Provato Elite: Dangerous

In orbita con il nuovo simulatore spaziale di Frontier ed Oculus Rift

provato Elite: Dangerous
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  • Xbox One
Alessandro Trufolo Alessandro Trufolo ha visto la sua prima schermata di Game Over in età precoce: per il trauma, è cresciuto inserendo cartucce e dischi vari in qualsiasi console o computer gli capitasse a tiro. Quando ha deciso che di videogiochi voleva anche scriverne e parlarne, il dramma si è completato. Aiutatelo a superarlo su Facebook, Twitter e Google+.

Ognuno di noi ha decine, se non centinaia, di esperienze videoludiche che porta nel cuore, e altrettante che condivide sempre con piacere insieme ai propri compagni di passione. Può trattarsi dell'ennesima fuga rocambolesca nell'open world di turno, o del duro lavoro di preparazione necessario ad affrontare il bastardissimo boss dell'RPG del nostro cuore; qualsiasi sia la storia da raccontare, dentro di noi ne portiamo sempre una che occupa un posto particolare: che riguardi la perdita della nostra 'verginità' videoludica o il momento esatto in cui abbiamo esclamato 'questa è la passione che mi accompagnerà per tutta la vita', c'è un'esperienza speciale che ci porta alla mente ricordi più intensi e non corre mai il rischio di mischiarsi con le altre. Per chi vi scrive, probabilmente, questa esperienza è stata la prima volta che con una Zapper ha freddato un'anatra in Duck Hunt, ma l'aver provato l'ultima build di Elite: Dangerous immersi nelle potenzialità di Oculus Rift si avvicina pericolosamente alle stesse sensazioni di 'scoperta' videoludica provate grazie alla periferica Nintendo.

UNA GALASSIA DI POSSIBILITà

Proprio la scoperta, e non solo sul piano personale, è d'altronde uno dei punti di forza del nuovo titolo Frontier Developments, tanto a livello di spazio virtuale quanto a livello di meccaniche. Il reboot del leggendario simulatore spaziale creato da David Braben, infatti, promette di svelare tutte le proprie potenzialita poco a poco, build dopo build, espandendo nel contempo il suo straordinario universo.
Ad oggi, l'immensa area di gioco di Elite: Dangerous conta ben 570 sistemi solari da esplorare, per una superficie virtuale totale, e navigabile, che raggiunge la spaventosa cifra di più di 380.000 anni luce cubici. A questi dati, già di per se straordinari, va aggiunto il grandissimo numero di pianeti che andranno a costituire l'ossatura e la linfa vitale di ognuno dei sistemi solari presenti nel gioco.
A sottolineare l'importanza dei corpi celesti che incontreremo lungo i nostri viaggi interstellari ci pensa Eddie Symons, Senior Producer di Elite:Dangerous, che, sebbene non prevista dall'attuale build di gioco, ci anticipa come la scoperta e l'esplorazione dei pianeti sia destinata a diventare parte integrante dell'esperienza di gioco pensata da Frontier per i propri utenti: quella di atterrare su suoli alieni inesplorati, o già colonizzati, e perlustrarne le superfici in prima persona o attraverso mezzi di terra è infatti solamente una delle tante possibilità sulle quali gli sviluppatori si stanno concentrando e che, viste le premesse, li aiuterà ad offrire qualcosa che con ogni probabilità andrà ben oltre alle più rosee aspettative dei primissimi finanziatori del progetto su Kickstarter.
In attesa di conoscere quando, e in quali modalità, l'esplorazione planetaria aprirà le proprie porte ai giocatori di Elite: Dangerous il presente ci propone una struttura di gioco che si presenta come una diretta evoluzione di quella conosciuta grazie al seminale titolo del 1984. L'approccio che il giocatore dovrà tenere nei confronti dell'universo che lo circonda è infatti ancora una volta a sua totale discrezione; sarà infatti possibile vestire i panni del pacifico commerciante interstellare, più attento all'andamento dei prezzi delle varie merci galattiche, oppure impegnarsi ancora una volta nella scalata verso il rango di Elite e diventare uno dei piloti più temibili della galassia. Qualsiasi sia la 'carriera' scelta dal giocatore, questi potrà decidere di affiliarsi ad una delle tre fazioni presenti nel gioco (Alleanza, Impero e Federazione), ognuna in grado di fornire diversi tipi di supporto e contraddistinta da una precisa idea politica e di colonizzazione dell'universo.

L'estrema autonomia decisionale lasciata al giocatore non verrà comunque intaccata dal tipo di schieramento scelto, lasciandolo libero di scegliere non solo la tipologia di carriera da sviluppare, ma anche le varie sfumature comportamentali con le quali la si vorrà intraprendere: dedicandosi esclusivamente al commercio, ad esempio, bisognerà scegliere in che modo difendere la propria nave (rendendola agile e scattante per una fuga immediata o facendosi scortare da altri giocatori?) per poi concentrare la maggior parte dei propri sforzi nello studio dell'efficace sistema di trading del gioco. Esattamente come nella realtà, infatti, un determinato materiale potrebbe essere ben pagato in un sistema solare ma totalmente inutile agli affari in un altro dove abbonda. La complessità di questo sistema, spiega Symons, è tale che gli equilibri rimarranno sempre e comunque dinamici: portando grandi quantità di un materiale prezioso su un pianeta, infatti, la sua domanda diminuirà nel tempo facendo scendere anche la sua quotazione di mercato, aumentando, al suo posto, quella di un bene utile alla sua lavorazione e così via. Le vie del commercio, in ogni caso, saranno pressoché infinite e permetteranno un approccio alle regole (letteralmente) universali di domanda e offerta grazie alla possibilità di dedicarsi anche al contrabbando, che permetterà a tutti gli emuli di Han Solo e affini di soddisfare i propri desideri di gioventù.
Esattamente come quella del commerciante spaziale, anche quella del pilota da battaglia è una carriera nella quale la libertà decisionale lasciata al giocatore sarà fondamentale. Un approccio più tradizionale e 'militare' sarà ad esempio possibile affiliandosi ad una delle tre superpotenze della nostra Via Lattea, ma niente vieterà ai giocatori di perseguire la pericolosa strada del pirata spaziale.
Attaccare navi commerciali o semplicemente ogni mezzo di trasporto che gli capiti nei paraggi in cerca di facili guadagni, costerà infatti al giocatore una taglia sopra la propria testa che non mancherà di attirare eventuali cacciatori da tutte le parti della galassia, fino ad arrivare a provvedimenti come il confinamento all'interno di determinati sistemi solari o all'esilio da altri (con gli effetti di un eventuale loro aggiramento ancora avvolti nel mistero).

LEZIONI DI GUIDA INTERSTELLARE

L'estrema libertà e imprevedibilità di un universo di gioco in costante cambiamento in base alle decisioni e alle azioni dei giocatori è quindi il perno sul quale ruota la promettente struttura di gioco di Elite: Dangerous. Il suo tramite, invece, è dato da un'interfaccia utentev che, qualsiasi direzione voglia intraprendere Facebook con il proprio nuovo giocattolino, non può che essere considerata come la più affascinante dimostrazione delle potenzialità di Oculus Rift vista finora nell'industria.
Infilare il visore di Ocuslus VR significa infatti entrare in una dimensione che sembra uscita dalle fantasie di ogni appassionato di videogiochi della metà degli anni '90: anche in caso di un odio viscerale verso la fantascienza spaziale o il genere in se, infatti, è difficile riuscire a smentire Michael Gapper (PR Manager di Frontier) quando, prima della nostra prova con mano, ci avvisa di come quello che stiamo per provare sia un qualcosa che ogni giocatore dovrebbe testare in prima persona almeno una volta. L'estrema difficoltà nel riproporre a parole l'esperienza di gioco fornita da una periferica come Oculus Rift non ci aiuta di certo ma, anche al netto di tutte le attuali limitazioni tecniche ed una risoluzione non ancora ottimale, appoggiare il visore sopra la propria testa equivale ad immergersi letteralmente nel cockpit della propria astronave. Il primo elemento a stupire è la buona precisione dell'head tracking che ci permette di navigare visivamente il nostro abitacolo prima di decollare: l'immersione regalata dal vedere le nostre mani all'interno della tuta da pilota e sui comandi dedicati ad accelerazione e navigazione della nostra nave è infatti comprensibile solo grazie ad una prova diretta.
Quello che rende Elite: Dangerous diverso da ogni altro titolo finora provato insieme ad Oculus Rift è un senso di misura, proporzione e scala assolutamente non confrontabile con la concorrenza. La percezione della nostra presenza all'interno dell'abitacolo, anche grazie alle periferiche di controllo messe a disposizione (che comprendevano una cloche e una leva di accelerazione manuale), è altrettanto convincente e la possibilità di affidare la lettura di statistiche, armamenti e radar ad una strumentazione olografica 'realmente' di fronte ai nostri occhi piuttosto che a dei meno realistici indicatori su schermo, non fa che ampliarne l'efficacia.
A differenza della build presente allo scorso E3, in questo caso gli sviluppatori hanno preferito escludere dalla nostra prova la fase di decollo e atterraggio, lanciandoci direttamente all'interno di due diversi tipi di battaglie spaziali: la prima che affrontiamo, utile per prendere confidenza con il sistema di controllo ed i vari comandi della nostra nave, è una semplice battaglia in campo aperto nei pressi di uno spettacolare pianeta dalle coordinate e dal nome sconosciuto. Dopo aver localizzato il mezzo nemico grazie al fondamentale radar nel centro della nostra strumentazione iniziamo una tranquilla fase di avvicinamento che, una volta a portata di lock-on, si trasforma in un brutale uno contro uno spaziale; da quel momento in poi l'azione entra nel vivo e, con un occhio obbligatoriamente puntato sul radar e l'altro a scrutare lo spazio di fronte a noi, iniziamo un classico dogfight nel quale l'attenzione del nostro avversario sembra più puntata al limitare i danni che ad infliggercene.

Quanto di questa scelta dipenda dalla IA implementata nel gioco o piuttosto da una precisa scelta degli sviluppatori non è dato sapere, ma abbattere il nostro avversario richiede comunque più del previsto a causa della sua tendenza a sfuggire ai nostri sistemi di rilevamento. Decisamente più accesa è invece la battaglia successiva, che ci vede impegnati contro due caccia nemici all'interno di una cintura di asteroidi in orbita intorno ad un diverso pianeta: l'importanza che il giusto dosaggio della velocità ha all'interno del sistema di combattimento è in questo amplificata alla massima potenza. Dosare con precisione la potenza dei propri propulsori permette infatti di sfruttare gli ammassi rocciosi intorno a noi per tenere nascosta la nostra presenza fino all'ultimo e lancia la nostra immaginazione verso tattiche di guerriglia da 'toccata e fuga' e inseguimenti nei quali far perdere le proprie tracce grazie alla nostra abilità ai comandi e ad un passaggio fortuito di asteroidi. Iniziato lo scontro, notiamo subito come la coppia di nemici di fronte a noi sia ben più agguerrita della precedente nave e non si risparmi in manovre di aggiramento, attacco sui fianchi o frontale. Sempre grazie ad un abile gioco di accelerazione e decelerazione (utile soprattutto quando, una volta alle spalle degli avversari bisognerà tenerli nel proprio campo visivo il più a lungo possibile) e sfruttando i nuovi armamenti messici a disposizione (dei missili autoguidati per i quali è necessario inquadrare il bersaglio per qualche secondo prima di fare fuoco) riusciamo a portare a casa anche questa battaglia. La nostra prestazione, in realtà, non soddisfa ne noi ne (a giudicare dai grandi sorrisi compiacenti) gli sviluppatori, ai quali chiediamo di lanciarci immediatamente nello spazio profondo per una nuova battaglia.
Con centinaia di sistemi solari già a disposizione e un progetto che prevede di riproporre l'intera Via Lattea all'interno del gioco, comunque, il tempo per perfezionare le nostre abilità di combattimento con Elite: Dangerous non mancherà di certo; è invece l'esperienza provata grazie ad Oculus Rift quella della quale, una volta esaurito il tempo a nostra disposizione, sentiamo veramente la mancanza: forse, come poco spesso accade, Gapper ci ha veramente messo di fronte ad un'iperbole da copertina che ha un fondo di verità, perché questa è un'esperienza di gioco che tutti dovrebbero provare almeno una volta nella loro vita di giocatori.

Elite: Dangerous Elite: Dangerous punta ad evolvere la struttura del suo predecessore sotto ogni punto di vista, grazie al sapiente dosaggio di elementi MMO e gestionali unito al classico fascino dei simulatori di combattimento nello spazio profondo. Ciò che aumenta le quotazioni del nuovo titolo Frontier, comunque, è il fatto di candidarsi non solo come uno dei più ambiziosi e promettenti simulatori spaziali attualmente in fase di sviluppo ma, grazie alla periferica per la realtà virtuale ora in mano al buon Zuckerberg, di proporre un'immersione in grado di cambiarne totalmente la percezione ed il fascino agli occhi di qualsiasi tipo di giocatore. Malgrado gli innegabili dubbi riguardanti costi, esigenze di spazio e altre variabili della vita di tutti i giorni di un giocatore, grazie al lavoro di Oculus VR e Frontier, un passo nel futuro dei videogiochi potrebbe essere realmente a portata di mano, e la conquista dello spazio più affascinante che mai.

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