For Honor giocato su PlayStation 4 Pro

Durante un recente evento organizzato da Sony abbiamo provato For Honor su PlayStation 4 Pro: ecco le nostre impressioni.

provato For Honor giocato su PlayStation 4 Pro
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    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Giuseppe Arace Giuseppe Arace ha iniziato a venerare i videogiochi e il cinema quando, a soli 4 anni, è rimasto folgorato dalla schermata d’avvio del Sega Mega Drive e dai titoli di testa di Toy Story. Nato con un pad tra le braccia, vorrebbe morire con un Oscar. Non ama molto i social network e bazzica raramente solo su Google Plus.

Sembra proprio che Ubisoft tenga For Honor in seria considerazione. Non a caso, nel corso di quest'anno, il suo originale action game all'arma bianca non ha saltato l'appuntamento con nessun grande evento del settore, dall'E3 al TGS, in cui, ogni volta, ha portato con sé qualche piccola, interessante novità che, pian piano, ha contribuito a generare un mosaico ludico sfaccettato e promettente, per un gioco dotato di enormi potenzialità sul fronte del setting e del combat system. E nel recentissimo evento Sony tenutosi a Londra, For Honor non poteva certo non presenziare per dar sfoggio delle migliorie grafiche apportate in virtù delle specifiche hardware di PlayStation 4 Pro: in fondo, ne andava dell'onore di Ubisoft.

Scaramouche

Il primo impatto visivo con la versione Pro di For Honor ci ha decisamente colpiti: una risoluzione altissima, che permetteva di scorgere anche i più piccoli particolari delle cuciture e delle fogge delle armature, si univa alla ricostruzione maniacale di un fortino medievale, strabordante di cavalieri, stendardi e torri diroccate, senza che il gioco rallentasse anche solo per un misero istante. Eppure, stranamente, For Honor non supporterà l'HDR per una precisa scelta del team di sviluppo. Ubisoft ha deciso, infatti, di prestare attenzione principalmente all'aumento della nitidezza dell'immagine e alla stabilità del frame rate. Questo intrigante cappa e spada rimarrà quindi ancorato a 30 fotogrammi al secondo su qualsiasi console (ovviamente, su Pc, a seconda delle configurazioni, il limite non si porrà), sia in singolo che in multigiocatore, così da donare agli utenti un'esperienza perfettamente identica per quanto concerne la fluidità.

Ed in un titolo in cui il tempismo ed i riflessi risultano senza alcun dubbio fondamentali per la corretta gestione del combat system, è una scelta che non ci sentiamo di condannare al fine di evitare oscillazioni potenzialmente letali.
Nonostante l'assenza dell'HDR, graficamente For Honor si difende comunque in modo più che dignitoso: la pulizia del 4K è data da un temporal rendering, che utilizza una risoluzione dinamica sfruttando una versione "custom" del checkerboarding, con quadro nativo a 1800p. Interrogati sul suo funzionamento più nel dettaglio, gli sviluppatori non hanno voluto - o potuto - fornirci ulteriori informazioni, sostenendo che, per quanto concerne gli schermi in full HD, la differenza estetica riguarderà principalmente un antialiasing più potente, con cui generare geometrie più smussate e superfici più morbide: un aspetto che, in un ambiente colmo di equipaggiamenti, architetture e modelli poligonali dalla struttura molto diversificata, è in grado di riprodurre una qualità generale e una leggibilità della scena certamente più efficace dell'edizione "standard". Nella mischia, quindi, il clangore metallico, le animazioni, lo scintillio di particellari e il fluire al vento delle bandiere concorrono nel creare uno spettacolo scenico di tutto rispetto, soprattutto se consideriamo che ogni singolo movimento è stato registrato tramite accurate sezioni di motion capture, in cui venivano riprodotti fedelmente gli svariati stili di combattimento: il lavoro svolto dal team è coraggioso ed encomiabile, poiché riesce ad offrire un'ottima varietà nell'approccio, attivo e difensivo, alla battaglia.
E restando in tema di duelli, a Londra abbiamo potuto testare ancora una volta la modalità multiplayer Dominio, in cui presidiare determinati settori della mappa dopo aver sconfitto gli avversari. Alla fine di un breve tutorial che ci ha "addestrati" all'uso della spada, ci siamo fiondati in un vasto territorio ostile, colmo di guerrieri pronti a farci la pelle. A trafiggere in pieno il nostro entusiasmo è il combat system, che si basa su un'eccellente dinamica di stance: una volta bloccato il target su un contendente, dovremo muovere lo stick del pad in varie direzioni per parare i colpi dei nemici o mettere a segno i nostri, rompendone la guardia nel caso di difesa troppo alta. Occorrerà pertanto imparare a interpretare le intenzioni dell'avversario in base al suo move set, e agire di conseguenza. I duelli assumono l'aspetto di match pieni di tensione e tatticismo, dove la frenesia è solo un vago ricordo, e dove predomina un ritmo pacato, lento, quasi titubante, capace di creare uno straniante contrasto mentre, intorno a noi, trionfa una bolgia di urla, fuoco, sangue: durante le singolar tenzoni sembra quindi di ritrovarsi quasi all'interno di una bolla atemporale, in cui valgono solo i riflessi e le abilità di due sfidanti.

Sebbene a contare più di tutto siano in primis la strategia e l'analisi dello stile del rivale, non andrà sottovalutata l'oculata consapevolezza dell'area di gioco: nel caso in cui fossimo circondati o assaliti da tanti cavalieri, sarà d'uopo trovare repentine vie di fuga per sfuggire a morte certa.
Le battaglie contro più nemici si fanno infatti parecchio impegnative: se da un lato questo riflette il crudo realismo degli scontri, dall'altro si corre il rischio di rendere l'esperienza un continuo mordi e fuggi tra un target e l'altro. Per aiutarci quando saremo in inferiorità numerica sopraggiungono però sia una sorta di "rage mode" che ci concede maggior potere per fronteggiare più guerrieri sia delle abilità (chiamate "Feats") che, durante la partita, possono essere attivate man mano che si ottengono punti esperienza. Esistono, in tutto, tre macro classi: il Vichingo, il Samurai e il Cavaliere, ognuna suddivisa a sua volta in quattro varianti. Ogni combattente possiede, quindi, 12 feats: 4 uniche, 4 appartenenti alla fazione di riferimento e 4 per la tipologia di eroe.
Data l'enorme e variegata mole di personaggi, ne deriva quanto complesso e articolato sia il gameplay di For Honor, e quanta dedizione chieda a quel giocatore che desidera approfondirne le meccaniche. Grazie a questa stratificazione, i duelli rifuggono la banalità e la prevedibilità con numerosissime variabili da tenere in considerazione, le quali finiscono inevitabilmente per modificare anche l'approccio alla sfida, in particolare quando in campo scendono avversari dallo stile di lotta del tutto diverso, come un Samurai, agile e scattante, e un Vichingo, grosso e pesante. Sicché, l'apprendere le capacità di tutti gli eroi, i loro move set, i loro tempi di risposta, di attacco, di difesa, le loro finestre d'invulnerabilità costringe ad una dedizione che potrebbe davvero scoraggiare il pubblico casual.
Non mancano, però, anche battaglie più à la musou, nel caso in cui dovessimo liberare un area dall'assedio di soldati semplici, che non danno il via ad una tenzone 1vs1 ma in cui ci si può esibire in coreografici smembramenti senza troppo impegno, in modo tale da alleggerire la tensione ed allentare i nervi con un po' di sana ed ignorante violenza prima di un nuovo, sfiancante incontro all'arma bianca. Oltre al Dominio, For Honor propone altre quattro modalità multiplayer: Elimination (una sorta di last man standing) e Skirmish (ossia una variante del team deathmatch) ospitano fino a 8 giocatori (in scontri 4vs4), mentre Duel rappresenta il classico PvP uno contro uno, e Brawl un match 2vs2.

Accanto all'online, fruibile interamente anche soltanto sconfiggendo Bot dotati di un'intelligenza artificiale abbastanza evoluta, trova spazio una campagna singleplayer che, a detta degli sviluppatori, non si figurerà come un banale tutorial, ma come una modalità con tutti i crismi, longeva, corposa e ardua: i giocatori vivranno allora in prima persona le vicende delle varie tipologie di eroe disponibili, tutte caratterizzate da uno specifico albero dei talenti. Il team ci ha rivelato, inoltre, che una volta terminata la storyline, seppur non sia considerabile un vero e proprio new game+, avremo l'opportunità di ricominciare l'avventura ad un livello di difficoltà più elevato con le skills ottenute in precedenza già sbloccate (per permetterci di completare tutti i rami dei personaggi), oppure ancora riaffrontarla in co-op in compagnia di un amico. E comprendere chi, tra i due, supererà la missione nel modo più onorevole.

For Honor For Honor si mostra all'evento londinese tutto incentrato su PlayStation Pro con una mancanza non da poco: l'assenza del supporto all'HDR. Tuttavia, sebbene lo stacco visivo non sia mostruoso se rapportato alla controparte “base”, la versione Pro del titolo affila la sua lama tramite una risoluzione in 4K che valorizza appieno la ricchezza, il dettaglio, la pomposità grafica di cui si fa promotrice. Samurai, Vichinghi, Cavalieri e soldati semplici: le loro cotte di maglia, i drappeggi dei loro vessilli, le else delle loro spade e i pennacchi dei loro elmi esplodono in un sussulto di nitidezza, così da spiccare ed essere del tutto riconoscibili anche nel marasma tremebondo delle battaglie campali. Da PlayStation Pro, quindi, For Honor estrapola pulizia e stabilità, con un frame rate conficcato a 30 fps in ogni situazione, perfezionando anche l'immagine in Full HD attraverso l'uso di un atialiasing più morbido ed efficace. Con un combat system sorprendente ed una struttura di gioco molto originale, questo cappa e spada videoludico sembra nascondere ancora molte sorprese nella sua fodera: noi, con la guardia rigorosamente alzata, restiamo quindi trepidanti, in attesa delle nuove scoccate di Ubisoft.

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