For Honor - Multiplayer, la Modalità Duello

Abbiamo provato la modalità multiplayer Duello di For Honor, che vedrà i giocatori impegnati in sanguinolente sfide uno contro uno.

provato For Honor - Multiplayer (Modalità Duello)
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

For Honor ha conquistato il pubblico fin dalla sua prima apparizione, quando all'E3 di due anni fa si è distinto come una delle più interessanti novità della fiera losangelina. Feroce, violentissimo e spettacolare, l'action all'arma bianca di Ubisoft ha ribadito le sue qualità durante i principali appuntamenti di questo 2016: prima presentandoci un comparto Single Player che vuole seguire le orme di Ryse (ma per fortuna decide di puntare su un gameplay più tattico e stratificato); poi galvanizzandoci grazie alle brutali modalità multiplayer, che mettono in scena tumultuose carneficine o scontri più intimi e tesi.
Da qualunque parte lo si guardi - persino per quel che riguarda il comparto tecnico - For Honor sembra davvero un bel centro per il publisher francese: un titolo diverso, originale, e tuttavia capace di parlare a suo modo al grande pubblico; facendo leva sull'iconografia della guerra medievale, delle razzie vichinghe, del codice d'onore dei samurai.
Convinta della qualità della sua proposta, che già a quest'altezza di tempo mostra un colpo d'occhio da mascella aperta, Ubisoft ha approntato persino una versione Alpha, con cui permette ai fan più accaniti di gettarsi nella mischia. Ci sembra dunque opportuno tornare a condividere le nostre impressioni sul prodotto, facendo il punto anche su una delle modalità più interessanti del multiplayer: i duelli uno contro uno.

L'un contro l'altro armati

L'abbiamo ribadito più volte: il pilastro che tiene in piedi tutta la struttura di For Honor è il suo combat system, pensato per replicare le sensazioni di uno scontro all'arma bianca, rimanendo al contempo immediato e abbordabile. For Honor non ha la pretesa di simulare meticolosamente l'andamento delle battaglie medievali, come provano a fare ad esempio il celebre Mount & Blade (arrivato adesso anche su Ps4), rimanendo più tecnico dei concorrenti ma anche molto accessibile. Il sistema di controllo, sulle prime, sembra quello di un action classico: ci sono due attacchi, uno rapido e uno potente, ed un tasto per entrare in posizione di parata. Ed è proprio quando ci si mette sulla difensiva che si scopre il sistema di guardia, pietra angolare del combat system. In pratica è possibile scegliere fra tre diverse posizione, e spostare la propria arma a destra, a sinistra o sopra la testa. Supportato da animazioni credibili e realistiche, il nostro guerriero si prepara a difendere i fianchi o a coprirsi dai fendenti verticali, e scopriamo che anche la direzione dei colpi che sferreremo dipenderà dal posizionamento dell'arma. L'obiettivo, per avere la meglio sul nemico, è quello di prevedere le sue mosse ed il suo stile di lotta, aspettare che tenti di colpirci, parare il colpo e cercare di ribattere. E' anche possibile lavorare sulla distanza, cercando di mandare a vuoto l'attacco dell'avversario di qualche centimetro: quel tanto che basta per avvicinarci e sferrare a nostra volta un fendente a segno. L'emozione di eseguire un colpo potente mentre si indietreggia, vedere la spada del nostro rivale scivolare a un passo dalla nostra testa, ed avvertire il brivido della vittoria mentre l'attacco già caricato sfonda la sua armatura, è davvero impagabile. Per i più abili c'è anche la possibilità di eseguire un colpo che spezza la guardia del nemico, seguito da una spallata che lo spinge indietro. Ammesso che l'avversario non sappia come controbattere, si può così tentare di indirizzarlo verso un dirupo, e vederlo precipitare senza appello. La danza di morte di For Honor regala insomma momenti di pura esaltazione guerriera: ed il bello è che il sistema di controllo si basa sull'utilizzo di due soli tasti. Simulazione e semplicità, insomma, possono andare a braccetto. Fino ad oggi l'unica modalità multiplayer presentata ci ha visti impegnati in una sorta di battaglia campale. Due squadre di cinque giocatori si impegnano a conquistare e conservare il controllo di tre posizioni sparse sulle (contenute) mappe di gioco. Nella parte centrale della mappa si scontrano anche due eserciti di fanti controllati dalla CPU: e i giocatori in carne ed ossa possono dare manforte al proprio schieramento, falciando i soldati avversari e sfruttando le abilità attive per incrementare il morale e le statistiche dei propri. In questa modalità, che sembra insomma recuperare alcuni tratti dei MOBA, è importante anche la scelta dei "tratti", abilità con cui è possibile "equipaggiare" il nostro guerriero. Ci sono skill passive (come la possibilità di recuperare vita quando si uccide un avversario),attive (una sorta di lama avvelenata) e persino qualche gadget (come dei Kunai da scagliare contro un nemico). Equipaggiarli nel menù pre-partita non significa però potersene servire immediatamente: per utilizzarli vanno appunto risvegliati durante lo scontro, accumulando punti grazie ad azioni efficaci e duelli ben condotti. Una soluzione molto intelligente, che non risulta troppo invasiva e lascia che a decidere l'andamento dei martch siano sempre e comunque le abilità del giocatore. Come abbiamo già scritto in precedenza, la modalità "Dominio" ci ha convinto su tutta la linea, e risulta divertente e sufficientemente tattica. Ma a farci letteralmente impazzire sono stati i "Duelli". Si tratta, come il nome lascia intendere, di scaramucce "uno contro uno", giocate al meglio dei cinque assalti. Ogni scontro si gioca in sezioni molto ridotte (e molto pericolose) delle mappe di gioco: ponti sospesi tesi sopra dirupi vertiginosi, costoni rocciosi, stanze avvolte delle fiamme. Non c'è modo di scappare, né di indietreggiare troppo: bisogna farsi coraggio e affrontare di petto l'avversario.

In questo caso, insomma, l'anima tattica della produzione emerge di prepotenza. È necessario conoscere a menadito le caratteristiche della propria classe: attacchi speciali, abilità, tempistiche degli affondi. Nella versione finale ci saranno ben 12 classi, quattro per ciascuna delle fazioni coinvolte (Vichinghi, Samurai e Cavalieri). Ognuna avrà un'arma ed un moveset specifici: ci saranno classi bilanciate, altre improntate sulla difesa, e altre ancora invece pensate per massimizzare l'attacco, oltre ad una classe speciale dotata di attacchi e abilità "fuori norma". I samurai, tanto per fare un esempio, possono contare sulla lama degli Orochi. Questi guerrieri rapidissimi sono fragili e non infliggono troppi danni, ma possono risultare davvero letali se usati con attenzione. La loro particolarità è quella di non rimanere bloccati in una delle tre stance come succede a tutte le altre classi: tengono invece la spada in posizione neutra, e la spostano solo per qualche istante nella direzione indicata dallo stick analogico destro. Riuscendo ad eseguire questo spostamento nell'attimo in cui l'avversario ci sta attaccando, possiamo deflettere automaticamente il colpo, come se stessimo eseguendo uno dei "Guard Impact" di Soul Calibur (a nessuno manca il picchiaduro all'arma bianca di Capcom?). Questo basta per avere una finestra d'attacco in cui infilare il nemico. Se si preferiscono classi più tradizionali, possiamo orientarci sui Razziatori vichinghi, capaci di eseguire un colpo caricato prevedibile ma impossibile da parare, oppure di caricare il nemico a testa bassa per sollevarlo e sbatterlo contro qualche ostacolo. I classici Samurai possono invece eseguire combinazioni che terminano in un colpo imparabile, mentre i Guardiani medievali hanno a disposizione una versione potenziata della spallata, che allontana il nemico di qualche metro. La varietà di approcci, insomma, è garantita, e gli stili di combattimento che potremo utilizzare sono eterogenei e ben diversificati.
È proprio questa varietà, messa in pratica nell'1 contro 1, che rende le battaglie di For Honor tesissime e assuefacenti. Nessun assalto è uguale al precedente: c'è chi si butta subito a testa bassa contro l'avversario, e chi invece tenta di basare la propria tattica sulle schivate, aspettando con pazienza di rango la più piccola disattenzione del nemico. In un balletto ipnotizzante di mosse e contromosse, di teste mozzate e corpi trafitti senza cura, For Honor riesce nell'impresa di replicare la tensione e la ferocia di antiche battaglie in cui contavano onore, riflessi e tempismo. In una certa misura, i duelli ribadiscono l'estrema originalità della proposta Ubisoft, che online funziona alla grande anche senza squadre e compagni, riuscendo a conquistare anche i lupi solitari. L'unico dubbio riguarda il peso estremo che il lag avrà sulla qualità delle partite. Mentre in contesti più "chiassosi", in cui si combatte a fianco di altri giocatori e guerrieri controllati dalla CPU, un po' di ritardo nella risposta ai comandi potrebbe non essere troppo determinante, nei Duelli sarà fondamentale che il Netcode funzioni senza nessun intoppo, per evitare di rendere frustranti alcune sconfitte.

Vedremo come se la caverà il titolo su questo fronte: l'Alpha Test, speriamo, servirà anche per raccogliere statistiche e feedback, e prepararsi al meglio per il lancio, previsto per il 14 Febbraio. Prima di chiudere, qualche considerazione sul fronte tecnico: il gioco continua a sembrarsi incredibilmente pulito, almeno per lo stadio di sviluppo in cui si trova. I modelli dei combattenti risultano bellissimi da vedere, ottimamente caratterizzati e traboccanti di dettagli. La dimensione contenuta delle mappe di gioco ha permesso al team di spingere sulla risoluzione delle texture, sugli effetti di post-processing e sulla qualità degli effetti speciali, per un titolo che scorre fluido e spettacolare senza troppi problemi. Qualche giorno fa, quando l'abbiamo visto girare in 4K su PlayStation 4 PRO, siamo rimasti letteralmente ammaliati dalla qualità dell'immagine, nitida e ben definita. Tutte le prospettive, insomma, sono più che positive: For Honor resta un gioco da tenere d'occhio con molta attenzione.

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