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GamesCom 2016 Dal 17/08/2016 al 21/08/2016

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Get Even: provato il nuovo gioco di Bandai Namco

Get Even si è distinto come uno dei titoli più interessanti della Gamescom 2016: un titolo da tenere sotto stretta sorveglianza nei prossimi mesi...

Get Even

Videoanteprima
Get Even
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • PS4
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Get Even è un prodotto fumoso, complicato da raccontare e difficile da inquadrare. Un titolo complesso e misterioso come il suo racconto, che procede a singhiozzi, destabilizza, lascia il giocatore senza indizi. I ragazzi del team polacco The Farm 51 lo sanno, e ci mettono in mano il pad senza darci alcuna spiegazione. Proviamo a fargli qualche domanda, prima e dopo l'hands-on, ma loro sorridono sornioni e si rifiutano di rispondere chiaramente. Perché Get Even è un'avventura in prima persona che vuole rimanere sfuggente, defilata, mostrandosi a sprazzi come se fosse un incoerente collage di frammenti mnemonici. È anche per questa suo carattere così schivo che Get Even si è distinto come uno dei titoli più interessanti della Gamescom appena conclusa. "Acchiappato" dal publisher Bandai-Namco a qualche anno di distanza dall'annuncio originale, Get Even non è solamente una delle poche novità presentate nel corso della fiera teutonica, ma è anche un titolo da tenere sotto stretta sorveglianza nei mesi che ci separano dall'uscita, prevista per la primavera del prossimo anno.

Pareggiare i conti

Il gioco comincia scaraventandoci nei panno del signor Black, un agente speciale incaricato di recuperare una ragazza finita ostaggio di un gruppo militare. Il racconto è più che essenziale, quasi ermetico: le premesse sono raccontate in maniera sbrigativa e c'è poco tempo per scoprire qualche dettaglio in più sul protagonista o sulla sua missione. Fin dai primi momenti di gioco, però si capisce che Get Even non è uno First Person Shooter dai ritmi accesi. Si può estrarre la pistola, puntare i nemici e seccarli con un colpo alla testa; ma gli incontri sono rarissimi, centellinati, e buona parte del tempo si passa invece a sondare gli ambienti grazie alla telecamera del telefonino. Attivando uno speciale filtro UV, ad esempio, è possibile rilevare impronte e tracce di sangue che potrebbero indirizzarci verso il nostro obiettivo, mentre grazie ad un semplice scanner ambientale si possono trovare e catalogare indizi. Un sigaro ancora fumante, un'impronta digitale, un drappo strappato: sono tutti oggetti che dovrebbero darci qualche informazione in più su quello che sta succedendo, ma che restano sfortunatamente i pezzi di un puzzle che non riusciremo a ricomporre. Il nostro protagonista, infatti, si troverà ad un certo punto di fronte alla ragazza scomparsa, legata ad un ordigno esplosivo con un contro alla rovescia troppo breve per intervenire. E poi, il buio. Voci confuse, un gran giramento di testa, ed il risveglio in un luogo diverso. Più precisamente, ci spiega una voce misteriosa diffusa da un gracchiante megafono, in una clinica in cui si rimette in sesto il cervello della gente. Non sembra un luogo piacevole. Attaccato alla faccia, Black ha uno strano congegno che sembra un caschetto per la Realtà Virtuale. Le sue propaggini metalliche sembrano quasi infilarsi nel cervello, pronte ad iniettargli di tutto nella memoria: frammenti dei ricordi danneggiati, ricostruzioni virtuali degli eventi, immagini e suggestioni. È così che il nostro protagonista dovrebbe guarire.
Eppure siamo sicuri che ci sia qualcosa che non va. Più che una clinica, quella in cui ci troviamo assomiglia ad un manicomio: ci sono celle sigillate e pazienti dal carattere bizzarro. Un uomo se ne sta rintanato in un angolo, con il nostro stesso congegno incollato agli occhi, dondolando come se avesse perso il senno. Un altro, nel bel mezzo di un delirio allucinato, viene folgorato sul posto da una scarica elettrica che lo mette a tacere. Get Even, d'un tratto, assume insomma i contorni di un horror psicologico, costringendoci a vagare per le sale lugubri e terribili di questo luogo misterioso.

E poi cambia ancora: il marchingegno diabolico ci spara nel cervello la ricostruzione di una vecchia missione. Qui dobbiamo infiltrarci nei laboratori di qualche corporazione, per rubare il prototipo della Corner Gun: un'arma che permette di sparare anche oltre gli angoli senza esporsi, restando in copertura. La useremo di lì a poco, in un'altra sequenza che sottolinea quanto il gioco voglia restare lontano dai ritmi di uno sparatutto: anche quando si deve premere il grilletto, Get Even ci chiede più che altro di ragionare, trovando una posizione di vantaggio da cui mirare non visti i bersagli. Si avanza senza farsi vedere, interagendo con l'ambiente di gioco in maniera davvero particolare: ci sono ad esempio degli oggetti che possiamo materializzare dal nulla, probabilmente manomettendo i parametri della ricostruzione virtuale. Grazie ad essi possiamo nasconderci e procedere non visti. Quello che più colpisce di Get Even, in ogni caso, non è la buona varietà di situazioni, bensì la composizione machiavellica del plot. La storia schizza fra diverse linee temporali, ci sballotta avanti e indietro, e poi da una parte all'altra: corridoi che si ripetono tutti uguali, stanze mai viste che si alternano ad ambienti familiari, immagini che si materializzano per un istante davanti ai nostri occhi. Get Even non lascia mai capire quali eventi siano reali e quali siano invece una ricostruzione digitale, distruggendo metodicamente ogni nostra certezza. Chi è davvero il protagonista? Un agente sottoposto ad una terapia disumana, oppure un folle che si lascia andare a strane fantasie? La capacità di assemblare un intreccio interessante e misterioso sembra essere insomma il punto forte della produzione, che a livello tecnico ribadisce chiaramente le sue origini "umili". Per essere un titolo che arriva dal panorama dello sviluppo indie, in ogni caso, Get Even si difende, restando in linea con le conquiste di Outlast e congeneri, ma riutilizzando in maniera quasi spietata gli asset che compongono le ambientazioni. Anche la stabilità del codice è da rivedere, ed è per questo che il team di sviluppo si è preso qualche mese in più: il titolo è sostanzialmente pronto, e il tempo che ci separa dall'uscita sarà sfruttato soprattutto per ottimizzare il tutto.

Get Even Un'avventura in prima persona che recupera suggestioni e tematiche da Matrix e dai primi Silent Hill. Così i ragazzi di The Farm 51 presentano il loro Get Even, senza dire nulla di più. Destabilizzante e nebuloso, il gioco ci ha stupito grazie ad una narrazione frammentata e distorta, chiave di volta dell'intera produzione. Nonostante la varietà di situazioni sia buona, infatti, l'impasto ludico non è di certo originale, ed i ritmi compassati risultano a volte troppo blandi anche per chi preferisce l'investigazione all'azione. Fra un puzzle ambientale ed una sparatoria con la Corner Gun, quello che spinge il giocatore ad andare avanti è soprattutto la curiosità di venire a capo del garbuglio narrativo. Vedremo di sbrogliare quel filo non appena il gioco sarà sul mercato, nel corso della prossima primavera.

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