GDC 2015

Provato Gigantic

Scontri tra titani.

provato Gigantic
Articolo a cura di
    Disponibile per:
  • Pc
  • Xbox One
Francesco Fossetti Francesco Fossetti scrive di videogiochi -fra una cosa e l'altra- da più di dieci anni, e non ha ancora perso la voglia di esplorare il mercato con vorace curiosità. Ammira lo sviluppo indie e lo sperimentalismo, divora volentieri tutto il resto. Lo trovate su Facebook, su Twitter e su Google Plus.

Il problema di Gigantic, titolo sviluppato dal team indipendente Motiga, è quello che rischia di arrivare sul mercato già svalutato ed in netta crisi d'identità. Anche se è stato annunciato nel luglio dello scorso anno (è di questa GDC, invece, la notizia che il gioco arriverà su Xbox One oltre che su PC), e quindi prima di quelli che finiranno per essere i suoi diretti concorrenti i confronti con Overwatch e Battleborn sono inevitabili. Le proposte di Blizzard e Gearbox, per sfortuna della software house di Seattle, hanno finito per disinnescare quasi tutti gli elementi di originalità della produzione, dalla grafica in cell shading alla struttura di gioco che ricorda quella di un MOBA (pur appoggiandosi su un gameplay da action/shooter in terza persona).
Di fronte ai due colossi che sembrano circondarlo, insomma, Gigantic dovrà lottare un bel po' per riuscire a farsi vedere ed irretire il pubblico: anche perché, a giudicare dalle prime prove, al gioco sembra mancare un po' di respiro, per via di un approccio agli scontri sicuramente più piatto rispetto a quello di Overwatch e di un ritmo delle partite non sempre eccezionale.

Più sono grossi...

Gigantic è uno sparatutto “MOBA-Like” interamente concentrato sul multiplayer 5 contro 5. Due squadre si danno battaglia nell'unica modalità disponibile, ciascuna con l'obiettivo di distruggere il “guardiano” avversario. La particolarità della produzione, infatti, è quella di non avere delle basi da attaccare, bensì delle enormi creature che ogni team deve indebolire e poi uccidere.
In termini pratici, purtroppo, questa variazione non ha effetti concreti sul gameplay. Di fatto per rendere vulnerabile il guardiano avversario dovremo caricare l'attacco del nostro bestione, uccidendo nemici e mantenendo il controllo di punti focali disseminati sulla mappa di gioco. A conti fatti le routine delle partite finiscono quindi per essere sempre le stesse: bisogna impegnarsi a catturare gli hot spot e decimare gli avversari, in una modalità che mescola le dinamiche del deathmatch a squadre con quelle del controllo di obiettivi sensibili. Una volta accumulata abbastanza potenza, il nostro bestione farà partire un colpo che stordirà il pachidermico nemico, e l'obiettivo della squadra sarà quello di fiondarglisi addosso e danneggiarlo prima che ritorni vigile.
Potenzialmente l'imbeccata del team di sviluppo sarebbe buona: l'idea è quella di tirare dentro alle partite azioni contestuali e una più marcata interazione con gli elementi dello scenario. Peccato che un certo Hearts of The Swarm stia facendo la stessa cosa, inseguendo però una varietà di situazioni evidentemente maggiore.

Mettiamo però da parte i confronti, perché Gigantic è un titolo che abbraccia convintamente un paradigma da Third Person Shooter, proponendo quindi ritmi sostanzialmente diversi rispetto a quelli del Moba di Blizzard. Il paragone -quando si parla di gameplay- sussiste invece con un altro titolo dell'azienda di Irvine: il già citato Overwatch. Il feeling complessivo e persino la mappatura dei comandi ricordano da vicino quelli del prodotto presentato all'ultima Blizzcon.
All'inizio della partita è possibile scegliere fra diversi eroi, che ricoprono i ruoli ormai classici del genere. Ci sono support character che curano i compagni o attivano buff alle statistiche, personaggi “ranged” specializzati nel combattimento a distanza, e poi Tank e “Damage Dealer” che invece si gettano direttamente nella mischia. Con il primo tasto sinistro del mouse si eseguono le combo di base, mentre con il destro e altri due pulsanti sulla tastiera si attivano le tre abilità in cooldown. Non può mancare neppure una devastante “Ultra” che va caricata a suon di uccisioni.
La varietà di approcci è già abbastanza buona, ma non si fatica a ravvisare un impianto strategico già abbastanza “consumato”, totalmente in linea con quello di troppi altri esponenti del genere e senza tratti veramente distintivi. Per fortuna Gigantic stimolare a sufficienza il gioco di squadra e incentiva una composizione quanto più eterogenea possibile del team.
Anche il sistema di sviluppo, sicuramente molto più semplificato rispetto a quello di tanti altri MOBA, pare adeguato al contesto un po' più action che il titolo vuole promuovere. Al passaggio di livello è possibile sbloccare dei perks per le abilità principali e, parallelamente, qualche bonus passivo.
Pure il sistema dei “minion” è stato riletto integralmente: le creature di supporto non verranno più materializzate in automatico dalla nostra base, ma potranno essere evocate, una alla volta, quando conquisteremo una delle zone della mappa. Potremo addirittura scegliere che tipo di creatura evocare: magari una in grado di curare i compagni presenti nell'area, oppure un mostriciattolo coriaceo e aggressiva in grado di dare un po' di filo da torcere ai nemici che cerchino di riconquistare la posizione. Ad onor del vero questa è l'unica meccanica di gioco che ci è parsa piacevole e originale, ben più efficace, dal punto di vista strategico e ludico, della presenza dei grossi bestioni a cui sembra accennare persino la titolazione.

Difficile valutare il bilanciamento del gioco nel contesto di una prova tutto sommato rapida, ma per il momento non possiamo dirci troppo impressionati. Le partite sembrano svolgersi (almeno per chi mastica un po' di MOBA) in maniera molto prevedibile, con tempistiche di gioco abbastanza dilatate e forse non adeguatissime al tipo di azione proposta. In questo senso funzionerebbero molto di più delle mappe ad obiettivi variabili (come quelle di Overwatch) invece che le grandi arene simmetriche che ci troviamo di fronte.
Anche lo stile cell shading, per quanto piacevole e accattivante sulla carta, risulta un po' triviale quando si arriva al dunque: ed anzi in certi momenti, quando l'azione si fa concitata, gli effetti speciali che vogliono restare coerenti con l'atmosfera generale rendono l'azione un po' confusa e difficile da leggere. Resta invece brillante il Character Design: tanto di cappello al team di sviluppo, che ha saputo inventarsi degli eroi fortemente riconoscibili e dai tratti stravaganti, che mescolano profili ferini a clichè fantasy. I più riusciti sono proprio quelli che hanno un look in qualche modo “bestiale”, ma globalmente l'operazione creativa non ha nulla da invidiare a quella dei colleghi artisticamente più ispirati.

Gigantic Dilagante e inarrestabile sembra ormai la diffusione di titoli che in un modo o nell'altro si ispirano alla formula dei MOBA. Hack'nSlash, Sparatutto, Simulatori Spaziali: ormai non c'è un genere che non tenti la via del multiplayer competitivo a squadre. Gigantic tenta di vivacizzarla appiccicandoci sopra un gameplay da action/shooter, ma senza invenzioni che sembrino davvero in grado di caratterizzare il prodotto. Rispetto ad altri titoli citati in apertura e nel corpo dell'articolo, la proposta di Motiga sembra avere dalla sua soltanto un po' di vantaggio “temporale”: il gioco arriverà sul mercato molto prima di quelli che finiranno per essere i suoi diretti concorrenti. Sarà quello il momento di valutare meglio la varietà degli approcci, il bilanciamento, la quantità di contenuti: per ora Gigantic non ha fatto breccia nei nostri cuori, soprattutto per problemi di ritmo, di leggibilità dell'azione e per la scarsa freschezza dell'impianto tattico e strategico. Vedremo come si evolveranno le cose.

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