Provato Europa Universalis IV - El Dorado

Nel nome dell'oro

provato Europa Universalis IV - El Dorado
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Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Esemplare è stato il supporto di Paradox ad Europa Universalis IV, uno dei più apprezzati Grand Strategy della casa svedese. In meno di due anni dalla pubblicazione, il team di sviluppo ha “addobbato” il suo titolo con ben quattro espansioni, che non poco hanno arricchito il già smisurato impianto strategico e gestionale della produzione.
Ma non è finita: il prossimo 26 febbraio il publisher si prepara a lanciare la quinta (e -ci tiene ad assicurarlo- non ultima) espansione: El Dorado. Come il nome lascia intendere, questo add-on si concentra soprattutto sul periodo dello sviluppo coloniale, andando a curiosare tra le spedizioni portoghesi e spagnole del tardo quattrocento e poi spingendosi nelle piane mesoamericane, tra Maya e Aztechi. Tre nuove religioni ed un'attenzione morbosa per le scoperte non sono l'unica aggiunta promessa da Paradox: c'è anche un sistema che permette di creare da zero una nazione e generare un assetto sociopolitico del globo completamente casuale. Per chi vuole lanciarsi in una partita un po' più fantasiosa del solito, El Dorado sarà un acquisto imperdibile.

Conquistami!

El Dorado introduce, dicevamo, tre nuove religioni per i popoli autoctoni del centroamerica: il credo Inti e quelli Nahuatl e Maya avranno fondamentali ripercussioni sulla strategia di gioco che dovremo utilizzare se decideremo di impersonare le rispettive civiltà. La più affascinante ci è sembrata quella Azteca, la cui “dottrina” Nahuatl professa la ricerca di un equilibrio con le divinità per evitare la fine del creato. Secondo gli Aztechi il mondo tende naturalmente al caos, e tutto si muove verso un'apocalisse di origine divina: espandendo il proprio regno ci si incammina verso l'inevitabile, aumentando il livello di “sventura” (Doom) che abbiamo attirato modificando lo “status quo”. L'unico sistema per abbassare questo valore è quello di sacrificare i propri consanguinei e i re soggiogati, placando l'ira degli dei: se non lo faremo, sarà la nostra dinastia ad incontrare la fine.
Ma anche i sacrifici umani non basteranno. Ad intervalli regolari la religione Nahuatl dovrà essere riformata: in tal maniera una parte dei popoli sotto il nostro controllo si dichiarerà indipendente e si scinderà dal regno (costringendovi quindi a riconquistare gli stati dissidenti), ma il credo andrà verso una progressiva occidentalizzazione, liberandosi alla fine delle terribili pratiche di sacrificio e lasciandovi liberi di prosperare. Su analoghi cicli di espansione e contrazione si basa la religione Maya. Una volta pacificati dieci territori anch'essa potrà riformarsi, perdendo metà dei propri sottoposti ma guadagnando la possibilità di espandersi oltre il limite inizialmente imposto. Attraverso un'alternanza regolare di politiche espansionistiche e scissioni, pure i Maya andranno incontro ad una perdita di identità, finendo come i “cugini” Aztechi per dichiararsi a tutti gli effetti stati occidentali. Senza fermarsi a pensare a cosa penserebbero i decostruzionisti, citiamo la presenza dell'ultima religione aggiunta in El Dorado: gli Inti. Si tratta in questo caso di un credo con implicazioni strategiche molto meno sottili, di stampo puramente dittatoriale, il cui obiettivo primario è il mantenimento dell'autorità di un leader considerato divino. Ad intervenire sul parametro principale (appunto: l'autorità) troviamo anche una serie di eventi casuali inseriti per l'occasione.

Complessivamente, nonostante le variazioni appena descritte, l'impianto ludico di Europa Universalis IV resta sempre al suo posto, e come nei casi precedenti questa espansione cerca soprattutto di aumentare la varietà di situazioni in cui il giocatore può imbattersi. Allo stesso scopo è stata introdotta un'attenzione inedita per l'esplorazione navale ed una serie di missioni che si sbloccheranno nel caso in cui si giochi nei panni di Spagnoli e Portoghesi: i conquistadores potranno infatti addentrarsi nelle giungle dell'America centrale alla ricerca delle sette Città dell'Oro, oppure cercare di mantenere un buon rapporto con il papato per sostenere la fondazione della prima colonia oltreoceano (replicando insomma le dinamiche instaurate dal Trattato di Tordesillas). Anche se dobbiamo ammettere che l'inedita svolta coloniale ci è parsa abbastanza stuzzicante, sempre sostenuta da una ricerca storica puntigliosa, la novità più gradevole di questo pacchetto sembra essere la possibilità di creare un proprio stato. Scegliere reggente ed erede, posizione sul territorio, inclinazioni politiche e religiose è solo il primo passo per avviare uno scenario generato in maniera completamente casuale, che verrà riempito rimescolando la posizione e l'estensione di tutti gli altri regni presenti in EUIV. Così il regno di Napoli può trovarsi nell'attuale Russia e gli aragonesi finire in Turchia. E' un sistema semplice ma efficace per scombussolare le carte in tavola, permettendo ai giocatori di avviare partite sempre differenti, senza necessariamente doversi appoggiare sulla situazione sociopolitica di un determinato periodo storico. Una manna dal cielo per il Replay Value.

Europa Universalis IV El Dorado segue la strada già tracciata da Paradox con le precedenti espansioni di Europa Universalis IV: con un occhio di riguardo per i feedback degli utenti, il team di sviluppo amplia lentamente e gradualmente il suo Grand Strategy, aggiungendo stuzzicanti novità per far calare i giocatori nell'atmosfera di un preciso periodo storico o di una specifica area del globo. Stavolta tocca a conqusitadores e civiltà del centroamerica, in un pacchetto esplicitamente dedicato ai fan sfegatati. Diversamente da altri DLC e add-on, quelli di EUIV non sembrano fatti per far tornare a parlare del prodotto e richiamare le attenzioni di qualche giocatore ormai disamorato: sono piuttosto la continuazione di un processo creativo e produttivo che inizia con la pubblicazione del gioco, e che viene portato avanti con incrollabile convinzione, al fine di mandare in visibilio la nicchia di player che predilige questo genere complesso, ma in grado di regalare grandi soddisfazioni. Stavolta, poi, l'offerta è di quelle che non si possono rifiutare: oltre ad un'iniezione di contenuti, c'è la possibilità di creare la propria nazione e generare casualmente le mappe di gioco, in barba alla Storia. Europa Universalis IV vuole diventare davvero un titolo inesauribile.