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Provato Gigantic

Il team esordiente Motiga si butta nell'affollato mondo dei Moba-Like, con un titolo dal gameplay fresco, leggero e divertente. Abbiamo provato la beta chiusa, ecco le nostre impressioni.

provato Gigantic
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    Disponibile per:
  • Pc
  • Xbox One
Matteo Mangoni Matteo Mangoni è un grande amante della tecnologia e, soprattutto, del medium videoludico. Programmatore di giorno e gamer incallito di notte (o viceversa), ha avuto fra le mani la sua prima console all'età di 6 anni, e da allora per lui niente è più stato lo stesso. Soprattutto le bollette della luce. Lo trovate su Facebook e Twitter.

L'ondata di MOBA che sta per abbattersi sul mercato videoludico sembra davvero non volersi placare. Anzi, sta continuando ad arricchirsi di nuovi totoli mese dopo mese. Dopo aver messo le mani su Paragon, ricavando dalla prova impressioni non proprio positive, ci siamo tuffati a capofitto anche nel colorato mondo di Gigantic, un interessante tentativo di svecchiare il genere attraverso l'innesto di dinamiche in parte inedite. Il titolo di Motiga sembra davvero perfetto per qualche partita in compagnia, ma riusciranno le scheletriche meccaniche che compongono l'ossatura della produzione a consentirgli di tener testa ai grandi colossi del genere e ai nuovi "colleghi" in arrivo nei prossimi mesi? Dopo aver provato a fondo le closed beta, siamo pronti a condividere con voi le nostre prime impressioni.

Scontri tra giganti

Gigantic può vantare un gameplay semplice ed intuitivo, senza troppo fronzoli. Propone una progressione simile a quella dei MOBA classici, ma le similitudini con i "DOTA-like", a conti fatti, non sono poi moltissime. Ad ogni level-up potremo scegliere se investire un punto abilità nel potenziamento di una skill oppure sbloccare un talento aggiuntivo, secondo una struttura che si avvicina molto ad un mix tra quelle di Battleborn e Heroes of the Storm. Le possibilità offerte da questo tipo di sistema sembrano sufficienti a garantire varietà e ottime possibilità di personalizzazione, per quanto alla pura sperimentazione resti preferibile l'utilizzo di build ben ponderate, che seguano criteri specifici. Non essendo prevista la presenza di minion di alcun tipo, l'unica difesa per il nostro "guardiamo gigante" saremo noi e le nostre summon, particolari creature che potremo richiamare soltanto in alcuni punti specifici dell'arena. Ciascuna tipologia di evocazione avrà - un po' come i personaggi principali - le proprie peculiarità: alcune saranno ottime per curare gli alleati in difficoltà, altre ci potenzieranno temporaneamente, avvantaggiandoci in eventuali team fight. Per vincere la partita sarà fondamentale accumulare quante più particelle di energia possibile, in modo tale da riempire rapidamente la relativa barra e consentire al nostro "gigante" di liberarsi dalle proprie catene per sferrare un attacco a quello nemico. La barra di cui sopra potrà essere caricata attraverso qualunque nostra azione (uccisioni, assist e quant'altro), ma la vera chiave per il successo sarà sempre e comunque l'accumulo di "power orbs", speciali sfere energetiche generate ciclicamente nelle varie postazioni di evocazione presenti sulla mappa. La necessità di conoscere i tempi e l'ordine di spawn di queste sfere sarà uno dei punti chiave del gameplay, e vivacizzerà l'azione concentrandola sempre in zone specifiche dell'arena. Al tempo stesso, però, questo tipo di soluzione pare imbrigliare un po' troppo l'andamento dei match, che a lungo andare potrebbero diventare tutti molto simili tra loro. Alla fine, il tutto rischia di risolversi attraverso una semplice corsa alle varie postazioni, in attesa che l'energia del nostro guardiano si ricarichi per sferrare un attacco al nemico. E così via, fino a quando uno dei due guardiani non resterà a terra esanime.

Molti, insomma, potrebbero trovare l'impianto ludico di Gigantic troppo piatto; il rischio che il titolo stanchi presto i giocatori più pretenziosi e competitivi c'è, ed è tangibile, ma speriamo che con l'arrivo del gioco nella sua forma finale questi spigoli possano essere smussati da un'ottima caratterizzazione degli eroi - attualmente un po' sottotono - e delle mappe.
Pur conservando qualche dubbio sul futuro del progetto, dobbiamo ammettere di esserci trovati di fronte un gioco molto più rifinito di quanto ci aspettassimo. Abbastanza da riuscire a mostrare, già in questa beta, un gameplay solido e bilanciato. Manca ancora qualche feature grafica (anche roba importante come il filtro anisotropico) e un po' di polishing dell'interfaccia utente, ma Gigantic se la cava già discretamente bene. L'idea c'è, e pur non essendo particolarmente innovativa sembra avere il potenziale per portare una ventata d'aria fresca in un mercato ormai stantio, da molti ritenuto un vero e proprio buco nero per la creatività. Prodotti come Gigantic, a conti fatti, vivono ai margini del vasto territorio occupato dai MOBA; sono cresciuti con i loro insegnamenti per poi staccarsene progressivamente, allontanandosi dal "core gameplay" dei grandi colossi del genere nel tentativo di proporre cambiamenti concreti, che vadano ben oltre il semplice cambio di visuale e abbraccino tutti gli aspetti dell'impianto ludico.

Qui non c'è traccia dei ritmi compassati e ragionati di DOTA o League of Legends, non c'è la corsa al last hit, il farming attendista di inizio partita, lo shop. Ma tutto questo potrebbe non essere sufficiente. Gigantic dovrà fare i conti con la necessità di trovare rapidamente un equilibrio stabile in un terreno sconnesso e pieno di insidie, rubando almeno un pizzico di visibilità ai congeneri nel tentativo di ritagliarsi un proprio spazio in una fetta di mercato ormai drammaticamente sovraffollata. Non solo: dovrà anche pensare al proprio sostentamento sfruttando al meglio le caratteristiche del business model free-to-play, obiettivo raggiungibile soltanto attraverso la creazione di una community vasta e affezionata.

Gigantic Gigantic punta ad essere accessibile e divertente, fresco e vivace. Sulla carta si tratta di un prodotto interessante, l'ennesimo "Frankenstein videoludico" che cerca di rivoluzionare una formula affaticata come quella dei MOBA attraverso l'ibridazione con altri generi. Il risultato è senza ombra di dubbio incoraggiante, ma forse non abbastanza vario e complesso da impensierire i congeneri più blasonati. Abbastanza simile all'imminente Battleborn per design e direzione artistica, il titolo di Motiga sorprende per la semplicità ed l'efficacia, ma non manca di tradire un po' di inesperienza e - sotto certi aspetti - anche una certa carenza di personalità. Ci siamo avvicinati al gioco con un po' di sospetto e, in tutta onestà, non possiamo dire che i nostri dubbi siano stati fugati completamente. Ma non tutto è perduto: Gigantic sembra poggiare il proprio peso su delle fondamenta piuttosto solide, sulle quali il team di sviluppo potrebbe costruire un prodotto più divertente e appagante del previsto.

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