilità di visitare in prima persona non solo le stazioni, ma anche alcuni pianeti, di riparazioni dello scafo della nave da effettuarsi in "passeggiata spaziale" e di molte altre aggiunte. Chiaramente, molto di tutto questo dipenderà dal grado di successo che la produzione riuscirà ad ottenere, e proprio per questo motivo.

Elite: Dangerous Elite Dangerous può contare su una base estremamente concreta: l'esperienza di volo funziona sorprendentemente bene dal punto di vista del feeling, e la resa visiva contribuisce a creare un'illusione davvero credibile. Con un dogfight già piuttosto solido e meccaniche peraltro classiche per l'ambito dei simulatori di volo spaziale, le fondamenta per un grande gioco ci sono tutte. Quello che ci aspettiamo di vedere nel prossimo futuro è un'iniezione di contenuti, sotto forma di motivi in più per darsi all'esplorazione, varietà di navi ed armi, missioni da completare. Se poi davvero le novità discusse in chiusura riusciranno a farsi strada nel progetto di Frontier Developments, allora potremo trovarci di fronte a una space sim in grado di lasciare il segno per gli anni a venire. Per coloro interessati all'acquisto dell'attuale fase di beta, occorre sottolineare come i sessanta euro richiesti rappresentino effettivamente un bell'esborso, soprattutto sul mercato PC. Considerato che il preorder del gioco è prezzato a una più consona cifra di quaranta euro, è lecito considerare anche quest'ultima opzione. D'altra parte, la beta è già estremamente funzionale, e i contenuti per tenersi impegnati diverse ore (e magari partecipare alla raccolta di feedback sui forum) certo non mancano. La scelta può essere quindi solo legata al grado di fascino subito nei confronti delle simulazioni spaziali.