Provato Everybody's Gone to the Rapture

Nuova prova diretta dell'esperienza interattiva firmata da The Chinese Room. Gli sviluppatori di Dear Esther ci propongono ancora una volta un gioco basato sulla pura esplorazione e sulla raccolta d'informazioni, per capire cosa ha scatenato l'Apocalisse.

provato Everybody's Gone to the Rapture
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
Andrea Porta Andrea Porta è un fanatico, divoratore (e occasionalmente critico) di videogame, serie TV, cinema, letteratura sci-fi e fantasy, progressive rock, comics, birre belga, rolling tobacco e molto altro ancora. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

"English apocalypse". Con queste due semplici parole Dan Pinchbeck, Creative Director presso la software house The Chinese Room, descrive il suo nuovo progetto, Everybody's Gone to the Rapture, sviluppato con la collaborazione di Sony grazie al programma External Development Studios Europe, o più semplicemente EXDEV. Un recente showcase tenutosi a Londra ci ha permesso di provare una lunga lista di titoli sviluppati da piccole case indipendenti e supportati dal marchio Playstation, tra i quali non poteva mancare il nuovo progetto dei ragazzi inglesi che hanno dato vita a giochi di successo come Dear Esther e Amnesia: A Machine for Pigs. Un'apocalisse tutta British, quella proposta dal team di sviluppo, e quindi incredibilmente spoglia di qualunque caratteristica solitamente associata alla fine del mondo. Niente piogge di anfibi o invasioni d'insetti, nessun vulcano in eruzione, nemmeno urla o persone che scappano da una terribile minaccia. Tutto è silenzioso, ordinato: una catastrofe da veri gentlemen.

Oh so British

Chiunque conosca Dear Esther ha già avuto un assaggio del tipo di ricerca che The Chinese Room sta facendo sin dalla sua fondazione al fine di offrire al pubblico videogame molto diversi dalle tradizionali esperienze cui siamo abituati. Trascendendo i generi classici, i ragazzi inglesi propongono delle vere e proprie "esperienze", nelle quali il giocatore, solitamente a digiuno d'informazioni relativamente alla propria identità e relativa situazione, deve cercare di scoprire cosa sia successo per portarlo dove si trova, ascoltando dialoghi e rintracciando informazioni grazie all'esplorazione in prima persona. Everybody's Gone to the Rapture si identifica senza eccezioni con questa matrice. La demo che abbiamo avuto modo di provare su Playstation 4 (al momento l'unica piattaforma sulla quale è prevista l'uscita del gioco nel corso di quest'anno) ci metteva nei panni di uno dei sei protagonisti della storia, sebbene non ci sia stato dato modo di conoscere né in quale punto dello svolgimento ci trovassimo, né informazioni più dettagliate sul personaggio in questione. Tutto quello che abbiamo potuto fare è stato aggirarci per diversi minuti nel piccolo villaggio che farà da teatro per la vicenda (Yaughton, situato nello Sropshire, una piccola contea posta a centro-ovest dell'isola britannica) e scoprire alcuni piccoli tasselli della vicenda. Nel gioco si suppone infatti che l'apocalisse, in qualche modo, abbia già avuto luogo, e tutto quello che apparentemente possiamo fare è ricostruire la catena d'eventi che ha portato al cataclisma, forse originatosi proprio nel piccolo villaggio. Aggirandoci in totale solitudine per le viuzze costeggiate dal verde scopriamo case, negozi, un piccolo garage, una chiesa, tutti ambienti riprodotti con un ottimo livello di dettaglio, mentre le musiche (originali e molto ispirate) accompagnano la nostra esplorazione. Dopo qualche minuto di solitario e straniante girovagare, scopriamo la principale forma d'interazione offerta dal gioco, chiaramente utile e ricostruire, un piccolo pezzo alla volta, la vicenda.

Sparsi per l'ambientazione vi sono infatti una sorta di fuochi fatui, giochi di luce ai quali possiamo avvicinarci: giunti in prossimità, scopriremo che si tratta di "tracce" lasciate dagli abitanti del villaggio. Una volta che ci avvicineremo, le luci prenderanno le forme dei cittadini, dei quali potremo ascoltare piccoli frammenti di dialoghi. Scopriremo così che il parchetto con i giochi per i bambini è stato anche teatro di una storia di adulterio, mentre la chiesa locale nasconde più di un segreto. A volte, avvicinandoci a queste fonti di luce potremo far accadere qualcosa nello scenario, come aprire una porta precedentemente bloccata e avere così acceso ad una delle case, dove probabilmente otterremo nuove informazioni. In altre occasioni, l'interazione con i fuochi fatui potrà cambiare l'ora del giorno, spofondandoci all'istante in una notte stellata, fornendoci altri pezzi del puzzle. Sebbene la nostra prova, nel complesso molto breve, non sia stata chiaramente molto adatta alla tipologia di gioco, Everybody's Gone to the Rapture per il momento ci è sembrato presentare una forte separazione tra la qualità della contestualizzazione, caratterizzata da ambienti finemente modellati, un sistema d'illuminazione in grado da solo di aggiungere atmosfera a ogni inquadratura e una colonna sonora eccezionale, e l'interazione. Anche conoscendo bene quel primo, criptico esperiemento che fu Dear Esther, l'impressione è che l'esperienza rischi di frammentarsi eccessivamente, e risultare disgiunta, difficile da racchiudere in una visione d'insieme, ma soprattutto costellata da moltissimi momenti morti. Per quanto il villaggio sia piacevole da esplorare nei primi minuti, il rischio è che la ricerca dei fuochi fatui possa diventare alla lunga molto tediosa. I ragazzi di The Chinese Room ci hanno confermato che l'avventura sarà interamente non lineare, ossia non vi sarà un ordine preciso in cui scoprire e sbloccare i singoli pezzi del puzzle narrativo. Una prospettiva affascinante, ma potenzialmente anche molto dispersiva.

Everybody's Gone to the Rapture Se sull'ottima qualità del lavoro di contestualizzazione non abbiamo dubbi, Everybody's Gone to the Rapture presenta degli evidenti rischi. Nettamente meno lineare di Dear Esther, il gioco propone un'interazione molto rarefatta, basata quasi solo sulla scoperta di dialoghi e piccoli momenti di vita quotidiana, rivissuti attraverso le tracce lasciate in qualche misteriosa maniera dagli abitanti di Yaughton. Chiaramente, la nostra prova affrettata e priva di sufficiente contesto non ha aiutato una fruizione dell'esperienza consona alle sue caratteristiche, ma facciamo fatica a scrollarci di dosso l'impressione che la delicata struttura del progetto rischi di tradursi in un'esperienza frammentata e costellata di momenti morti. Se la linearità di Dear Esther era senza dubbio eccessiva, al punto da far sentire il giocatore una sorta di "intruso" in un percorso già prefissato, la speranza è che gli sviluppatori non cedano eccessivamente all'intenzione di migliorare questo aspetto, trascurando invece la fondamentale importanza di una progressione basata su scoperte che dovranno per forza avvicendarsi ad un ritmo molto fitto per non far calare l'interesse. Con un ottimo lavoro come Gone Home con cui confrontarsi (laddove il gioco di Fullbright Company, forse aiutato da un'ambientazione contenuta, riusciva proprio a mantenere un'ottima presa grazie al ritmo), i ragazzi di The Chinese Room hanno senza dubbio ancora molto da dimostrare. Per ottenere impressioni più precise possiamo solo aspettare la prova finale, dato che Everybody's Gone to the Rapture è chiaramente una di quelle esperienze da godere tutte d'un fiato prima di maturare una visione d'insieme soddisfacente.